Parashà Ekev – commento di Eitan Della Rocca

וְעַתָּה֙ יִשְׂרָאֵ֔ל מָ֚ה יְהֹוָ֣ה אֱלֹהֶ֔יךָ שֹׁאֵ֖ל מֵֽעִמָּ֑ךְ כִּ֣י אִם־לְ֠יִרְאָ֠ה אֶת־יְהֹוָ֨ה אֱלֹהֶ֜יךָ לָלֶ֤כֶת בְּכָל־דְּרָכָיו֙ וּלְאַֽהֲבָ֣ה אֹת֔וֹ וְלַֽעֲבֹד֙ אֶת־יְהֹוָ֣ה אֱלֹהֶ֔יךָ בְּכָל־לְבָֽבְךָ֖ וּבְכָל־נַפְשֶֽׁךָ:

Deuteronomio 10-12

“Or dunque, Israel, che cosa chiede da te il Signore, Iddio tuo? (Null’altro) se non se temere il Signore, Iddio tuo, seguire tutte le sue vie, ed amarlo, e servire il Signore, Iddio tuo, con tutto il cuore e con tutta l’anima…”

Questo importantissimo verso della Parasha settimanale è la base di molte alachot e riflessioni.

Rabbi Zidkiau Ben Avram Arofe apre il suo libro di “Alacha shibole aleket”, riportando il Midrash che ci invita a non leggere :”מה ה״  cosa D. Chiede da te ?” Ma di leggere piuttosto : “מאה = cento  …H. Ti chiede soltanto 100 berachot al giorno (facilmente raggiungibili se si prega 3 volte al giorno) meno di Shabbat…”

Questo verso però contrasta con un insegnamento dei chachamim nel trattato di Berahot 33b: “Acol bide shamain huz meirat shamaim” tutto è nelle mani di H. tranne il timore di H.”

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Parashà Ekev – Il rispetto per le minoranze

In questa parashà veniamo istruiti sul rispetto con il quale si devono trattare le minoranze che vivono all’interno della società ebraica. E ciò vale come esempio per insegnarci il rispetto per le minoranze in generale, cosa che significa parlare dell’inalienabile diritto alla differenza.

“Dio fa giustizia dell’orfano e della vedova e ama lo straniero che vive tra di voi, dandogli pane e abbigliamento. Voi dovrete amare lo straniero perché voi foste stranieri in Egitto.” E la Torà in seguito afferma: “ Amerai l’Eterno tuo Dio…”
La Torà si riferisce con questo precetto a tutti coloro che si trovano in una condizione di minoranza o in inferiorità: l’orfano, la vedova e lo straniero, coloro che appartengono ad un altro popolo o un’altra nazione, che sono fedeli di un’altra religione, che sostengono un’altra idea o appartengono ad un altro schieramento politico: tutti coloro che, in definitiva, sono “diversi” ma abitano nella stessa terra in cui noi siamo la maggioranza.

Questo precetto è quello che è ripetuto il maggior numero di volte nella Torà. Per ben quarantadue volte ci viene detto di rispettare la minoranza e il debole. I nostri saggi hanno addotto due motivazioni per spiegare la necessità di tale reiterazione: la prima è la rilevanza di un precetto che riguarda le relazioni umane e regola la vita di una comunità; la seconda perché si tratta di un precetto “molto facile da dimenticare”, trascurare o eludere, invocando argomenti il cui carattere fallace non è sempre facile scoprire. Continue reading “Parashà Ekev – Il rispetto per le minoranze”

Parashà Ekev – Il lavoro dell’uomo

Al capitolo 8 del Deuteronomio, dal versetto 3 in poi, nella parashà settimanale di Ekev troviamo scritto:”[…] Egli (Dio) poi t’ha nutrito di manna che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuta, per insegnarti che l’uomo non vive soltanto di pane, ma vive di tutto quello che la bocca dell’Eterno avrà ordinato.”

Forte è, quindi, il richiamo ad una consapevolezza spirituale anche nella materialità: la manna, il nutrimento che viene dal cielo, è sì un elemento che nutre il corpo e sazia la fame, ma è indiscutibilmente un dono di Dio, qualcosa che scende dalla “bocca di Dio”.

La manna rappresentava l’incontro tra il naturale senso di sazietà che però ha una origine soprannaturale, una costante presenza dell’aiuto e della attenzione divina nei confronti del popolo che stava attraversando il deserto, cammino che sarebbe durato quaranta anni.

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