Il presidente di Shavei Israel – Michael Freund – parlerà al prossimo Limmud in Gran Bretagna

Il presidente di Shavei Israel – Michael Freund – è stato appena confermato come uno dei relatori della conferenza di Limmud a dicembre, che si terrà a Birmingham in Gran Bretagna.

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Limmud, evento nato proprio in Gran Bretagna, si svolge oramai in 40 comunità di tutto il globo da Melbourne a Mosca. Tuttavia è in Gran Bretagna che si trova la rete più estesa di Limmud, con i suoi eclettici ritiri di studio ebraico.

L’evento di dicembre, si svolgerà in alcuni alberghi attorno al pittoresco Lago Pendigo, alle porte di Birmingham, e si prevedono circa 3mila persone per le classi che spazieranno dalle questioni contemporanee del mondo ebraico agli studi tradizionali di Torah, con tanta musica e rinfreschi di contorno.

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Michael Freund vince il “Premio Aliyah”

Il presidente di Shavei Israel Michael Freund ha vinto il secondo annuale “Premio Aliyah”, come riconoscimento per le migliaia di ebrei che Shavei Israel ha portato in Israele dall’India, dalla Cina, dalla Penisola Iberica, dal Sud America, dalla Polonia e da altri angoli del mondo.

La cerimonia si è svolta la scorsa settimana presso il Kibbutz Ramat Rachel a Gerusalemme, alla presenza di circa 2mila pellegrini da circa 150 paesi. Il premio è stato presentato dal pastore Tom Hess della All Nations Prayer Convocation e dal presidente dell’Agenzia Ebraica – Natan Sharansky.

Che modo meraviglioso per iniziare l’Anno Nuovo. E un ottimo modo per ricordare del difficile lavoro che Shavei Israel svolge nel costruire un futuro ebraico in Terra Santa. A tutti gli ebrei che aspettano il loro turno per fare aliyah, vogliamo augurare “Prossimo anno a Gerusalemme!”.

Anche il Jerusalem Post ha dedicato all’evento spazio nella versione a stampa:

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Fondamentalmente Freund – Incontrare Papa Francesco

Una settimana fa, in una grande e elegante sala nel cuore di Cracovia in Polonia, mi sono ritrovato a fare qualcosa che non avrei mai previsto, incontrare il Papa.

Una dozzina circa di Ebrei, con a capo l’inimitabile rabbino capo, Michael Schudrich, ha avuto l’opportunità di parlare con il capo della Chiesa Cattolica, che solo due giorni prima aveva fatto visita, seguito dai media, al campo di concentramento di Auschwitz.

Dopo avere atteso fuori dalla residenza dell’arcivescovo, siamo stati accompagnati attraverso una grande corte nel palazzo dagli sfarzosi interni. Diversi ritratti di notabili della Chiesa adornavano le pareti, e sembravano avere le facce attonite nel vedere il gruppetto di uomini con kippà in testa che attraversavano il palazzo.

Mentre il pontefice era nella stanza accanto, e salutava dalla finestra la folla di polacchi adorante, i membri del nostro entourage si preparavano, mettendosi in fila come quando si saluta i festeggiati ad un matrimonio o bar mitzva.

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Shavei Israel e il Maccabi Tel Aviv collaborano per i giovani ragazzi Bnei Menashe

Elad Israel e Yoel Kolshing sono tifosi di calcio da sempre – che nel loro caso significa da circa nove anni. I Bnei Menashe sono proprio così, danno calci al pallone da quando riescono già a dire Shemà Israel.

Ma nemmeno nei loro sogni più grandi avrebbero mai immaginato di entrare in campo accompagnando una delle più grandi squadre italiane – il Maccabi Tel Aviv – vestiti con la tipica uniforme della squadra, blu e gialla.

Il grande momento di Elad e Yoel ha inaugurato una nuova eccitante collaborazione tra Shavei Israel e la Fondazione Maccabi Tel Aviv Football Club. Altre attività in programma: un campeggio con calcio per i giovani Bnei Menashe, sponsorizzazione del torneo di calcio di Sukkot dei Bnei Menashe, e forse anche una visita ai Bnei Menashe che ancora vivono in India da parte del Maccabi Tel Aviv.

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Shavei Israel in svedese

Il presidente di Shavei Israel, Michael Freund, è stato descritto nel giornale di lingua svedese in Finlandia – Kyrkpressen – la scorsa settimana, dove ha parlato delle attività di Shavei Israel in generale e dei Bnei Menashe in particolare.

Sapete leggere o capite lo svedese? Allora date un’occhiata alle due pagine apparse nel giornale dedicato alla cultura.

 

Cliccate quest link per vedere l’intero articolo (in svedese).

5 Ebree cinesi hanno fatto aliyah questa settimana

Sono arrivate!

Negli ultimi mesi, vi abbiamo raccontato le storie di cinque donne ebree cinesi che, con l’aiuto di Shavei Israel, hanno ricevuto il permesso di fare aliyah. Lunedì 29 febbraio, Gao Yichen, Yue Ting, Li Jing, Li Yuan e Li Chengjin finalmente sono arrivate all’aeroporto di Ben-Gurion.

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Giornalisti, sia di testate locali che internazionali, sono arrivati per raccontare la loro storia, quella della comunità antica di Kaifeng che piano piano si fa strada verso Israele. I reporter israeliani sono rimasti molto stupiti, visto che le ragazze alla domanda su come si sentissero a casa, hanno risposto in ottimo ebraico!

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Questo perchè due delle cinque ragazze non solo tornano a casa, ma ritornano – Li Yuan e Yue Ting hanno vissuto da adolescenti nella scuola religiosa di Yemin Orde vicino a Haifa, dal 2006 al 2010, grazie a un programma sponsorizzato da Shavei Israel. Ma anche le altre tre ragazze parlano speditamente l’ebraico, visto che hanno studiato con i nostri emissari a Kaifeng.

Le cinque donne raggiungono i sette uomini che con l’aiuto di Shavei Israel avevano fatto aliyah nel 2009. Grazie a noi, già 19 persone della comunità di Kaifeng vivono in Israele.

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E’ stato un lungo percorso per arrivare fino a qui. “Abbiamo lottato per quasi 4 anni per ottenere i permessi e far venire queste ragazze qui”, racconta il presidente di Shavei Israel Michael Freund, al reporter di Israel National News Yoni Kempinski al Ben-Gurion Airport. “Ho passato molto tempo a importunare, inseguire e convincere burocrati, membri della Knesset e ministri. Ma grazie a Dio, finalmente i permessi sono arrivati e loro sono a casa”.

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Michael Freund nella rivista “Commentary”: Predire il futuro ebraico

Di Brian Blum

Commentary-The-Jewish-Future-246x300Come sarà il futuro del popolo ebraico tra 50 anni? La rivista “Commentary” lo ha chiesto a 70 leader ebrei. Il presidente di Shavei Israel era tra questi.

L’articolo di Freund è apparso nel numero di Ottobre 2015. Freund vi scrive: “Il popolo ebraico è nella fase iniziale di una rivoluzione demografica, una cambiamento così profondo e storico nella natura che rimodellerà i contorni, il carattere, e anche il colore dell’ebraismo.”

Il cuore di questa rivoluzione sono le centinaia di migliaia di persone con radici ebraiche – Bnei Anousim, Bnei Menashe, Gli Ebrei nascosti della Polonia, gli Ispanici, gli Ebrei di Kaifeng – che in numero sempre crescente stanno cercando di ritornare all’ebraismo.

Non è solo una domanda accademica. “Per potere contare nel villaggio globale, il numero è sostanza”, scrive Freund. “Demograficamente e spiritualmente, il popolo ebraico dovrà essere in forze per far fronte a questo”.

L’articolo in originale si può leggere qui. Leggi tutto “Michael Freund nella rivista “Commentary”: Predire il futuro ebraico”

Shavei Israel pubblica un nuovo libro: “Hai radici ebraiche?”

Di Brian Blum

Do-you-have-Jewish-roots-eBook-cover-300x214Ti sei mai chiesto se hai radici ebraiche? C’è una tradizione familiare che sembra inusuale e non sai da dove venga? Forse il tuo cognome è simile a quello di altri antichi cognomi ebraici?

Shavei Israel è qui per aiutarti. Abbiamo appena pubblicato la nostra prima guida pratica alla riscoperta delle radici ebraiche. Il nuovo libro, che conta 109 pagine, disponibile sia stampato che in formato digitale, è intitolato semplicemente “Hai radici ebraiche?”

I nove capitoli rispondono alle più importanti domande che ci si pone all’inizio di un percorso di riscoperta delle proprie radici. Si parla di come condurre una ricerca genealogica (incluso come accedere agli archivi dell’Inquisizione spagnola, quando e se è il caso), quali cognomi sono più probabilmente ebraici nelle diverse parti del mondo (se sei di Palma di Mallorca e il tuo cognome è Segura, allora ci sono buone probabilità che tu abbia radici ebraiche), più informazioni sugli usi ebraici “nascosti” (come l’accensione delle candele, le tradizioni del lutto, la preparazione della challah), l’organizzazione geografica e storica.

Il testo è pieno di storie personali per ispirare e dare esempi reali – se loro ci sono riusciti, allora puoi farlo anche tu. Ci sono domande per guidare i lettori attraverso il loro processo e ogni capitolo si apre con un pasuk – una citazione appropriata dalla Torah. Leggi tutto “Shavei Israel pubblica un nuovo libro: “Hai radici ebraiche?””

Il ministro dell’interno accoglie personalmente i nuovi immigrati Bnei Menashe

Di Moshe Cohen “Israel National News”

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Il Presidente di Shavei Israel e il Ministro dell’Interno Silvan Shalom all’Aeroporto di Ben-Gurion la scorsa settimana.

Un altro gruppo di “Ebrei Perduti”, i Bnei Menashe, è arrivato in Israele alla fine di giugno, segnando la terza volta in un mese in cui Israele ha organizzato un volo per i membri del gruppo, partiti dallo stato del nord est dell’India – il Manipur, che confina con la Birmania e il Bangladesh.

Circa 100 membri del gruppo sono arrivati all’aeroporto di Ben Gurion giovedì, unendosi ai 78 già arrivati la settimana precedente – un gruppo che includeva il 3millesimo Bnei Menashe arrivato in Israele – così come un altro contingente arrivato all’inizio di giugno, di 50 persone.
Il gruppo di giovedì è stato accolto personalmente dal Ministro dell’Interno Silvan Shalom, che li ha salutati lodando la loro decisione di venire in Israele.

“Sono così felice di accogliervi come nuovi immigrati”, ha detto Shalom. “Tutti gli ebrei appartengono a questo luogo, e farò del mio meglio per far venire tutti gli ebrei dalla Diaspora in Israele”.

I Bnei Menashe sostengono di essere discendenti della Tribù di Menasse, una delle Dieci Tribù Perdute di Israele, che vennero esiliate dall’impero Assiro dopo la morte di Re Salomone più di 2700 anni fa.

Gli immigrati sono stati portati in Israele da Shavei Israel, che ha ricevuto il permesso dal governo israeliano lo scorso ottobre, al fine di portare 900 Bnei Menashe nello Stato Ebraico fino alla fine del 2015.

Attualmente, si dice vi siano circa 7000 membri del gruppo in India, molti di questi sono interessati al trasferimento in Israele.

“Il ritorno della Tribù Perduta dei Bnei Menashe a Zion dopo 2700 anni dall’esilio è un miracolo dei nostri giorni moderni”, ha detto il presidente di Shavei Israel Michael Freund.

“E’ un testamento di determinazione e risoluzione del popolo di Israele, di tornare a casa di nuovo. In tempio come questi, in cui lo Stato Ebraico si trova sotto pressione crescente da parte della comunità internazionale, è confortante vedere che Dio continua a riunire il Suo gregge, portando a casa quelli che una volta vennero cacciati e perduti”.

Questo articolo è apparso originariamente sul sito di Arutz7.

Fondamentalmente Freund: Quando i figli di Menasse hanno visitato la tomba di Giuseppe

Di Michael Freund

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Michael Freund alla Tomba di Giuseppe con i Bnei Menashe

Era una mezzanotte dello scorso mese, quando mi sono trovato in un convoglio blindato nelle strade di Shechem (Nablus, secondo l’occupazione Palestinese), in viaggio verso una memorabile riunione di famiglia di proporzioni storiche. Dopo 2700 dall’esilio dei loro antenati dalla Terra d’Israele, un gruppo di recenti immigrati Bnei Menashe, o Figli di Menasse, si stavano recando a visitare la tomba del loro progenitore Giuseppe, il primo incontro di questo genere.

Per questi 100 discendenti di una delle Tribù Perdute di Israele, che hanno fatto aliyah lo scorso novembre grazie a Shavei Israel, l’organizzazione che presiedo, è stato un incontro emozionante, che ha dato loro l’opportunità unica di riconnettersi alle loro radici in una maniera molto tangibile.

Scortato dai militari, il nostro convoglio blindato si è fatto strada lentamente attraverso le buie e strette vie della città, a maggioranza ostile. La jeep dell’IDF improvvisamente ha frenato. Alla nostra sinistra una figura ombrosa ha scagliato qualcosa contro il primo veicolo, facendo partire diversi soldati per rincorrerlo, prima di tornare a mani vuote. Per nulla intimiditi da questo tentativo di spaventarci, pochi minuti dopo ci siamo trovati nel piccolo sito che ospita il luogo di sepoltura della riverita figura biblica.

Sono passati circa 15 anni, dall’ottobre del 2000, quando la Tomba di Giuseppe era nei titoli dei giornali di tutto il mondo.

Miliziani palestinesi e terroristi di Fatah lanciarono un assalto coordinato ai soldati israeliani che proteggevano il sito. Dopo che il primo ministro Ehud Barak ordinò all’IDF di ritirarsi, i Palestinesi si lanciarono con violenza e demolirono la tomba con mazze e spranghe di ferro. Negli anni successivi, dopo che la struttura venne riparata, l’IDF ha ripreso a permettere ai fedeli ebrei di visitare il sito una volta al mese per qualche ora, e solo al calare della notte.

Ma tutte le difficoltà incrociate durante l’organizzazione della visita del mese passato, sono solo servite a accrescere una speciale atmosfera che ha prevalso, quando finalmente è giunto il momento.

Assieme ad altre migliaia di Israeliani venuti per pregare, i ben 100 Bnei Menashe si sono affollati nel piccolo cortile fuori dalla stanza che ospita la tomba. E proprio allora, in un memorabile susseguirsi di eventi, i Bnei Menashe si sono lanciati nel canto di una preghiera antichissima chiamata “Katange, Katange”, in uno dei loro nativi linguaggi – il Thadou-Kuki. Gli anziani della comunità hanno cominciato a ballare, alzando le braccia e mimando il volo di un uccello, simboleggiando la promessa biblica in cui viene detto che il Popolo di Israele tornerà alla sua terra sulle “ali delle acquile”.

“Dopo avere vagato per migliaia di anni”, si dice nei versi della canzone, “Verrò riportato infine verso mio fratello Giuda. E proclamerò la mia gioia e contentezza attraverso la canzone” dice, pregando Dio affinché un giorno di figli di Menasse possano tornare a “ una terra piacevole stillante latte e miele”.

Incrociando le braccia i Bnei Menashe hanno formato un cerchio, facendo ancora di più risuonare le loro voci nella notte.

In un toccante momento di unità ebraica, decine di spettatori, dai rabbini ultraortodossi di Bnei Brak ai giovani uomini con kippot in testa e sandali, si sono uniti al cerchio.

Anche se non conoscevano le parole, i veterani israeliani hanno cominciato anche loro a ripetere i ritornello: “Katange, Katange Aba aw! Katange Bnei Menashe!” (ti glorifichiamo O Padre; ti glorifichiamo Bnei Menashe!) Il messaggio inviato ai Bnei Menashe è chiaro: la vostra celebrazione è anche la nostra.

Mentre gli immigrati procedevano verso la stanza della tomba, si sono trovati davanti alla grande pietra che copre la sepoltura di Giuseppe. Molti hanno cominciato a piangere, consapevoli del fatto che il loro antenato, Menasse, era il figlio maggiore di Giuseppe. Da ambedue i lati della tomba di Giuseppe vi sono due pietre più piccole che segnano i luoghi di sepoltura dei suoi figli: Menasse e Efraim.

Anche questo ha commosso i molti fedeli presenti, che hanno aperto la strada ai Bnei Menashe affinché potessero appoggiare le mani sulla tomba di Menasse e sussurrare una preghiera in onore del loro antenato, cosicché tutti i suoi discendenti possano ritornare velocemente a casa in Zion.

Questa riunione di famiglia molto speciale, che ha riunito i Bnei Menashe con i loro avi, è servita anche come segno tangibile che il ritorno del Popolo Ebraico alla nostra Terra ha la capacità di unire anche i più disparati segmenti della nostra nazione.

Qualsiasi siano le distinzioni negli abiti, le differenze di costumi, e i diversi accenti, vi è qualcosa di molto più grande che ci unisce: il legame forgiato dalla storia ebraica e dal credo collettivo nel destino ebraico.

Alcuni hanno genitori o nonni che sono sopravvissuti ai campi di concentramento tedeschi. Altri sono fuggiti da Stalin.

Ci sono quelli che si sono lasciati alle spalle il confort dell’Occidente, e quelli che possono tracciare le loro origini alle Tribù Perdute di Israele.

Ma quella notte, nel cuore dell’ostile Nablus, alla tomba di Giuseppe – il nostro comune antenato, si sono uniti in una canzone, in danze e preghiere, come se tutte le differenze tra di loro fossero solo poco più di un superficiale e insignificante dettaglio.

Se non è questo un miracolo, cos’altro può esserlo?

Questo articolo è stato anche pubblicato ne The Jerusalem Post.

YNET ha un video della visita dei Bnei Menashe alla Tomba di Giuseppe. E’ in ebraico e si può vedere qui.