Parashà Beshalach – La religiosità come elemento dinamico

Questa parashà ci pone di fronte ad un momento cruciale nella storia del popolo di Israele. Dopo secoli di schiavitù fisica e dopo essere stati a rischio di soccombere anche spiritualmente, il popolo di Israele si ritrova, per comando di Moshé, sulle sponde del Yam Suf, “un mare grande e tempestoso”.

Con timore stanno contemplando il Yam Suf, quando appaiono gli egiziani e si avvicinano pericolosamente: un mare immenso di fronte ed un nemico alle spalle…senza armi, senza eserciti, senza una coscienza della propria libertà, senza esperienza alcuna rispetto alla necessità pratica di difendersi e sopravvivere.

“Non c’erano forse tombe in Egitto?” Si lamenta il popolo tremante con Moshé: “Perché ci hai portato a morire nel deserto?” Sottomessi al panico, buttano su Moshé la frustrazione immensa che li opprime. Però Moshé, attento al ruolo che deve ottemperare, reagisce immediatamente: “Non temete. Restate eretti e vedrete la salvezza di Dio…”. Moshé non aveva ricevuto nessuna comunicazione da parte del Creatore; una convinzione tanto forte non aveva alcun fondamento. Ma, in quanto leader sa che, prima di tutto, deve restituire al suo popolo la serenità perduta e deve insegnargli ad avere fiducia in Dio. Continue reading “Parashà Beshalach – La religiosità come elemento dinamico”

Parashà Bo – Perché è importante la relazione tra le generazioni?

La Torà nella sua completezza, con tutte le mitzvot, leggi pratiche e teoriche, fu donata al popolo di Israele solo nel momento in cui esso arrivò ai piedi del Monte Sinai, ma quattro mitzvot furono imposte precedentemente. Il primo precetto fu quello del “pru urbù”, siate fertili e moltiplicatevi, comandato da Dio stesso ad Adamo ed Eva, in seguito venne il “brit milà”, il patto stabilito tra Dio e Abramo per tutte le generazioni successive, attraverso la circoncisione, poi il “guid hanashe” (la proibizione di mangiare il nervo del muscolo posteriore degli animali) ed in questa nostra parasha, per ultimo, il popolo di Israele riceve l’ordine di compiere il “korban pesach”, ovvero il sacrificio di un agnello, prima di rompere il laccio della schiavitù ed il legame con l’Egitto.

A ciascun membro del popolo di Israele è dato questo precetto che comporta una autentica sfida: l’agnello, animale sacro per gli egiziani, doveva essere preso, custodito per tre giorni in casa di ogni ebreo e sacrificato davanti allo sguardo degli egiziani. Alla fine, il rituale prevedeva anche l’obbligo di consumare tutta la carne dell’agnello e per questo era necessaria la partecipazione di varie famiglie ebraiche ad ogni sacrificio.

Continue reading “Parashà Bo – Perché è importante la relazione tra le generazioni?”

Parashà Vajeshev – Avvicinarsi al prossimo

Nella parashà di Vajeshev (Genesi capitolo 37, versi 16 e 17) si racconta che Jacov Avinu (Giacobbe) dopo accesi conflitti  famigliari, prega suo figlio Josef (Giuseppe) di andare a ripacificarsi  con i suoi fratelli accecati dalla gelosia e dall’odio nei suoi confronti. Josef ascolta il consiglio del padre e va in cerca dei suoi fratelli. Durante il tragitto incontra un uomo, secondo Rashi si tratta dell’angelo Gavriel (Gabriele) che gli chiede cosa stesse cercando. La risposta di Josef è netta e decisa: “Sto cercando i miei fratelli, dimmi per favore dove si trovano”.

La risposta dell’uomo (Gavriel) è altrettanto diretta: “Son partiti da qui”.

I nostri hahamim (maestri) si interrogano sul significato di questi due versi e ne estrapolano significati profondi e importanti. La vera domanda di Josef non è riferita ad una posizione geografica, Josef non cerca i suoi fratelli per i campi di Kenaan,  ma piuttosto,  Josef sta cercando un rapporto autentico,  esprimendo tutta la volontà di tenersi stretta la sua famiglia, di non rinunciare a una vera relazione anche se caratterizzata da  odio e amore. Consapevole del sentimento di odio e gelosia che i fratelli gli riservano Josef è  fiducioso nella possibilità di ricreare un legame pacifico. Continue reading “Parashà Vajeshev – Avvicinarsi al prossimo”

Preparare e separare la challà per Shabbat

Yael Mendoza, volontaria di Shavei Israel in Colombia, continua ad inviarci resoconti e belle foto dalle diverse comunità ebraiche che ha visitato nell’ambito del suo progetto.

Questa settimana si trova a Baranquilla – una città nella Colombia settentrionale – dove ha organizzato varie attività pre-Chanukkà, tra queste  l’importante mitzvà della separazione della challà – una parte della pasta va messa da parte con le dovute benedizioni. Le donne del luogo erano felici dell’incontro, di condividere questa esperienza e di assaporare questi bellissimi pani a Shabbat.

La volontaria di Shavei Israel si è recata a Cali, in Colombia

Yael Mendoza, volontaria di Shavei Israel, continua il suo eccitante viaggio attraverso il paese, dove intende visitare tutte le 11 comunità di Bnei Anusim!

Probabilmente avrete già letto su questo blog della sua permanenza a Bogotà dove è stata accolta in maniera calorosa dalla comunità, entusiasta di una riconnessione con le proprie radici ebraiche. Questa settimana Yael si è trovata a Cali, dove ha organizzato corsi di ebraico ed ebraismo per i membri della comunità di tutte le età.

Yael ha condiviso con noi alcune foto della sua vita a Cali, scorci della città, un corso di preparazione della challà e altre attività, per incoraggiare più persone a visitare questo meraviglioso luogo e fare del volontariato.

 

Parashà Toldot – La preghiera come dialogo

La parashà settimanale ci presenta fin da subito la difficile, ma tanto desiderata, gravidanza di Rivka, che porta in grembo due gemelli che si muovono incessantemente senza darle riposo. Rivka saprà che i due gemelli saranno padri di due popoli o per meglio dire di due approcci diversi al mondo, tra la materia e lo spirito, in una lotta senza sosta e dove, a volte, i ruoli potranno essere anche drammaticamente confusi, tra il fratello tendente alla spiritualità e quello tendente alla materialità. ( Genesi 25, dal verso 22 in poi).

Come e dove avrà Rivka risposte alle sue domande? Il testo biblico ci racconta che una volta avvertiti questi terribili dolori Rivka “andò a chiedere all’Eterno”, motivo di tanta pena. Rashì commenta il versetto dicendoci che si recò a sentire quale sarebbe stata la conclusione della sua gravidanza. Il Midrash Bereshit Raba afferma invce che Rivka si recò nel bet midrash di Shem ed Ever, che erano discendenti di Noè e suoi discepoli, che le spiegarono l’esistenza dei due gemelli ed il loro destino simbolico. Continue reading “Parashà Toldot – La preghiera come dialogo”

Parashà Nitzavim – Il patto di ognuno di noi

Ogni cultura concepisce forme diverse di relazione ed impegno tra le persone e le istituzioni. Noi ci rapportiamo alle persone ed alle istituzioni, per iscritto o oralmente, sia attraverso le emozioni, che l’intelletto, che la legge. In questa parashà la Torà pone di fronte a noi una formula diversa di impegno: il Patto.

Il Patto che formula la Torà prevede la necessità di due parti, chiaramente differenziate ed obbligatoriamente presenti, che accettano il patto in modo esplicito. Da un lato abbiamo Dio, dall’altro il popolo di Israele composto da persone che, nel momento in cui viene stipulato il Patto, si rivolgono a Dio al singolare come se fossero un unico individuo. Il patto si realizza sempre tra due parti che mantengono la loro indipendenza ma che non sono obbligatoriamente uguali o reciprocamente equivalenti. Il concetto di Patto è applicabile al rapporto tra Dio e l’uomo, a quello di un uomo con sua moglie, a quello tra due uomini o a quello tra istituzioni con usi ed ideologie differenti: due uomini o entità “uguali” non hanno bisogno di un patto. Sarebbe inutile fare un patto con se stessi. Continue reading “Parashà Nitzavim – Il patto di ognuno di noi”