Parash? Bechukkotai – La gravit? dell’inganno e della frode

Parash? Bechukkotai – La gravit? dell’inganno e della frode

?Non ingannerai il tuo prossimo? questo ? il comandamento di questa parash? che immediatamente aggiunge, attestando la provenienza della noma: ?Io sono Dio.?

Nella Tor? il concetto dell?inganno ha un significato molto ampio: per la morale ebraica l??inganno?, in tutte le sue forme, che sia volontario o meno, che sia legalmente giustificabile o anche solo una deformazione della realt?, significa defraudare un?altra persona. Per la Tor? ingannare il prossimo significa approfittare dell?ignoranza di qualcuno su un determinato tema, per esercitare una illecita influenza materiale, spirituale o morale.

Il Talmud cita a titolo di esempio una persona che, a un certo punto della sua vita, si avvia su una cattiva strada, ma dopo se ne pente e torna su quella buona: ? considerato ?inganno nei confronti del prossimo? anche il solo ricordare ad altri il suo comportamento precedente. Nei confronti di un convertito ? proibito menzionare qualcosa che si riferisca in modo offensivo alla sua precedente condizione di gentile. Allo stesso modo ? proibito attribuire le disgrazie di colui che siede in lutto al suo comportamento personale, facendo aumentare l?intensit? delle sue sofferenze.

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Parash? Mishpatim  – Occhio per occhio

Parash? Mishpatim – Occhio per occhio

?Occhio per occhio, dente per dente?? Esodo 21, 24.

Non esiste versetto della Tor? che non sia stato peggio compreso, peggio utilizzato, peggio interpretato di questo.

Nel commento a questo passaggio biblico ad opera di Ibn Ezra (in Ebraico ????? ??? ????; Toledo, 1092 ? Calahorra, 1167) egli cita una disputa fra l?interpretazione caraita e quindi letterale del testo, sostenuta da Ben Zuta (Abu-l-Surri ben Zuta, che visse in Egitto nel 900 E.V. ed il grande maestro Rav Saadya Gaon (Sa?adya ben Y?ssef , Dilas, 882 ? Baghdad, 16 maggio 942)

Rav Saadya sostiene che non si pu? tradurre il versetto in maniera letterale, perch? una qualsiasi punizione corporale potrebbe essere causa di un danno maggiore rispetto alla punizione stessa.

Ben Zuta afferma invece che ? scritto in Levitico 24, 20 che se una persona rende disabile il suo prossimo, lo si punisce alla stessa maniera. Read more