Parashà Emor – Il ruolo del sacro

Esiste un ruolo storico ed un ruolo contemporaneo ed invisibile del Cohen. Il ruolo storico è quello che conosciamo attraverso la Torá, rispetto alla sua presenza nel Bet HaMikdash, rispetto al suo essere persona fisica di incontro tra Dio e uomo, tra rito e Shechina otre la stessa ritualità.
In nome di questo ruolo i primi versetti della nostra parasha di Emor delimitano e definiscono lo spazio ben definito e ben delimitato che il Cohen ha per la propria vita privata sia in positivo che in negativo. Allo spazio del dolore il Cohen può concedere solo lo stretto ambito familiare ed allo spazio positivo come quello matrimoniale il Cohen può concedere solo gli spazi che la Torà delimita: il Cohen non può sposare una divorziata o  una ghioret.
È davvero difficile comprendere le richieste della Torá in questo senso perché è chiaro che a livello emotivo ci è difficile seguire la logica di una imposizione matrimoniale che impone al Cohen di non poter sposare una donna ebrea che sia divorziata o ghioret.

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Parashà Vayakhel Pekudei – Una unione mistica con Dio

“E i capi dei popolo portarono pietre d’onice e pietre da incastonare per l’efod e per il pettorale,
aromi e olio per il candelabro, per l’olio dell’unzione e per il profumo fragrante, il ketoret hasamim” (Esodo 35, 27-28).
E’ sempre stato difficile comprendere fino in fondo l’offerta dell’incenso che bruciava nel Mishkan ed in seguito nel Mikdash, nel Tempio di Gerusalemme.
Il ketoret bruciava quotidianamente ed una volta l’anno bruciava all’interno del Kodesh haKodashim, il luogo più sacro del Tempio.
Si trattava di un rituale che esprimeva un’intima connessione con l’Eterno, una devekuth, una unione mistica con Dio stesso.
Dobbiamo notare che la parola ebraica katar, che vuol dire bruciare, in aramaico ha il senso di “attaccarsi, legarsi”.
Il senso di questo legame richiama un’unione con Dio che va al di là di un rito come il sacrificio o l’offerta sull’altare.
Affermano, infatti i nostri saggi: “ Tutte le offerte venivano portate a causa dei peccati o degli obblighi, ma il ketoret era offerto solo per gioia.” (Tanchuma Tetzaveh, 15)
Il ketoret era un’insieme di profumi e fragranze, il suo fumo profumato che saliva verso l’alto simboleggiava una perfetta connessione tra cielo e terra, tra spirito e materia.

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Un ponte tra Israele e Polonia

Da Israeliano che lavora in Polonia, mi sento abbattuto. Da un lato la nuova legge proposta dal governo crea molti fraintendimenti e può portare a conflitti; dall’altro lato l’aggressività di certi politici israeliani ha solo infuocato ulteriormente la discussione, creando un’ondata di antisemitismo, ulteriori pregiudizi e mancanza di unità. Ogni parte ha le sue ragioni e quasi tutti hanno i loro estremisti che aggiungono legna al fuoco.

Qual è la mia opinione in tutto questo? E’ assurdo sostenere che i Polacchi abbiano creato i campi di sterminio, così come è assurdo sostenere che mai nessun Polacco abbia ucciso un Ebreo durante la Shoah. E’ un errore sostenere la “complicità nazionale polacca” quando il governo polacco era emigrato in Inghilterra, quando la Polonia era occupata dai Tedeschi, ma è ugualmente terribile il tentativo di lavare la memoria storica e non fare i conti con il proprio passato.

Ancora qualche anno fa ero così orgoglioso del precedente Presidente della Repubblica di Polonia, che aveva detto: “Anche noi siamo responsabili delle sofferenze degli Ebrei durante l’Olocausto”. Oggi invece vedo una orgogliosa necessità dell’attuale presidente nell’incrementare il nazionalismo. Sono dispiaciuto della sua visione in cui si vuole acuire la paura verso quegli Ebrei che negli ultimi 25 anni hanno vissuto in Polonia sentendosi qui a casa.

Qual è il nostro ruolo in questa voragine che si sta creando? Noi che ci siamo impegnati nella causa israeliana ma anche in quella ebraica su suolo polacco, cosa dobbiamo fare? Dovremmo ritiirarci nell’anonimato, come durante il regime comunista, quando si credeva che fosse meglio non farsi sentire? Dovremmo rialzarci e far sentire la nostra voce nel risolvere questo conflitto? Da rabbino che vive a Cracovia, dove si cerca di far rinascere lo spirito ebraico, trovo ispirazione nelle parole di Torah. Continue reading “Un ponte tra Israele e Polonia”

Hanukkà con Rav Pinhas Punturello – Lezione 2

La seconda della serie di lezioni dedicate a Hanukkà, tenute dal nostro emissario per l’Italia.

Questa volta si tratta di una riflessione registrata, ma si potrà parlarne con il Rav alla  prossima lezione online da Gerusalemme, del 20 dicembre 2016.

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Parashat Ki Tavo – Onestà verso le proprie origini

Il senso profondo del proprio cammino e l’onestà verso le proprie origini permeano profondamente l’apertura della parashà di Ki Tavo.

La cerimonia dell’offerta delle primizie, bikkurim, che si portavano al Tempio e si consegnavano al cohen era accompagnata da una dichiarazione che era allo stesso tempo un preghiera di ringraziamento, un momento di onestà identitaria e la presa di coscienza dei propri limiti umani.

Deuteronomio 26, 4: “Allora il sacerdote prenderà il paniere dalle tue mani e lo deporrà davanti all’altare dell’Eterno, il tuo DIO; e tu rispondendo dirai davanti all’Eterno, il tuo DIO: “Mio padre era un Arameo sul punto di morire; egli scese in Egitto e vi dimorò come straniero con poca gente, e là diventò una nazione grande, potente e numerosa. Ma gli Egiziani ci maltrattarono, ci oppressero e ci imposero una dura schiavitú. Allora gridammo all’Eterno, il DIO dei nostri padri, e l’Eterno udì la nostra voce, vide la nostra afflizione, il nostro duro lavoro e la nostra oppressione. Così l’Eterno ci fece uscire dall’Egitto con potente mano e con braccio steso, con cose spaventose e con prodigi e segni; ci ha poi condotti in questo luogo e ci ha dato questo paese, paese dove scorre latte e miele. Ed ora, ecco, io ho portato le primizie dei frutti del suolo che tu, o Eterno, mi hai dato!”.

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Separare la Challà a Maalot

C’era molta farina durante l’ultimo evento di Rosh Chodesh (primo del mese) a Maalot. Del tipo che diventa pane, anzi challà per essere specifici.

Questa speciale “hafrashat challà” o evento della separazione della challà è stato organizzato con la Rabbanit Tali Kook. Si è svolto nella cittadina israeliana settentrionale di Maalot, con le donne Bnei Menashe che vivono lì.

 

“Hafrashat challà” è la separazione di un piccolo pezzo della challà prima della cottura in forno. Questo atto simbolico proviene da un comandamento biblico, quando in pezzo di challà andava donato al Kohen prima di essere bruciato al Tempio. Ai giorni nostri, quando il Tempio non c’è più, la porzione viene bruciata o rispettosamente donata alle persone che ne hanno necessità.

A questo speciale evento d’inizio del mese ebraico di Av, le donne hanno imparato a preparare la challà, così come a essere unite nell’atto della “hafrasha”. Questo rafforza molto l’azione. Hanno fatto la “hafrasha” chiedendo un buon anno per tutto il Popolo Ebraico.

Foto a seguire; peccato non avere potuto farvi assaggiare un pezzo di challà ?

Riscoperta un’antica “kinà” per Tisha BeAv

Le Kinot sono poemi o versi tristi recitati tradizionalmente per Tisha BeAv, giorno di lutto in memoria della distruzione dei due Tempi di Gerusalemme e altre tragedie nella storia ebraica. Un’antica kinà della comunità medievale di Castilla in Spagna è stata da poco riscoperta. La kinà è scritta in un ebraico bellissimo e poetico.

La kinà di Castilla è unica per la sua regione e lamenta della particolari sfortune cadute sulla Spagna e il Portogallo a seguito dell’Inquisizione. Per esempio include questi versi:

“Dove sono le comunità di Castiglia, di Siviglia e Aragona?”

“Altri fratelli sono stati espulsi, giovani e anziani.”

“Hanno riso della nostra sfortuna. Hanno preso i nostri tesori, le nostre sinagoghe, i nostri libri.”

“Gli Ebrei sono perduti. Dov’è il nostro salvatore?”

Se dite le Kinot per Tisha BeAv, forse vorrete aggiungere questi antichi versi degli Ebrei di Castiglia.

In Allegato il testo in ebraico, che si può stampare e usare durante questi giorni.

 

Chanukkà: oltre le candeline

Di Rav Pinchas Punturello

L’impatto emozionale e storico della festa di Channukkà generalmente porta le nostre riflessioni lungo la strada della luce, di un mondo da illuminare, della lotta contro il buio.

Se da un lato l’idea dell’impegno della luce contro il buio è commovente, dall’altro rischia di scivolare in un buonismo pericoloso o in una sorta di momento collettivo, per il quale l’accensione delle channukkiot può perdere il senso della mitzvà, perdendo anche un altro grande insegnamento per l’intero mondo ed in particolare per la nostra generazione.

chanukah_lights

Channukkà non è solo una festa religiosa, gli avvenimenti che la contraddistinguono sono storici, a tratti militari, ci raccontano la resistenza ad un potere maggioritario, quello ellenista, che tentò in tutti i modi e con ogni mezzo di inglobare e neutralizzare la cultura ebraica, la storia ebraica, il culto ebraico, in altre parole la nostra identità. Channukkà è una festa che è stata fonte di molte discussioni prima di essere accettata dai nostri maestri come mitzvà, come momento religioso “obbligatorio” da tramandare per le future generazioni del popolo ebraico e del mondo intero.

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