Parashà Ekev – Il rispetto per le minoranze

In questa parashà veniamo istruiti sul rispetto con il quale si devono trattare le minoranze che vivono all’interno della società ebraica. E ciò vale come esempio per insegnarci il rispetto per le minoranze in generale, cosa che significa parlare dell’inalienabile diritto alla differenza.

“Dio fa giustizia dell’orfano e della vedova e ama lo straniero che vive tra di voi, dandogli pane e abbigliamento. Voi dovrete amare lo straniero perché voi foste stranieri in Egitto.” E la Torà in seguito afferma: “ Amerai l’Eterno tuo Dio…”
La Torà si riferisce con questo precetto a tutti coloro che si trovano in una condizione di minoranza o in inferiorità: l’orfano, la vedova e lo straniero, coloro che appartengono ad un altro popolo o un’altra nazione, che sono fedeli di un’altra religione, che sostengono un’altra idea o appartengono ad un altro schieramento politico: tutti coloro che, in definitiva, sono “diversi” ma abitano nella stessa terra in cui noi siamo la maggioranza.

Questo precetto è quello che è ripetuto il maggior numero di volte nella Torà. Per ben quarantadue volte ci viene detto di rispettare la minoranza e il debole. I nostri saggi hanno addotto due motivazioni per spiegare la necessità di tale reiterazione: la prima è la rilevanza di un precetto che riguarda le relazioni umane e regola la vita di una comunità; la seconda perché si tratta di un precetto “molto facile da dimenticare”, trascurare o eludere, invocando argomenti il cui carattere fallace non è sempre facile scoprire. Continue reading “Parashà Ekev – Il rispetto per le minoranze”

Parashà Vaetchannan – Ogni processo ha bisogno di un leader diverso.

Il popolo di Israele si appresta ad attraversare il Giordano e ad entrare nella Terra promessa. In quel luogo la sua vita cambierà e si dovrà confrontare con sfide mai conosciute prima. Questo è il momento culminante di tutto il percorso che, lungo i quaranta anni del deserto, darà luogo ad una nazione, partita come popolo di schiavi.

Da quel momento in poi la vita sarà diversa, il confronto quotidiano si relazionerà con le normali necessità di un popolo e non più con il rischio dell’imprevedibile. Per questo anche le strutture della leadership e del potere dovranno cambiare.

Moshé era cosciente di tutto questo. Egli era stato il visionario, il sognatore che aveva insegnato ad un intero popolo una utopia che stava per divenire realtà. Aveva guidato la liberazione di un popolo che non aveva voglia di essere liberato e lo aveva guidato attraverso il deserto, per tappe dove tutte le necessità vitali della sua gente furono soddisfatte in modo miracoloso.

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Parashà Balak – Amore e timore

Ci lascia sempre molto pensierosi la parasha di Balak. Abbiamo questo re che è terrorizzato dalla potenza di Israele ma allo stesso tempo coglie l’idea che per sconfiggere questa potenza c’è bisogno di un attacco diverso da quello militare.

Ecco che entra in scena Bilaam, il mago, il potere “altro”, l’idea di poter giocare con energie e magia, con benedizioni e maledizioni. Bilaam che a suo modo è un uomo di fede. Una fede particolare, oscura, negativa ma pur sempre fede. Una fede che è paura di Dio, non timore e non amore per Lui. Bilaam è il prototipo, è l’esempio di una fede non ebraica. Rispetta Dio perché ne accetta l’Onnipotenza, non perché ne custodisce l’amore per il mondo e per il genere umano. Vero è che il timore è parte della relazione di fede tra uomo-ebreo e Dio, ma si tratta di un timore che è custodia di rispetto e consapevolezza del nostro limite, non terrore di creatura schiacciata dal potere infiniti di Dio. Ed è per questo motivo che timore ed amore per l’Ebraismo si possono fondere come recitiamo prima dello Shemá, mentre terrore ed amore difficilmente si incontrano. Anche questa è la distanza tra Bilaam e noi.

Una distanza che da Bilaam in poi troveremo ripetuta più volte nella storia della relazione tra uomo e Dio, una relazione che ebraicamente si esprime in modo totalmente diverso, da allora sino ad oggi.

Parashà Chukkat – In cosa ha sbagliato Moshè?

Qual è stato il peccato di Moshè? In questa parashà di Chukkat leggiamo il terribile episodio che condannerà Moshè a non entrare nella terra promessa, lui che era guida e maestro del popolo ebraico.
Al capitolo 20 ed ai versetti dal 9 al 13 leggiamo: “Moshe prese il bastone che era davanti come il Signore gli aveva ordinato, e radunarono Moshè ed Aaron tutta la comunità davanti alla roccia e Moshe disse loro: “ Ascoltate, ribelli, faremo noi uscire da questa roccia dell’acqua per voi? Moshe alzò la mano, percosse la roccia con il bastone due volte e ne uscì acqua in abbondanza: ne bevvero la comunità ed il bestiame. Ma il Signore disse a Moshe ed Aaron: “Poiché non avete creduto in me, in modo che manifestassi la mia santità agli occhi dei figli di Israele, per questo motivo voi non accompagnerete questa comunità nella terra che io gli do. Queste sono le acque di Merivà, dove i figli di Israele litigarono con il Signore e dove Egli si mostrò Santo in mezzo a loro.”
Ma in definitiva qual è stato il peccato di Moshè? Il grande maestro italiano, Shemuel David Luzzatto scrive: “Moshe Rabbenu peccò davvero molto ed i commentatori gli hanno imputato tredici e più sbagli, ognuno dei quali gli ha causato nel suo cuore una nuova colpa, giacchè Don Itzhak Abravanel riportò dieci opinioni ed aggiunse la sua, Rashban nel libro Maghen Avot alla pagina 75 aggiunge una altra opinione, Ramban un’altra ancora e probabilmente sono state scritte altre opinioni che io non conosco;
così che avevo sempre evitato una approfondita indagine di ciò, temendo che attraverso questa mia indagine venisse fuori un nuovo commento ed anche io stesso mi sono ritrovato ad aggiungere un nuovo peccato per Moshè Rabbenu.” Continue reading “Parashà Chukkat – In cosa ha sbagliato Moshè?”

Parashà Korach – Chi era costui?

Chi è Korach? Non una persona qualsiasi ed è per questo che la sua rivolta, il suo agire contro Moshe ed Aaron e contro la stessa idea di Torà è ancora più grave di quello che possa apparire. Korach è il capo della famiglia di Keahat, una della più importanti famiglie tra i leviti. Korach aveva un ruolo importante nel dover portare il Mishkan, il tabernacolo nel deserto, Korach era un uomo intelligente. Come è stato possibile che potesse diventare il leader di una rivolta così drammatica e così insensata?

Il punto è che l’intelligenza di Korach, così come l’intelligenza in genere, non è un mezzo di sicura difesa dall’errore spirituale, dall’allontanamento da Dio, dal peccato stesso. Korach intelligentemente aveva vissuto la liberazione dall’Egitto, i prodigi che l’hanno accompagnata, la presenza di Dio quasi palpabile di fronte al Mar Rosso, il dono della Torà e la rivelazione sul Sinai. Eppure tutto questo non ha salvato Korach ed i suoi duecentocinquanta uomini dalla ribellione. Eppure da Korach c’è da imparare. C’è da imparare dalla sua caparbietà, dalla sua voglia di raggiungere il ruolo di sommo sacerdote, ma non c’è da imparare dall’uso che lui fa della sua intelligenza, dalla strumentalizzazione della Torà per i suoi scopi, dal suo trascinare gli altri nell’errore e solo per i suoi scopi personali. Continue reading “Parashà Korach – Chi era costui?”