Avinu, Malchenu e Rosh HaShanà

La preghiera di Avinu Malchenu occupa un posto centrale nell’immaginario ebraico collettivo rispetto al rituale dei dieci giorni di teshuvà tra Rosh HaShana e Yom Kippur.

Le parole della preghiera sono state musicate, rese famose da molte star ebree negli Stati Uniti, Israele ed Europa.

Pochi conoscono e contestualizzano l’origine di questa preghiera la cui origine si trova nel Talmud, trattato di Taanit 25a.

A causa della forte siccità Rabbi Eliezer cominciò a pregare recitando ventiquattro benedizioni che furono istituite proprio per i giorni di digiuno per richiedere la pioggia, ma non fu esaudito.

Leggi tutto “Avinu, Malchenu e Rosh HaShanà”

Un messaggio per Rosh HaShana di Michael Freund

Mentre gli ebrei di tutto il mondo si preparano per Rosh Ha Shana per l’inizio del nuovo anno ebraico, un gruppo di 150 persone nel nord-est dell’India, nel Manipur della comunità Bnei Menashe sta realizzando i propri preparativi, per ritornare in Israele, per fare aliyà più di 2700 anni dopo che i loro antenati sono stati esiliati da questa terra.
Shavei Israel ha il permesso di portare 150 Bnei Menashe con l’aliyà alla metà di novembre.
In questo momento abbiamo i fondi sufficienti per portarne 100 dei 150 previsti. Dobbiamo raccogliere altri 50mila dollari nelle prossime settimane per potere portare queste persone a casa.
Per ogni 1000 dollari che raccogliamo un altro Bnei menashe potrà intraprendere il lungo cammino di ritorno a casa a Zion.
Mentre Rosh HaShana si avvicina per favore considerate di fare una donazione che cambierà la vita di un ebreo nel nord-est dell’India per riunire lui o lei al nostro popolo e alla nostra terra.
Shana Tova! Che sia un anno nuovo felice e benedetto.
(Se non dovessero apparire in automatico i sottotitoli in italiano, una volta aperto il video clicca sulla chiave inglese che appare in basso e scegli la lingua)

 

I Bnei Anusim portoghesi celebrano Tu B’Shvat

La festa ebraica di Tu B’shvat è conosciuta anche come “Rosh HaShanà degli alberi”. E cosa c’è di meglio per iniziare qualcosa di nuovo se non piantare degli alberi?

Molti ebrei sfruttano l’occasione di festa per passeggiare nei campi, seminare e fare scampagnate. E’ un segno di solidarietà per le generazioni future (che apprezzeranno gli alberi piantati adesso) e sottolinea il lato più naturistico dell’ebraismo che accompagna lo studio della Torà e la preghiera.

Quest’anno, gli studenti di Rav Elisha Salas – nostro emissario in Portogallo e Spagna – hanno adottato la tradizione di Tu B’Shvat piantando alcuni alberi, sconfiggendo così la pioggia e la neve delle fredde giornate di febbraio.

Gruppi di Bnei Anousim si sono riuniti nelle cittadine di Alicante e Belmonte, così come a Lisbona.

 

Rabbi Salas si è unito al gruppo di Belmonte, dove le festività sono iniziate di Shabbat con un sedere cabalistico di Tu B’Shvat, con diverse varietà di frutti e vino. Tutto era preparato dagli studenti di Rav Salas nel Beit HaAnusim, il centro culturale di Shavei Israel a Belmonte.

Abbiamo foto dei diversi luoghi di festa.

Belmonte

Alicante

Lisbona

I Bnei Menashe festeggiano Rosh HaShanà a Nazaret Illit

La comunità Bnei Menashe di Nazaret Illit ha accolto l’Anno Nuovo con una festa pre-Rosh HaShanà, nel centro comunitario della città. Decine di Bnei Menashe appena arrivati, assieme ai membri del locale Garin Torani (che supporta i Bnei Menashe sin dal loro arrivo), si sono uniti con il sindaco della città Ronen Plott, per una serata di attività, incluso il riempire i vasetti con il miele, per un dolce Anno Nuovo.

Il sindaco Plott è stato precedentemente direttore generale della Knesset.

Ecco alcune foto dell’incontro:

Vi auguriamo un dolce e importante anno 5777!

 

Una guida per le Feste del mese di Tishrei (in spagnolo)

Shavei Israel è felice di presentare una guida speciale per le Feste in spagnolo, pensata appositamente per i Bnei Anousim – i discendenti degli Ebrei costretti a convertirsi al cattolicesimo durante l’Inquisizione.

La guida include due articoli speciali per ogni festa (Rosh HaShana, Yom Kippur e Sukkot), assieme alle regole di ogni festa e pratiche e tradizioni tipiche del periodo.

rosh-hashana-spanish-guide

Per Rosh HaShanà abbiamo una splendida spiegazione di come fare il “seder” tradizionale, per iniziare un anno pieno di benedizioni.

La sezione di Yom Kippur ha le tipiche confessioni dei peccati “vidui”, dettagliati e spiegati.

Per Sukkot si spiega il “seder ushpizin”, con il quale invitiamo i nostri patriarchi ad entrare nella Sukkà, uno diverso per ogni giornata.

Tutti i materiali sono in spagnolo e con la pronuncia fonetica. Il download è gratuito. Speriamo che porti gioia in molte case!

Shana Tovà a tutti, che possiamo essere iscritti tutti nel libro della vita, salute e longevità.

Per scaricare la guida clicca qui.

Rosh HaShanà – commento video di Rav Pinchas Punturello

Non può mancare un bellissimo commento del nostro emissario, Rav Pinchas Punturello.

שנה טובה ומתוקה

Shanà Tovà Umetukà a Tutti! Ci vediamo nell’anno nuovo 5777!

Seder Etico

Rav Pinchas Punturello

shutterstock35648752-4-Antico uso per molte comunità è quello di celebrare un seder di Rosh Hashanà le due sere festive della ricorrenza. Origine e storia di questo uso possono essere ritrovate in Nechemia 8, 9-10, nella Ghemarà, Horajot 12a sono presenti i cibi da assaggiare con i relativi giochi simbolici ad essi abbinati, mentre in Kerethot 5b/6b si discute anche del senso dei segni e degli auspici che ci si augurano attraverso di essi.

Viviamo in una generazione che oltre agli auspici ed ai “simanim tovim” per l’anno entrante, dovrebbe chiedere, per ogni cibo rituale che si assaggia per la sera di Rosh Hashana, una invocazione ad Hashem che ci aiuti nelle emergenze identitarie e di valori morali che stiamo vivendo.

Propongo qui alcuni spunti di idee e richieste da fare al nostro Padre ed al nostro Re e seguendo il filo logico dell’antico seder di Rosh Hashana ad uso dei sefarditi, proviamo ad affiancare al seder tradizionale, un seder con richieste etiche, verso noi stessi e verso il mondo.

1. Fichi: Sia tua volontà O Signore Dio nostro e Dio dei nostri padri che si rinnovi per noi un anno consapevolmente dolce, per ogni giorno come il salmo 90, versetto 12: Insegnaci a contare i nostri giorni, affinché possiamo portare il nostro cuore alla saggezza. לִמְנ֣וֹת יָ֭מֵינוּ כֵּ֣ן הוֹדַ֑ע וְ֝נָבִ֗א לְבַ֣ב חָכְמָֽה
2. Zucca קרא: Sia tua volontà O Signore Dio nostro e Dio dei nostri padri che si strappi la nostra abitudine al giudizio.
3. Finocchio רוביה: Sia tua volontà O Signore Dio nostro e Dio dei nostri padri che si moltiplichino gli amici di Am Israel e le persone sincere, non necessariamente buone, ma decisamente limpide.
4. Porri כרתי: Sia tua volontà O Signore Dio nostro e Dio dei nostri padri che vengano distrutti coloro che distruggono, che vengano eliminati coloro che odiano, che vengano annullati coloro che annullano il bene.
5. Bietola סלקא: Sia tua volontà O Signore Dio nostro e Dio dei nostri padri che si allontani da noi il desiderio del male.
6. Datteri תמרי: Sia tua volontà O Signore Dio nostro e Dio dei nostri padri che finisca l’odio per noi cosi come noi faremo finire l’odio tra noi.
7. Melagrana רימון: Sia tua volontà O Signore Dio nostro e Dio dei nostri padri che si moltiplichino le persone che avranno meriti grazie ai nostri insegnamenti ed esempi.
8. Testa ראש: Sia tua volontà O Signore Dio nostro e Dio dei nostri padri che sapremo sempre usare la nostra tosta e non staremo attenti nel guardare la coda degli altri.
9. Pesci דגים: Sia tua volontà O Signore Dio nostro e Dio dei nostri padri che cresceremo e ci moltiplicheremo ed investiremo in educazione e matrimoni ebraici, figli ebrei e valori condivisi sotto il tuo sguardo protettore dall’Alto.

Shavei Israel pubblica nuovi volumi in vista delle Sante Feste

Di Brian Blum

1Shavei Israel ha appena pubblicato due nuovi volumi, giusto in tempo per le Sante Feste ebraiche.

Il primo è il molto richiesto libello di Selichot, i canti di penitenza e preghiere, che vengono recitati tradizionalmente nei giorni tra Rosh Hashana e Yom Kippur. Contengono il testo originale ebraico assieme a una traslitterazione. Inoltre vi sono istruzioni generali e spiegazioni in Mizo e Thadou-Kuki, le due lingue più importanti parlate dai Bnei Menashe. Il libello è stato redatto da Itzhak Colney, uno dei due Bnei Menashe volontari che servono la comunità.

Il libro è stato subito messo in uso, come potete vedere dalla foto, dove un gruppo di Bnei Menashe lo usa per le preghiere al Muro del Pianto.

La pubblicazione del Selichot completa la serie di Shavei Israel per i Bnei Menashe in lingua Mizo e Thadou-Kuki, chiamata Na’aseh VeNishma. A maggio è stato pubblicato il nostro libro che copriva il periodo fino alle ferie di Shavuot, e altri sono in arrivo.

Per i Bnei Anousim in Portogallo, Brasile e Israele, Shavei Israel ha appena rilasciato la seconda edizione del suo Machzor di Rosh Hashana (libro di preghiere per le feste). La prima edizione era uscita due anni fa. Questa nuova versione include una lettera di benedizione dal Rabbino capo di Gerusalemme (già Rabbino capo di Israele) Rav Shlomo Amar.

Dal primo di Elul ad Hoshana Rabba: sono solo con tutti gli altri.

Io credo in Dio e credo fermamente che Dio sia sempre pronto ad ascoltarmi. Sempre. Perché le porte che accolgono il nostro ritorno ovvero la nostra teshuvà sono sempre aperte. Allora perché i Maestri insistono così tanto sulla importanza del mese di Elul e della teshuvà compiuta in questi giorni ? Perché le selichot, le preghiere penitenziali e di riflessione interiore, sono recitate durante il mese di Elul fino a Yom Kippur ( per essere poi ripetute la mattina di Hoshana Rabba)? In parole più semplici: se le porte della teshuvà non si chiudono mai, che senso ha insistere su un determinato periodo indicandolo come il migliore per un’autoanalisi, per una ricerca interiore, per una seria riflessione sulle nostre azioni? Rambam, Maimonide, ci aiuta a dare una risposta a queste domande quando afferma nelle Hilchot Teshuva 2, 7 che sebbene le suppliche siano sempre efficaci è nei giorni di Elul e nei giorni tra Rosh HaShanà e Yom Kippur che sono più veloci ed infatti è scritto: “Cercate Dio quando Egli si fa trovare, chiamatelo quando è vicino. (Isaia 55,6). A chi si riferisce questo versetto? Al singolo. All’Ebreo solo e non alla Comunità, perché una Comunità che invoca e cerca Dio viene sempre esaudita come è detto: “Qual è il grande popolo al quale Dio è vicino come il Signore nostro è vicino a noi ogni qual volta lo invochiamo?” Deuteronomio 4,7.

Se quindi il “popolo” è sempre ascoltato, in quanto collettività unita che invoca Dio ( e sull’unità del popolo potremmo dire molto dato che non è un elemento scontato ma qualcosa sulla quale lavorare ogni giorno), il singolo deve invece “profittare” di questi giorni e cercare Dio, avvicinarsi a Lui, che come cantano i chassidim in questi giorni è come un Re che sta nel campo, che quindi è più facile da incontrare, rispetto a quando è seduto sul trono nel suo palazzo. In questa relazione tra singolo e collettività vanno ricercati i passi dell’uomo durante il mese di Elul, אלול, che in ebraico nasconde il legame di אני לדודי ודודי לי , Io sono per il mio Amato ed il mio Amato è per me (Cantico di Cantici 6,3) dove il mio “Io”, l’ego viene incanalato ad incontrare il mio Amato ovvero Dio e non usato per me stesso. Come a dire che il singolo, ovvero l’ego di ognuno di noi, durante i giorni che portano alla teshuvà si piega all’unica realtà esistente, quella del Creatore e smette di essere una forma di espressione individualista, sebbene ognuno di noi individualmente lavori su stesso per incontrare Dio. Lavorare individualmente però non significa lavorare in solitudine, perché se è vero che la teshuvà di questi giorni ha a che fare con la mia sfera intima, personale, privata, è anche vero che la mia teshuvà influenza la sfera pubblica nella quale vivo, la mia collettività, la mia comunità.

Nel trattato di Rosh HaShanà è scritto: “ A Rosh HaShanà gli esseri umani passano per essere giudicati davanti al Signore come un gregge ( כבני מרון) come è detto: “Colui che ha formato il cuore di tutti loro e che comprende le loro azioni. (Salmo 33, 15) Mishnà Rosh Hashanà 1,2.

Cosa vuol dire come un gregge, in ebraico כבני מרון? Nella Ghemarà di Rosh HaShanà la discussione prende tre strade diverse, una che porta alla traduzione di Babilonia e dice che כבני מרון vuol dire esattamente come un gregge, Resh Lakish invece afferma che si tratta della salita di Meron, un percorso stretto dove si cammina in fila indiana, un passo dopo l’altro, Rav Yehuda invece interpreta come “i soldati dell’esercito di Re Davide”.

Quale che sia la strada interpretativa che scegliamo in tutte troviamo elementi di riflessione sul rapporto tra il singolo e la comunità. Sia il gregge che l’impervio percorso, che l’unità di soldati portano con loro una dimensione collettiva, il senso dell’insieme delle pecore, dei soldati o del gruppo che cammina sull’impervio percorso e portano contemporaneamente una dimensione personale: la pecora del gregge, il soldato dell’unità, il singolo solo sul percorso. Chi sorveglia il gregge, Il Pastore o chi dirige il gruppo o l’unità militare ha su di essi uno sguardo di insieme ma anche la preoccupazione per ognuno di loro, per ogni pecora, per ogni soldato, per ogni passo sul ciglio del dirupo. Perché per il Pastore ogni pecora ha la sua importanza che si ritrova poi nell’insieme ed ogni passo sbagliato sul ciglio del dirupo così come ogni mossa sbagliata di un soldato può avere una cattiva influenza e terribili conseguenze per l’insieme stesso. Di contro la singola pecora, il singolo soldato, il singolo scalatore ha una visione limitata delle cose e non può obiettivamente preoccuparsi per tutti mentre è impegnato a camminare in bilico o mentre cammina per tornare all’ovile senza perdersi. Eppure anche solo il fatto che il singolo soldato stia attento a se stesso esprime grande amore per il resto dell’unità, perché comportandosi responsabilmente fa in modo che l’unità sia positivamente influenzata dal suo giusto comportamento e non ne paghi conseguenze negative. Perché i comportamenti ed i valori del singolo fissano e condizionano anche quelli della collettività, quindi sebbene il singolo non possa e non debba avere lo sguardo onnisciente di Dio deve però avere coscienza di quello che fa, quando lo fa e che influenze può avere sugli altri. Il cammino della teshuvà è quindi personale, ma anche profondamente multiplo, perché la teshuvà del singolo, l’agire del singolo insegna e segna anche la collettività. Il sacrificio di Isacco fu un gesto privato le cui positive conseguenze sono ancora il grande merito del nostro popolo attraverso il quale chiediamo perdono a Dio. Ecco quindi il senso delle selichot, suppliche da dire con minian, con dieci uomini in preghiera, con la forza della collettività che è sempre ascoltata ma che in questi giorni è formata da singoli in cammino verso se stessi e verso l’armonia con gli altri. Possiamo allora comprendere meglio il versetto che accompagna la descrizione dell’umanità nel giorno di Rosh HaShanà: “A Rosh HaShanà gli esseri umani passano per essere giudicati davanti al Signore come un gregge ( כבני מרון ) come è detto: “Colui che ha formato il cuore di tutti loro e che comprende le loro azioni. (Salmo 33, 15) Mishnà Rosh Hashanà 1,2.

Il Creatore ci vede passare come singoli, con i nostri limiti e le nostre imperfezioni e come singoli ci protegge, analizzando ogni nostro cuore ma sommando i meriti collettivi delle nostre azioni. Seguendo questo intreccio tra cuore personale ed azione collettiva ognuno di noi deve comprendere oggi più che mai che il singolo è solo quando sceglie di rispondere solo alle necessità del proprio ego e lo ingrandisce a dismisura riducendo lo spazio di azione ed incontro con gli altri e quindi anche con la somma dei meriti collettivi. Cosa resta ad un ego fuori misura? Un cuore solitario che verrà messo sotto esame senza il vantaggio e la forza del popolo.

Che Dio iscriva tutti noi, come fossimo uno,nel libro della vita, in pace ed in un anno buono.
Rav Pierpaolo Pinhas Punturello.

Suoni e movimenti tra Elul e Rosh HaShana: lo shofar.

Shofar,_BR

 

 Contrariamente a quanto si possa pensare, l’unica mitzvà esplicitamente comandata per Rosh HaShanà è quella della Tekiat Shofar, del suono dello Shofar, il resto sono usi e minhaghim.

Il nome con il quale la Torà chiama la festa di Rosh HaShanà è Yom Teruà, non Rosh HaShanà e nemmeno il Giorno dello Shofar, bensì Yom Teruà che è proprio uno dei suoni dello Shofar. 

 

 וּבַחדֶשׁ הַשְּׁבִיעִי בְּאֶחָד לַחֹדֶשׁ מִקְרָא קֹדֶשׁ יִהְיֶה לָכֶם כָּל מְלֶאכֶת עֲבֹדָה לֹא תַעֲשׂוּ יוֹם תְּרוּעָה יִהְיֶה לָכֶם:  (במדבר פרק כט פסוק א)

Il settimo mese, il primo giorno del mese terrete una sacra adunanza; non farete alcun lavoro servile; sarà per voi il giorno dell’acclamazione con la teruà Deuteronomio 29, 1.

 

Nella Torà, quindi, si menziona Rosh HaShanà con il nome di Yom Teruà, Giorno della Teruà, mentre nelle preghiere del Machazor viene chiamato  Yom Hazikkaron, Giorno del Ricordo.

 

Rosh HaShanà viene quindi a riportare alla mente ciò che è dimenticato per questo è un YOM HAZIKKARON, UN GIORNO DI RICORDO. La maggior parte di noi vive immersa e legata al presente con tutto il peso delle nostre esigenze quotidiane ed immediate. Dimentichiamo spesso il nostro passato ed evitiamo di occuparci del nostro futuro. Per questo motivo esiste il suono dello Shofar la cui prima espressione è la Tekià: un suono limpido e continuo. Ci insegna la necessità di una continuità nella nostra vita. La vita di un uomo si esprime nel legame tra passato, presente e futuro. Un uomo che non pensa al futuro, che non ha aspirazioni, sogni e programmi e che vive tutto il tempo immerso nel passato è un uomo senza percorsi di vita reale. Yom HaZikkaron rappresenta il legame tra passato e futuro, tra l’esigenza di ricordare e non dimenticare le origini della nostra vita e le nostre aspirazioni ebraiche come non ebraiche.

 

I suoni dello Shofar sono tutti segni interrogativi. Chiedono all’uomo: Cosa sei? Come sei? Dice Rambam in Hilchòt Teshuvà 3,3 che il suono dello shofar ci dice : “ Svegliatevi fate un esame delle vostre azioni, fate teshuvà e ricordatevi del vostro Creatore.”

 E la risposte a queste domande sono  l’essenza del significato di Rosh HaShanà: il giorno nel quale rivediamo quello che abbiamo fatto e  progettiamo dove vorremo arrivare.

La vita di ogni persona non è mai caratterizzata da omogeneità di realtà e momenti: ci  possono esistere momenti orizzontali e momenti verticali, periodi più facili di altri.

I suoni dello shofar possono anche rappresentare acusticamente questi momenti diversi.

La Tekia, una voce chiara, forte, ferma, senza esitamenti e pause…

La Teruà e gli shevarim sono invece totalmente differenti, sono un insieme di suoni spezzati, corti, divisi…proprio come un pianto o un lamento: la voce dello shofar riflette la vita.

Rosh HaShana rappresenta la verità della realtà del mondo e ci invita a trasformare questa realtà e la nostra stessa vita ebraica in una tekià ghedolà, in una completa armonia.

Ci si potrebbe chiedere: ” Che tipo di mitzvà è lo Shofar? Lishmoa kol shofar, di ascoltare la voce dello Shofar?” Praticamente una mitzvà passiva: noi ascoltiamo ed un altro suona.

In realtà è esattamente il contrario: ascoltare lo shofar è una mitzvà attiva.

E’ un atto positivo quando il Rambam scrive: “Uru Yeshenim Mitardematechem…Svegliatevi dormienti dal vostro sonno” Intende dire che lo shofar è come una sveglia per la persona.

Dobbiamo ascoltare il suono dello shofar al di là delle grida e dei rumori esterni, dobbiamo connettere la nostra anima alla voce dello Shofar.

Perchè in realtà il valore dello Shofar non è solo quello di essere un suono.

Siamo, durante il suono dello Shofar nel mese di Elul, di fronte ad un gesto arcaico ed antico che accompagna le preghiere delle Selichot, le richieste di perdono e nell’uso spagnolo e portoghese troviamo lo stesso richiamo:

“ Uomo perché dormi? Alzati e urla i tuoi tachanunim! Spargi i tuoi lamenti, Implora il tuo perdono dal Re dei re.”  (Il tuo appello, le tue preghiere di perdono).

Le Selichòt hanno più o meno una struttura concettuale che è questa:

  • Selichah (סליחה) —  Perdono. Noi chiediamo perdono…
  • Chatanu (חטאנו) —  Noi abbiamo peccato, testo che si dice da Rosh HaShanà, ma dipende dagli usi. E comunque si recita fino a Yom Kippur.  Alla fine si recitano i Tredici Atributi di Dio e poi il vidui, la confessione dei peccati, ripetendo il motivo che. “חטאנו צורנו סלח לנו יוצרנו”,  Abbiamo peccato nostra Rocca, perdonaci nostro Creatore
  • Techinah (תחינה) — Ebraico per richiesta, petizione.Questa selichà in genere appare alla fine del servizio delle Selichòt.

Secondo una maniera schematica simile possiamo tracciare dei punti per arrivare ad una teshuvà, pentimento e ritorno, consapevole:

 

  1. Abbandonare il peccato, עזיבת החטא
  2. Rimpianto del passato, חרטא על העבר
  3. Buoni propositi per il futuro, קבלה על העתיד
  4. Confessione, וידוי

 

La confessione dei propri errori, che in realtà è una ammissione di colpa contro la fuga dalle proprie responsabilità, aIl viddui, ha un posto necessario  di  consapevolezza ed ha un posto importante anche nella tefillà pubblica.

E’ in ordine alfabetico ed è al plurale:  una volta gli studenti di Rabbi Itzhak di Vork chesero: perché il viddui di Yom Kippur è secondo l’alfabeto? Rispose il Rav: “ Altrimenti non si saprebbe quando si deve finire di confessare, perché i peccati non hanno fine, ma l’alfabeto sì!”

Per l’ebraismo il viddui tocca punti  profondi dell’animo umano che non fugge dalla responsabilità per azioni che non erano da commettere.

Dobbiamo ascoltare la nostra anima ed arrivare  al secondo passo spirituale e psicologico della nostra teshuvà: la riflessione sui nostri giorni passati.

Camminando da Elul a Rosh HaShana’ al suono dello Shofar, all’ascolto dello Shofar, giungiamo a Yom Kippur. Un passo ed una riflessione alla volta.