Parashà Shemot – La forza delle radici

Siamo così abituati a considerare il libro dell’Esodo come il testo del racconto della nostra schiavitù in Egitto e della nostra liberazione, che quasi non ci rendiamo conto che nei primi versetti del primo capitolo del libro dell’Esodo il popolo ebraico poteva ancora godere di una certa libertà.

“Questi sono i nomi dei figli d’Israele entrati in Egitto; essi vi giunsero insieme a Giacobbe, ognuno con la sua famiglia: Ruben, Simeone, Levi e Giuda, Ìssacar, Zàbulon e Beniamino, Dan e Nèftali, Gad e Aser. Tutte le persone discendenti da Giacobbe erano settanta. Giuseppe si trovava già in Egitto. Giuseppe poi morì e così tutti i suoi fratelli e tutta quella generazione. I figli d’Israele prolificarono e crebbero, divennero numerosi e molto forti, e il paese ne fu pieno”. (Esodo 1, 1-7)

Secondo molte fonti che affermano che la schiavitù in Egitto non è cominciata fino a quando non sono morti tutti i figli di Yaakov. Sforno, il maestro italiano del 1500, fa notare come fino a quando vissero i figli di Yaakov, essi seppero mantenere l’intera famiglia-nazione ebraica ad un livello spirituale così alto che non potevano essere toccati da eventuali decreti di schiavitù egiziana. Continue reading “Parashà Shemot – La forza delle radici”

Parashà Vaichì – Una parashà “chiusa”

Nella forma e nella posizione all’interno del rotolo della Torà la parashà di Vaichì è “chiusa” – in ebraico stumà, cioè non è separata dalla parashà precedente da uno spazio che di solito è di nove lettere.

Cosa ci insegna questa strana posizione della parashà settimanale?

Un antico proverbio dice che alla morte del re l’unico a non piangere è il figlio del re, ma nel caso della morte di Yaakov descritta in questa parashà, i figli sono tutti addolorati e preoccupati della morte del padre e non solo a livello affettivo.

I figli di Israele sanno che con la morte di Yaakov scomparirà il primo muro di difesa spirituale che, una volta caduto, porterà la famiglia di Israele alla schiavitù. In realtà come ci insegna il Tur solo con la morte di tutti i figli di Yaakov inizierà la vera e propria schiavitù, ma i confini chiusi di questa parashà sono già un chiaro segno dei muri stretti che si stanno ergendo intorno ai figli di Israele con la scomparsa di Yaakov. Continue reading “Parashà Vaichì – Una parashà “chiusa””

Parashà Vayeshev – Essere dei sognatori

La parashà di Vayeshev si apre con le parole: “Questa è la discendenza di Giacobbe. Giuseppe…” Frase abbastanza strana per il semplice fatto che i figli di Yaakov erano dodici e non solo Yosef-Giuseppe.

Rashi cita tre ragioni per le quali Yosef viene indicato come il discendente di Yaakov.

Prima di ogni cosa il motivo fondamentale per il quale Yaakov ha servito Lavan era il matrimonio con Rachel, la madre di Yosef. In secondo luogo le fattezze e l’aspetto esteriore di Yosef erano esattamente identiche a quelle di Yaakov ed in ultima analisi tutto ciò che è accaduto a Yaakov è anche accaduto a Yosef: entrambi sono stati odiati, entrambi avevano fratelli che li avrebbero voluti uccidere.

Il Midrash, Bereshit Rabba 84,6, aggiunge poi altre analogie tra padre e figlio, quali: entrambi sono nati da madri sterili con difficoltà nel parto, entrambi hanno avuto ricchezze nella loro vita, entrambi hanno trascorso molti anni fuori dalla terra di Israele, entrambi sono morti in Egitto e lì sono stati imbalsamati in attesa di una vera sepoltura in Israele. Continue reading “Parashà Vayeshev – Essere dei sognatori”

Parashà Vaishlach – Guardare in profondità

Genesi 33, 1: “Giacobbe alzò gli occhi, guardò e vide arrivare Esaú, che aveva con sé quattrocento uomini. Allora divise i figli fra Lea, Rachele e le due serve. In testa mise le serve e i loro figli, poi Lea e i suoi figli, e da ultimo Rachele e Giuseppe. Egli stesso passò davanti a loro e s’inchinò fino a terra sette volte, finché giunse vicino a suo fratello.”

E’ davvero difficile digerire il fatto che il nostro padre Yaakov si sia inchinato per sette volte di fronte a suo fratello Esaù.

E’ davvero difficile provare a comprendere come egli abbia potuto chiamarlo: “ Signor mio” e come egli stesso si sia definito: “ Suo servo.”

Lo Zohar (I 171B) offre una visione completamente diversa degli eventi, come è tipico per i testi mistici.

Si chiede lo Zohar: “ Come è possibile che Yaakov, il più completo dei nostri padri si sia così tanto prostrato di fronte Esaù che invece rappresenta l’idolatria ed il potere del male?”

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Parashà Vayetzè – La Diaspora

Genesi 28, 10-11: “Giacobbe partì da Beer-Sceba e giunse a Charan. Capitò in un certo luogo, e vi passò la notte, perché il sole era già tramontato.”

Il Talmud Chullin 91b interpreta questo versetto seguendo un filo interpretativo molto preciso.

Yaakov va a Charan, dopo di che “capita” in un certo luogo (makom), che è il posto dove egli sognerà gli angeli che salgono e scendono sulla scala e sappiamo che quel luogo è ancora in terra di Israele. Come è dunque possibile che egli fosse giunto a Charan? Per risolvere questa difficoltà del testo il Talmud afferma che Yaakov era giunto a Charan, ma poi era tornato indietro verso la terra di Israele e questo suo ritornare fu benedetto con un miracolo che accorciò per lui le distanze da Charan ad Israele, facendo in modo che egli potesse coprire quel tragitto in poco tempo. Yaakov torna indietro, stando a questa interpretazione, perché si rende conto di essere passato oltre il luogo dove i suoi padri, Avraham ed Itzhak, avevano pregato ed allora si decide a tornare indietro e miracolosamente “capita” in quel luogo che altro non era che il monte Moriah, il posto dove sarebbe stato costruito il futuro Bet HaMikdash. Continue reading “Parashà Vayetzè – La Diaspora”

Parashà Vaiechi – Quale eredità devono lasciare i padri ai figli?

Questa parashà ci insegna la fusione tra passato e presente, in una unità la cui forza rappresenta l’impegno di una vita proiettata verso l’eternità.

Il termine “Vaiechi” significa letteralmente “e vivrà” ma viene utilizzato dalla Torà per indicare gli anni che Yaakov aveva vissuto sopra la Terra. Ciò che Yaakov fece durante il suo “passaggio” nella vita fisica è ciò che lascerà ai suoi discendenti quando morirà, è ciò attraverso cui egli vivrà quando non sarà più in questo mondo. Yaakov fu, durante tutta la sua vita, una persona solitaria e sofferente. Tutti gli ostacoli, i dilemmi ed i conflitti che egli incontrò li dovette affrontare in solitudine. Nel momento in cui si sta separando dai suoi figli, Yaakov non fa alcun riferimento al passato, ma predice personalmente ad ognuno di loro ciò che accadrà. In questo momento culminante, prova a trasmettere la sua esperienza alle generazioni successive, per evitare che la sua propria sofferenza possa ripetersi.

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