Parashà Vaielech – Preparativi per una nuova realtà

“E Moshé disse queste parole a tutto Israele: oggi ho cento e venti anni e non posso più uscire ed entrare. Inoltre Dio mi ha detto: “Tu non passerai il Giordano (…) Yehoshua mi sostituirà e continuerà a guidare il popolo…” In questo modo Moshé dà il suo addio al popolo di Israele a metà del cammino che aveva sognato e per il quale aveva loro insegnato a camminare. Moshé vive in questo momento una delle più grandi frustrazioni che può sperimentare un uomo, come il padre che prepara i suoi figli per la vita però è assente nel vedere i risultati dei loro sforzi.

Ogni situazione di rinuncia è traumatica per quanto sia stata attesa e programmata. La perdita di Moshé non giunge improvvisa ma è stata minuziosamente preparata in ogni dettaglio; ciò non attenua per il popolo la traumaticità e la difficoltà della situazione.

La condotta di Moshé nel momento in cui prende commiato dal popolo è esemplare. Moshé non intendeva pronunciare il suo addio da “pulpiti e balconi” né con grandi discorsi, bensì cercando una volta ancora il contatto personale con il popolo che aveva guidato. Non era il leader che ai nostri giorni sarebbe apparso nei comizi in epoca elettorale, per trasmettere ai posteri una immagine attraverso i flash ed i microfoni: per lui, il contatto quotidiano con la sua gente non era un mezzo carismatico per ottenere l’adesione delle moltitudini, ma un cammino sincero per comprendere ed occuparsi delle necessità del suo popolo.

Esiste una seconda lettura dell’attitudine di Moshé, la cui franchezza non nasconde il suo carattere genuinamente pessimista rispetto alla relazione tra governante e governato. Moshé si rivolge al suo popolo, probabilmente anche perché il suo popolo non si rivolge a lui. Moshé stava concludendo la sua funzione di dirigente e il popolo si preparava ad elaborare la sua relazione con il “nuovo governo” che avrebbe assunto la responsabilità di guidarlo. Continue reading “Parashà Vaielech – Preparativi per una nuova realtà”

Il ruolo di Shavei Israel per salvare Neda Amin

Neda Amin era una blogger iraniana che scriveva per il sito in lingua persiana del Times of Israel. Una giornalista che criticava il regime iraniano, lasciando l’Iran e trasferendosi in Turchia nel 2014.

Pochi mesi fa, la Amin ha contattato il Times of Israel con un messaggio disperato: la sua vita era in pericolo. Le autorità turche non apprezzavano la sua collaborazione con un giornale israeliano e volevano espellerla dal paese.

Se nessun paese l’avesse accettata, le fu detto, sarebbe dovuta rientrare in Iran, “dove avrebbe subito torture, stupri e l’esecuzione per avere lavorato con un sito israeliano e per la sua opposizione al regime iraniano”, ha scritto Rachel Avraham del Center for Near East Policy Research sul sito di Israel HaYom.

La Avraham ha quindi deciso di aiutarla e si è messa in moto per trovarle una nuova casa “dove lavorare liberamente come giornalista senza temere per la propria vita”.

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