Parashà Tazria Metzorà – La purità

Levitico 12, 1-8 L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo: 2 “Parla così ai figli d’Israele: Se una donna è rimasta incinta e partorisce un maschio, sarà impura per sette giorni, sarà impura come nei giorni delle sue mestruazioni. 3 L’ottavo giorno si circonciderà la carne del prepuzio del bambino. 4 Poi ella resterà ancora trentatrè giorni a purificarsi del sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione.”

E’ sempre complicato relazionarsi con il testo biblico e con il senso del suo insegnamento rispetto alla purità ed all’impurità. D’istinto noi moderni saremmo portati ad allontanarci dal testo o ad abbandonarlo liquidando il senso della purità rituale come un retaggio del passato, come una sorta di strana cerimonia sacra che altro non era se non una forma di ritualizzazione di un dettame igienico.

Sarebbe facile e sarebbe semplicistico liberarsi di questo dettame biblico e relegarlo tra gli scaffali di ciò che non ci appartiene più in quanto figli della contemporaneità. Continue reading “Parashà Tazria Metzorà – La purità”

Parashà Tzav – Un fuoco perpetuo

Leggiamo nella parashà di questa settimana che un fuoco perpetuo doveva bruciare sull’altare e non doveva mai spegnersi ( Levitico 6,6). Ovviamente non stiamo parlando di un fuoco qualunque ed il Talmud ci insegna che le fiamme avevano la forma di un leone e brillavano come raggi di sole (Yoma 21b). Secondo il Midrash questo fuoco ha bruciato ininterrottamente per 116 anni e non ha mai causato danni agli utensili sacri del Tempio o al legno dell’altare. Un fuoco naturale al di là della natura che era capace di bruciare, ma non incendiare, di consumare ciò che andava consumato, come la carne dei sacrifici, senza creare danni collaterali.

Un fuoco perpetuo che traducendo la Torà in italiano siamo portati a vedere come una fiamma che bruciava sull’altare, ”in esso”, ma che può anche essere visto come un fuoco che bruciava in “lui” cioè all’interno della persona del kohen. Un fuoco che quindi bruciava nel ruolo del kohen, bruciava all’interno della sua consapevolezza del ruolo sacro che aveva per se stesso e per il popolo ebraico, un fuoco che allo stesso tempo era identità viva, ininterrotta ed azione vitale. Un fuoco che significava la capacità di rinnovare quotidianamente il senso del sacrificio, della ritualità, facendo in modo che non diventasse mai uno sterile rito quotidiano, proprio perché il kohen aveva la consapevolezza del calore di quello che faceva e della luce brillante, Superiore, alla quale si riferiva.

Un fuco che brucia per 116 anni è il miglior antidoto per comprendere che al di là della precisione del rito esiste la nostra relazione con Dio che nel rito deve trovare il proprio spazio di espressione e non il proprio limite.

E’ stato inaugurato un nuovo Kollel a Cali, in Colombia

Un nuovo kollel, luogo di studio e approfondimento per l’ebraismo, è appena stato inaugurato nella città di Cali, in Colombia.

Il Kollel “Bet Abraham” è aperto a tutti gli ebrei che vogliano approfondire la loro conoscenza della Torah scritta e orale, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 24. Continue reading “E’ stato inaugurato un nuovo Kollel a Cali, in Colombia”

Parashà Vayikra – Il significato dei sacrifici

Dobbiamo ammettere che è davvero complicato per noi moderni comprendere il significato profondo dei sacrifici, elemento centrale del libro del Levitico. Levitico 1, 5-6: “Poi immolerà il capo di grosso bestiame davanti al Signore, e i sacerdoti, figli di Aronne, offriranno il sangue e lo spargeranno intorno all’altare, che è all’ingresso della tenda del convegno. Scorticherà la vittima e la taglierà a pezzi…” Animali tagliati, scorticati, fatti a pezzi…un mondo come il nostro dove la sensibilità verso il mondo animale è davvero profonda il sacrificio rituale resta qualcosa di incomprensibile. Forse la domanda che dovremmo porci è se il nostro mondo è davvero profondamente sensibile nei confronti del mondo animale.

Commentando questo passaggio della Torà Rav Kook scrive in in Igrot haReiyà IV, 24 che per poter comprendere il ritorno dei sacrifici nel nostro mondo dobbiamo, in un certo senso, liberarci da un certo peso della cultura europea. I sacrifici, agli occhi di Rav Kook, non sono un rito primitivo, bensì contengono un messaggio di santità che non può essere compreso se non attraverso la rivelazione divina rispetto allo stesso messaggio messianico che si rivelerà nella sua completezza con la Redenzione finale del popolo ebraico e del mondo intero. In altre parole l’intera cornice degli aspetti pratici dei sacrifici si rivelerà solo con la volontà divina che ci svelerà il senso profondo del rituale. Continue reading “Parashà Vayikra – Il significato dei sacrifici”

Dall’Ucraina a Eretz Israel: la storia di Reuven Yaari

Abbiamo incontrato per la prima volta Reuven Yaari negli uffici di Shavei Israel poco dopo il suo arrivo in Israele dalla piccola cittadina di Reni, in provincia di Odessa nell’Ucraina meridionale. Si era stabilito qui con la famiglia di suo zio, da allora sono passati diversi anni.

Oggi Reuven ha 21 anni, studia nella yeshivà “Machon Meir” a Gerusalemme, è divenuto ufficialmente ebreo ottenendo finalmente i suoi documenti. Reuven ci racconta del suo percorso spirituale, della vita della comunità ebraica di Odessa e dei suoi progetti in Israele. Ci fa vedere la sua teudat zeut, la carta d’identità israeliana che ha appena ricevuto.

Reuven è nato a Reni, cittadina dalla storia interessante, ma la sua famiglia proviene dal villaggio di Burlaceni in Moldavia. Suo nonno, Fedor Yalanzhi (oggi chiamato Avraham), era nato nella comunità dei Gaugazi e si era interessato all’ebraismo durante il suo servizio nell’esercito sovietico. Lì aveva incontrato Israel, un ebreo religioso, con il quale aveva discusso di spiritualità, storia del popolo ebraico, costumi e tradizioni. Queste discussioni spinsero Fedor a divenire ebreo, tramite il processo della circoncisione. Diverse famiglie della zona seguirono il suo esempio.

Nonostante le difficoltà presentate dal regime sovietico, la comunità voleva espandersi e approfondire la propria conoscenza. All’inizio si raccoglievano in casa di Fedor, dove leggevano i passi dell’Antico Testamento in russo, prima di portare una vera e propria Torah da Israele.

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