Numeri e Halachà

di Rav Yitzhak Rapoport

Un vecchio proverbio dice: “Mi inganni una volta – la colpa è tua. Mi inganni due volte – la colpa è mia”. Questo detto è in antitesi a : “non c’è due senza tre”. E qui sorge la domanda, se la correttezza nelle sanzioni legislative dovrebbe esserci dopo due o tre volte dal fatto imputato?

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Nel Talmud, Rav Yehuda HaNassi dice, che dopo due. Invece Rav Gamliel sostiene che dopo tre. Nelle questioni economiche l’Halachà da ragione a Rav Gamliel, che solo dopo 3 volte si può dare delle sanzioni legislative. Invece nelle questioni dove appare il pericolo di vita, i Rabbini sono stati più restrittivi e hanno messo in atto le teorie di Rav Yehuda HaNassi, cioè che bastano solo 2 azioni.

Ecco degli esempi:

Una donna partorisce un figlio, che muore a causa della circoncisione. Ne partorisce un secondo e anche questi muore per lo stesso motivo. Quando nasce il terzo figlio, allora l’Halachà impedisce di circonciderlo fino a quando non crescerà, perché esiste il sospetto che i suoi figli siano troppo deboli per sopravvivere alla circoncisione. Si deve però aggiungere che questa Halachà venne scritta ben prima della medicina moderna, e oggi solo i medici prendono certe decisioni.

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Comportamenti sbagliati o peccati

di Rav Yitzhak Rapoport

Come ho detto nell’ultimo articolo, la mancanza dei Chaghim nel periodo invernale, unita alle giornate più corte e al tempo freddo, fanno in modo che le persone abbiano più tempo per l’introspezione.

Vorrei quindi dedicare quest’articolo al ragionamento sulla spiritualità dell’uomo in relazione ad un racconto del Talmud.

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“Una volta un angelo incontrò Rav Katina. E gli disse:”Katina, Katina, ma che fai, porti un cappotto con gli angoli tondi? Che ne sarà della mitzvà degli tzitzit?” Al che Rav Katina chiese:”Ma perchè? Voi punite chi evita i precetti?” L’angelo rispose:” Sì, nei periodi di ira”. (Trattato Menachot, foglio 4a).

Si deve innanzitutto spiegare che esiste una mitzvà nella Torah, che impone agli uomini di indossare i tzitzit (frange) ai quattro angoli dei loro vestiti. Per eseguire questa mitzvà, si deve indossare un abito con quattro angoli. L’angelo della storia vede che Rav Katina porta abiti con gli angoli stondati, e così non può eseguire la mitzvà. Questo non è in senso stretto un peccato, poichè la mitzvà è di avere i tzitzit sull’abito, se l’abito ha quattro angoli. Però l’angelo spiega che nei periodi di ira, come per esempio durante le guerre, il periodo prima di Tisha beAv ecc., l’uomo viene punito anche perché evita delle occasioni per aderire alle mitzvot.

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Pastore e Luce per i popoli del mondo

Di Rav Yitzhak Rapoport

Il Salmo 95 inizia con dei versi che indicano la struttura duale nel modo di rivolgersi a HaShem. Ognuno dei primi 3 versetti è composto da due parti. Da qui possiamo concludere che questi versetti sono paralleli tra loro; la prima parte di ognuno di questi è parallela alla prima parte di quello successivo, e così via.

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Per capire meglio ho fatto una piccola tabella:

Versetto nr Parte 1 Parte 2
1 Venite lodiamo HaShem Cantiamo alla roccia che ci protegge.
2 Andiamogli incontro con gratitudine Cantiamo a Lui canti di festa.
3 Davvero HaShem è un Dio grande Grande re su tutti gli dèi.

Notiamo subito il parallelo tra i primi due versetti, ambedue hanno il verbo “cantiamo” nella loro seconda parte. I Rabbini spiegavano che i primi due versetti descrivono il modo nel quale il Popolo di Israele si rivolge ad HaShem; invece il terzo versetto descrive il modo degli altri popoli. Noi ci rivolgiamo subito ad HaShem per nome – “Lodiamo HaShem!”. Invece gli altri popoli devono prima riconoscere Dio – cioè riconoscere il Creatore dell’universo; e solo poi possono chiamarLo con il Suo nome – “HaShem è un Dio grande”. Alla base della relazione tra il Popolo di Israele e HaShem sta l’esperienza personale dei nostri antenati al monte Sinai 3300 anni fa. Sulla base di questa esperienza noi ci possiamo rivolgere subito ad HaShem per nome. Gli altri popoli, d’altro canto, prima devono capire da soli che esiste un Creatore dell’universo e solo dopo possono chiedere al Popolo di Israele di indicare loro la strada per HaShem.

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La figlia di Abramo

Rav Yitzhak Rapoport

68p2gjo5kc58godcm6iAlla fine della vita di Abramo, la Torah ci racconta, che “HaShem aveva benedetto Abramo in ogni cosa” (Bereshit 24:1). La benedizione “in ogni cosa” si può capire letteralmente, riferita alle ricchezze di Abramo, alla sua lunga vita in buona salute ecc.

Ma i Rabbini del Talmud hanno presentato un altro e più profondo livello di comprensione della benedizione Divina “in ogni cosa”.
Rav Meir sosteneva che questa benedizione si riferisse al fatto che Abramo non aveva figlie. Invece Rav Yehuda sosteneva il contrario, cioè che la benedizione “in ogni cosa” si riferisse proprio a questo, che Abramo aveva una figlia! (Talmud, trattato Bava Batra, foglio 16).
Come dobbiamo intendere queste due opinioni differenti?

Ovviamente capiamo intuitivamente e emozionalmente l’asserzione di Rav Yehuda – ogni genitore vuole avere un figlio e una figlia! L’opinione di Rav Yehuda ci può scaldare il cuore. La Torah non ci dice della figlia di Abramo, ma Rav Yehuda sostiene, che se HaShem ha benedetto Abramo “in ogni cosa”, vuol dire che si parla sicuramente anche di una figlia!
Ma come capire l’asserzione Rav Meir? Leggi tutto “La figlia di Abramo”

Le festività ebraiche non sono delle “feste”

Di Rav Yitzhak Rapoport

18741Noi ebrei amiamo molto le festività, ma devo sottolineare che non esiste la parola “festa” in ebraico.
Per esempio, per quanto riguarda la festa di Sukkot esistono nella Torah 3 termini:

1. CHAG
2. MOED
3. REGEL

La parola Regel significa anche “gamba”, in riferimento alla tradizione del pellegrinaggio che caratterizza Sukkot. Dicendo quindi REGEL la Torah ha in mente le feste in cui si svolgeva un pellegrinaggio. Ogni ebreo adulto si doveva recare al Tempio di Gerusalemme 3 volte in un anno, per: Pesach, Shavuot e Sukkot.

Passiamo ora agli altri due termini: Chag e Moed.

La parola Moed significa letteralmente “dal testimone”, laddove la parola ED significa “testimone”. Ogni MOED si riferisce a un evento accaduto al popolo di Israele. La parola Moed si riferisce alla nostra testimonianza che passiamo ai nostri figli riguardo quello che è successo ai nostri antenati. Dai tempi del Monte Sinai, circa 3300 anni fa, fino ad oggi ogni bambino ebreo ha sperimentato i festeggiamenti che i genitori organizzano per Pesach, Shavuot e Sukkot. I genitori gli hanno raccontato a quali fatti è legato il Moed, e questo bambino ebreo, da adulto, lo passerà ai suoi figli. La catena eterna del passaggio della conoscenza. Leggi tutto “Le festività ebraiche non sono delle “feste””

La conoscenza e il suo valore

Di Rav Yitzhak Rapoport

Oggi ho letto il fumetto provocatorio e divertente “Calvin and Hobbes” (il cosiddetto “comic strip”, un breve fumetto di poche immagini pubblicato su alcuni giornali). Questo fumetto cerca sempre di presentare la stupidità del genere umano. In questo caso lo scolaro Calvin si lamenta a Hobbes, che è il suo giocattolo, della maestra che non ha accettato il suo compito a casa, dove avrebbe dovuto scrivere un tema sulle foglie, e invece alla fine ha dato semplicemente alla maestra un po’ di foglie e ha scritto che provengono da un altro pianeta. Calvin dice con stupida testardaggine a Hobbes pensieroso, che la maestra si pentirà di avere “banalizzato” il suo lavoro, quando “gli ospiti da un pianeta alieno” la rapiranno assieme alle foglie. (Calvin si rende conto, di avere semplicemente inventato tutta la situazione). Un totalmente frustrato Calvin comincia a strappare delle foglie dal cespuglio più vicino e chiede a Hobbes, a cosa serve poi una conoscenza delle foglie?! Hobbes guarda le foglie nelle mani di Calvin e gli chiede retoricamente: “ma non sono quelle foglie molto velenose, che provocano una fastidiosa irritazione sulla pelle, delle quali aveva parlato a lezione la maestra?” Il messaggio è chiaro, che la conoscenza delle foglie, che Calvin riteneva assolutamente inutile e per questo l’ha banalizzata, gli era invece necessaria, per non avere questa dolorosa irritazione.

Ho quindi subito pensato all’haftarà della settimana scorsa, in cui abbiamo letto della rianimazione di un giovane da parte del profeta Elia (Secondo Libro dei Re, capitolo IV). La connessione tra la Parashà di quella settimana e la sua Haftarà è la seguente:

Nella Parashà della Torà Josef chiede a qualcuno dove si trovino i suoi fratelli, ma la Torà non ci da nessuna informazione, chie era quest’uomo a cui Josef chiedeva informazioni. Così come nella Haftarà, il Libro dei Re non ci dice cosa è successo dopo a questo giovane, che il profeta Elia aveva rianimato, e noi non ne sappiamo più nulla di lui. Leggi tutto “La conoscenza e il suo valore”

Gli insegnamenti della grammatica ebraica

Di Rav Yitzhak Rapoport

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Vorrei presentarvi due frasi che vengono spesso usate nel Tanach, che danno inizio a diversi racconti e frammenti, e sono: ve-haià e va-iehì.

La frase va-iehì significa “e a quel tempo”. La Torah orale insegna, che questa formulazione serve ad iniziare un racconto, che avrà in sé un elemento cattivo per i protagonisti.

Invece la frase ve-haià significa “quando sarà” e dà inizio al racconto che comprende la benedizione per i protagonisti. La frase va-iehì inizia qualcosa di cattivo e la frase ve-haià inizia qualcosa di buona.

Perché è così e non al contrario? Leggi tutto “Gli insegnamenti della grammatica ebraica”

I miracoli improvvisi e i miracoli costanti

Di Rav Yitzhak Rapoport

"SLICHOT" PRAYER SERVICE DURING THE DAYS OF       REPENTANCE PRECEDING YOM KIPPUR, AT THE WESTERN WALL IN     JERUSALEM'S OLD CITY äòéø éøåùìéí. áöéìåí, úôéìú "ñìéçåú" ì÷øàú éåí äëéôåøéí, áëåúì äîòøáé            áòéø äòúé÷ä.

Nel trattato Shabbat, foglio 53b, è scritto: “Rav Yehuda ha detto: Vieni e vedi come sia difficile per HaShem dare all’uomo i beni primari (mezonot), perché per loro sono state cambiate le leggi della natura. Rav Nachman ha detto: Devi sapere che il miracolo può accadere (più facilmente), mentre i beni necessari all’uomo (tuttavia) non si possono creare così facilmente”.

(L’espressione mezonot nel Talmud indica il livello di ricchezza materiale dell’uomo).

Un passo difficile del Talmud e duro da comprendere. Presenterò qui l’interpretazione del saggio Maharal di Praga, grande rabbino e cabalista del XVII secolo. Dobbiamo prima capire che mezonot comprenda tutte le cose del mondo fisico, necessarie alla vita dell’uomo. Ergo cibo, bevande ecc.

Il Maharal aveva distinto tra due concetti spirituali che riguardano le relazioni di HaShem verso di noi, cioè: netinà (dare) e shinui (cambiamento). Il miracolo rientra nella categoria del shinui (cambiamento), invece i beni necessari all’uomo (mezonot) rientrano nella categoria della netinà (dare). Nonostante le apparenze, il miracolo è più “facile” per HaShem, perché richiede solo un momentaneo cambiamento delle leggi della natura. Invece mezonot, che rientra nella categoria della netinà, è più “difficile” per HaShem, poiché richiede un’influenza spirituale costante sul mondo materiale, e non solo un cambiamento temporaneo. Le necessità di ogni persona richiedono una “discesa” di energia spirituale da parte di HaShem sul nostro mondo materiale, e questo è molto più “duro” di un momentaneo avvenimento straordinario. Leggi tutto “I miracoli improvvisi e i miracoli costanti”

Gli amuleti e le cure a Shabbat

Di Rav Yitzhak Rapoport

colar-pingente-hamsa-amuleto-filigranado-cristais-turquesa-10423-MLB20028627415_012014-F-250x300Dobbiamo fare una introduzione riguardo al concetto di Eruv a Shabbat. L’Eruv è la “recinzione” di un luogo pubblico, per esempio di una città o di una parte di città. Molti dei lettori sicuramente sapranno, che l’Halachà impedisce di portare a Shabbat con sé le cose negli spazi pubblici, non si può portare nemmeno un fazzolettino in tasca. L’Eruv permette di portare le cose con sé, poiché in un certo modo cambia gli spazi pubblici in spazi privati.

Il suddetto divieto, che vige esclusivamente nei luoghi dove non c ‘è l’Eruv, ovviamente non riguarda i vestiti e i gioielli, orologi inclusi. Ma ci si pone la domanda, se sia permesso a Shabbat portare negli spazi pubblici e dove non c’è l’Eruv, gli amuleti che in qualche modo dovrebbero aiutare la salute delle persone? Nel Talmud, trattato Shabbat 60a, è scritto che si può indossare un amuleto negli spazi pubblici e dove non c’è l’Eruv, solo se sono degli “amuleti degli esperti”. Che genere di amuleti sono questi? I Rabbini ci dicono che è un termine per definire due tipi di amuleti:

a. Un amuleto eseguito da un esperto, che abbia guarito con i suoi manufatti come minimo tre persone.
b. Un amuleto semplice, che abbia guarito come minimo tre persone. Leggi tutto “Gli amuleti e le cure a Shabbat”

Le benedizioni prima e dopo alcune azioni

Di Rav Yitzhak Rapoport

ozhiiiw2__w470h259q85Il Talmud, trattato Gittin 6b, ci narra una storia sullo studio della Torah molto toccante. Due rabbini, Rav Jonathan e Rav Eviatar, stavano discutendo una certa questione halachica e avevano diverse interpretazioni a riguardo. Un po’ di tempo dopo, Rav Eviatar ha incontrato il profeta Eliyahu. Gli chiese cosa stesse facendo HaShem in quel momento. Il profeta Eliyahu rispose, che HaShem stava proprio discutendo di quella questione halachica, di cui parlavano Rav Eviatar con Rav Jonathan. Rav Eviatar chiese allora al profeta Eliyahu, quale fosse la risposta di HaShem, e la sua risposta fu questa: “HaShem ha detto, mio figlio Jonathan dice così, invece mio figlio Eviatar sostiene una cosa diversa”. Rav Eviatar chiese: “Ma ci può essere incertezza in HaShem?” Il profeta disse: “Sia questo che quello sono le parole di Dio vivente”.

Rav Chaim di Wolozyna (1749-1821; nel suo libro Derech HaChaim Shaar 4) ha citato il suddetto frammento del Talmud per far capire ai lettori l’unicità della spiritualità contenuta nella mitzvah dello studio della Torah. Quando studiamo la Torah, HaShem in un certo modo dice quello che diciamo noi! HaShem in un certo modo studia con noi! E’ molto difficile immaginarsi una maggiore vicinanza all’Infinito! Leggi tutto “Le benedizioni prima e dopo alcune azioni”