Parashà Devarim – L’insegnamento ebraico

Il libro del Deuteronomio, Devarim, è l’ultimo libro del Pentateuco, quello che più di ogni altro esprime la necessità della partecipazione e della responsabilità umana per attuare pienamente il progetto divino nel mondo.

Rav Shimshon Refael Hirsch spiega che Devarim è il libro che avrebbe accompagnato Israele nella sua nuova vita dal deserto alla costruzione di una società ebraica in Eretz Israel. È il libro degli insegnamenti morali, della legge, della presenza divina che smette di essere sovrannaturale come durante il cammino nel deserto e diventa quotidianità o per meglio dire diventa obbligo di costruzione di una quotidianità che si richiami costantemente al Divino.

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Parashà Korach – Quando i bassi istinti governano la ragione

La crisi che si scatena in questa parashà è, nei fatti, una crisi di autorità. Nella parashà precedente la disperazione e la mancanza di fede hanno fatto sì che la generazione del deserto non sarebbe entrata nella terra di Israele e avrebbe vagato per quaranta anni nel deserto.

La leadership su tutto il popolo era gestita personalmente da Moshe fin da prima dell’uscita dall’Egitto. Il popolo non aveva preso nessuna decisione per conto proprio: era stato forzato alla liberazione, gli era stato imposto un ruolo ed un modo di vita e, a prescindere della sua volontà, si era determinato per lui un destino.

Probabilmente, se fosse stato consultato preventivamente, il popolo di Israele non avrebbe organizzato l’uscita dall’Egitto, né avrebbe scelto Moshé come proprio leader. Ma ancora di più: non avrebbe agito e non avrebbe scelto.

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Parashà Bemidbar – Un nuovo rapporto con Dio

Il libro dei Numeri che cominceremo a leggere questa settimana si apre con questa espressione: “ E Dio parlò a Mosè nel deserto del Sinai nell’Ohel Moed (la tenda della radunanza)…”. Questa espressione che apre di fatto un nuovo libro della Torà contiene in sé una espressione non del tutto nuovo ma profondamente significativa.

Moshè ha, per così dire, incontrato Dio in altre occasioni ed in altre occasioni ha dimostrato il proprio livello di profezia e di contatto con Dio.

Il primo contatto tra Dio, Moshè e la sua capacità profetica è avvenuto di fronte al roveto che bruciava senza consumarsi, in Esodo 3,2: “Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: “Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?”

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Parashà Vaikrà – Il valore della riconoscenza

La parashà di Vaikrà si apre con Dio che chiama Moshè per parlargli dalla tenda della radunanza. (Levitico 1, 1.) Perché questa chiamata? Perché il libro del Levitico si apre con questa chiamata prima ancora che con le parole di Dio rivolte a Moshè? Il Talmud Yomà sottolinea che questa chiamata di Dio a Moshè ha un profondo senso educativo, segna il nostro dovere di chiamare qualcuno prima di rivolgergli le nostre parole, i nostri discorsi, le nostre domande. Il grande padre del moderno ebraismo europeo, Rav Shimshon Refael Hirsch insegna invece che la chiamata di Dio a Moshè significa che le parole di Dio in quel momento erano rivolte solo al nostro maestro, solo a Moshè e l’averlo chiamato prima rinforza l’idea di un discorso specifico e destinato solo a lui. Le parole di Dio che Egli rivolge a noi sono solo nostre e solo noi le possiamo capire e solo noi possiamo affrontate le sfide che incontriamo nel nostro cammino: Dio ci manda sempre la forza per affrontare le difficoltà che la vita ci pone davanti.

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Parashà Vayakel Pekudei – L’identità comunitaria

La parashà di Vaiakhel si apre con questo grande raduno organizzato da Moshè (Esodo 35,1): “Mosè convocò tutta la radunanza dei figli d’Israele, e disse loro: “Queste son le cose che l’Eterno ha ordinato di fare: “Sei giorni si dovrà lavorare, ma il settimo giorno sarà per voi un giorno santo, un sabato di solenne riposo, consacrato all’Eterno.” E’ interessante notare che la parola ebraica per radunanza è עדת בני ישראל ed è interessante notare che questa parola compare per la prima volta, riferita ai figli di Israele, nel loro diventare comunità “consacrata” da un tempo comune.

Infatti in Esodo 12,3 leggiamo: “Parlate a tutta la radunanza di Israele e dite: Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa.” La prima volta che quindi incontriamo la parola עדה è quando ai figli di Israele viene comandato il sacrificio di Pesach, un momento, un tempo sacro, di condivisione, di sacralizzazione dello scorrere dei giorni, dell’incontro con gli altri attraverso un progetto comune di identità personale e comunitaria che trova la sua massima espressione in un radunarsi con uno scopo che sia legato al tempo, legato al fare spirituale e che santifichi sia il tempo che il nostro fare.

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Parashà Ki Tissà – La Responsabilità della conversione

Il brano dell’Esodo 32,7, cioè il versetto con il quale Dio richiama Moshe rispetto agli eventi accaduti con il peccato del vitello d’oro è un colpo al cuore per tutti coloro, educatori e rabbini, che si occupano di kiruv levavot, avvicinamento dei lontani e ghiurim, conversioni.

In Esodo 32,7-14 è infatti scritto:” Allora il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d’Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicata! Si son fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: Ecco il tuo Dio, Israele; colui che ti ha fatto uscire dal paese di Egitto».

Dio infatti dice a Moshe :”Il tuo popolo, non il popolo”. Cosa vuol dire il tuo? Non è forse il popolo di Israele il popolo di Dio? In questo caso Rashi, il grande commentatore medioevale della Provenza è spietato: “ Si è corrotto il tuo popolo, dice Dio a Moshe, quel gruppo di genti che tu hai voluto accogliere e convertire dicendo che sarebbe stato un bene attaccare gherim alla Shechinà, la presenza divina e proprio quelli si sono ribellati…”

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Parashà Bo – In cammino verso l’Eterno

Nella trattativa tra Mosè ed il Faraone per la liberazione del popolo ebraico, abbiamo momenti di incontro e scontro tra i due, mentre Kadosh Baruch Hu dirige gli eventi inviando le dieci piaghe. In uno dei momenti nei quali sembra che il Faraone si stia per arrendere all’idea di concedere la libertà al popolo ebraico, chiede a Moshè chi debba partire e per quanto tempo. Le risposte di Moshè non soddisfano il Faraone che ha il cuore sempre più indurito e sopra ogni cosa esse non rispondono ai codici culturali egiziani.

Il Faraone, ha già espresso in maniera sarcastica la sua poca disponibilità a Moshè: “Allora Mosè ed Aaronne furono fatti tornare dal Faraone; ed egli disse loro: “Andate, servite l’Eterno, l’Iddio vostro; ma chi son quelli che andranno?” E Mosè disse: “Noi andremo con i nostri fanciulli e con i nostri vecchi, con i nostri figlioli e con le nostre figliole; andremo con i nostri greggi e con i nostri armenti, perché dobbiamo celebrare una festa all’Eterno”.

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Figure eroiche e tragiche della nostra storia – un nuovo corso online di Rav Pinhas Punturello

I prossimi martedì alle 20.00 (ora italiana) Rav Pinhas Punturello – emissario di Shavei Israel per l’Italia – terrà una lezione online da Gerusalemme sul tema:

“Figure eroiche e tragiche della nostra storia”

Vi invitiamo a collegarvi al suddetto orario a questo link e la lezione potrà essere seguita da computer, tablet o cellulare.

https://www.gotomeet.me/shavei-israel/figure-eroiche-e-tragiche-della-nostra-storia

punturello-pinchas-pier-paolo

Si tratta di un corso intero che si terrà ogni martedì di questa prima metà dell’anno. Segnate nel calendario!

P.S. Sul nostro profilo Facebook – Shavei Israel Italia – ricorderemo ogni settimana dell’appuntamento.