PARASHAT TERUMA’

PARASHAT TERUMA’

Di Rav Reuven Tradburks

Parash? Trum? ha un solo tema: le istruzioni per la costruzione del Mishkan (Tabernacolo). Mos? chiede contributi materiali. Vengono date istruzioni per la costruzione dell’Aron (armadio) per riporre le tavolette con i dieci comandamenti, i tavoli su cui saranno posizionati i pani, la Menora, il rivestimento del Mishkan, la costruzione del Mishkan, l’altare per le offerte nel cortile del Mishkan e il cortile che circonda il Mishkan.



1?. Aliya (25:1-16) Moses ? diretto a dire alle persone di fare donazioni di materiali: oro, argento, rame, materiali intrecciati, pelli di animali, olio, incenso e gioielli. Costruisci per Me un santuario e mi soffermer? in mezzo a loro. Costruisci un Aron: legno sovrapposto all’oro, pali da trasportare. E mettete l’Aron, le compresse che vi dar?.



La Torah descrive il Mishkan come un luogo in cui Dio dimora tra il popolo ebraico. Come l’Eterno, l’Infinito dimora tra le persone ? un tema per i filosofi. Ma si inserisce perfettamente nella corrente della narrazione della Torah. Nella portata di D-os verso le persone, Si avvicina sempre di pi?. Crea un mondo. Inizia il contatto con Adamo ed Eva, Caino e No?. Ma i loro peccati causano un esilio da Lui: Adamo ed Eva banditi dal Giardino, Caino che vaga per il mondo, la torre di Babele che disperde il popolo. Quando Inizia il contatto con Abramo, ? per avvicinarlo, promettendogli la terra. Interviene quindi in natura per liberare il popolo egiziano, dividendo il mare; ? andato ben oltre il semplice parlare con la gente, ora piuttosto ha messo il braccio intorno all’intero popolo ebraico. Poi si toglie il velo, parlando con tutta la citt? del Sinai. Il prossimo passaggio naturale ? un luogo dove abitare costantemente sulla terra, non solo di tanto in tanto. Si confronta con il rapporto tra un uomo e una donna: iniziare una conversazione, fare una promessa e un impegno, aiutarsi a vicenda e sostenersi a vicenda, contatto stretto e intimo come nel Sinai e poi in una casa.



2?. Aliya (25:17-30) Copri l’Aron con l’oro, da cui due angeli emergono faccia a faccia con le ali distese. Incontrer? e parler? l? con voi, dagli angeli che sono sull’Aron. Costruisci un tavolo rivestito in oro con pali da trasportare. Il Lejem Hapanim (Pan) sar? permanentemente situato l?.



L’essenza del D-os che ? inerente al Mishkan ? soggiogata con una copertura eccessiva. Le tavolette dei dieci comandamenti devono essere sigillate nell’Aron, coperte e nascoste nel Santo Sanct?rum. Mai da vedere. Lujot (compresse) sono il simbolo della nostra comunicazione con D-os. Li avrei presi, messi sopra un piedistallo ed esposti nei luoghi pi? pubblici. Eppure ? vero il contrario dell’esposizione pubblica. Mettili nell’Aron, coperto, situato all’interno del Santo Sanct?rum che ? nascosto da una tenda e dove nessuno pu? entrare, al sicuro da un Cohen Gadol (Sacerdote Supremo) solo una volta all’anno. Solo una persona all’anno sar? in grado di vedere l’Aron, anche se certamente non le compresse.



L’essenza di Dio nel Mishkan ? contrastata dal mistero della trascendenza; l’incapacit? dell’uomo di comprendere la Sua natura proprio coprendo ci? che simboleggia la Sua Intimit?: le tavolette dei dieci comandamenti. ? vicino e tuttavia nascosto. Dimorare in mezzo a voi e tuttavia irraggiungibile. Presente eppure impercettibile.



3? . Aliya (25:31-26:14) Forma una Menora in oro massiccio, con vasi, manopole e fiori e sette luci. Confermalo come l’hai visto nel Sinai. Crea tende intrecciate di tejelet, viola e rosso con cherubini. Queste lunghe tende dovrebbero coprire l’intero Mishkan, il tetto e i lati dell’edificio. Devono essere fatti in sezioni e poi uniti. Inoltre, crea tende per capelli di capra. E per di pi?, una copertura di ariete rosso e pelli tajash*.



Il Mishkan ? costituito da un edificio coperto da tre rivestimenti. All’interno dell’edificio, nella stanza pi? interna del Santa Sanctorum si trova l’Aron, nascosto da una tenda. All’esterno di questa tenda si trova il tavolo con i pani, la Menora e un altare per l’incenso. (Il seguente aliyot descrive questi dettagli). Tutto questo ? coperto da tre tende. Queste tende formano il tetto dell’edificio. Il primo set di tende ? tessuto da lane colorate con un design angelo. Pi? tende sono avvolte dal pavimento su un lato dell’edificio, passando sopra il soffitto e scendendo sul lato opposto fino quasi raggiungendo il terreno. Il secondo set di tende ? fatto di capelli di capra. Questi sono stati posizionati sopra il primo gioco, coprendoli completamente e avvicinandosi al terreno. Il primo set di bellissime tende intrecciate non ? stato visto affatto per coloro che si trova al di fuori del Mishkan. Furono visti solo dai Cohanim (sacerdoti) che entrarono nel Mishkan. Il terzo set di tende in pelle o pelle era sopra quelle dei capelli di capra nera.



Queste tende rafforzano la privacy, la natura tranquilla del Mishkan.



4?. Aliya (26:15-30) Crea pannelli in legno ricoperti d’oro. Questi si tremo su basi d’argento. La serie di pannelli rivestiti in oro avr? un totale di 30 amot sui lati. L’estremit? di uno di questi pannelli avr? 10 amot.



Era ammissibile che i Cohanim entrasse in questo Mishkan. Videro pareti d’oro e intravisrono verso l’alto videro le tende colorate tessute con il design degli angeli.



5?. Aliya (26:31-37) Quindi fai un parojet, una tenda tessuta di lane colorate con il design di un angelo. Questo divider? il Santa Sanctorum dall’area esterna. L’Aron sar? nel Santa Sanctorum. Il tavolo e la Menora saranno fuori da questo sipario. L’ingresso dell’edificio all’estremit? opposta del Santa Sanctorum avr? anche una tenda intrecciata in uno stufato a parete.



L’Aron non era visibile ai Cohanim, era nascosto dietro il sipario intrecciato con il disegno dell’angelo. Avrebbero visto la Menora e la Tavola con i pani cos? come un altare per l’incenso (non ancora descritto).



Si poteva vedere questa come una casa minimalista: luce, cibo, tavola. E il luogo privato interno dove El mora.



Questo parojet, o tenda, ? fatto di lana colorata tessuta con un motivo di cherubini o angeli. Questo stesso disegno di lana intrecciata con cherubini o angeli per la tenda appesa all’ingresso del Mishkan. E lo stesso design con cherubini viene utilizzato per tende che coprono l’intero Mishkan e sono visibili dall’interno. Com’erano i cherubini in questo design?



L’intera copertura Mishkan e parojet di fronte al Santa Sanctorum aveva un design diverso su entrambi i lati del sipario. Da un lato c’era un angelo con le ali che sembrava un’aquila. Dall’altra parte c’era un angelo con le ali che sembrava un leone. Il sipario all’ingresso del Mishkan aveva solo il design dell’angelo / leone su entrambi i lati.



6?. Aliya (27:1-8) Crea un altare di cinque piedi quadrati con le corna negli angoli, ricoperto di rame. Tutti gli utensili, i contenitori, le pale, i recipienti e le forche devono essere in rame. Pali di legno rivestiti in rame sono posizionati su anelli per trasportare l’altare.



Un’amante o ulna ? la lunghezza tra il gomito e la punta delle dita. Sarebbe un piede e mezzo, o mezzo metro. Cinque amot sarebbero sette piedi e mezzo per sette piedi e mezzo. Questo altare ? molto pi? grande di qualsiasi altro oggetto nel Mishkan.



Questo altare si trova all’esterno dell’edificio Mishkan contenente la Menora, la tavola, l’altare per l’incenso e il Santa Sanctorum con l’Aron. L’altare si trova nel grande cortile descritto nella prossima aliya. Mentre l’edificio Mishkan era completamente coperto, questo altare e l’area del cortile sono aperti sotto il cielo.



7?. Aliya (27:9-19) Crea tende di lino bianche e fini per il cortile intorno al Mishkan. Le tende dovrebbero essere appese alle corna. Il patio dovrebbe essere lungo 100 amot e largo 50. La tenda all’ingresso del cortile deve essere tessuta di lane colorate.



La struttura, la struttura statica del Mishkan ? completa. C’? molto simbolismo nell’Aron, nella Tavola, nella Menora, nell’Altare, di cui non abbiamo discusso. La nostra enfasi ? stata posta sulla tensione intrinseca nel contatto tra l’uomo e il D-os in un luogo terrestre. Questa tensione si comunica attraverso i condimenti, un modo simbolico di comunicare un messaggio dell’esperienza del sublime, misterioso, nascosto, indescrivibile del contatto divino con il terreno.

Parashat Zajor (Dvarim 25:17-19)

Shabbat prima di Purim leggiamo Parashat Zajor. Il verso dice che dovremmo ricordare ci? che Amalek ci ha fatto, attaccando i deboli tra di voi quando eri stanco e non hai sentito la paura di Dio. La parola ricordo ? considerata una Mitzva, non solo un buon consiglio. Leggere questi tre versetti almeno una volta all’anno soddisfa il requisito di raccontare ci? che Amalek ha fatto.

*Tajash- Secondo Rashi, un animale di molti colori che esisteva all’epoca.

Informazioni sull’autore:

Il Rav Reuven Tradburks ? il direttore di Maj?n Milton, il corso preparatorio in inglese per la conversione, un’associazione del Rabbinical Council of America (RCA) e Shavei Israel. Inoltre, ? il direttore della regione RCA-Israele. Prima della sua aliya, Rav Tradburks, ha lavorato per 10 anni come direttore della Vaad Harabonim Conversion Court di Toronto e come rabbino della congregazione a Toronto e negli Stati Uniti.

Yosef, e i segreti del suo successo-Parash? Vayigash

Yosef, e i segreti del suo successo-Parash? Vayigash

Parash? Vayigash 5781

Di Rav Yosef Bitton

1. PAZIENZA
Yosef ? stato venduto come schiavo. ? arrivato in Egitto senza niente. ? in un paese straniero, con una lingua che non conosceva. Nel suo primo lavoro, nella casa di Potiphar, Yosef ? riuscito. Potifar si rese conto che lo schiavo che aveva comprato non era utile solo per il lavoro manuale. Anche Yosef aveva una testa. Era un grande amministratore. E qualcos’altro. Yosef ispirava fiducia. Potifar lasci? l’amministrazione della sua famiglia, i suoi beni e persino i suoi schiavi nelle mani di Yosef. Nella casa di Potifar non c’era nessuno sopra Yosef. Tutto era sotto il suo controllo. Yosef aveva apparentemente trovato il suo destino finale. Essere un manager-schiavo di successo. Questa sarebbe stata la sua posizione probabilmente per il resto della sua vita. Date le circostanze, non era cosa da poco. Avendo iniziato come schiavo comune, non poteva raggiungere una posizione pi? alta …
Ma le cose sono peggiorate per Yosef. La moglie di Potifar lo provoc?. Ma Yosef non soccombette e rifiut? in modo sottile ma deciso le sue avances. Ha spiegato che sarebbe stato molto inappropriato per suo marito e, soprattutto, un peccato contro Dio “Come potrei fare una cosa cos? cattiva e peccare contro Dio” (Genesi 39: 9).
La moglie di Potifar non prese molto bene il rifiuto e lo accus? falsamente di voler abusare di lei. Apparentemente Potifar non credeva a sua moglie (se le avesse creduto, Yosef sarebbe stato ucciso sul posto). Potiphar manda quindi Yosef in prigione. La situazione di Yosef ? ora disperata. La sua condanna non ? per un paio d’anni, ? per la vita. Yosef ? ora al livello pi? basso che un essere umano potrebbe essere in Egitto. Gli schiavi in ??Egitto non avevano valore. Un cavallo probabilmente era pi? prezioso di uno schiavo in Egitto. Immagina allora qual era il valore di uno schiavo … in prigione! Ora Yosef ? il posto pi? basso. Non puoi andare pi? in basso di questo.
In prigione, anche Yosef ispira fiducia. Come Potiphar, il capo warren identifica i talenti di Yosef. E proprio come Potiphar, Yosef ? nominato amministratore della prigione.
Un giorno Yosef ha una possibilit?. Due prigionieri VIP, gli assistenti del Faraone, sognano strani sogni. Yosef, che sapeva molto in materia, interpreta i loro sogni. E annuncia a uno di loro, responsabile di tutte le bevande del Faraone, che sar? rilasciato dalla prigione e riportato in tribunale. Yosef vede questo come una piccola finestra di opportunit? per uscire di prigione. Ha chiesto allo steward di ricordarsi di lui e di aiutarlo a uscire di prigione, perch? lui, Yosef, ? innocente. Ma il ministro non solo non si ricorda di Yosef, ma ha consapevolmente cancellato Yosef dalla sua memoria (chi vuole ricordare qualcosa o qualcuno legato alla prigione?).
E ora inizia la prima lezione di Yosef, e la prima chiave del successo: Yosef aveva bisogno di coltivare la PAZIENZA (capiremo in seguito che la pazienza di Yosef ? una funzione dell’Emuna di Yosef). Come sappiamo, Yosef raggiunger? una posizione molto, molto alta. Il pi? alto che un uomo potrebbe raggiungere in Egitto. Ma ha dovuto aspettare. Per prima cosa, ha dovuto raggiungere il fondo.
Il giorno stesso in cui il maggiordomo usc? di prigione, Yosef desiderava con tutto il cuore che si ricordasse di lui e che venisse a salvarlo “ORA”. Ma, pensiamo, cosa sarebbe successo se i desideri di Yosef, miracolosamente, fossero stati esauditi? Cosa sarebbe successo a Yosef se un giorno dopo il rilascio del ministro, lo mandasse a portare Yosef fuori di prigione? Yosef, senza soldi, senza famiglia, un ex schiavo con precedenti penali non sarebbe potuto arrivare molto lontano?. Se in quel momento HaShem avesse ascoltato le preghiere di Yosef e avesse fatto un miracolo per fargli lasciare la prigione, Yosef non sarebbe mai arrivato dove ? arrivato.
La prima chiave del successo per Yosef ? stata coltivare la pazienza, con Emuna. Le cose non vanno sempre esattamente come vogliamo che vadano. Ma molto spesso, dopo un po ‘ci rendiamo conto che ?grazie? al fatto che le cose non sono andate come volevamo, ora possiamo fare di meglio. Tutte le esperienze negative che Yosef ha vissuto, ogni piccola cosa che lo ha portato a scendere sempre pi? in basso, fino alla disperazione, era necessaria per raggiungere la cima. Ma Yosef doveva essere paziente. Per scoprirlo dopo i fatti. Dalla giusta prospettiva.

Parash? Noach 5781

Parash? Noach 5781


Di solito mi sento sfidato a collegare la realt? attuale con quanto narrato nella Parasha di di Noach. Posso collegarmi alle sue sfide fisiologiche e morali. La storia di Noach ? la storia di una pandemia morale multigenerazionale che quasi spazza via tutta la vita sulla terra. La storia ? iniziata la scorsa settimana nella settima Aliyah. Dopo che la Torah ci parla dei tre figli di Noach, ci dice che l’immoralit? era diventata dilagante, questa non ? solo una lamentela moralista, questa piaga dell’immoralit? fa s? che la durata della vita diminuisca da una media di ottocento anni a soli centoventi . La peste continua e passa agli animali, la Torah qui registra il primo caso di contaminazione incrociata interspecie nella storia.

Qual ? la soluzione? Dio isola Noach, la sua famiglia e un gruppo selezionato di animali non esposti per un anno mentre disinfetta il mondo. Alla fine, dopo un anno di isolamento, Noach, la sua famiglia e gli animali possono tornare nel mondo. Il lockdown ? difficile, nessuno lo mette in discussione. Dobbiamo essere pronti a cambiare il nostro comportamento ogni volta che usciamo.

Altrimenti sappiamo che possiamo solo aspettarci la stessa sorte di coloro che prima si erano rifiutati di cambiare le loro abitudini.

Shabbat Shalom!


Rav Yehoshua Ellis,

Emissario di Shavei Israel a Varsavia, Polonia.

Parash? Haazinu

Parash? Haazinu

Paradossi e principi di Rosh HaShana 90/10

Stephen Covey, consulente di primo livello, spiega il principio 90/10: non siamo responsabili del 10% dei fatti che ci accadono; se c’? molto traffico, se qualcuno parla male di noi, o se l’aereo che stiamo aspettando ? in ritardo. L’altro 90% ? responsabile; di fronte alle avversit? della vita possiamo reagire in un modo evitando di doversi pentire in seguito. Rosh HaShana ci aiuta a riflettere su questo 90%.
Non perdiamo l’occasione di Rosh HaShan? di guardarci allo specchio del nostro popolo e dei nostri costumi ancestrali e, d’altra parte, tali costumi moderni.
La porzione di Torah che leggiamo da Rosh HaShan? a Yom Kippur, nonch? pietra fondamentale dell’ebraismo,? il Sacrificio di Isacco sul Monte Moria
conosciuto come “Akedat Isaac” dice Emanuel Levinas in “Nove letture talmudiche”: “Identificarsi come ebreo dagli insegnamenti di un libro significa prima di tutto identificarsi come lettore.

 Vale a dire, come qualcuno che studia laTor?, come qualcuno che abbandona l’idolatria attraverso la vera lettura, o lo studio. Questa lettura, o lo studio del testo, ? conservata in tutte le forme di rituale di idolatria in relazione a quello stesso testo attraverso il suo perpetuo rinnovamento e attraverso l’interpretazione delle lettere non modificate del nome di Dio, in modo che possiamo ascoltare l? lo spirito del Dio vivente.

Naturalmente, non ? rivelato, ma in un certo senso ? incisa, vive la sua vita, o parte della sua vita nelle lettere: nelle righe, tra le righe, nello scambio di idee tra i lettori che le interpretano”.                                                                  
Nella lettura del Sacrificio di Isacco, l’angelo dice ad Abramo di non sacrificare suo figlio, perch? Dio vide che era un uomo spaventato da Lui, poi Abramo alza lo sguardo e vede un ariete aggrovigliato nei cespugli, che sacrifichi al posto del suo amato figlio.
In ogni Rosh Hashana, Dio ci invita ad alzare lo sguardo per sfidare noi stessi, per fare l’introspezione e l’equilibrio delle nostre azioni.
Rosh Hashan ? il momento di desiderare un mondo migliore. Chiedere a Dio di migliorare il mondo in cui viviamo. Desiderare l’unit? e l’amore tra le persone, l’armonia tra noi e coloro che ci circonda. A lungo per la distruzione del male e l’ingiustizia.
Rosh Hashan? ci confronta con diversi paradossi, da un lato Dio ci viene presentato nel testo dell’Aked? come querelante e dall’altro nelle nostre preghiere lo sentiamo come un Padre pieno di amore per le sue creature. Noi siamo i suoi figli che si trovano davanti a Lui con riverenza e assumersi la responsabilit? delle nostre azioni.
Ogni genitore vuole che il proprio figlio abbia una vita lunga, sana e prospera. E Dio come buon padre ci offre un altro anno. La domanda ?: cosa faremo con quel tempo, con questo dono che ci viene dato? Combatteremo per qualcosa di superiore che dia senso e significato alla nostra vita o no?
Rosh Hashan ? il giorno di porsi e augurare a tutte queste domande. Per quello che vivo, se sappiamo che viviamo per qualcosa e questo ? importante, Dio ci dar? la vita e ogni giorno sar? un dono divino che ci permetter? di crescere e rendere questo mondo un posto migliore.
Un altro paradosso di Rosh Hashan ? che da un lato siamo lieti che arrivi un nuovo anno e dall’altro ? il Giorno del Giudizio e questo provoca riverenza e perch? no, paura. Come spieghiamo questo paradosso?
Rosh Hashana ? il giorno in cui Dio risponde ad ogni atto positivo e negativo, il giorno in cui siamo giudicati da tutte le nostre azioni. In realt? il processo inizia con l’invito a fare il punto delle nostre azioni e ad essere responsabili. Nel caso in cui abbiamo agito in modo inappropriato possiamo chiedere perdono, nel caso in cui abbiamo ricevuto il bene di qualcuno che sappiamo anche ringraziare. Possiamo riconoscerci nelle nostre virt? e nei nostri difetti davanti all’Altivo.
La parte gioiosa e felice di Rosh Hashan? sta nel nostro riconoscimento della nostra responsabilit? per le nostre azioni. Ci rendiamo conto del significato della nostra esistenza e del suo significato, e questa ? una fonte di gioia. La gioia di Rosh Hashan? sta nel riconoscimento del potenziale dell’uomo e nella continua spinta a raggiungere obiettivi pi? elevati.

Parash? Nitzavim-Vayelech

Parash? Nitzavim-Vayelech

Il finale della Parasha’ della scorsa settimana ? stato brutale: maledizione dopo maledizione e altre maledizioni. Questa settimana stiamo finalmente iniziando il processo di ricostruzione: Israele ritorna a Dio. Il rapporto tra Dio e Israele viene rinnovato e persino portato a un livello superiore rispetto a prima. Dio promette che tutto tra noi e Lui sar? fantastico. Tuttavia, manca chiaramente la promessa dei buoni rapporti umani. Perch??
La prima risposta pu? essere trovata in quello che in Ghemara chiamiamo Kal-va chomer: se la relazione tra noi e Dio ? meravigliosa, tanto pi? la relazione tra le persone deve essere eccellente. Ma questo non convince, conosco troppe persone di profonda spiritualit? che non sopportano la compagnia degli altri. Quindi forse ? cos? che Dio non pu? prometterci l’unit? sociale. ? qualcosa che solo noi possiamo costruire con grande impegno e umilt?. Forse, infatti, la benedizione di unirci a Dio ? di ispirarci a impegnarci sinceramente nell’opera di amare il nostro prossimo come noi stessi.
Shabbat Shalom!
R. Yehoshua Ellis

Parash? Mishpatim

Parash? Mishpatim

Genitori e figli: autorit? e libert?

Le crisi dei sistemi educativi, della famiglia e della vita urbana formano un contesto che ci costringe a ripensare alle radici, al processo di configurazione dell’essere umano.
La Parasha di Mishpatim ci d? uno sguardo a questi problemi attraverso un problema principale.?Ci fermeremo su tre versi che trattano del problema di colpire e maledire i genitori.?(Esodo cap. 21)
15?Chiunque ferisca?suo padre o sua madre morir?.
16 Allo stesso modo, chi ruba una persona e la vende, o se lo trova nelle sue mani, morir?.
17 Allo stesso modo, chi maledice suo padre o sua madre morir?.
L’ordine dei versetti ci d? un indizio per comprenderne il significato.
? sorprendente che la disposizione dei versi sia questa, ovvero che tra due situazioni che riguardano il rispetto per i genitori appaia un versetto nel quale si parla di chi ruba una persona, la rapisce e chiede il riscatto per lei o la vende come schiava, perch? questo ordine?
Prima di rispondere a questa domanda, diamo un’occhiata ai versi che riguardano i genitori.?Sembra logico che chiunque ferisca suo padre o sua madre riceva una pena pi? severa di quella che lo maledice.?Le sanzioni di questi due crimini ci mostrano che la Torah non la considera cos?.?Chi fa male al padre o alla madre riceve la punizione del soffocamento.?Chi maledice suo padre o sua madre riceve la punizione per lapidazione.
Chi maledice suo padre o sua madre o entrambi danneggia la sua anima ci? che non accade quando li ferisce fisicamente.
Ritorniamo all’ordine dei versi,ovvero a colui che ruba una persona, in questo caso i saggi ci dicono che si riferisce a chi ruba soprattutto bambini o neonati (un fatto che purtroppo ? molto attuale ).?Questo crimine ha una duplice conseguenza, in primo luogo il fatto del furto e in secondo luogo, separando i genitori dai bambini, la struttura sociale della famiglia ? rotta.?Da qui i nostri saggi vedono la relazione tra le due questioni, dal momento che chiunque sia cresciuto nella sua famiglia, o alienato da essa, potrebbe finire per ferire o maledire i suoi genitori che non conosce.?
Ma dobbiamo chiederci se il figlio che insulta i suoi genitori merita la pena di morte poich? questo fatto sembra avere una sanzione molto grave.
Per rispondere a questa domanda dobbiamo analizzare quale posto occupano il padre e la madre nella societ?, la Torah ci dice che se il loro valore diminuisce, i bambini non saranno cresciuti con un senso di rispetto e limiti. Un mondo in cui padre e madre non esercitano la loro autorit? assomiglia a un mondo senza Dio, e si aspetta solo che noi vediamo un mondo di caos e decadenza.
In questo modo possiamo capire perch? il precetto del rispetto per il padre e la madre ? nelle tavole della Legge accanto ai comandamenti che riguardano il rapporto tra Dio e l’uomo;?quando sembra che il suo posto naturale sarebbe nella seconda tavola , dove compaiono i precetti che riguardano il rapporto tra l’uomo e il suo prossimo.
Ma proprio per quello che stiamo analizzando in questa Parash?, possiamo capire la logica secondo cui il principio del rispetto per padre e madre ? vicino ai precetti relativi alla fede in Dio e alla mitzvah di Shabbat. ? una vertebra essenziale nella fede, senza genitori, la fede nel Creatore diventa impossibile.?Questi sono responsabili dell’educazione del bambino in un mondo con fede.
Attraverso i genitori il bambino ? legato ai precetti ricevuti sul Monte Sinai.
In cosa risiede realmente l’autorit? parentale??Nell’autorit? ebraica si dice “samchut”, che esprime il concetto per il quale c’? qualcuno di cui fidarsi e su cui contare.?La mancanza di autorit? dei genitori genera la separazione del figlio da questi, crea un mondo in cui non ha nessuno su cui contare e su chi fidarsi ed ? in questa realt? che viene creato un campo propizio per coloro che rubano le anime, ad esempio i trafficanti di droghe.

Il mondo ha bisogno di autorit?.?La libert? ? tale, quando ha dei limiti, allora ha senso.
Questo ? il ruolo dei genitori all’interno del popolo di Israele, per creare quella sfera di autorit? e rispetto in cui i loro figli possano sostenere se stessi e quindi unirli alla catena delle generazioni di Israele.

 Edith Blaustein