Parashà Vaishlach – Guardare in profondità

Genesi 33, 1: “Giacobbe alzò gli occhi, guardò e vide arrivare Esaú, che aveva con sé quattrocento uomini. Allora divise i figli fra Lea, Rachele e le due serve. In testa mise le serve e i loro figli, poi Lea e i suoi figli, e da ultimo Rachele e Giuseppe. Egli stesso passò davanti a loro e s’inchinò fino a terra sette volte, finché giunse vicino a suo fratello.”

E’ davvero difficile digerire il fatto che il nostro padre Yaakov si sia inchinato per sette volte di fronte a suo fratello Esaù.

E’ davvero difficile provare a comprendere come egli abbia potuto chiamarlo: “ Signor mio” e come egli stesso si sia definito: “ Suo servo.”

Lo Zohar (I 171B) offre una visione completamente diversa degli eventi, come è tipico per i testi mistici.

Si chiede lo Zohar: “ Come è possibile che Yaakov, il più completo dei nostri padri si sia così tanto prostrato di fronte Esaù che invece rappresenta l’idolatria ed il potere del male?”

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I nostri studenti in Spagna e Portogallo partecipano alla Giornata Globale di Studi Ebraici

Non vi è spiegazione concreta per l’interesse che da sempre suscita il mondo ebraico nelle persone di tutto il mondo, neanche la sociologia sa darne una ragione. E’ semplicemente meraviglioso osservare come trascendano le virtù dell’ebraismo: la sua bellezza, i suoi valori, la sua moralità, la sua umanità e capacità di parlare alle persone. Questo potere attraversa le frontiere, unisce culture, nazioni e generi. Inoltre, due religioni come il cristianesimo e l’islam ne derivano.

L’unicità della Torah si può capire e in particolare sentire nella Giornata Globale di Studi Ebraici, seguita quest’anno dagli studenti di Rav Elisha Salas, emissario di Shavei Israel in Spagna e Portogallo.

Il Global Day of Jewish Learning è un progetto della Aleph Society e di Rav Adin Steinsaltz, ed è la terza volta che Rav Salas e i suoi studenti vi partecipano. Leggi tutto “I nostri studenti in Spagna e Portogallo partecipano alla Giornata Globale di Studi Ebraici”

Parashà Vayetzè – La Diaspora

Genesi 28, 10-11: “Giacobbe partì da Beer-Sceba e giunse a Charan. Capitò in un certo luogo, e vi passò la notte, perché il sole era già tramontato.”

Il Talmud Chullin 91b interpreta questo versetto seguendo un filo interpretativo molto preciso.

Yaakov va a Charan, dopo di che “capita” in un certo luogo (makom), che è il posto dove egli sognerà gli angeli che salgono e scendono sulla scala e sappiamo che quel luogo è ancora in terra di Israele. Come è dunque possibile che egli fosse giunto a Charan? Per risolvere questa difficoltà del testo il Talmud afferma che Yaakov era giunto a Charan, ma poi era tornato indietro verso la terra di Israele e questo suo ritornare fu benedetto con un miracolo che accorciò per lui le distanze da Charan ad Israele, facendo in modo che egli potesse coprire quel tragitto in poco tempo. Yaakov torna indietro, stando a questa interpretazione, perché si rende conto di essere passato oltre il luogo dove i suoi padri, Avraham ed Itzhak, avevano pregato ed allora si decide a tornare indietro e miracolosamente “capita” in quel luogo che altro non era che il monte Moriah, il posto dove sarebbe stato costruito il futuro Bet HaMikdash. Leggi tutto “Parashà Vayetzè – La Diaspora”

Parashà Chaiè Sarah – Lo sguardo rivolto al futuro

La morte di Sarah porta Avraham ad un confronto con la popolazione locale, i Chittei, ai quali deve chiede un pezzo di terra o un qualunque luogo di sepoltura. Avraham apre con queste parole la sua richiesta:“Io sono forestiero e di passaggio in mezzo a voi. Datemi la proprietà di un sepolcro in mezzo a voi, perché io possa portar via la salma e seppellirla” (Genesi 23,4). In ebraico il testo si esprime con le parole: gher e toshav, straniero e residente che sono, in realtà, concetti che potrebbero essere in contraddizione.

Ad ogni modo per quale motivo Avraham si presenta con queste caratteristiche rispetto alla necessità di seppellire Sarah sua moglie? Ramban ci fa notare che esisteva un uso presso i Chittei di seppellire i propri morti nelle proprietà di appartenenza familiare, mentre esistevano altri giardini cimiteriali dedicati agli stranieri. La sepoltura segnava anche essa una appartenenza familiare, uno sguardo al passato del defunto ed ai suoi legami familiari terreni, non ultimo al suo lignaggio. La divisione dei giardini cimiteriali nella società chittea è rivolto al passato e richiama il passato.

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Parashà Lech Lechà – Avvicinarsi alla spiritualità

Chi era Lot nipote di Avraham? Uno tzaddik o un rashà? Un giusto o un empio?

Secondo Rabbi Yehuda (Bereshit Rabba 41, 8) Dio si infuriato con Avraham perché ha lasciato partire Lot, mentre secondo Rabbi Nechemia (ibidem) Dio si è infuriato con Avraham perché ha permesso a Lot di vivere con lui.

Tutto questo non aiuta a rispondere alla domanda iniziale: Lot era giusto o empio?

Lot era entrambe le cose. A Sodoma, in un contesto di malvagità legalizzata, dato che gli abitanti di Sodoma avevano dichiarato punibile di morte, Lot era un giusto perché ha rischiato la propria vita e quella dei suoi cari per ospitare gli angeli inviati da Dio. Ma la domanda a questo punto è una sola: “Cosa ci faceva il nipote di Avraham a Sodoma?” Ed ecco che quindi siamo costretti ad ammettere che Lot era anche un materialista sfrenato: il suo amore per la ricchezza ed il guadagno lo hanno reso cieco portandolo a vivere in una società completamente lontana dai valori della famiglia di suo zio Avraham.

Ed allora perché Avraham ha tenuto Lot accanto a sé nonostante questo suo aspetto problematico? Avraham era animato, nei confronti di Lot e del mondo in genere, dal chessed, dall’amore disinteressato e dalla volontà di portare il prossimo ad un livello spirituale consapevole e superiore. Leggi tutto “Parashà Lech Lechà – Avvicinarsi alla spiritualità”

La Sukkà di Palermo

Sukkot sarà anche finito, ma vogliamo condividere queste bellissime foto con voi.

Passare da una sukkà all’altra è una delle nostre attività preferite, sia nella realtà che in maniera virtuale, è anche una tradizione quella di visitare le “capanne” costruite dagli amici portando gioia e allegria (e far risuonare un “lehaim” porta sempre buona energia!).

E quindi noi di Shavei Israel, dopo avervi fatto vedere le capanne dei Bnei Menashe in India, vi portiamo virtualmente a Palermo per vedere come hanno celebrato i nostri fratelli siciliani.

 

La sukkà di Palermo è stata costruita in cima ad un palazzo, sulla terrazza, e il cielo era molto vicino…

Medici israeliani visitano la città di Erode in India

Il Zion Torah Center ha accolto Zvi e Rachel Simon quest’anno per le feste di Sukkot.

Zvi è un oncologo presso l’ospedale Tel Hashomer di Tel Aviv. Sua moglie è una psichiatra. Sono stati ospitati a Erode, dove hanno incontrato la comunità, mangiato nella sukkà e fatto scuotere il lulav.

Ecco alcune foto dalla sukkà:

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