Il birkon in cinese di Shavei Israel si è dimostrato molto utile

Come molti di voi già sanno, uno dei maggiori progetti di Shavei Israel è curare, scrivere e pubblicare libri e materiali in molte lingue, traduzioni e traslitterazioni. Il tutto pensato per le nostre tante comunità sul globo. A volte queste pubblicazioni vengono usate in altro modo, e noi ne siamo molto felici.

Questa settimana si è presentata l’opportunità quando un israeliano ha ospitato un gruppo di colleghi per shabbat, erano cinesi e così ha scoperto quanto il nostro birkon (libro di benedizioni per i pasti) in cinese possa essere utile per approfondire la loro esperienza.

Ci è voluto qualche momento concitato, ma alla fine i birkonim sono arrivati in tempo, tutti ne erano molto felici e gli ospiti cinesi hanno potuto godere dello shabbat appieno, comprendendo meglio ancora la loro permanenza in Israele.

E noi? Siamo enormemente felici di avere potuto fare la differenza!

Il primo “eruv” a Belmonte dopo 522 anni

L’ultima innovazione nella vita della comunità di Belmonte in Portogallo, non solo ha contribuito a rendere speciale questo Yom Kippur, ma anche a migliorare la qualità della vita dei residenti ebrei nei prossimi giorni di Shabbat di questo nuovo anno ebraico. Adesso i Bnei Anusim della zona, possono godere di un nuovo eruv, stabilito da Rav Boaz Pash e Rav Avraham Franco, quest’ultimo rabbino della comunità.

L’eruv è una delimitazione rituale, di solito segnalata attorno ai quartieri con una forte concentrazione di residenti ebrei osservanti, che permette così alle persone di trasportare oggetti dalla sfera privata a quella pubblica. Questo è stato il primo eruv stabilito nella zona, dai tempi dell’espulsione e conversione forzata degli ebrei spagnoli e portoghesi nel 1497. Rav Boaz Pash, già emissario di Shavei Israel in Polonia, ha visitato Belmonte per Yom Kippur, per aiutare la comunità nell’organizzare delle feste piene di significato e preghiere comunitarie. Ha così sfruttato l’occasione per fare questa importante mitzvà.

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Le candele di Shabbat

È una mitzvà accendere le candele di shabbat vicino al tavolo dove si fanno i pasti di shabbat.
Affinché si possa fare il kiddush e si possa mangiare alla luce delle candele, perché questo è infatti considerato l’Oneg shabbat.
Però, se ad esempio d’estate si preferisce mangiare in terrazza o in giardino alla luce della luna, si può mangiare fuori anche se non si vedono le candele.

Se una persona vuole essere rigorosa e accendere più candele di shabbat in ogni stanza (possa ricevere su di lui la berachà) chiaramente non può far la berachà per le candele delle altre stanze.
Infine, è importante sapere che non possiamo accendere le candele e dire la berachà in un posto e spostarle poi in un altro posto.

Vi auguro Shabbat Shalom!