Parashat Ki Tissa – Responsabilità

di Rav Pinhas Punturello

Il tempo del ritardo di Moshè che è stato fonte di panico per gli antichi ebrei in attesa del loro maestro ai piedi del monte Sinai, è stato di sole sei ore secondo l’interpretazione dei maestri del Midrash.

In sole sei ore il popolo cade in preda al panico e perde se stesso e la missione per la quale era stato liberato.

Huacachina-Desert-Oasis

Nel piccolo vuoto temporaneo che si era creato il popolo ha un disperato bisogno di un capo, la psicologia della massa ha una necessità assoluta di una guida anche se fittizia ed inutile come quella del vitello d’oro.

Di fronte alla paura dell’assunzione delle proprie responsabilità ci sono persone e gruppi umani che preferiscono la delega ad altri piuttosto che l’azione in nome proprio, poco importa se il delegato sia un fantoccio creato con le nostre mani come una statua forgiata con il nostro oro.

In maniera veloce ed impressionante il popolo in preda all’angoscia, per altro inutile, si rivolge ad Aaron e chiede una nuova guida incurante del fatto che la loro nuova guida potrebbe essere lo stesso Aaron, fratello di Moshè e futuro Cohen Gadol, Sommo Sacerdote. Una sostituzione naturale oltre che autorevole e di grande valore.

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Secondo incontro su YouTube con Rav Pinhas Punturello – Parashat Terumà

Eccoci di nuovo sul canale in italiano di Shavei Israel. Questa settimana Rav Pinhas Punturello commenta la Parashà (porzione settimanale di Torah) Terumà.

Buona visione e Shabbat Shalom

Parashà Teruma – Come si costruisce un’identità collettiva

“Dì ai figli di Israele che mi prendano un’offerta per tutti gli uomini che diano di cuore” ordina Dio a Moshé. “Offerte di argento, di rame, di lana tinta…e mi costruiranno un santuario…” Verrebbe spontaneo chiedersi: “Per quale motivo Dio ha bisogno che il popolo partecipi e contribuisca alla costruzione del santuario?” Ma, come accade di solito quando si ricercano risposte semplici, una tale domanda confonderebbe il tema con la risposta. Non è Dio che ha bisogno della collaborazione né ha bisogno di santuari, ma sono il popolo e i singoli individui che lo compongono, che ne hanno bisogno, che di fatto soffrono per la mancanza di elementi materiali a cui aggrapparsi, di azioni che tendano a rafforzare una coesione e che li identifichino come gruppo esistente.

La collaborazione economica di ogni individuo è stata sempre e continua ad essere un mezzo efficace per valutare ed eventualmente consolidare il livello di impegno delle persone con l’ identità collettiva alla quale appartengono. Questo impegno che deve essere costantemente riaffermato, “ognuno secondo le sue possibilità”, in modo che si possa stabilire una comunicazione del gruppo con il Creatore, in modo che sia tangibile la possibilità di dialogo tra un intero gruppo umano ed il suo Redentore.

Non è sufficiente il “naase venishma” il “faremo e ascolteremo”, pronunciato ai piedi del Monte Sinai, occorre una prova che renda percettibile lo sforzo collettivo attraverso il quale rendere palese l’impegno di ogni membro della congregazione.

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