Le comunità di Shavei Israel in America Latina si preparano a Chanukkà

Visto che Chanukkà sta arrivando, tutte le comunità di Shavei Israel in tutto il mondo si stanno preparando a questa bellissima festa. Le prime comunità a condividere la loro gioia, sono state quelle in Cile e Colombia.

In Cile le persone si sono riunite per una illuminante giornata di studi sulla storia di Chanukkà, le sue leggi e costumi, assieme a Rav Avraham Latapiat. Le attività vengono organizzate per i partecipanti di tutte le età: il programma per i ragazzi nel Talmud Torah locale includono attività di disegno e artigianato, dove possono creare regali e quadri per Chanukkà.

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Parashà Teruma – Come si costruisce un’identità collettiva

“Dì ai figli di Israele che mi prendano un’offerta per tutti gli uomini che diano di cuore” ordina Dio a Moshé. “Offerte di argento, di rame, di lana tinta…e mi costruiranno un santuario…” Verrebbe spontaneo chiedersi: “Per quale motivo Dio ha bisogno che il popolo partecipi e contribuisca alla costruzione del santuario?” Ma, come accade di solito quando si ricercano risposte semplici, una tale domanda confonderebbe il tema con la risposta. Non è Dio che ha bisogno della collaborazione né ha bisogno di santuari, ma sono il popolo e i singoli individui che lo compongono, che ne hanno bisogno, che di fatto soffrono per la mancanza di elementi materiali a cui aggrapparsi, di azioni che tendano a rafforzare una coesione e che li identifichino come gruppo esistente.

La collaborazione economica di ogni individuo è stata sempre e continua ad essere un mezzo efficace per valutare ed eventualmente consolidare il livello di impegno delle persone con l’ identità collettiva alla quale appartengono. Questo impegno che deve essere costantemente riaffermato, “ognuno secondo le sue possibilità”, in modo che si possa stabilire una comunicazione del gruppo con il Creatore, in modo che sia tangibile la possibilità di dialogo tra un intero gruppo umano ed il suo Redentore.

Non è sufficiente il “naase venishma” il “faremo e ascolteremo”, pronunciato ai piedi del Monte Sinai, occorre una prova che renda percettibile lo sforzo collettivo attraverso il quale rendere palese l’impegno di ogni membro della congregazione.

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Shavei Israel crea una nuova playlist italiana su YouTube!

Shavei Israel dedica una playlist intera al nostro pubblico italiano su YouTube.

I brevi video postati settimanalmente saranno dei commenti alla Parashà settimanale, cioè alla porzione di Torah che leggiamo ogni settimana.

Cominciamo in bellezza con il commento alla PARASHA’ MISHPATIM di Rav Pinhas Punturello, emissario di Shavei Israel in Italia.

Parashat Bo – Perché è importante la relazione tra le generazioni?

di Rav Eliahu Birnbaum

La Torà nella sua completezza, con tutte le mitzvot, leggi pratiche e teoriche, fu donata al popolo di Israele solo nel momento in cui esso arrivò ai piedi del Monte Sinai, ma quattro mitzvot furono imposte precedentemente. Il primo precetto fu quello del “pru urbù”, siate fertili e moltiplicatevi, comandato da Dio stesso ad Adamo ed Eva, in seguito venne il “brit milà”, il patto stabilito tra Dio e Abramo per tutte le generazioni successive, attraverso la circoncisione, poi il “guid hanashe” (la proibizione di mangiare il nervo del muscolo posteriore degli animali) ed in questa nostra parasha, per ultimo, il popolo di Israele riceve l’ordine di compiere il “korban pesach”, ovvero il sacrificio di un agnello, prima di rompere il laccio della schiavitù ed il legame con l’Egitto.

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A ciascun membro del popolo di Israele è dato questo precetto che comporta una autentica sfida: l’agnello, animale sacro per gli egiziani, doveva essere preso, custodito per tre giorni in casa di ogni ebreo e sacrificato davanti allo sguardo degli egiziani. Alla fine, il rituale prevedeva anche l’obbligo di consumare tutta la carne dell’agnello e per questo era necessaria la partecipazione di varie famiglie ebraiche ad ogni sacrificio.

A partire dal korban pesach nasce la simbologia della mensa ebraica come elemento di coesione religiosa e culturale. La famiglia ebraica si siede intorno alla tavola e il nutrimento che lo spirito riceve non è minore di quello che riceve il corpo con il cibo che viene ingerito.

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Parashà Shemoth – Ciò che definisce una nazione

di Rav Eliahu Birnbaum

Il libro di Bereshit ci ha fatto conoscere una serie di storie individuali di uomini e donne prototipi, le cui vite hanno segnato per sempre la loro discendenza ed hanno avuto grande influenza su di essa. Il libro Shemot che comincia con la parashà che porta lo stesso nome, non si riferisce più a singoli individui ma introduce il concetto di popolo, di un gruppo di individui che condividono una stessa identità.

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 «Allora sorse sull’Egitto un nuovo re……e disse al suo popolo: “Ecco che il popolo dei figli d’Israele è più numeroso e più forte di noi. Prendiamo provvedimenti nei suoi riguardi per impedire che aumenti”». In questo punto, il termine “popolo” riferito ad Israele, appare per la prima volta, nella bocca del Faraone. Prima ancora degli stessi ebrei, è quindi un estraneo che riconosce l’identità comune di tutta la discendenza di Yaakov, il suo carattere di popolo. I discendenti di Israele avevano sin dal principio una quantità di elementi di coesione che offriva loro una comune identità, però è in uno momento ben determinato della loro evoluzione che si può affermare la nascita di un “popolo”: una identità collettiva nuova, che raggruppa tutti gli individui, senza annullarli, essendo tale collettività qualcosa di distinto dalla loro somma.

Il popolo, per funzionare come tale, deve essere definito tanto all’esterno – ovvero riconosciuto come tale dai suoi pari – quanto al suo interno, rendendo partecipe ognuno dei suoi membri, coscientemente e senza alcuna crepa, della identità collettiva.

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