Purim – Una libertà non ancora completa

Il rituale e le preghiere di Purim hanno al loro centro un grande assente: l’Hallel, il gruppo di Salmi che durante le festività ed i capi mese vengono recitati durante le preghiere del mattino.

Quello che invece caratterizza il nucleo centrale delle preghiere di Purim, l’amidà, la preghiera delle diciotto benedizioni, è il testo di Al HaNissim che ci ricorda i miracoli e la salvezza avvenuta a Purim, l’eroismo di Mordechai e di Ester, gli eventi che si capovolsero e la presenza decisiva di Dio accanto al popolo ebraico. Sembra quindi paradossale che in uno dei giorni più gioiosi del calendario ebraico, proprio i salmi gioiosi sono assenti, non ricordati e non permessi. L’Halachà, nelle parole di rav David Yosef, nella raccolta Halachica Otzerot Yosef, offre una serie di spunti per comprendere il perché di questa assenza nel rito. La prima ragione sta nel fatto che la lettura della Meghilat Ester, il libro di Ester, copre, per così dire, lo “spazio” della Meghillà. Un secondo motivo è che dopo l’uscita dall’Egitto, dal momento che il popolo ebraico è entrato in terra di Israele, non si recita più l’Hallel per eventi miracolosi avvenuti in Diaspora. L’ultimo motivo, quello forse più problematico e duro da comprendere, è che non si recita l’Hallel a Purim perché in quei giorni siamo stati salvati da un decreto di morte, ma non siamo stati redenti e non abbiamo raggiunto una vera libertà e quindi, la frase dei salmi: “Lodatelo servi dell’Eterno” non ha un senso compiuto perché siamo rimasti servi, o se vogliamo sudditi, del re non ebreo Assuero. In altre parole la nostra realtà politica non è cambiata, mentre è cambiata solo la situazione sociale e la nostra sicurezza immediata come sudditi graditi al re. In realtà la stessa Halachà e lo stesso rav David Yosef ci insegna che nel malaugurato caso in cui una persona non ha con se una meghillà valida per la lettura e non ne può ascoltare la lettura da qualcun altro, deve recitare l’Hallel completo, ma senza alcuna benedizione di accompagnamento.

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Volti della rinnovata Comunità Ebraica polacca

Shavei Israel ha tenuto il suo primo seminario di Purim per giovani polacchi. I 14 partecipanti hanno passato dieci fantastici giorni in Israele…abbiamo le foto come prova.

La direttrice del marketing e dei media Laura Ben David, si è unita al gruppo per la loro visita al parlamento, la Knesset, e come sempre ha portato con sé la macchina fotografica. Ecco qui alcune belle foto di gruppo.

I volti dei non-più-tanto-nascosti ebrei della Polonia sono un testamento vivente della forza di resistenza del popolo ebraico. Molti dei partecipanti al seminario non sapevano nemmeno fino a poco fa di avere origini ebraiche, fino a che i nonni non hanno rivelato il segreto di famiglia. Adesso, con l’aiuto di Shavei Israel, hanno potuto visitare la terra dei loro antenati.

Oltre alle foto dalla Knesset, il gruppo ci ha mandato delle proprie foto fatte nelle grotte e caverne di Rosh Hanikra, dei tour alla città vecchia di Akko e dei loro primi festeggiamenti di Purim in Israele. (Non sappiamo bene chi sia il pirata, ma deve essere una maschera…)

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Sarà stata anche la loro prima visita di Purim in Israele, ma la gran parte dei partecipanti ha già promesso di ritornare, forse per il nostro annuale seminario estivo di agosto.

Ecco alcune foto di Laura

E qui alcune del gruppo durante il tiyul (gita)

Le lezioni di Rav Pinhas Punturello online si possono riascoltare!

Shavei Israel offre gratuitamente un vasto programma educativo in italiano.

Oltre ai commenti scritti e video sulle Parashot, pubblicati settimanalmente sul nostro blog e sulla nostra pagina Facebook, abbiamo deciso di continuare con le lezioni online di Rav Pinhas Punturello. Le lezioni vengono registrate e si possono riascoltare tranquillamente sul nostro canale tematico in italiano di YouTube.

Ecco qui la prima lezione del nuovo corso.

Tema LIBERTA’ DI PURIM, LIBERTA’ DI PESACH

Le comunità di Shavei Israel hanno celebrato Purim

A Purim le comunità di Shavei Israel hanno festeggiato in tutto il mondo. Purim commemora la vittoria ebraica circa 2000 anni fa, contro il malvagio Hamman in Persia. Ci sono abbastanza sorprese e suspense nella storia di Esther, per far avere voglia a tutte le generazioni di sentire letta la Meghillà di Esther due volte ogni anno.

Parte del divertimento si deve al vestirsi in maschera, e la comunità Bnei Menashe in Israele sicuramente sa come sentire lo spirito della festa. Ecco qui alcune foto fatte nelle comunità di Tiberiade, Kiryat Shemona e Safed.

Cos’altro è successo?

A Lodz in Polonia gli emissari di Shavei Israel hanno inviato mishloach manot (doni di cibo), agli anziani della Comunità Ebraica di Lodz.

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E successivamente a Lodz, i ragazzi hanno avuto una festicciola completa di Purim Shpiel, dove i membri della comunità cantano, fanno recite e prendono in giro (permesso dato raramente) i loro leader (perlomeno in pubblico!).

In altre città della Polonia – a Varsavia, dopo avere letto la Meghillà c’è stato un concorso per il migliore costume, più un banchetto di cibo da tutto il mondo in onore di Achashverosh/Assuero, il re persiano marito della regina Esther, noto per essere un grande “animatore sociale”. Giovedì poi, c’è stato un Purim Shpiel, carnevale per i bambini, e una Seudat Purim (pranzo della festa).

A Cracovia, alla lettura della Meghillà è seguita da una parata di Purim nelle vie di Kazimierz, il vecchio quartiere ebraico. Ovviamente c’è stata anche una festa di Purim nella notte e una seudah il giorno dopo.

In Colombia, i Bnei Anousim si sono riuniti all’Hotel Lancaster per una lettura della Meghillà, degli spettacoli, una cena e dei balli con orchestra.

Vi sono state anche letture e feste a Seixal, in Portogallo; a Palermo e a San Nicandro; in Chile e El Salvador.

 

Tzedaka a Purim

Due delle quattro mitzvot legate a Purim (cioè fare doni di cibo/mishloach manot; fare doni ai poveri/matanot levonim) hanno molto a che fare con la tzedaka. Vi è inoltre la tradizione di dare tre mezzi shekel prima di Purim. Abbiamo quindi tre mitzvot legate alla tzedaka per Purim, oltre alla vera e propria tzedaka – beneficenza per i poveri.

A chi si fanno questi doni?

Una breve lista dei destinatari preferibili è questa:

  1. questioni di vita o di morte, persone rapite e prigionieri
  2. la famiglia più vicina
  3. persone povere e persone colte
  4. necessità della comunità
  5. costi di adempimento alle mitzvot (acquisto di tefillin, libri ebraici liturgici e così via)

Per quanto riguarda il modo nel quale fare tzedaka, dobbiamo ricordarci che tzedaka significa giustizia. Non significa dare perché ne abbiamo voglia, o perché voglio diventare più popolare e cose simili. La giustizia chiede di dare parte dei nostri soldi, e non abbiamo in questo ambito scelta – la tzedaka è un nostro obbligo.

Maimonide ci da una classifica degli otto modi per fare tzedaka nel suo testo Mishne Torah (Hilchot Matanot Levionim 10:7-12). Eccole qui, in ordine dal meno al più importante:

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Purim 5776 a Palermo e Sannicandro Garganico

Gli ebrei e bene’ anusim di Palermo e Sannicandro Garganico, le comunità già seguite da Shavei Israel e dall’Ucei, festeggeranno quest’anno Purim.

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A Palermo mercoledi 23 marzo: ore 19 lettura della Meghillà a cura di Rav Israel Piha presso la  sala dei Valdesi con canti, maschere e buon cibo siciliano.

A Sannicandro Garganico mercoledì 23 marzo: ore 18,00 Minchà, ore 19 lettura della Meghillà a cura di Rav Itzhak Havi presso la sinagoga con canti, maschere e buon cibo di Puglia.

Il messaggio ebraico dell’inverno

di Rav Yitzhak Rapoport

Ci troviamo adesso nel periodo invernale, un periodo di “riposo” dai chaghim (feste). L’anno secondo la Torah inizia in primavera, assieme alla festa di Pesach e finisce in autunno con Sukkot e Sheminì Atzeret. Abbiamo ovviamente Hanukkah e Purim, le feste istituite dai Rabbini, però si sente in un certo modo una forma di vuoto durante l’inverno.

Vorrei quindi spiegare il messaggio di questo vuoto invernale riguardo alle feste.

Come già detto in precedenti articoli, la parola “festa” non esiste in ebraico. I “chaghim” non sono “feste” come le si intendono in occidente. Il termine non è connesso ad un concetto di santità o di qualcosa di eccezionale. La parola ebraica “chag” significa “ruota” e si riferisce al carattere di unità e solidarietà nel quale la festa dovrebbe essere celebrata quel giorno, che porta così un significato unico nella storia del nostro popolo. A Pesach HaShem ci ha liberati dalla schiavitù in Egitto. A Shavuot abbiamo ricevuto la Torà sul Monte Sinai e abbiamo portato, ogni anno, un cesto pieno di frutti al Tempio di Gerusalemme. Per Sukkot ci ricordiamo della fede e fiducia dei nostri antenati per HaShem, che sono usciti nel deserto e hanno vissuto in capanne (Sukkot) per ordine di HaShem. Uno degli scopi di ogni chag, è quello di unire il popolo ebraico attorno alla nostra storia comune. Per questo motivo, la Torah usa il termine “chag”, cioè ruota, che in realtà non ha molto a che fare con la parola “festa”.

Il “chag” viene nella Torà chiamato anche “reghel”, che significa pellegrinaggio a Gerusalemme. L’unità di un popolo si raggiunge al meglio nel luogo che è il più importante per la storia di quella nazione. Il Monte del Tempio a Gerusalemme, dove oggi si trova la moschea, è il luogo più importante per la storia del nostro popolo. Sul Monte del Tempio, Abramo e Isacco hanno avuto la loro prova di fede: quando HaShem ha detto ad Abraham, che deve donare in offerta suo figlio Yitzhak sull’altare. Il Monte del Tempio a Gerusalemme è anche il luogo dove il nostro avo Yaakov ha avuto il suo sogno della scala, che unisce la terra al cielo. Yaakov successivamente ottiene il nome Israel da HaShem. Israel, che è il primo e più vero nome del Popolo Ebraico, cioè “figli di Israele”.

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Le Mitzvòt legate a Purim hanno aspetti che visti superficialmente mi lasciano sempre perplesso

Rav Pinchas Punturello

11025204_428545803962451_7786416572602720004_nTra la sera e la giornata di Purim l’ebreo è obbligato alla lettura della Meghillà la sera e la mattina della festa, ad inviare “mishloach manot” ovvero due portate di cibo pronto ad almeno un’altra persona, dare doni ad almeno due diverse persone indigenti, “mattanot laevionim” ed organizzare un pranzo festivo nella giornata di Purim, dopo mezzogiorno.

Se ebraicamente posso concepire il senso della mitzvà che mi impone il dovere di leggere il libro biblico di Ester, di rivivere attraverso il racconto gli eventi che hanno portato prima alla disperazione e poi alla salvezza degli ebrei di Persia, non riesco a comprendere fino in fondo il senso di mitzvòt che mi impongono di inviare dolciumi e cibo ai miei amici, di dare doni o denaro ai poveri e di organizzare un pranzo in un giorno che in fondo resta, per molti di noi, semi lavorativo o comunque non completamente esente da obblighi di lavoro. Continue reading “Le Mitzvòt legate a Purim hanno aspetti che visti superficialmente mi lasciano sempre perplesso”

Maschere e biscotti: Shavei Israel celebra Purim in tutto il mondo

Di Brian Blum

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Bambini Bnei Menashe in costume per Purim a Nazareth

La scorsa settimana, Israele e il mondo ebraico hanno festeggiato la festa di Purim, che ci ricorda dell’incredibile svolta – dal quasi annientamento del popolo ebraico in Persia più di 2000 anni fa, fino alla sua salvazione.

In onore della gioia che gli ebrei hanno provato all’ultimo momento, Purim è oggi probabilmente il giorno più felice del calendario ebraico. Tutti si vestono in costume per leggere dal Libro di Esther (la Meghillah), fanno dei doni di alimenti (mishloach manot) agli amici e alla famiglia, e partecipano a feste stravaganti condite da vagonate di hamentaschen kosher (biscotti triangolari ripieni di semi di papavero, datteri, cioccolato e altre prelibatezze).

Anche le comunità con le quali lavora Shavei Israel, entrano nello spirito festivo. Ecco cosa hanno organizzato i nostri emissari. Continue reading “Maschere e biscotti: Shavei Israel celebra Purim in tutto il mondo”