Studiare il Chassidismo in Polonia, per Shavuot

In occasione della festa di Shavuot, quando lo studio della Torah acquista ancora una ulteriore importanza, la comunità ebraica di Lodz in Polonia ha organizzato svariate attività, per adulti e per i ragazzi. Una di queste trattava del “Chassidismo”, cioè della storia del movimento Chassidico in Polonia.

Questo evento è stato possibile grazie a otto leader che si sono recati in Israele per partecipare ad uno speciale seminario dove hanno studiato testi, rituali, storie dei personaggi principali e luoghi di sviluppo del Chassidismo in Polonia. Ovviamente non sono mancate lezioni riguardo ai valori universali di questo movimento, ancora attuali nel nostro mondo moderno. Continue reading “Studiare il Chassidismo in Polonia, per Shavuot”

Shavuot – Sotto le ali di Dio

Accanto alla luminosa lettura della rivelazione della Torah (Esodo 19-20) che si legge la mattina del primo giorno di Shavuot pochi sanno che per la stessa festività esiste una abbinamento con un altro libro biblico, il libro di Ruth, una delle cinque meghillot  che come le altre quattro è stata legata ad un giorno di festività dai Maestri secondo questo schema: Cantico dei Cantici / Pesach, Qohelet (Ecclesiaste) / Sukkot, Esther / Purim, e Echà (Lamentazioni) / Tisha B’Av.
Chi era Rut? Ruth è la nuora moabita di una donna israelita di nome Naomi che si era trasferita con il marito ed i figli da Israele al paese vicino di Moav. Naomi, Ruth, e la cognata moabita Orpah restano vedove in un lasso di tempo molto breve ed allora Naomi, rimasta ormai sola senza marito né figli, decide di tornare in Israele ed invita le nuore a lasciarla,  a tornare alle proprie case ed a cercare nuovi mariti. Orpah, non sappiamo se per mera educazione, inizialmente afferma di voler seguire la propria suocera ma poi di fatto torna al suo popolo, mentre Ruth è decisa a restare con Naomi e zittisce ogni replica della suocera con queste parole: ” Ovunque andrai, andrò… il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo D.o è il mio D.o”. (Ruth 1:16)

Sulla base di questo impegno, che è in sé una dichiarazione di amore filiale ma anche una condivisione di cittadinanza, di fede, di identità e di storia, Rut segue Naomi e l’evolversi di questa storia meravigliosa che consiglio di leggere e studiare porta come risultato il matrimonio di Rut stessa con un uomo di nome Boaz, ebreo e parente del defunto marito di Rut: da questa unione nascerà la famiglia che sarà la linea di ascendenza del re David, il quale aveva Rut come antenata, una moabita che aveva abbracciato fede ed identità nazionale ebraica. Continue reading “Shavuot – Sotto le ali di Dio”

Le comunità di Shavei Israel hanno celebrato Lag baOmer

La scorsa settimana, le comunità di Shavei Israel in tutto il mondo, si sono riunite per accendere i falò celebrando così Lag baOmer, la festa ebraica del 33esimo giorno dell’Omer, cioè il conto di 49 giorni che passano tra Pesach e Shavuot.

La festa ricorre anche nell’anniversario della morte di Rav Shimon bar Yochai, il cabalista autore dello Zohar.

Siamo felici di potere condividere con voi alcune foto delle celebrazioni in Polonia, India e Israele!

Qui la comunità di Siyala nel Mizoram, che gioisce del falò nonostante la pioggia:

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Ruth, figura femminile eroica – lezione online di Rav Pinhas Punturello

Per il corso “Figure eroiche e tragiche della nostra storia”

la registrazione dell’ultima lezione che Rav Punturello ha tenuto online da Gerusalemme.

Per iscriversi alle prossime lezioni (gratuite), cliccate qui.

Come hanno celebrato Shavuot in Russia e in Portogallo

La scorsa settimana, il mondo ebraico ha celebrato la festa di Shavuot, che segna il dono della Torà sul Monte Sinai 3300 anni fa.

La comunità Ebraica Subbotnik di Visoky in Russia, non è attiva da così tante migliaia di anni – la comunità venne formata quando dei contadini in Russia meridionale abbracciarono le pratiche ebraiche  e si convertirono all’ebraismo circa 200 anni fa, sotto il regime zarista – ma sono stati tuttavia scrupolosi nel celebrare la festa.

Questo potrebbe essere dovuto al fatto che Shavuot porta con sé un secondo significato – nei tempi biblici, segnava il tempo delle primizie. E gli ebrei Subbotnik sono prevalentemente degli agricoltori.

Vi sono circa 15mila ebrei Subbotnik che vivono in Russia meridionale e in Siberia. Abbiamo scritto di loro qui, qui e qui.

Abbiamo alcune foto della comunità durante le celebrazioni di Shavuot quest’anno. Venticinque Ebrei Subbotnik hanno partecipato. Queste sono state scattate nella nuova sinagoga di Visoky, che fu completata due anni fa con i fondi di Shavei Israel.

Intanto in Portogallo il nostro emissario Rav Elisha Salas ci ha inviato delle foto delle celebrazioni di Shavuot a Belmonte.

 

 

Contare l’Omer – Parashà Emor

La mitzvà di contare l’Omer occupa un posto non secondario nella parashà di Emor ed al di là della mitzvà tecnica dell’agitazione dell’Omer, il senso del conteggio e dei giorni da contare porta con sé moltissimi significati.

Rambam, Maimonide, scrive nelle Guida dei Perplessi, 3, 43: “E Shavuot è il giorno del Dono della Torà. E per rendere più grande questo giorno, si contano i giorni dal primo Moed che lo procede, come colui che aspetta il fedele amato e conta i giorni ed anche le ore: questa è la motivazione del conteggio dell’Omer dal giorno della nostra uscita dall’Egitto fino al Dono della Torà, che era di fatto l’intenzione primigenia e lo scopo dell’uscita dall’Egitto come è detto “ E vi porterò a me” ( Esodo, 19, 4).

Per Rambam il conteggio è legato al giorno finale tra tutti i giorni dell’Omer, cioè Shavuot, e la mitzvà del conteggio prende il suo senso dall’attesa per il giorno in cui celebriamo il dono della Torà.

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Il messaggio ebraico dell’inverno

di Rav Yitzhak Rapoport

Ci troviamo adesso nel periodo invernale, un periodo di “riposo” dai chaghim (feste). L’anno secondo la Torah inizia in primavera, assieme alla festa di Pesach e finisce in autunno con Sukkot e Sheminì Atzeret. Abbiamo ovviamente Hanukkah e Purim, le feste istituite dai Rabbini, però si sente in un certo modo una forma di vuoto durante l’inverno.

Vorrei quindi spiegare il messaggio di questo vuoto invernale riguardo alle feste.

Come già detto in precedenti articoli, la parola “festa” non esiste in ebraico. I “chaghim” non sono “feste” come le si intendono in occidente. Il termine non è connesso ad un concetto di santità o di qualcosa di eccezionale. La parola ebraica “chag” significa “ruota” e si riferisce al carattere di unità e solidarietà nel quale la festa dovrebbe essere celebrata quel giorno, che porta così un significato unico nella storia del nostro popolo. A Pesach HaShem ci ha liberati dalla schiavitù in Egitto. A Shavuot abbiamo ricevuto la Torà sul Monte Sinai e abbiamo portato, ogni anno, un cesto pieno di frutti al Tempio di Gerusalemme. Per Sukkot ci ricordiamo della fede e fiducia dei nostri antenati per HaShem, che sono usciti nel deserto e hanno vissuto in capanne (Sukkot) per ordine di HaShem. Uno degli scopi di ogni chag, è quello di unire il popolo ebraico attorno alla nostra storia comune. Per questo motivo, la Torah usa il termine “chag”, cioè ruota, che in realtà non ha molto a che fare con la parola “festa”.

Il “chag” viene nella Torà chiamato anche “reghel”, che significa pellegrinaggio a Gerusalemme. L’unità di un popolo si raggiunge al meglio nel luogo che è il più importante per la storia di quella nazione. Il Monte del Tempio a Gerusalemme, dove oggi si trova la moschea, è il luogo più importante per la storia del nostro popolo. Sul Monte del Tempio, Abramo e Isacco hanno avuto la loro prova di fede: quando HaShem ha detto ad Abraham, che deve donare in offerta suo figlio Yitzhak sull’altare. Il Monte del Tempio a Gerusalemme è anche il luogo dove il nostro avo Yaakov ha avuto il suo sogno della scala, che unisce la terra al cielo. Yaakov successivamente ottiene il nome Israel da HaShem. Israel, che è il primo e più vero nome del Popolo Ebraico, cioè “figli di Israele”.

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Come vivere a testa alta – Parashat Emor

Rav Eliahu Birnbaum

1_169213569In questa parashà ci viene insegnata una formula che richiama l’Ebraismo al suo dovere di mantenere viva la speranza, in modo tale che l’uomo non soccomba nella routine. Ogni persona del popolo di Israele ha il dovere di contare quarantanove giorni dalla seconda notte di Pesach fino a Shavuot per dirigersi alla fine verso il Tempio e presentare le offerte dei Bikkurim , delle primizie.

Il conteggio dell’Omer, delle sette settimane tra Pesach e Shavuot ha certamente un significato pratico per il mondo agricolo: la fine delle sette settimane coincide infatti con il momento della raccolta ed è per questo che a Shavuot le primizie, i “Bikkurim” sono offerte nel Tempio. Ma il conteggio dell’Omer lega e vincola altresì la festa di Pesach con Shavuot, l’uscita dall’Egitto con il dono della Torà: “sefirat haomer” è, di conseguenza, simbolo di un processo incancellabile che si trova al centro tra la libertà fisica e la redenzione spirituale.

Comprendiamo da questo passaggio che la redenzione spirituale non può mai essere istantanea e deve trascorrere un certo periodo affinché venga avvertita come ovvia la sua necessità. Un popolo non può vivere senza una identità culturale, senza una morale, senza leggi, senza precetti, senza norme, senza una coscienza collettiva: sono tutti elementi che accompagnano la mera liberazione fisica ma che necessitano di essere elaborati interiormente. Continue reading “Come vivere a testa alta – Parashat Emor”

Proprio sotto le ali di Dio.

ImmagineNelle mia vita non avrei mai pensato di ritrovarmi a scrivere una breve esposizione del libro di Rut e del suo significato legato a Shavuot in un blog di ebrei in cammino verso la Shechina’, verso le ali di Dio, le stesse ali che hanno accolto il popolo ebraico al momento del Matan Tora’, del dono della Tora’ ed hanno accolto Rut, antenata di Re Davide, quindi del Mashiach. 

E’ infatti necessario sapere che accanto alla luminosa lettura della rivelazione della Torah (Esodo 19-20) che si legge la mattina del primo  giorno di Shavuot in Diaspora e dell’unico giorno di Shavuot in Israele pochi sanno che per la stessa festività esiste una abbinamento con un altro libro biblico, il libro di Ruth, una delle cinque meghillot   che come le altre quattro è stata legata ad un giorno di festività dai Maestri secondo questo schema: Cantico dei Cantici / Pesach, Qohelet (Ecclesiaste) / Sukkot, Esther / Purim, e Echà (Lamentazioni) / Tisha B’Av. Chi era Rut? Ruth è la nuora moabita di una donna israelita di nome Naomi che si era trasferita con il marito ed i figli da Israele, Bet Lechem, al paese vicino di Moav. Naomi, Ruth, e la cognata moabita Orpah restano vedove in un lasso di tempo molto breve ed allora Naomi, rimasta ormai sola senza marito né figli, decide di tornare in Israele ed invita le nuore a lasciarla,  a tornare alle proprie case ed a cercare novi mariti. Orpah, non sappiamo se per mera educazione, inizialmente afferma di voler seguire la propria suocera ma poi di fatto torna al suo popolo, mentre Ruth è decisa a restare con Naomi e zittisce ogni replica della suocera con queste parole: ” Ovunque andrai, andrò… il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo D.o è il mio D.o”. (Ruth 1:16)
Sulla base di questo impegno, che è in sé una dichiarazione di amore filiale ma anche una condivisione di cittadinanza, di fede, di identità e di storia, Rut segue Naomi e l’evolversi di questa storia meravigliosa che consiglio di leggere e studiare porta come risultato il matrimonio di Rut stessa con un uomo di nome Boaz, ebreo e parente del defunto marito di Rut: da questa unione nascerà la famiglia che sarà la linea di ascendenza del re David, il quale aveva Rut come antenata, una moabita che aveva abbracciato fede ed identità nazionale ebraica. La storia di Ruth è nobile e toccante, ha spunti di riflessione e richiami di amore davvero profondi, al centro della storia  infatti vi è il חסד, che significa amore,  fedeltà, lealtà, affidabilità. Ruth si lega a Naomi con amore filiale e dedizione, lega se stessa ad un popolo ed una fede con lealtà ed attraverso i suoi atti di bontà e di coraggio diventa un modello di donna ebrea, lei che era nata moabita.

Shavuot, quindi, secondo l’abbinamento rabbinico tra festa e testo biblico, è il Moed che richiama a pieno la lettura di Ruth in nome del legame tra identità ebraica e la Torah, identità ebraica che per tutti, anche per una moabita deve passare sempre attraverso la Torà. Shavuot afferma che la Torah e il popolo ebraico non sono sistemi chiusi, ma sono, potenzialmente, sistemi universali, che danno il benvenuto a tutti coloro che con sincerità e fede intrecciano il loro destino con quello del popolo ebraico.
La dichiarazione di fede di Rut curiosamente pone il popolo di Israele prima del D.o di Israele, legando insieme destino storico, identità e fede religiosa, quasi a dire che la conversione all’ebraismo così come l’appartenenza ebraica deve avere questi tre punti saldi per poter esistere e resistere.

La storia di Rut dimostra quanto poco importi alla Torà l’origine nobile anche del grande re David e quanto invece importi la moralità delle nostre azioni e delle nostre origini aprendo migliaia di quesiti ai quali sarebbe difficile rispondere: dal vero significato della conversione all’ebraismo, al senso della nostra identità, dalla capacità o incapacità che abbiamo come ebrei e come comunità all’accoglienza dell’altro, allo sguardo che abbiamo verso il nostro futuro piuttosto che verso i nostri alberi genealogici. Un rabbino, una personalità ebraica, un grande ebreo in un albero genealogico che guarda incessantemente al passato, si trova  sempre, mentre l’importante è averne uno nel nostro immediato futuro, un futuro che come Rut deve trovare rifugio sotto le ali di Dio.