Parashà Vaikrà – L’appartenenza ad una identità collettiva

Il libro di Vaikrà, terzo nell’ordine in cui è divisa la Torà, comincia insegnando i differenti tipi di sacrificio che dovevano essere offerti a Dio da parte di tutto il popolo di Israele.

All’inizio della nostra parashà ci imbattiamo in una espressione molto particolare che non ha nessuna analogia possibile nel resto della Torà: “E chiamò Moshé e parlò l’Eterno dal Santuario dicendo: Parla ai figli di Israele e dì loro: “Chiunque voglia fare una offerta all’Eterno, tra gli animali…prenderà la sua offerta”. Dio ha parlato a Moshé dal Santuario.

Generalmente la Torà si esprime in questo modo: “E parlò Dio a Moshé…”; questa è l’unica occasione nella quale, nonostante l’infinita potenza della voce divina, ad ascoltare Dio c’era solo Moshé e solamente quando entrava nel Santuario trasportabile del deserto.

Ma Dio parlava davvero solo con Moshé? ci verrebbe da chiederci. O forse parlava solamente in un determinato spazio fisico? La concezione ebraica del divino tende a considerare che Dio è presente in ogni tempo, in ogni luogo ed in ogni spazio così come in ogni elemento del creato. Avere un messaggio di Dio è un qualcosa che dipende totalmente da colui che riceve, data la non mutabilità del trasmettitore. Giustamente è nel Santuario, solo in esso, che Moshé era capace di “sintonizzarsi” con l’Eterno, ponendo la sua “antenna”, il suo decodificatore interno nel solco del linguaggio divino, ricevendo in modo diretto il messaggio del Creatore.

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Parashà Tetzaveh – I luoghi del nostro incontro con Dio

La parashà di Terumà si apre con l’indicazione divina della costruzione del mikdash, un santuario, dove Dio avrebbe avuto, per così dire, il suo spazio di residenza in mezzo al popolo di Israele ( Esodo 25,8). Al verso successivo lo stesso comandamento torna a riferirsi alla costruzione di un mishkan (Esodo 25,9) che era il vero e proprio tabernacolo trasportabile nel deserto. Mikdash e mishkan sono quindi il luogo di incontro tra popolo e Dio e sono due elementi ben distinti e con significati diversi.

Il mishkan è il luogo del movimento, il luogo che il popolo può smontare e condurre con sé, è il luogo che segue l’uomo nel suo camminare, nel suo salire e scendere, sia fisicamente che spiritualmente. Il mishkan è la “tenda della radunanza”, la tenda dell’incontro, l’incontro tra l’uomo e Dio attraverso lo studio e la trasmissione della Torà. Per questo motivo nella parashà di Tetzaveh troviamo un versetto di fondamentale importanza. “…all’ingresso della tenda di convegno, davanti all’Eterno, dove io v’incontrerò per parlare con te.” (Esodo 29,42) Nel mishkan Dio si incontra con tutto il popolo di Israele, ma parla con Moshè, quel “te” che è specificato nel versetto. E cosa significa parlare con te? Rav Dessler z”l ci insegna che in quel contesto “parlare” significa trasmettere Torà, perché lo studio della Torà significa avvicinarsi a Dio con gioia e con pienezza di significato. Continue reading “Parashà Tetzaveh – I luoghi del nostro incontro con Dio”