UN MEMORABILE TU B’SHEVAT A LODZ, POLONIA

UN MEMORABILE TU B’SHEVAT A LODZ, POLONIA

La comunità ebraica di Lodz, in Polonia, con l’emissario di Shavei Israel, il rabbino Dawid Szychowski, ha celebrato un Tu B’Shevat molto speciale.

La prima parte aveva lo scopo di incontrare gli attivisti polacchi che preservano l’eredità ebraica della loro città. I partecipanti hanno appreso dal rabbino Dawid di Tu B’Shevat e Lidka Checinska di Piotrkow Trybunalski hanno presentato l’organizzazione “Kesher” e le proprie attività per preservare l’eredità ebraica nella sua città. È la prima attivista a presentare da un elenco di attivisti nella regione che saranno invitati a presentare il loro lavoro nei prossimi incontri durante il programma annuale su “Il ciclo delle feste ebraiche: prospettive culturali e universali”

Per la seconda parte dell’evento, tutti si sono recati nella speciale Tenda della Pace, preparata dalla Chiesa cattolica nell’ambito della loro partecipazione alle “Giornate dell’ebraismo”. Le “Giornate dell’ebraismo” vengono celebrate ogni anno dal 1998 in molte città della Polonia dalla Chiesa cattolica. È un’opportunità per i cattolici di riscoprire le radici ebraiche della loro religione e ricordare loro che l’antisemitismo è un peccato.

La Tenda della Pace fu eretta nel luogo dove un tempo c’era la Sinagoga Ebraica di Baluty. L’evento è iniziato con un concerto commovente. La parte principale della serata è stata un ‘seder’ Tu B’Shevat guidato dal rabbino Szychowski, che ha spiegato il significato dei simboli e della festa.

Credito fotografico: Pawel Mnich

DOVE APPARTENGO VERAMENTE

DOVE APPARTENGO VERAMENTE

Molte persone mi chiedono perché sono emigrata in Israele… Mi dicono che vengo da un paese bellissimo e avevo tutto ciò di cui avevo bisogno. Cosa mi ha spinto a prendere quella decisione cruciale? Al che di solito rispondo con un sorriso: “Insomma, non c’è posto come Israele!”

Adesso ho 30 anni. Sono nata e cresciuto a Puebla, una città vicino a Città del Messico.

Mio padre è cristiano e mia madre no. I miei genitori hanno divorziato quando ero piccola. Per la maggior parte della mia infanzia, sono stata principalmente vicino alla famiglia di mio padre.

Quando avevo quindici anni, ho iniziato a passare più tempo con la famiglia di mia madre. Erano diversi da tutte le altre famiglie della zona. Il sabato non lavoravano. Non andavano in chiesa.

Mia madre mi ha sempre insegnato che esiste un solo Dio. Mi ha insegnato ad avere fede e ha incoraggiato me ei miei fratelli a leggere il Tanakh. Ha imparato questo mentre i suoi zii l’hanno cresciuta, poiché sua madre è morta quando aveva quattro anni.

Il cognome della mia bisnonna era Valencia. È venuta in Messico da Valencia, in Spagna. Crediamo fosse una donna ebrea. Non abbiamo documenti per dimostrarlo. Non ci sono documenti di nascita per nessuno dei suoi figli, da nessuna parte. Niente scartoffie o documentazione. Solo le storie che abbiamo ascoltato crescendo e il fatto innegabile che la famiglia di mia madre a quanto pare ha sempre sostenuto la fede ebraica. Tuttavia, non ha mai spiegato perché o da dove provenisse questo sistema di credenze. Non l’ha mai chiamato giudaismo, ma pensiamo che sia nata ebrea.

La mia famiglia osservava certe usanze come vestirsi con abiti modesti e le donne indossavano solo gonne; qualcosa di insolito in un ambiente secolare era che celebravano lo Shabbat il sabato in contrasto con la maggior parte delle altre persone. Avevano una pentola speciale per il latte ed era severamente vietato consumare carne di maiale e frutti di mare.

Andavamo tutti a scuola con bambini cristiani e mia madre ha chiarito che  dovevamo rispettare loro e la loro fede, eravamo diversi.

Quando ero bambina e i miei amici o la famiglia di mio padre avevano eventi nelle loro chiese, mia madre esitava sempre a lasciarmi andare. Ha detto: “Faresti meglio a non andare”. Ma non ho mai capito perché. Andavi perché volevo essere lì per i miei amici e la mia comunità, ma sapevo che non ero mai lì per osservare la fede cristiana.

A Puebla non c’era nessuna comunità ebraica.

Sapevo di sentirmi diversa, ma non avevo mai visto una comunità ebraica per sapere dove appartenevo veramente.

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Primo di tre estratti sulla storia di Chaya: Discovering My Roots, un capitolo del nuovo libro, “Layers: Personal Narratives of Struggle, Resilience, and Growth From Jewish Women” pubblicato da Toby Press, scritto da Shira Lankin Sheps di The Layers Project Magazine .

Chaya lavora presso Shavei Israel come direttore dei dipartimenti di Bnei Anousim e degli ebrei nascosti della Polonia e del nostro Centro Ma’Ani.

Leggi il resto della storia di Chaya e molte altre in questo libro speciale.

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Un incredibile ritorno all’ebraismo per una Bnei Anusim

Un incredibile ritorno all’ebraismo per una Bnei Anusim

La scorsa settimana, al Centro Ma?ani di Gerusalemme, assieme al Ministero Israeliano della Cultura, abbiamo presentato e condiviso l’incredibile storia di Esther Astrug, con un pubblico ispanofono. Era questa l’ultima di una serie di conferenze dedicate alle varie comunit? di ebrei “perduti” o “nascosti” in tutto il mondo.

Esther si ? convertita anni fa all’ebraismo, dopo una infanzia americana in una normale famiglia protestante, aveva gi? una storia interessante da raccontare. Ma, ha scoperto solo recentemente di avere origini ebraiche, discendendo da “cripto-ebrei”, vale a dire Bnei Anusim!

“Tutto il mio viaggio verso l’ebraismo ? stato un piano divino”, ci ha detto Esther. In effetti, doveva andare cos?.

Per quelli che non sono potuti venire, saremo felici di condividere la registrazione della conferenza in ebraico.

Parash? Ekev – commento di Eitan Della Rocca

Parash? Ekev – commento di Eitan Della Rocca

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Deuteronomio 10-12

“Or dunque, Israel, che cosa chiede da te il Signore, Iddio tuo? (Null?altro) se non se temere il Signore, Iddio tuo, seguire tutte le sue vie, ed amarlo, e servire il Signore, Iddio tuo, con tutto il cuore e con tutta l?anima…”

Questo importantissimo verso della Parasha settimanale ? la base di molte alachot e riflessioni.

Rabbi Zidkiau Ben Avram Arofe apre il suo libro di “Alacha shibole aleket”, riportando il Midrash che ci invita a non leggere :??? ??? cosa D. Chiede da te ?? Ma di leggere piuttosto :?”????= cento? …H. Ti chiede soltanto 100 berachot al giorno (facilmente raggiungibili se si prega 3 volte al giorno) meno di Shabbat…”

Questo verso per? contrasta con un insegnamento dei chachamim nel trattato di Berahot 33b: ?Acol bide shamain huz meirat shamaim? tutto ? nelle mani di H. tranne il timore di H.?

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Parash? Vaikr? – L?appartenenza ad una identit? collettiva

Parash? Vaikr? – L?appartenenza ad una identit? collettiva

Il libro di Vaikr?, terzo nell?ordine in cui ? divisa la Tor?, comincia insegnando i differenti tipi di sacrificio che dovevano essere offerti a Dio da parte di tutto il popolo di Israele.

All?inizio della nostra parash? ci imbattiamo in una espressione molto particolare che non ha nessuna analogia possibile nel resto della Tor?: ?E chiam? Mosh? e parl? l?Eterno dal Santuario dicendo: Parla ai figli di Israele e d? loro: ?Chiunque voglia fare una offerta all?Eterno, tra gli animali?prender? la sua offerta?. Dio ha parlato a Mosh? dal Santuario.

Generalmente la Tor? si esprime in questo modo: ?E parl? Dio a Mosh酔; questa ? l?unica occasione nella quale, nonostante l?infinita potenza della voce divina, ad ascoltare Dio c?era solo Mosh? e solamente quando entrava nel Santuario trasportabile del deserto.

Ma Dio parlava davvero solo con Mosh?? ci verrebbe da chiederci. O forse parlava solamente in un determinato spazio fisico? La concezione ebraica del divino tende a considerare che Dio ? presente in ogni tempo, in ogni luogo ed in ogni spazio cos? come in ogni elemento del creato. Avere un messaggio di Dio ? un qualcosa che dipende totalmente da colui che riceve, data la non mutabilit? del trasmettitore. Giustamente ? nel Santuario, solo in esso, che Mosh? era capace di ?sintonizzarsi? con l?Eterno, ponendo la sua ?antenna?, il suo decodificatore interno nel solco del linguaggio divino, ricevendo in modo diretto il messaggio del Creatore.

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Parash? Pekudei ? Il significato dello Shabbat

Parash? Pekudei ? Il significato dello Shabbat

La Torah ci ha gi? offerto due Parashot con le istruzioni date a Moshe da Dio su come costruire il Mishkan. Queste istruzioni sono gi? esaustive e chiare, perch? allora abbiamo bisogno di una descrizione pi? realistica dell?atto di costruzione, visto che dopo il controllo Moshe dichiara che gli Israeliti hanno fatto tutto come comandato dal Signore?

Prima, quando Dio spiega le questioni legate al Mishkan, subito comanda a Moshe di rispettare Shabbat. Questo ci insegna che gli ebrei non costruivano il Mishkan di Shabbat e quindi possiamo da qui estrapolare quali sono le azioni concrete vietate a Shabbat. E quindi cosa veniamo a sapere di nuovo in questa Parash?? Inoltre, nelle Parashot precedenti il precetto di Shabbat compare subito dopo le istruzioni sulla costruzione del Mishkan, perch? qui allora se ne parla subito all?inizio?

Vi ? una discussione riguardo l?ordine cronologico delle diverse parti della Torah. Una delle teorie sostiene che quando Dio ha insegnato a Moshe sul Monte Sinai, prima gli ha spiegato i precetti legati allo Shabbat, e poi gli ha ordinato di costruire il Mishkan, e cos? Moshe ha ripetuto i Suoi insegnamenti, nell?ordine in cui li aveva ottenuti. La seconda teoria sostiene, che la decisione di Moshe di insegnare a Israele sullo Shabbat, prima di dare istruzioni al popolo sulla costruzione del Mishkan, aveva delle motivazioni pedagogiche. Sapeva che parlando al popolo gi? impegnato nei pensieri sulla costruzione del Mishkan, non sarebbe stato ascoltato riguardo ai precetti dello Shabbat. Ambedue le teorie hanno il loro valore e le loro ragioni, ma vi ? qui un insegnamento pi? profondo che dobbiamo imparare.

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Parash? Ki Tiss? – Quando si confonde la sicurezza con l’inerzia

Parash? Ki Tiss? – Quando si confonde la sicurezza con l’inerzia

Prima di salire sul Monte Sinai, Mosh? avverte il popolo di Israele che vi rester? per quaranta giorni e quaranta notti, ovvero per il tempo in cui il Creatore gli doner? la Tor? che egli dovr? insegnare al Suo popolo.

?E Mosh? tard??? dice la Tor? ed il Talmud interpreta che il ritardo fu di non pi? di sei ore: secondo il calcolo del popolo Mosh? avrebbe dovuto discendere all?alba, invece non apparve fino alla met? del giorno. Furono sufficiente sei ore fugaci per fare in modo che si consumasse una delle pi? grandi tragedie spirituali della storia del popolo di Israele. Avendo necessit? di sicurezza, un popolo che conservava la propria indole di schiavo, dovette crearsi una divinit? priva di volont? propria, che agisse su comando di coloro che l?avevano creata, fingendo di governare ed indirizzare.

Di fronte all?assenza di Moshe, di fronte alla lontananza dal suo carisma, l?angoscia non ammette scelte intermedie: il popolo si rivolge ad Aharon e gli chiede la costruzione di un vitello d?oro che diventi una divinit? da quel momento in poi. L?ansia pu? indurre a scelte radicali.

Di fronte ad un ritardo di sei ore, presi dalla disperazione, nessuno fu capace di pensare ad una soluzione transitoria che era invece cos? vicina: proprio Aharon, fratello di Moshe e sacerdote scelto dal Creatore, che aveva a sua volta un preparazione sufficiente per assumere completamente la guida del popolo fino al ritorno di Mosh?. Per? nessuno lo sollecit? in tal senso, anzi vollero che egli si assumesse la responsabilit? di costruire l?idolo che sostituisse non gi? Mosh?, ma Dio stesso.

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