Parashà Beshallach – La Torà del ritmo quotidiano

Questo Shabbat è lo Shabbat nel quale si legge la parashà Beshallach, la parashà nella quale leggiamo i brani biblici del passaggio del Mar Rosso.

Ovvio è che questo evento storico di portata straordinaria, che vede gli ebrei inseguiti dal Faraone ed apparentemente bloccati dal mare che poi si apre di fronte ai loro passi nella stessa acqua che diventerà “all’asciutto”, abbia avuto un impatto fondamentale non solo a livello puramente rituale, ma anche a livello mistico, popolare e tradizionale.

Esiste per esempio un uso a nome del Maestro Rabbino Menachem Mendel di Rimanow zzl (1745-1815) di leggere il martedì prima della lettura completa di Shabbat del brano biblico di Beshellach ( Esodo 14) di leggere una invocazione detta appunto Parashat HaMan, dove compare il racconto del dono della manna nel deserto. L’uso popolare vede in questo una “segullà”, un momento propiziatorio per ricevere prosperità e sicurezza economica, mentre il richiamo mistico a questa parashà ed al suo significato insiste sull’idea che questa invocazione sia fondamentalmente un atto di fede, una dichiarazione di totale dipendenza da Dio, il Solo che possa benedirci e donarci tutto ciò che abbiamo, così come ha sostenuto e sostentato i nostri padri durante i quaranta anni passati nel deserto. Continue reading “Parashà Beshallach – La Torà del ritmo quotidiano”

Parashà Bo – Prendere coscienza della propria libertà

In Esodo 12, ai versetti 12 e 13, leggiamo la descrizione della strana cerimonia che impone agli ebrei di porre il sangue del primo sacrificio di Pesach sugli stipiti delle loro porte e sugli architravi.

Che strano segno e soprattutto perché Dio ha bisogno di un segno per riconoscere le case ebraiche da quelle egiziane?

In molti si sono posti questa domanda e tra questi Don Isaac Abravanel, l’uomo di stato, filosofo e commentatore della Bibbia nato a Lisbona nel 1437 e morto a Venezia nel 1508, dopo aver vissuto la immane tragedia dell’espulsione degli ebrei dalla Spagna e dall’Italia meridionale.

La risposta di Abravanel è molto semplice: Dio non aveva bisogno di nessun segno esterno per riconoscere una casa ebraica da una casa egiziana, ovviamente. Continue reading “Parashà Bo – Prendere coscienza della propria libertà”

Rav Elisha Salas inizia il suo lavoro con la comunità di Alicante, in Spagna

Rav Elisha Sala, già emissario di Shavei Israel in Portogallo, al momento sta espandendo la sua attività nella vicina Spagna, casa di molte comunità Benè Anusim. Da questa settimana supporterà la comunità di Alicante.

Rav Salas e la comunità di Alicante si conoscono da tempo, come amici e collaboratori. Un paio di volte l’anno, Rav Salas soggiornava nella città per 4 giorni circa, insegnando Torah. E ogni volta sempre più persone, alla ricerca delle loro radici ebraiche, si sono unite al gruppo.

Notando il crescente interesse per le lezioni di Torah e la rinascita della vita religiosa ebraica nella regione, il Presidente della comunità locale si è rivolto all’Unione delle Comunità Ebraiche di Spagna per ottenere l’assistenza adeguata che Rav Salas può offrire, lavorando più sovente ad Alicante. Continue reading “Rav Elisha Salas inizia il suo lavoro con la comunità di Alicante, in Spagna”

Parashà Vaerà – Il percorso della teshuvà

E’ difficile comprendere come sia possibile che Dio abbia indurito il cuore del Faraone in modo tale da impedirgli ogni possibilità di pentimento e di ravvedimento. Come è possibile che Dio, nella sua misericordia e nella sua bontà, non sia pronto ad accettare l’idea di una persona che possa riprendere il proprio cammino verso la giustizia?

Rashi spiega che Dio blocca la teshuvà del Faraone perché non credeva possibile una teshuvà sincera da parte delle nazioni del mondo e per questo preferisce intervenire con segni straordinari.

Secondo invece l’opinione del Rambam, Maimonide, il Faraone non poteva fare teshuvà a causa dei peccati commessi precedentemente che di fatto erano un ostacolo ad ogni possibilità di ritorno verso una strada di giustizia e moralità.

Il Nachmanide, Ramban, offre altre due spiegazioni, una molto simile a quella di Maimonide ed un’altra che pone il Faraone al centro di un progetto che attraverso un invio delle piaghe avrebbe fatto cambiare le opinioni del Faraone per paura e non come scelta morale. Continue reading “Parashà Vaerà – Il percorso della teshuvà”

Parashà Shemot – La forza delle radici

Siamo così abituati a considerare il libro dell’Esodo come il testo del racconto della nostra schiavitù in Egitto e della nostra liberazione, che quasi non ci rendiamo conto che nei primi versetti del primo capitolo del libro dell’Esodo il popolo ebraico poteva ancora godere di una certa libertà.

“Questi sono i nomi dei figli d’Israele entrati in Egitto; essi vi giunsero insieme a Giacobbe, ognuno con la sua famiglia: Ruben, Simeone, Levi e Giuda, Ìssacar, Zàbulon e Beniamino, Dan e Nèftali, Gad e Aser. Tutte le persone discendenti da Giacobbe erano settanta. Giuseppe si trovava già in Egitto. Giuseppe poi morì e così tutti i suoi fratelli e tutta quella generazione. I figli d’Israele prolificarono e crebbero, divennero numerosi e molto forti, e il paese ne fu pieno”. (Esodo 1, 1-7)

Secondo molte fonti che affermano che la schiavitù in Egitto non è cominciata fino a quando non sono morti tutti i figli di Yaakov. Sforno, il maestro italiano del 1500, fa notare come fino a quando vissero i figli di Yaakov, essi seppero mantenere l’intera famiglia-nazione ebraica ad un livello spirituale così alto che non potevano essere toccati da eventuali decreti di schiavitù egiziana. Continue reading “Parashà Shemot – La forza delle radici”

Parashà Vaichì – Una parashà “chiusa”

Nella forma e nella posizione all’interno del rotolo della Torà la parashà di Vaichì è “chiusa” – in ebraico stumà, cioè non è separata dalla parashà precedente da uno spazio che di solito è di nove lettere.

Cosa ci insegna questa strana posizione della parashà settimanale?

Un antico proverbio dice che alla morte del re l’unico a non piangere è il figlio del re, ma nel caso della morte di Yaakov descritta in questa parashà, i figli sono tutti addolorati e preoccupati della morte del padre e non solo a livello affettivo.

I figli di Israele sanno che con la morte di Yaakov scomparirà il primo muro di difesa spirituale che, una volta caduto, porterà la famiglia di Israele alla schiavitù. In realtà come ci insegna il Tur solo con la morte di tutti i figli di Yaakov inizierà la vera e propria schiavitù, ma i confini chiusi di questa parashà sono già un chiaro segno dei muri stretti che si stanno ergendo intorno ai figli di Israele con la scomparsa di Yaakov. Continue reading “Parashà Vaichì – Una parashà “chiusa””