Shavei Israel invia libri in Brasile

Il Museo Ebraico di Rio de Janeiro è noto per la sua collezione di 96 menore e oggetti rituali ebraici disegnati dall’artista nato in Russia – Joseph Feldman, residente adesso a Rio. Il piccolo museo – l’unico in Brasile fino a quando non aprirà quello di San Paolo l’anno prossimo – è stato di fatto il luogo di incontro per i turisti e i residenti ebrei. Rio ha una popolazione ebraica di 30mila persone, su 95mila in tutto il paese.

I Bnei Anousim (all’epoca chiamati marrani) sono arrivati in Brasile dal Portogallo 500 anni fa, in fuga dall’Inquisizione. Fondarono Kahal Zur, la più antica sinagoga delle Americhe, nel 1636 nella città di Recife.

 

Oggi vi sono circa 30 diverse comunità Bnei Anousim in tutto il Brasile, vi sono sinagoghe e mikve. Il numero di Brasiliani con radici ebraiche non riscoperte potrebbe ammontare al 40% della popolazione.

Ma il Museo di Rio documenta innanzitutto la storia ebraica più contemporanea, a partire dal XX secolo. Mentre molti visitatori vorrebbero conoscere la storia dei Bnei Anousim.

Per questo lo staff del museo si è rivolto a Shavei Israel all’inizio di quest’anno. Sapevano del libro di Shavei Israel Hai radici ebraiche?  adesso disponibile anche in Portoghese, così come in Spagnolo. E ci hanno chiesto delle copie per il museo.

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Abbiamo inviato loro 6 libri da tenere sul posto e far leggere ai visitatori. Ma non è stato l’unico libro inviato da Israele in Brasile. I membri della comunità Bnei Anousim di Beit Shorashim a Natal, ci avevano chiesto copie di Siddur (libri di preghiere) in portoghese.

Abbiamo controllato e abbiamo scoperto che erano quasi finiti, solo due rimasti per i Shabbat in portoghese.

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Vorremmo inviare più siddurim ai 150 ebrei di Natal. Per favore aiutateci a fare una ristampa. Potete visitare la nostra Support page e fare una donazione.

Una versione ebook di Hai radici ebraiche? può essere scaricata gratuitamente a questo link.

A breve: una libreria interattiva sul sito di Shavei Israel dove si potranno trovare tutte le nostre pubblicazioni.

 

Il significato delle preghiere

di Rav Nissan Ben Avraham

La Preghiera: l’ultimo rifugio

Gli Anusim, quegli ebrei che hanno dovuto nascondere la propria identità nel corso della storia, avendo sofferto persecuzioni e minacce da parte dei governi e degli abitanti dei paesi in cui hanno vissuto, spesso non avevano altro modo per praticare l’Ebraismo che attraverso la preghiera.

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Non potevano eseguire il precetto della circoncisione, in quanto avrebbero potuto essere scoperti, né potevano tenere correttamente il sabato e sono stati costretti a dissacrarlo, per evitare sospetti che li avrebbero messi a rischio di morte. Lo stesso per quanto riguarda il resto delle feste. Né potevano mantenere gli standard di kashrut, la dieta ebraica, come se il non mangiare carne di maiale potesse essere un segno che distingueva le leggi ‘antiquate’ degli ebrei.

Per tanti di loro tutto ciò che rimaneva erano le preghiere.

Ringraziando Dio, non abbiamo questo tipo di problemi e siamo in grado di soddisfare tutti i comandamenti senza paura, ma ancora, non siamo sempre pienamente consapevoli del significato delle preghiere che recitiamo, anche quando leggiamo nella nostra lingua.

In ebraico o in un’altra lingua?

È vero, nell’ebraismo vi è una chiara preferenza per le preghiere recitate in ebraico. L’ebraico è la lingua della profezia. La profezia non è solo quando il profeta ha un messaggio per chiunque o qualsiasi nazione, ma qualsiasi contatto diretto e consapevole tra il Creatore e l’uomo. Si presume che quando preghiamo dovremmo avere una conversazione con il Creatore, cioè, dobbiamo raggiungere un livello vicino alla profezia. E dal momento che l’ebraico è la lingua con cui questo collegamento viene compiuto con il Creatore, è importante abituarsi a pregare in questa lingua.

Naturalmente, in un primo momento, non resta che imparare il significato di ciò che diciamo, poiché una preghiera recitata come un pappagallo è inutile. Pertanto, è importante avere familiarità con le preghiere in una lingua comprensibile. Ma più tardi, avendo già una conoscenza di ciò che diciamo, è importante proseguire in ebraico.

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