Parash? Vayeir? – Correre per accogliere il prossimo

E’ la corsa l’elemento che apre e caratterizza questa Parash?. Dio appare ad Abramo subito dopo che egli si ? sottoposto alla circoncisione, l’ora ? calda ed arrivano contemporaneamente tre viandanti, in realt? angeli ed Abramo corre ad accoglierli.18 1?Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora pi? calda del giorno.?2Egli alz? gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostr? fino a terra,?3dicendo: ?Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo.?4Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero.?5Andr? a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perch? ? ben per questo che voi siete passati dal vostro servo”.

L’ora calda, questo senso di afa non solo climatica ma di tempo morale che rende difficile una vera azione etica ? anche la nostra ora, eppure come Abramo non possiamo e non dobbiamo fermarci. Il monoteismo etico che nostro padre Abramo ci ha insegnato ha un richiamo all’agire senza se e senza ma, non c’? caldo che freni, non c’? giustificazione che tenga. Lui accoglie tre sconosciuti correndo, muovendosi, insegnando a tutta la sua famiglia il dovere di una tenda che sia aperta ai quattro lati per accogliere da ogni direzione.

Se per trovare Dio Abramo “cammina”, a passo giusto per un uomo che cerca se stesso, per accogliere l’altro Abramo corre. In questa enorme differenza sta l’essenza del monoteismo ebraico: non possiamo stare fermi. Non possiamo essere statici. Non possiamo riposare nemmeno nell’ora pi? calda del giorno. ? l’ora calda ? rappresentata da chi si sta allontanando dal proprio popolo, da chi sta tornando e pone domande, da chi ? gi? lontano e domande non ne sa pi? porre. In nome di tutto questo bisogna correre, andare, accogliere e rispondere. Non sta a noi portare a termine il lavoro, ma correre per provare a fare ? un nostro dovere dal quale non possiamo scappare. Ed allora che ognuno di noi prepari l’acqua che ha, cio? la Tora’, la farina che possiede, le proprie mitzvot e risponda in questa afosa e confusa ora identitaria ad ogni dubbio ad ogni ebreo che cammina, viandante tra strade difficili.

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