Parashà Chukkat – In cosa ha sbagliato Moshè?

Qual è stato il peccato di Moshè? In questa parashà di Chukkat leggiamo il terribile episodio che condannerà Moshè a non entrare nella terra promessa, lui che era guida e maestro del popolo ebraico.
Al capitolo 20 ed ai versetti dal 9 al 13 leggiamo: “Moshe prese il bastone che era davanti come il Signore gli aveva ordinato, e radunarono Moshè ed Aaron tutta la comunità davanti alla roccia e Moshe disse loro: “ Ascoltate, ribelli, faremo noi uscire da questa roccia dell’acqua per voi? Moshe alzò la mano, percosse la roccia con il bastone due volte e ne uscì acqua in abbondanza: ne bevvero la comunità ed il bestiame. Ma il Signore disse a Moshe ed Aaron: “Poiché non avete creduto in me, in modo che manifestassi la mia santità agli occhi dei figli di Israele, per questo motivo voi non accompagnerete questa comunità nella terra che io gli do. Queste sono le acque di Merivà, dove i figli di Israele litigarono con il Signore e dove Egli si mostrò Santo in mezzo a loro.”
Ma in definitiva qual è stato il peccato di Moshè? Il grande maestro italiano, Shemuel David Luzzatto scrive: “Moshe Rabbenu peccò davvero molto ed i commentatori gli hanno imputato tredici e più sbagli, ognuno dei quali gli ha causato nel suo cuore una nuova colpa, giacchè Don Itzhak Abravanel riportò dieci opinioni ed aggiunse la sua, Rashban nel libro Maghen Avot alla pagina 75 aggiunge una altra opinione, Ramban un’altra ancora e probabilmente sono state scritte altre opinioni che io non conosco;
così che avevo sempre evitato una approfondita indagine di ciò, temendo che attraverso questa mia indagine venisse fuori un nuovo commento ed anche io stesso mi sono ritrovato ad aggiungere un nuovo peccato per Moshè Rabbenu.” Continue reading “Parashà Chukkat – In cosa ha sbagliato Moshè?”

Parashà Korach – Chi era costui?

Chi è Korach? Non una persona qualsiasi ed è per questo che la sua rivolta, il suo agire contro Moshe ed Aaron e contro la stessa idea di Torà è ancora più grave di quello che possa apparire. Korach è il capo della famiglia di Keahat, una della più importanti famiglie tra i leviti. Korach aveva un ruolo importante nel dover portare il Mishkan, il tabernacolo nel deserto, Korach era un uomo intelligente. Come è stato possibile che potesse diventare il leader di una rivolta così drammatica e così insensata?

Il punto è che l’intelligenza di Korach, così come l’intelligenza in genere, non è un mezzo di sicura difesa dall’errore spirituale, dall’allontanamento da Dio, dal peccato stesso. Korach intelligentemente aveva vissuto la liberazione dall’Egitto, i prodigi che l’hanno accompagnata, la presenza di Dio quasi palpabile di fronte al Mar Rosso, il dono della Torà e la rivelazione sul Sinai. Eppure tutto questo non ha salvato Korach ed i suoi duecentocinquanta uomini dalla ribellione. Eppure da Korach c’è da imparare. C’è da imparare dalla sua caparbietà, dalla sua voglia di raggiungere il ruolo di sommo sacerdote, ma non c’è da imparare dall’uso che lui fa della sua intelligenza, dalla strumentalizzazione della Torà per i suoi scopi, dal suo trascinare gli altri nell’errore e solo per i suoi scopi personali. Continue reading “Parashà Korach – Chi era costui?”

Parashà Beshallach – La Torà del ritmo quotidiano

Questo Shabbat è lo Shabbat nel quale si legge la parashà Beshallach, la parashà nella quale leggiamo i brani biblici del passaggio del Mar Rosso.

Ovvio è che questo evento storico di portata straordinaria, che vede gli ebrei inseguiti dal Faraone ed apparentemente bloccati dal mare che poi si apre di fronte ai loro passi nella stessa acqua che diventerà “all’asciutto”, abbia avuto un impatto fondamentale non solo a livello puramente rituale, ma anche a livello mistico, popolare e tradizionale.

Esiste per esempio un uso a nome del Maestro Rabbino Menachem Mendel di Rimanow zzl (1745-1815) di leggere il martedì prima della lettura completa di Shabbat del brano biblico di Beshellach ( Esodo 14) di leggere una invocazione detta appunto Parashat HaMan, dove compare il racconto del dono della manna nel deserto. L’uso popolare vede in questo una “segullà”, un momento propiziatorio per ricevere prosperità e sicurezza economica, mentre il richiamo mistico a questa parashà ed al suo significato insiste sull’idea che questa invocazione sia fondamentalmente un atto di fede, una dichiarazione di totale dipendenza da Dio, il Solo che possa benedirci e donarci tutto ciò che abbiamo, così come ha sostenuto e sostentato i nostri padri durante i quaranta anni passati nel deserto. Continue reading “Parashà Beshallach – La Torà del ritmo quotidiano”

Parashà Devarim – L’insegnamento ebraico

Il libro del Deuteronomio, Devarim, è l’ultimo libro del Pentateuco, quello che più di ogni altro esprime la necessità della partecipazione e della responsabilità umana per attuare pienamente il progetto divino nel mondo.

Rav Shimshon Refael Hirsch spiega che Devarim è il libro che avrebbe accompagnato Israele nella sua nuova vita dal deserto alla costruzione di una società ebraica in Eretz Israel. È il libro degli insegnamenti morali, della legge, della presenza divina che smette di essere sovrannaturale come durante il cammino nel deserto e diventa quotidianità o per meglio dire diventa obbligo di costruzione di una quotidianità che si richiami costantemente al Divino.

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Parashà Korach – Quando i bassi istinti governano la ragione

La crisi che si scatena in questa parashà è, nei fatti, una crisi di autorità. Nella parashà precedente la disperazione e la mancanza di fede hanno fatto sì che la generazione del deserto non sarebbe entrata nella terra di Israele e avrebbe vagato per quaranta anni nel deserto.

La leadership su tutto il popolo era gestita personalmente da Moshe fin da prima dell’uscita dall’Egitto. Il popolo non aveva preso nessuna decisione per conto proprio: era stato forzato alla liberazione, gli era stato imposto un ruolo ed un modo di vita e, a prescindere della sua volontà, si era determinato per lui un destino.

Probabilmente, se fosse stato consultato preventivamente, il popolo di Israele non avrebbe organizzato l’uscita dall’Egitto, né avrebbe scelto Moshé come proprio leader. Ma ancora di più: non avrebbe agito e non avrebbe scelto.

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