Come si raggiunge la giustizia? – Paraszat Devarim

Rav Eliahu Birnbaum

shutterstock_121492783Con questa parash? comincia il quinto ed ultimo libro della Tor?. Preparando il suo distacco, Mosh? offre l?eredit? spirituale che lascer? al suo popolo. ?Ed in questa occasione ordinerete ai vostri giudici: Vi occuperete dei vostri fratelli e giudicherete con rettitudine tra l?uomo ed il suo fratello e lo straniero che abiter? con esso. Per i giudici non ci sar? nessuna differenza tra le persone, giudicheranno sia l?umile che il potente. Non temeranno nulla perch? il giudizio ? di Dio.? La strutture che dovranno dirigere la vita del popolo di Israele sono sintetizzate in questo modo da Mosh?.

La giustizia ? impariamo dalle parole di Mosh? – non ? garantita dalla sola esistenza di avvocati e giuristi, ancor meno dalle abilit? retoriche. Ma al contrario la giustizia nasce e si sviluppa dal mero fatto che un giudice si ?occupi? e si relazioni con la realt? del suo prossimo e interpreti la legge in base alla realt? concreta che deve affrontare.

In ebraico la parola lehaazin, occuparsi, nutrire, nasce dalla stessa radice di equilibrio, ?izun? ed ascolto ?ozen?. Da cui comprendiamo che l?equilibrio fisico sta nell?ascolto; d?altro canto avere una bocca e due orecchie significa che un atteggiamento equilibrato nell?uomo ? contrassegnato dalla necessit? di ascoltare, comprendere, occuparsi, il doppio rispetto a ci? che si dice.

A questo punto sorgono alcune osservazioni. Rashi avverte che ?l?attenzione? in quanto premessa fondamentale per la giustizia, si coniuga solamente al tempo presente. Aver prestato attenzione in passato, ?ti ho gi? ascoltato?, o promettere l?attenzione in futuro, non sono varianti dello stesso concetto: l?attenzione comporta aver coscienza che le necessit? del prossimo cambiano permanentemente. L?attenzione deve essere un processo ininterrotto, definito dalla necessit? del prossimo e non dal tempo che fa comodo a noi.

?Vi occuperete dei vostri fratelli? inizia cosi a parlare Mosh?. Per poter realmente occuparsi del prossimo deve esistere un legame di fratellanza che ci unisce gli uni agli altri. Il conflitto tra le persone ha una sua base, secondo questa concezione, nella distanza biologica, culturale, ideologica etc., che non permette di vedere nel prossimo un fratello e impedisce di immedesimarsi nella realt? che ci circonda.

Continuando, Mosh? prescrive che uguale attenzione debba essere prestata a tutti gli uomini, senza distinzione di nessun tipo: ?all?umile ed al potente?; tutti devono essere ascoltati ugualmente. Da questa precisazione il Talmud trae la regola ?Dina prut? kedin me?h?, il giudizio per uno vale come il giudizio per cento: ogni caso ? importante per la persona che lo presenta, indipendentemente dal valore oggettivo di ci? di cui si sta discutendo.

Vediamo come, in ebraico, l?attenzione sia legata all?ascolto. La giustizia si realizza ascoltando il prossimo ancor pi? sulla base di ci? che si vede. Le parole, la voce di una persona, provengono dall?anima e l? apparenza esterna non riflette obbligatoriamente la realt?.

Mosh? conclude la sua spiegazione: ?Non temano nulla, perch? il giudizio ? di Dio.? Se l?atto della giustizia si realizza camminando nelle giuste strade, chiunque giudica non deve temere. Il timore e l?insicurezza nel giudizio derivano dalla mancanza di informazioni, dalla possibilit? di non aver ascoltato, di non essersi occupati, quanto sarebbe stato necessario. Le leggi della Tor? provengono da Dio e si applicano agli uomini. Sono segni che si adattano ad ogni esistenza, le cui possibilit? di esegesi ed applicazione non sfuggono a nessuna realt?. Quando un uomo giudica in accordo alle leggi della Tor?, sta applicando la morale Divina, in definitiva si responsabilizza come artefice della giustizia di Dio sopra la terra.

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