Tikkun Olam

Nel Talmud questa espressione indica semplicemente l’intento di evitare situazioni confuse e problematiche: per esempio in Ghittin 32a si dice che se un ghet (documento di divorzio) arriva in mano alla donna non è più possibile annullarlo; “Anticamente [il marito] avrebbe potuto fare un bet din [tribunale rabbinico] in un altro luogo e annullarlo, ma stabilì Rabban Gamliel il vecchio che questo non fosse valido in nome del tikkun olam”; in questo caso “riparare il mondo” significa evitare ambiguità sullo status di una donna, pericolosissime nel caso si unisse ad altri uomini senza essere davvero divorziata.

L’espressione assume poi un significato ben più ampio nella mistica. Fuori da quest’ambito, però, di Tikkun Olam non si parla molto spesso; è vero che l’espressione si ritrova nella liturgia quotidiana nell’Alenu, testo che si recita più volte al giorno, ma niente in confronto all’insistenza con cui si menzionano altri temi, per esempio l’uscita dall’Egitto. Per molti secoli di fatto nel mondo ebraico non si parlava di Tikkun Olam. Il tema è emerso solo pochi decenni fa, e inizialmente in ambito non ortodosso, probabilmente (come spesso spiegato da Rav Birnbaum) per compensare il peso minore attribuito alla pratica delle mitzvot. Negli ultimi anni, però, sta acquistando crescente importanza anche nel mondo ortodosso.

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