Digiuni che ricordano momenti importanti della storia ebraica – lezione online di Rav Pinhas Punturello

Il 17 di Tammuz, 5 avvenimenti storici accaduti quel giorno e il digiuno a questi legato…

Per il corso “Figure eroiche e tragiche della nostra storia”

Gli ebrei del Kurdistan vogliono un maggiore riconoscimento

I discendenti degli ebrei nella regione del Kurdistan iracheno chiedono maggiore riconoscimento. Dopo decenni, durante i quali hanno dovuto nascondere le proprie radici ebraiche, vogliono avere la libertà di potere scegliere la propria identità, come riporta da Irbil Judit Neurink del Deutsche Welle.

“Israele ci dovrebbe accettare” dice Sherko Sami Rachamim, un curdo dalle radici ebraiche, che vive e lavora nel Kurdistan iracheno. Per anni ha cercato di stabilirsi con la sua famiglia in Israele, “ma gli israeliani ci hanno chiuso le loro porte”.

Dice che molti ebrei convertiti all’islam, si sentono come lui. Rachamim è uno delle migliaia degli ebrei del Kurdistan iracheno, i cui nonni si sono convertiti prima e durante le persecuzioni nell’area, a seguito della fondazione dello Stato di Israele. Negli anni 1950, due terzi dei circa 150mila ebrei che vivevano in Iraq sono fuggiti in Israele e altri paesi. Altri si sono convertiti, o sono fuggiti negli anni ’70, quando il dittatore Sadam Husein ha ripreso le persecuzioni.

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Pareri soggettivi per un valore oggettivo – Shelach Lecha

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Rav Eliahu Birnbaum

In questa parashà vengono definiti i successivi quaranta anni del popolo di Israele nel deserto. Durante gli eventi nel deserto viene alla luce molto chiaramente il criterio che definisce chi sarà capace di arrivare a vivere in libertà e chi non lo sarà. Di conseguenza è proprio in questa parashà che si determina il futuro di tutta una generazione: chi morirà nel deserto e chi invece giungerà a vivere nella terra di Israele.

Moshè mettendo in pratica le istruzioni di Dio, invia una delegazione di dodici uomini a scoprire le caratteristiche della Terra di Israele prima che vi giunga tutto il popolo. Si tratta dei capi delle dodici tribù che non partono per proprio volontà, ma che sono inviati. Non si tratta di spie come quelle che verranno inviate in seguito da Yeoshua (Giosuè). Questa è una delegazione diplomatica che non si nasconde e che dovrà riportare più tardi informazioni di carattere militare.

Gli inviati devono giungere alla terra e osservarne le caratteristiche, devono vedere le sue città, gli uomini che le abitano, di quali armi dispongono, per poter poi informare Moshé e tutto il popolo di quello che hanno visto. I delegati portano a termine la loro missione: al loro ritorno consegnano le loro informazioni, chiare ed obbiettive, senza alcuna distorsione. L’informazione è positiva. Continue reading “Pareri soggettivi per un valore oggettivo – Shelach Lecha”

Parashà Scemoth – Cosa ci insegna a Mosè il roveto ardente?

Rav Boaz Pashfile_0_original

La nostra Parashà settimanale ci parla di come HaShem sia apparso a Mosè sotto l’aspetto di roveto ardente.

“Un inviato del Signore gli apparve attraverso una fiamma di fuoco di mezzo ad un rovereto e osservando si avvide che il rovereto ardeva per il fuoco ma non si consumava” (Scemoth 3:2)
HaShem nomina Mosè, finora un semplice pastore di greggi, a capo del Popolo di Israele. Mosè discute con l’Altissimo, non vuole accettare una simile missione, poiché ai suoi occhi non crede di essere degno di una tale posizione.

<E Mosè disse al Signore: “Ma chi sono io che abbia l’ardire di andare dal Faraone e che possa far uscire i figli d’Israele dall’Egitto?”> (Scemoth 3:11)

E successivamente:
<Mosè rispose: “Forse non avranno fede in me e non ascolteranno la mia voce…” >(4:1) Continue reading “Parashà Scemoth – Cosa ci insegna a Mosè il roveto ardente?”