Parashà Ki Tezè – Ebraicità e moralità

Si apre la nostra parashà settimanale con queste parole: “ Quando andrai alla guerra contro i tuoi nemici e l’Eterno, il tuo Dio, te li avrà dati nelle mani e tu avrai fatto de’ prigionieri, se vedrai tra i prigionieri un donna bella d’aspetto, e le porrai affezione e vorrai prendertela per moglie, la porterai in casa tua; ella si raderà il capo, si taglierà le unghie, si leverà il vestito che portava quando fu presa, dimorerà in casa tua, e piangerà suo padre e sua madre per un mese intero; poi entrerai da lei, e tu sarai suo marito, ed ella tua moglie.” Deuteronomio 21, 10-14.

Questa strana cerimonia e questo strano percorso di ingresso della prigioniera nella casa ebraica dove dovrà vivere è stato fortemente sottolineato dai nostri maestri come un antidoto alla facile violenza, al possesso immorale delle prigioniere ed in definitiva una forma di controllo dell’istinto del soldato, cioè della persona in senso lato, in ogni situazione ed in ogni contesto. Da più di tremila anni la Torà segna con profonda convinzione la necessità di una vita che abbia standard morali ed etici sempre elevati in ogni momento ed in ogni contesto, insegnando al popolo ebraico ed al mondo intero che non esistono eccezioni o contesti diversi dove applicare moralità distinte.

Leggi tutto “Parashà Ki Tezè – Ebraicità e moralità”

Parashà Shoftim – Una società giusta

La parasha di questa settimana affronta il tema del sistema giudiziario all’interno del popolo ebraico alla vigilia del suo ingresso in terra di Israele quando si sta trasformando da popolo nomade in popolo stanziale con tutto il peso ed i diritti che implicano la costruzione di una società giusta ed equa. Quando si affronta il tema della amministrazione della giustizia e della gestione delle controversie all’interno dei futuri cittadini di Israele viene indicata la necessità di recarsi “nel luogo scelto da Dio” per interrogare i sacerdoti, i leviti ed il giudice “che ci saranno in quei giorni” per sapere come applicare il giudizio dei maestri. Fondamentale è capire il senso della espressione ” in quei giorni”, una indicazione di tempi e di applicazione del giudizio costantemente in armonia, quasi a dire che le parole dei maestri non possono essere avulse dal contesto in cui vivono.

Ma anche colui che cerca la giustizia deve esprimere il proprio impegno nell’alzarsi per cercare giustizia, nel salire verso il luogo scelto da Dio, nel non restare immobile, perché una società giusta è una società nella quale si accetta il movimento e non la staticità del giudizio: il movimento di chi è chiamato a giudicare ed il movimento di chi cerca giudizio e giustizia.

 

Parashà Ree – Povertà, carità e rivoluzione sociale

Lungo tutto il libro di Devarim ci viene insegnato come creare una società modello nella Terra di Israele. In questa parashà si parla della povertà in quanto realtà da conoscere e da affrontare. “Non mancheranno mai poveri sulla terra”: la Torà afferma ideali e codici di valore ed allo stesso tempo non perde di vista la realtà: considerando che la povertà ben difficilmente sparirà in maniera totale nella nostra realtà sociale, ci viene insegnato come convivere con essa ed aiutare coloro che hanno bisogno di noi.

“Se dovesse esserci un bisognoso tra i tuoi fratelli all’interno della tua città, nella terra che Dio l’Eterno ti ha donata, non indurirai il tuo cuore con lui né chiuderai la tua mano, ma gli presterai qualsiasi cosa necessiti.” L’insegnamento è chiaro: si deve positivamente aprire la mano e viene imposto di non chiudere il cuore. Azione ed emozione si integrano completamente per far fronte alle necessità dell’altro: il cuore commosso che stimola la mano perché questa agisca rimediando per quanto sia possibile alla situazione. Attraverso questa integrazione l’uomo riesce a superare la propria natura egoista e quindi riesce ad essere migliore.

D’altra parte il concetto ebraico di aiuto per il bisognoso non è paragonabile alla “carità” ma alla “giustizia”, concetto attivo chiamato “tzedakà”. E’ un concetto che parte dal riconoscimento della uguale potenzialità tra gli uomini. E’ pertanto un obbligo che equivale al pagamento delle imposte, che non sentiamo certo come una “carità”.

Leggi tutto “Parashà Ree – Povertà, carità e rivoluzione sociale”