Parashà Balak – Amore e timore

Ci lascia sempre molto pensierosi la parasha di Balak. Abbiamo questo re che è terrorizzato dalla potenza di Israele ma allo stesso tempo coglie l’idea che per sconfiggere questa potenza c’è bisogno di un attacco diverso da quello militare.

Ecco che entra in scena Bilaam, il mago, il potere “altro”, l’idea di poter giocare con energie e magia, con benedizioni e maledizioni. Bilaam che a suo modo è un uomo di fede. Una fede particolare, oscura, negativa ma pur sempre fede. Una fede che è paura di Dio, non timore e non amore per Lui. Bilaam è il prototipo, è l’esempio di una fede non ebraica. Rispetta Dio perché ne accetta l’Onnipotenza, non perché ne custodisce l’amore per il mondo e per il genere umano. Vero è che il timore è parte della relazione di fede tra uomo-ebreo e Dio, ma si tratta di un timore che è custodia di rispetto e consapevolezza del nostro limite, non terrore di creatura schiacciata dal potere infiniti di Dio. Ed è per questo motivo che timore ed amore per l’Ebraismo si possono fondere come recitiamo prima dello Shemá, mentre terrore ed amore difficilmente si incontrano. Anche questa è la distanza tra Bilaam e noi.

Una distanza che da Bilaam in poi troveremo ripetuta più volte nella storia della relazione tra uomo e Dio, una relazione che ebraicamente si esprime in modo totalmente diverso, da allora sino ad oggi.

Parashà Balak – Il vero senso di un sacrificio

Perché Bilam, il mago che il re di Midian Balak assolda per maledire Israele senza riuscirci, offre sacrifici a Dio? (Numeri 23,4)

Come mai nel suo tentativo di ingraziarsi il volere divino e volgerlo contro il popolo ebraico Bilam sceglie anche la strada dell’offerta sacrificale?

Il Maharal di Praga fa notare (Netivot Haolam, Netivot Haavodà) che nel momento in cui si offre un sacrificio a Dio questo gesto sta a significare la consapevolezza che da Dio tutto dipende ed a Lui tutto appartiene. Colui che offre un sacrificio dichiara con questa offerta che Dio è Unico e che la sua unicità sta anche nella sua onnipotenza e potenza nei riguardi di tutto il creato. Per questo motivo la qualità stessa del sacrifico ha la sua importanza: non si tratta di un atto simbolico come provò ad insegnare Caino agli albori della storia del rapporto tra uomo e Dio, bensì cosa si offre è importante almeno quanto il modo in cui si offre un sacrificio. Offrire un korban significa esprimere con cuore puro la propria volontà di vicinanza all’Eterno, il proprio omaggio sincero che se eccessivo, se troppo sfarzoso può diventare un messaggio distorto rispetto al vero sentimento di religiosità richiesto per il rito del sacrificio stesso.

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