Parashat Mattot Maase

Rav Pinchas Punturello

????Le due Parashot di questa settimana Mattot e Maase raccontano il senso del dovere del rispetto del voto, quindi dell?impegno verso Dio ma in fondo anche verso la societ? e verso chi ti ascoltava e le tappe del lungo viaggio dei ben? Israel nel deserto. Impegno e senso del cammino, parola data da mantenere e ricordo fondamentale dei luoghi e dei passi della propria storia.

Mentre scrivo queste righe riflettendo su questi significati, leggo la notizia di un tragico, commovente e singolare ritrovamento in una casa di Bilthoven, Olanda. A distanza di pi? di 70 anni, in seguito ad alcuni lavori di restauro, il proprietario di una casa ha trovato queste parole incise su un muro della casa: ?Il Signore abbia piet? del popolo ebraico”. A scrivere questainvocazione sono stati Levi Site ed Ester Zilberstein, una coppia di ebrei di Amsterdam che furono poi deportati ed uccisi, e che chiedevano a chiunque avesse letto il messaggio di mettersi in contatto con la loro famiglia a guerra finita.

L?impegno e le tappe degli ebrei di Europa tornano in questo tragico messaggio e tornano a noi nella settimana della lettura di queste parashot ed allora penso: ci sono ancora ebrei a Bilthoven? E quante sono le tappe del nostro passaggio in Europa che sono state completamente spazzate via dalla violenza dell?uomo? E quello stesso uomo d?Europa ? oggi pronto a farsi carico dell?eredit? morale e reale di quel messaggio? ?Cercate le nostre famiglie? scrissero i due sventurati lanciando un ultima speranza al resto dell?umanit? e credendo che quella stessa umanit? avrebbe risposto all?invocazione come si osserva un voto, un giuramento. Read more

Parashat Pinhas

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Rav Pinchas Punturello

All?interno della parash? di Pinhas troviamo un episodio che avrebbe dovuto segnare la storia del mondo occidentale e che, invece, passa inosservato e taciuto.

Numeri, 27, 1-11.

Le figlie di Zelofcad, figlio di Efer, figlio di G?laad, figlio di Machir, figlio di Man?sse, delle famiglie di Man?sse, figlio di Giuseppe, che si chiamavano Macla, Noa, Ogla, Milca e Tirza, si accostarono e si presentarono davanti a Mos?, davanti al sacerdote Eleazar, davanti ai capi e a tutta la comunit? all’ingresso della tenda del convegno, e dissero: “Nostro padre ? morto nel deserto. Egli non era nella compagnia di coloro che si adunarono contro il Signore, non era della gente di Corach, ma ? morto a causa del suo peccato, senza figli maschi. Perch? dovrebbe il nome del padre nostro scomparire dalla sua famiglia, per il fatto che non ha avuto figli maschi? Dacci un possedimento in mezzo ai fratelli di nostro padre”. Mos? port? la loro causa davanti al Signore.

Il Signore disse a Mos?: “Le figlie di Zelofcad dicono bene. Darai loro in eredit? un possedimento tra i fratelli del loro padre e farai passare ad esse l’eredit? del loro padre. Parlerai inoltre agli Israeliti e dirai: Quando uno sar? morto senza lasciare un figlio maschio, farete passare la sua eredit? alla figlia.

Se non ha neppure una figlia, darete la sua eredit? ai suoi fratelli. Se non ha fratelli, darete la sua eredit? ai fratelli del padre. Se non ci sono fratelli del padre, darete la sua eredit? al parente pi? stretto nella sua famiglia e quegli la possieder?. Questa sar? per i figli di Israele una norma di diritto, come il Signore ha ordinato a Mos?”.
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La solitudine dell?uomo di fede – Parashat Balak

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Rav Eliahu Birnbaum

In questa parash? incontriamo Balak Ben Tzippor, re di Moav, che teme l?avanzata dei figli di Israele verso le sue terre, ma sa che ? aiutato da una forza magica emanata dalla volont? di Dio contro la quale egli non pu? lottare e cerca di opporre magia a magia.

Chiama quindi Bilam ben Beor, che il midrash definisce come Mosh? ?il maggior profeta? e gli chiede di maledire Israele e di rompere le difese magiche che Dio gli ha fornito, per poter cos? vincere la guerra che si avvicina. Bilam, che ? un vero profeta, anche se legato al mondo dell?idolatria, sa che la sua magia non avr? nessuna forza se non riceve l?assenso di Dio. Lo consulta ed Egli pone sulla sua bocca le parole che dovr? pronunciare.

Per molte volte Bilam benedice il popolo di Israele, di fronte alla perplessit? e all?impotenza di Balak. Bilam osserva l?accampamento di Israele da una montagna ed ha una visione spaziale e temporale del popolo che dovrebbe maledire che lo costringe a dargli una benedizione: ?Come sono belle le tue tende (case) Yaakov e le tue dimore Israel!? esclama. Viste dalla terra di Moav, le case, le famiglie di Israele, l?unit? e la armonia che vi regnano, suggeriscono a Bilam una tale espressione di ammirazione. Read more

Perch? fallisce la rivolta di Korach? – Parashat Korach

Rav Pinchas Punturello

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In fondo la sua critica era giusta ed aveva spinte democratiche che non possiamo ignorare: “Questo vi basti, perch? l?intera assemblea, tutti loro, sono santi e l’Eterno ? in mezzo a loro. Perch?, dunque, vi dovete innalzare al di sopra della congregazione dell’Eterno?” (Numeri 16, 3) Con queste parole Korach critica il potere assoluto di Moshe ed il legame familiare con Aaron HaCohen, fratello stesso della guida Moshe. Il senso ? chiaro: in una comunit? di tutti santi, la guida e la concentrazione del potere in poche mani non ha nessun senso. Ed ecco quindi che partendo da questa necessit? democratica vediamo fallire e punire Korach. Forse che Dio non accetta il senso democratico di una critica? Forse che l’ebraismo non vuole la condivisione popolare dei diritti e dei doveri? Il punto centrale della risposta va trovato in Korach e nella realt? della sua critica. Korach non ha nessun interesse per il popolo ebraico ne’ tantomeno per la democrazia dello stesso. Non gli interessa la spiritualit? di esso, la sua crescita ed il suo sviluppo. A Korach interessa il suo posto nel mondo: lui cugino maggiore di Moshe’ e di Aaron ed ? lui, Korach, che sarebbe dovuto essere il Cohen Gadol. Lui avrebbe dovuto avere quell’onore e quell’onere e questo ? il punto della questione. Korach lotta per se stesso ed usa la Tora’ come mezzo per la propria carriera e trascina una finta guerra “democratica” contro due guide spirituali per portare potere a se’ ed al suo gruppo. Comprendendo il punto personale di Korach risolviamo e scopriamo il dramma morale che egli nascondeva: l’arrivismo politico spinto senza elementi morali. Questo forse ? il pi? grande insegnamento moderno che impariamo da Korach.

A volte dal lamento nasce il problema – Parashat Beaalotecha

Rav Eliahu Birnbaum

929478-5Questa parash? ci mostra il popolo di Israele che esperimenta diverse frustrazioni, a causa delle quali protesta e si lamenta davanti a Dio. In un uno di questi casi il popolo vive un senso di ?vuoto? senza che vi sia alcun motivo particolare. E? la percezione di tale vuoto che provoca un lamento che ? fine a se stesso. La Tor? ci racconta, in questo caso, che Dio reagisce incendiando parte dell?accampamento. L?altro caso ? ben differente. Il popolo vive una necessit? concreta e reclama: ?Chi ci dar? carne per mangiare?…Ci manca il pesce??. Non ? che Il popolo abbia fame, perch? con la manna riesce a gustare tutti i sapori che desidera, ma si sente stufo di mangiare sempre la stessa cosa. Di fronte alla lamentela per una mancanza concreta, indipendentemente dalla sua validit?, Dio soddisfa la richiesta del popolo e gli invia carne da mangiare.

Questi due casi sono una porta che si apre, attraverso cui comprendiamo le circostanze nelle quali ? valido reclamare. La Tor? non si oppone all?uomo che si lamenta, che critica e reclama, purch? abbia una ragione specifica e concreta per farlo. In varie occasioni il popolo di Israele si ? lamentato davanti a Dio ed Egli ha accettato le sue lamentale. La Tor? ci fa notare che anche Abramo si lament? di fronte al Creatore, cos? come, pi? volte, si lament? lo stesso Mosh?.

La situazione acquisisce una diversa valenza e diviene problematica quando ci si lamenta a vuoto, senza un motivo apparente, quando ci si lamenta e si piange senza un perch?. A volte ci si lamenta idealizzando le situazioni, alienandosi dalla realt?. Non si ? coscienti di ci? che accade effettivamente intorno a s?, si chiudono gli occhi e, con essi, si chiude anche la possibilit? di comprendere le ragioni della propria lamentela. In questo modo, l?ambiente negativo, lontano da essere causa di tristezza e di lamentela, risulta essere la sua conseguenza. Read more

La differenza tra ?Pace? e ?Shalom? – Parashat Nas?

Rav Eliahu Birnbaum

?????Che Dio volga su di te lo sguardo e ti conceda shalom.? Questa ? la benedizione che la nostra parash? mette sulla bocca dei cohanim, i sacerdoti, per tutto Israele.

?Shalom? non ha lo stesso significato di pace. Pace ? la negazione della guerra, ? uno stato di non violenza. Shalom, invece, proviene da ?shalem?, da ?shelemut?, che significano completezza ed integrit?. Shalom, per essere tale, presuppone uno stato di tranquillit?, sostegno, quiete, calma, concordia, armonia, amicizia. Il concetto di shalom lascia la sua manifestazione visibile nella realt? congiunturale, mentre pone le proprie radici pi? nel profondo, nel mondo dei sentimenti e delle attitudini vitali dell?uomo.

Il Talmud ci insegna che ?il mondo si base su tre pilastri: la giustizia, la verit? e lo shalom? e che Dio ?cre? il mondo affinch? esistesse shalom tra gli uomini.? Colonna e fine dell?universo, lo shalom, ? un referente cruciale nella vita ebraica. Read more

Parashat Bamidbar

Rav Pinchas Punturello

file_0I figli d’Israele si accamperanno ciascuno vicino alla sua bandiera sotto le insegne della casa dei loro padri; si accamperanno tutt’intorno alla tenda di convegno. (Numeri 2,2).

Nel deserto il popolo di Israele organizza se stesso e si divide secondo gli schemi propri di una nazione e di una popolazione che si appresta a diventare anche Stato o Regno a seconda dei casi. Ogni trib? prende il proprio posto, la propria bandiera ed il proprio stemma, ognuna di esse conosce e rispetta la funzione e la responsabilit? che le ? stata attribuita in una visione di insieme che se dovesse essere smarrita sarebbe fonte di conflitti ed egoismi cos? come spesso ? avvenuto ed avviene. Perch? se ci concentriamo troppo sul senso della ?bandiera sotto le insegne delle nostra casa? o gruppo che dir si voglia il rischio di faziosit?, di palude intellettuale, di chiusura agli altri ? inevitabile e pericoloso.

Ci chiederemmo allora perch? la Tor? specifica, in questo secondo conteggio del popolo ebraico e della sua sistemazione nell?accampamento, il senso dell?accamparsi di ogni persona accanto alla propria bandiera e le proprie insegne?
Il Malbim, Rabbi Meri Leibush ben Yechiel Michel Weiser, nato in Ukraina nel marzo del 1809, rabbino capo di Bucharest e poi di Konigsberg, autorevole commentatore biblico morto nel 1879, a Kiev suggerisce un interessante ragionamento. Read more

Come vivere a testa alta – Parashat Emor

Rav Eliahu Birnbaum

1_169213569In questa parash? ci viene insegnata una formula che richiama l?Ebraismo al suo dovere di mantenere viva la speranza, in modo tale che l?uomo non soccomba nella routine. Ogni persona del popolo di Israele ha il dovere di contare quarantanove giorni dalla seconda notte di Pesach fino a Shavuot per dirigersi alla fine verso il Tempio e presentare le offerte dei Bikkurim , delle primizie.

Il conteggio dell?Omer, delle sette settimane tra Pesach e Shavuot ha certamente un significato pratico per il mondo agricolo: la fine delle sette settimane coincide infatti con il momento della raccolta ed ? per questo che a Shavuot le primizie, i ?Bikkurim? sono offerte nel Tempio. Ma il conteggio dell?Omer lega e vincola altres? la festa di Pesach con Shavuot, l?uscita dall?Egitto con il dono della Tor?: ?sefirat haomer? ?, di conseguenza, simbolo di un processo incancellabile che si trova al centro tra la libert? fisica e la redenzione spirituale.

Comprendiamo da questo passaggio che la redenzione spirituale non pu? mai essere istantanea e deve trascorrere un certo periodo affinch? venga avvertita come ovvia la sua necessit?. Un popolo non pu? vivere senza una identit? culturale, senza una morale, senza leggi, senza precetti, senza norme, senza una coscienza collettiva: sono tutti elementi che accompagnano la mera liberazione fisica ma che necessitano di essere elaborati interiormente. Read more

Una religione per la vita – Parashat Achare Mot?Kedoshim

RavEliahu Birnbaum

2441In questa parash? viene stabilito uno dei pilastri concettuali pi? importanti dell?Ebraismo e che riguarda l?essenza stessa della vita dell?uomo. ?Sarete attenti al compimento delle mitzvot, l?uomo che le osserver? vivr? in esse? dichiara Dio al popolo di Israele. L?espressione ?vivr? in esse? definisce una particolare singolarit? della religione di Israele rispetto a tutte le altre. L?Ebraismo non solo non offre nessun tributo alla morte, n? la idealizza n? tantomeno ? devoto ad essa, ma la definisce come una sospensione della vita e di tutto il suo corpus normativo e legale. I precetti sono donati all?uomo, all?uomo integro, affinch? viva con essi ed interamente in essi, perch? egli viva. I precetti perderebbero il loro significato se a causa loro l?uomo smettesse di vivere.

?Pikkuach Nefesh? ? l?espressione ebraica che indica una situazione di pericolo per la vita fisica e temporale. Non esiste nella Tor? nessuna espressione con la quale sia possibile concepire la morte dello spirito o quella dell?anima. L?unica morte concepibile ? quella fisica, quella temporale, e ad essa si riferisce la Tor? quanto autorizza la trasgressione delle sue stesse norme se esiste un reale pericolo di vita.

I nostri saggi, esegeti e legislatori, hanno unanimemente sottolineato il rispetto della vita: nulla deve essere posto al di sopra delle ?norme per la vita?; deve essere rimosso qualunque ostacolo che possa comportare il bench? minimo rischio per la vita. In caso di malattia, di guerra, di situazioni di emergenza, sono proprio i saggi ed i leader spirituali del popolo di Israele che devono agire, annullando tutte le norme dalle quali potrebbe dipendere la perdita anche una sola vita. Read more

Parashat Tzav

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?Il Signore disse a Mosh? di comunicare ad Aronne ed ai suoi figli questi ordini. Ecco le regole per il sacrificio completo: questo sacrificio deve bruciare per tutta la notte sull?altare in cui si terra acceso il fuoco.?( Lv. 6, 1-2) Il fuoco d? una forte connotazione a questi versetti ed all?intera parash?. Il fuoco che bricia sull?altare e nell?altare, un fuoco perpetuo che nella tradizione chassidica diventa simbolo di fede, di attaccamento a Dio, di passione che fa battere il cuore dell?ebreo devoto.

Lo Shabbat, il sacro giorno della settimana ebraica,? ? circondato dal fuoco: ?noi accogliamo lo Shabbat con l?accensione delle candele e concludiamo lo Shabbat, aprendo ?una nuova settimana con l?accensione del fuoco dell?Avdal?.

Nel roveto ardente Kadosh Baruch Hu si rivela a Mosh? con un fuoco che brucia ma che non consuma, sul monte Sinai, al momento della ricezione della Tor? la montagna bruciava del fuoco divino, nel deserto il popolo ebraico ? guidato di notte da una colonna di fuoco.

Il fuoco ? un punto di incontro come risultato del contatto tra sacro e profano. Read more