Parashà Mikketz – La rivoluzione che opera nel materiale dell’universo spirituale

In questa parashà ci troviamo di fronte all’uomo dai ruoli multipli. Yosef è il sognatore e l’interprete dei sogni. Egli governa l’Egitto, senza però dimenticare il proprio ruolo di figlio e di fratello. A volte egli è un uomo legato con gli elementi materiali ed a volte con l’universo spirituale.

In questa nostra Parashà il re dell’Egitto ha un sogno misterioso: nella sua prima parte, sette vacche magre e brutte che divorano sette vacche robuste e belle. Nella seconda parte, sette spighe sottili che divorano sette spighe belle ed abbondanti. La cosa straordinaria è che anche dopo aver divorato animali o vegetali abbondanti e belli, gli esseri magri e squallidi restano uguali senza che avvenga nessun cambiamento nel loro aspetto. Il Faraone è preoccupato: i suoi consiglieri provano inutilmente a spiegare il suo sogno. Non riuscendo a convincerlo diventa necessario eliminare l’umiliazione e ricorrere a Yosef, il consigliere ebreo, per ottenere la sua opinione.

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Il monoteismo etico – Parashat Mishpatim

di Rav Pinhas Punturello

 

“ E queste sono le leggi che tu porrai davanti a loro…”Esodo 21,1.

La grande ed epica esperienza della rivelazione sul Sinai attraverso la promulgazione dei Dieci Comandamenti costituisce, paradossalmente, un pericolo per il popolo ebraico e per l’uomo di fede in genere.

Il pericolo risiede nel fatto che quel momento elevato può essere interpretato come onnicomprensivo di tutti gli obblighi religiosi e morali, in poche parole l’uomo di fede potrebbe pensare che nei Dieci Comandamenti ci sia tutto quello che serva per seguire un percorso religiosamente e moralmente valido.

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La parashà di Mishpatim nega totalmente questa ipotesi e questo approccio e proponendoci i dettagli di un comportamento morale e pratico afferma con forza che per essere un uomo con una morale non basta osservare i Dieci Comandamenti, né tantomeno questa può essere la totalità degli obblighi religiosi dell’uomo ebreo. La Vav che collega le due parashot, quella congiunzione grammaticale, è un segno di unione tra un giusto livello spirituale ed un corretto comportamento morale. Un comportamento che ha bisogno di rivolgersi ad un uomo libero e non schiavo. Se il popolo di Israele avesse ricevuto la Torà prima dell’uscita dall’Egitto, questo avrebbe rovinato il progetto divino, per il quale lo scopo della Torà coincide con quello della libertà. Lo scopo della libertà è, infatti, quello di aiutare l’uomo a raggiungere un livello di moralità in maniera autonoma. La Torà non è altro che una ricetta dell’Eterno, attraverso la quale, l’uomo raggiunge il proprio obbiettivo, diventando in questo modo degno della sua immagine e somiglianza di Dio.

La parashat di Mishpatim ci pone di fronte ad una serie di leggi collegate con la vita: tra l’uomo ed il suo prossimo, tra l’uomo e la società, tra l’uomo e Dio, cose che unite insieme sono la base della religione ebraica.

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Il monoteismo etico – Parashat Mishpatim

Rav Pinchas Punturello

“ E queste sono le leggi che tu porrai davanti a loro…” Esodo 21,1

images (1)La grande ed epica esperienza della rivelazione sul Sinai attraverso la promulgazione dei Dieci Comandamenti costituisce, paradossalmente, un pericolo per il popolo ebraico e per l’uomo di fede in genere.

Il pericolo risiede nel fatto che quel momento elevato può essere interpretato come onnicomprensivo di tutti gli obblighi religiosi e morali, in poche parole l’uomo di fede potrebbe pensare che nei Dieci Comandamenti ci sia tutto quello che serva per seguire un percorso religiosamente e moralmente valido.

La parashà di Mishpatim nega totalmente questa ipotesi e questo approccio e proponendoci i dettagli di un comportamento morale e pratico afferma con forza che  per essere un uomo con una morale non basta osservare i Dieci Comandamenti, né tantomeno questa può essere la totalità degli obblighi religiosi dell’uomo ebreo. La Vav che collega le due parashot, quella congiunzione grammaticale, è un segno di unione tra un giusto livello spirituale ed un corretto comportamento morale. Un comportamento che ha bisogno di rivolgersi ad un uomo libero e non schiavo. Se il popolo di Israele avesse ricevuto la Torà prima dell’uscita dall’Egitto, questo avrebbe rovinato il progetto divino, per il quale lo scopo della Torà coincide con quello della libertà. Lo scopo della libertà è, infatti, quello di aiutare l’uomo a raggiungere un livello di moralità in maniera autonoma. La Torà non è altro che una ricetta dell’Eterno, attraverso la quale, l’uomo raggiunge il proprio obbiettivo, diventando in questo modo degno della sua immagine e somiglianza di Dio. Continue reading “Il monoteismo etico – Parashat Mishpatim”