Pesach – La festa dell’impegno per la libertà

“ Commuove il cuore come se si ascoltasse la dolcezza di una delicata ninna nanna. Persino quegli ebrei che si sono allontanati dalla fede dei loro padri nella folle ricerca di altre gioie ed altre glorie sono portati verso il profondo del loro essere quando, per caso, sentono di nuovo le vecchie melodie di Pesach che una volta a loro erano tanto care.”

Chi dice queste parole è Heinrich Heine poeta, scrittore, letterato ebreo tedesco che per seguire lui stesso la sua carriera nel 1825 si battezzò definendo questo gesto: “Il proprio biglietto di ingresso in società”. In definitiva un ebreo di quelli che egli stesso descrive: Persino quegli ebrei che si sono allontanati dalla fede dei loro padri nella folle ricerca di altre gioie ed altre glorie sono portati verso il profondo del loro essere quando, per caso, sentono di nuovo le vecchie melodie di Pesach che una volta a loro erano tanto care.”

Di fronte alle parole di Heine possiamo scegliere di intraprendere due strade che conducono a due tipi di reazioni diverse. Una è la strada della commozione, della lacrima identitaria che vede alla nostalgia dei nostri fratelli lontani con speranza di redenzione e di ritorno….verso quel “profondo del loro essere” che viene mosso e commosso dall’ascolto del mah nishtana.

L’altra strada è quella della consapevolezza che sul romanticismo, sulla nostalgia, sul sospiro identitario non si basa Pesach, né la preparazione necessaria ad essa né alcuna delle mitzvot legate al seder ed ai sette giorni di festa che ci aspettano. Continue reading “Pesach – La festa dell’impegno per la libertà”

E’ stato inaugurato un nuovo Kollel a Cali, in Colombia

Un nuovo kollel, luogo di studio e approfondimento per l’ebraismo, è appena stato inaugurato nella città di Cali, in Colombia.

Il Kollel “Bet Abraham” è aperto a tutti gli ebrei che vogliano approfondire la loro conoscenza della Torah scritta e orale, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 24. Continue reading “E’ stato inaugurato un nuovo Kollel a Cali, in Colombia”

Parashà Vayikra – Il significato dei sacrifici

Dobbiamo ammettere che è davvero complicato per noi moderni comprendere il significato profondo dei sacrifici, elemento centrale del libro del Levitico. Levitico 1, 5-6: “Poi immolerà il capo di grosso bestiame davanti al Signore, e i sacerdoti, figli di Aronne, offriranno il sangue e lo spargeranno intorno all’altare, che è all’ingresso della tenda del convegno. Scorticherà la vittima e la taglierà a pezzi…” Animali tagliati, scorticati, fatti a pezzi…un mondo come il nostro dove la sensibilità verso il mondo animale è davvero profonda il sacrificio rituale resta qualcosa di incomprensibile. Forse la domanda che dovremmo porci è se il nostro mondo è davvero profondamente sensibile nei confronti del mondo animale.

Commentando questo passaggio della Torà Rav Kook scrive in in Igrot haReiyà IV, 24 che per poter comprendere il ritorno dei sacrifici nel nostro mondo dobbiamo, in un certo senso, liberarci da un certo peso della cultura europea. I sacrifici, agli occhi di Rav Kook, non sono un rito primitivo, bensì contengono un messaggio di santità che non può essere compreso se non attraverso la rivelazione divina rispetto allo stesso messaggio messianico che si rivelerà nella sua completezza con la Redenzione finale del popolo ebraico e del mondo intero. In altre parole l’intera cornice degli aspetti pratici dei sacrifici si rivelerà solo con la volontà divina che ci svelerà il senso profondo del rituale. Continue reading “Parashà Vayikra – Il significato dei sacrifici”

Parashà Vayakhel Pekudei – Una unione mistica con Dio

“E i capi dei popolo portarono pietre d’onice e pietre da incastonare per l’efod e per il pettorale,
aromi e olio per il candelabro, per l’olio dell’unzione e per il profumo fragrante, il ketoret hasamim” (Esodo 35, 27-28).
E’ sempre stato difficile comprendere fino in fondo l’offerta dell’incenso che bruciava nel Mishkan ed in seguito nel Mikdash, nel Tempio di Gerusalemme.
Il ketoret bruciava quotidianamente ed una volta l’anno bruciava all’interno del Kodesh haKodashim, il luogo più sacro del Tempio.
Si trattava di un rituale che esprimeva un’intima connessione con l’Eterno, una devekuth, una unione mistica con Dio stesso.
Dobbiamo notare che la parola ebraica katar, che vuol dire bruciare, in aramaico ha il senso di “attaccarsi, legarsi”.
Il senso di questo legame richiama un’unione con Dio che va al di là di un rito come il sacrificio o l’offerta sull’altare.
Affermano, infatti i nostri saggi: “ Tutte le offerte venivano portate a causa dei peccati o degli obblighi, ma il ketoret era offerto solo per gioia.” (Tanchuma Tetzaveh, 15)
Il ketoret era un’insieme di profumi e fragranze, il suo fumo profumato che saliva verso l’alto simboleggiava una perfetta connessione tra cielo e terra, tra spirito e materia.

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Parashà Tetzaveh – I luoghi del nostro incontro con Dio

La parashà di Terumà si apre con l’indicazione divina della costruzione del mikdash, un santuario, dove Dio avrebbe avuto, per così dire, il suo spazio di residenza in mezzo al popolo di Israele ( Esodo 25,8). Al verso successivo lo stesso comandamento torna a riferirsi alla costruzione di un mishkan (Esodo 25,9) che era il vero e proprio tabernacolo trasportabile nel deserto. Mikdash e mishkan sono quindi il luogo di incontro tra popolo e Dio e sono due elementi ben distinti e con significati diversi.

Il mishkan è il luogo del movimento, il luogo che il popolo può smontare e condurre con sé, è il luogo che segue l’uomo nel suo camminare, nel suo salire e scendere, sia fisicamente che spiritualmente. Il mishkan è la “tenda della radunanza”, la tenda dell’incontro, l’incontro tra l’uomo e Dio attraverso lo studio e la trasmissione della Torà. Per questo motivo nella parashà di Tetzaveh troviamo un versetto di fondamentale importanza. “…all’ingresso della tenda di convegno, davanti all’Eterno, dove io v’incontrerò per parlare con te.” (Esodo 29,42) Nel mishkan Dio si incontra con tutto il popolo di Israele, ma parla con Moshè, quel “te” che è specificato nel versetto. E cosa significa parlare con te? Rav Dessler z”l ci insegna che in quel contesto “parlare” significa trasmettere Torà, perché lo studio della Torà significa avvicinarsi a Dio con gioia e con pienezza di significato. Continue reading “Parashà Tetzaveh – I luoghi del nostro incontro con Dio”