Parashà Shemot – Ciò che definisce una nazione

Il libro di Bereshit ci ha fatto conoscere una serie di storie individuali di uomini e donne prototipi, le cui vite hanno segnato per sempre la loro discendenza ed hanno avuto grande influenza su di essa. Il libro Shemot che comincia con la parashà che porta lo stesso nome, non si riferisce più a singoli individui ma introduce il concetto di popolo, di un gruppo di individui che condividono una stessa identità.

«Allora sorse sull’Egitto un nuovo re……e disse al suo popolo: “Ecco che il popolo dei figli d’Israele è più numeroso e più forte di noi. Prendiamo provvedimenti nei suoi riguardi per impedire che aumenti”». In questo punto, il termine “popolo” riferito ad Israele, appare per la prima volta, nella bocca del Faraone. Prima ancora degli stessi ebrei, è quindi un estraneo che riconosce l’identità comune di tutta la discendenza di Yaakov, il suo carattere di popolo. I discendenti di Israele avevano sin dal principio una quantità di elementi di coesione che offriva loro una comune identità, però è in uno momento ben determinato della loro evoluzione che si può affermare la nascita di un “popolo”: una identità collettiva nuova, che raggruppa tutti gli individui, senza annullarli, essendo tale collettività qualcosa di distinto dalla loro somma.

Il popolo, per funzionare come tale, deve essere definito tanto all’esterno – ovvero riconosciuto come tale dai suoi pari – quanto al suo interno, rendendo partecipe ognuno dei suoi membri, coscientemente e senza alcuna crepa, della identità collettiva.

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Parashà Behaalotechà – Il ruolo di un maestro

La parashà dei Behaalotechà contiene la descrizione della consacrazione dei Leviti al servizio divino e molti sono i versetti che si occupano della cerimonia di consacrazione e del senso della missione dei Leviti all’interno del popolo ebraico e nel rapporto con Dio stesso.

Al capitolo 8 del libro dei Numeri al versetto 14 è scritto chiaramente che: “Così separerai i Leviti dagli Israeliti ed i Leviti saranno miei.[…]”

Il senso di questo “possesso” è così commentato da Ibn Ezra che afferma che si tratta di “un grande onore” perché “miei” implica il senso che essi saranno “devoti a me” dice Dio e questo esprime un grande livello di spiritualità. Sforno sottolinea che “miei” significa che loro ed i loro discendenti devono essere pronti a compiere il mio servizio e questo significa che il loro ruolo dovrà essere così fortemente interiorizzato in loro da potersi trasmettere di generazione in generazione, perché loro saranno indissolubilmente legati a Dio.

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La città di Lodz in Polonia, riceve un nuovo rotolo di Torah, il primo dalla II Guerra Mondiale

JTA

La comunità ebraica della città polacca di Lodz ha ricevuto il suo primo nuovo rotolo di Torah dalla II Guerra Mondiale, ha detto il rabbino.

Gli emissari di Shavei Israel Rav Yehoshua Ellis, Dawid Szychowski e il Rabbino Capo della Polonia Michael Schudrich, con il nuovo rotolo di Torah a Lodz
Gli emissari di Shavei Israel Rav Yehoshua Ellis, Dawid Szychowski e il Rabbino Capo della Polonia Michael Schudrich, con il nuovo rotolo di Torah a Lodz

Il rotolo, donato alla comunità dai filantropi ebrei inglesi Hilton e Louise Nathanson, è stato presentato lunedì durante una cerimonia speciale nella sinagoga della città, come ha raccontato il rabbino della Comunità Ebraica di Lodz, Szymcha Keller.

“E’ una stupenda culminazione dei 210 anni di esistenza della comunità locale e del 20 anniversario del suo ritorno alla sede anteguerra”, ha detto Keller della donazione fatta dai Nathanson.

I donatori hanno scelto Lodz dopo avere celebrato il bar mitzvah del loro figlio lì, poiché le loro famiglie provengono da Lodz e Radom (come ha riportato l’agenzia PAP).

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