Parash? Mishpatim  – Occhio per occhio

Parash? Mishpatim – Occhio per occhio

?Occhio per occhio, dente per dente?? Esodo 21, 24.

Non esiste versetto della Tor? che non sia stato peggio compreso, peggio utilizzato, peggio interpretato di questo.

Nel commento a questo passaggio biblico ad opera di Ibn Ezra (in Ebraico ????? ??? ????; Toledo, 1092 ? Calahorra, 1167) egli cita una disputa fra l?interpretazione caraita e quindi letterale del testo, sostenuta da Ben Zuta (Abu-l-Surri ben Zuta, che visse in Egitto nel 900 E.V. ed il grande maestro Rav Saadya Gaon (Sa?adya ben Y?ssef , Dilas, 882 ? Baghdad, 16 maggio 942)

Rav Saadya sostiene che non si pu? tradurre il versetto in maniera letterale, perch? una qualsiasi punizione corporale potrebbe essere causa di un danno maggiore rispetto alla punizione stessa.

Ben Zuta afferma invece che ? scritto in Levitico 24, 20 che se una persona rende disabile il suo prossimo, lo si punisce alla stessa maniera. Read more

Parash? Shoftim – Una societ? giusta

Parash? Shoftim – Una societ? giusta

La parasha di questa settimana affronta il tema del sistema giudiziario all’interno del popolo ebraico alla vigilia del suo ingresso in terra di Israele quando si sta trasformando da popolo nomade in popolo stanziale con tutto il peso ed i diritti che implicano la costruzione di una societ? giusta ed equa. Quando si affronta il tema della amministrazione della giustizia e della gestione delle controversie all’interno dei futuri cittadini di Israele viene indicata la necessit? di recarsi “nel luogo scelto da Dio” per interrogare i sacerdoti, i leviti ed il giudice “che ci saranno in quei giorni” per sapere come applicare il giudizio dei maestri. Fondamentale ? capire il senso della espressione ” in quei giorni”, una indicazione di tempi e di applicazione del giudizio costantemente in armonia, quasi a dire che le parole dei maestri non possono essere avulse dal contesto in cui vivono.

Ma anche colui che cerca la giustizia deve esprimere il proprio impegno nell’alzarsi per cercare giustizia, nel salire verso il luogo scelto da Dio, nel non restare immobile, perch? una societ? giusta ? una societ? nella quale si accetta il movimento e non la staticit? del giudizio: il movimento di chi ? chiamato a giudicare ed il movimento di chi cerca giudizio e giustizia.

 

Parash? Ree ? Povert?, carit? e rivoluzione sociale

Parash? Ree ? Povert?, carit? e rivoluzione sociale

Lungo tutto il libro di Devarim ci viene insegnato come creare una societ? modello nella Terra di Israele. In questa parash? si parla della povert? in quanto realt? da conoscere e da affrontare. ?Non mancheranno mai poveri sulla terra?: la Tor? afferma ideali e codici di valore ed allo stesso tempo non perde di vista la realt?: considerando che la povert? ben difficilmente sparir? in maniera totale nella nostra realt? sociale, ci viene insegnato come convivere con essa ed aiutare coloro che hanno bisogno di noi.

?Se dovesse esserci un bisognoso tra i tuoi fratelli all?interno della tua citt?, nella terra che Dio l?Eterno ti ha donata, non indurirai il tuo cuore con lui n? chiuderai la tua mano, ma gli presterai qualsiasi cosa necessiti.? L?insegnamento ? chiaro: si deve positivamente aprire la mano e viene imposto di non chiudere il cuore. Azione ed emozione si integrano completamente per far fronte alle necessit? dell?altro: il cuore commosso che stimola la mano perch? questa agisca rimediando per quanto sia possibile alla situazione. Attraverso questa integrazione l?uomo riesce a superare la propria natura egoista e quindi riesce ad essere migliore.

D?altra parte il concetto ebraico di aiuto per il bisognoso non ? paragonabile alla ?carit?? ma alla ?giustizia?, concetto attivo chiamato ?tzedak??. E? un concetto che parte dal riconoscimento della uguale potenzialit? tra gli uomini. E? pertanto un obbligo che equivale al pagamento delle imposte, che non sentiamo certo come una ?carit??.

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Parash? Vaigash – Prendersi le proprie responsabilit

Yehuda ha pochissimi minuti per salvare suo fratello Beniamino dal carcere a vita che gli si prospetta.

Yosef, loro fratello, che per? ai loro occhi ? il vicer? d’Egitto, ha decretato che colui che avesse rubato la coppa sarebbe stato punito con la schiavitu’. In pochi minuti Yehud? deve cambiare il destino di Beniamino e salvarlo, lui che ha garantito a loro padre Yaakov che avrebbe riportato a casa il loro fratello piccolo, l’unico rimasto dell’amata moglie Rachele. Yehuda inizia il suo discorso non chiedendo piet?, non implorando compassione, bens? racconta i fatti. Piano piano include nei fatti la presenza di Yosef “vicer?”, il loro incontro ed il fatto che anche lui, uomo potente d’Egitto, ha portato Beniamino in Egitto.

Una volta che i fatti sono chiari Yehuda parla al cuore del vicer?, si prende la propria responsabilit? ed afferma di volersi sostituire al fratello, ingiustamente colpevole.

A quel punto il cuore di Yosef cede ed ? una grande lezione quella che riceviamo da Yehuda. Una lezione di pensiero veloce, di azione, di parole pensate e misurate, di emozioni messe da parte per dare spazio ai fatti, alla storia, ai dati ed agire in loro nome anche anche con emozione.

Yosef cede alle parole di Yehuda perch? queste lo accompagnano in un ragionamento che diventa richiamo responsabile e di fronte a chi si assume le proprie responsabilit? non possiamo far altro che lodare il suo agire e stimarlo.