Fondamentalmente Freund – Incontrare Papa Francesco

Una settimana fa, in una grande e elegante sala nel cuore di Cracovia in Polonia, mi sono ritrovato a fare qualcosa che non avrei mai previsto, incontrare il Papa.

Una dozzina circa di Ebrei, con a capo l’inimitabile rabbino capo, Michael Schudrich, ha avuto l’opportunità di parlare con il capo della Chiesa Cattolica, che solo due giorni prima aveva fatto visita, seguito dai media, al campo di concentramento di Auschwitz.

Dopo avere atteso fuori dalla residenza dell’arcivescovo, siamo stati accompagnati attraverso una grande corte nel palazzo dagli sfarzosi interni. Diversi ritratti di notabili della Chiesa adornavano le pareti, e sembravano avere le facce attonite nel vedere il gruppetto di uomini con kippà in testa che attraversavano il palazzo.

Mentre il pontefice era nella stanza accanto, e salutava dalla finestra la folla di polacchi adorante, i membri del nostro entourage si preparavano, mettendosi in fila come quando si saluta i festeggiati ad un matrimonio o bar mitzva.

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Elisa Schwartzman si racconta

Da quando ero bambina sapevo di essere ebrea; sapevo anche di non potere mai rivelare la mia identità.

E’ difficile credere che nel XXI secolo un ebreo debba ancora nascondere la propria ebraicità, ma è proprio quello che mi è successo crescendo a Dnepopetrovsk, in Ucraina negli ultimi 20 anni. Sì, ufficialmente vi è una vita ebraica in Ucraina, migliaia di ebrei frequentano la sinagoga e la comunità nella mia città natale. Ma decine di migliaia ancora temono ripercussioni rivelando la mondo intero la loro identità. Io sono una di queste persone, e solo dopo il mio trasferimento a Cracovia ho potuto rivelare il mio segreto. Questo sarà il felice finale che racconterò tra un po’.

I miei primi ricordi ebraici sono molto positivi. Mi sentivo speciale, ero orgogliosa. Avevo 6 anni e sentivo di fare parte di questo club esclusivo e volevo parlarne a tutti. E quindi il primo giorno di scuola, quando la maestra ci ha detto di dire qualcosa su di noi (ho un pony, mi piacciono i gelati, sono mancino…) io con un grande sorriso ho esclamato: SONO EBREA! La maestra impallidì, l’esercizio finì lì e ci disse di rimetterci sui nostri quaderni.

Quella sera i genitori mi dissero di quanto fossero delusi dal ricevere una telefonata del direttore che si lamentava del mio cattivo comportamento. Non capii all’epoca, non capisco nemmeno adesso a 22 anni, ma seguii gli ordini di mio padre e non ne parlai mai più con gli amici.

Eliza con amici del JCC
Eliza con amici del JCC

Fino a quando non compii 14 anni e incontrai il mio primo amore. Si chiamava Dimitri ed eravamo innamorati. Ci divertivamo molto insieme. Ero convinta che Dimitri fosse l’amore della mia vita e quindi gli rivelai il mio segreto – sono ebrea. Sul momento Dimitri non ne fu colpito, fino a quando non parlò con i suoi genitori. Lo chiamai il giorno dopo, ma nessuno rispose. Infine andai a casa sua per parlargli – dove ero stata così tante volte –  e gridai “cosa è successo?”. La sua risposta mi da i brividi ancora oggi.

“Non parlarmi mai più Eliza, sei disgustosa, voi siete cattiva gente, vorrei che fossi morta”.

 

Ero totalmente confusa, non capivo più niente.

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La sorprendente rinascita ebraica a Chmielnik – la cittadina polacca dove non abita più nessun ebreo

In una piccola cittadina della Polonia, con 11mila abitanti, dove non abita nemmeno un ebreo, un museo all’avanguardia ebraico è stato costruito. Milioni di dollari sono stati investiti per ristrutturare la meravigliosa sinagoga. E ora, un mikveh (bagno rituale) di 150 anni è stato riscoperto.

Benvenuti a Chmielnik, una delle città più sorprendenti della Polonia centro-meridionale.

L’emissario di Shavei Israel a Cracovia, Rav Avi Baumol, ha recentemente visitato Chmielnik per capire cosa sta davvero succedendo nella sonnolenta cittadina. Era stato invitato a parlare all’incontro su “Una giornata sull’ebraismo” – un’altra sorpresa vista la totale mancanza di una comunità ebraica. Rav Baumol, assieme ad altri due partecipanti – un prete e un ministro  – hanno parlato con passione su come “ebrei e non-ebrei polacchi debbano lavorare insieme per la crescita della Polonia”, racconta Rav Baumol.

Chmielnik non è sempre stata così. Prima della II guerra mondiale, l’80 per cento della popolazione era composto da ebrei. Basandosi sulle date dell’antico cimitero ebraico, si sa che i primi ebrei arrivarono a Chmielnik nel 1565. La comunità comincio a fiorire un secolo più tardi, e nel 1658 circa si costruì una sinagoga. Nel 1764 gli abitanti ebrei erano 1445, nel 1897 erano saliti a 5660. Il picco massimo venne toccato nel 1939, quando gli ebrei a Chmielnik erano 10275.

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