Fondamentalmente Freund: Costruite un museo dell’aliyà

Negli annali della storia ebraica contemporanea, poche vicende sono così toccanti come il richiamo del nostro popolo alla propria Terra dai quattro angoli del globo.

Dalla rinascita dello Stato di Israele nel 1948, più di 3 milioni di immigrati sono giunti sulle sponde della Terra Promessa da più di 100 paesi del mondo. Alcuni sono giunti qui scappando dalle persecuzioni. Altri erano motivati dal sogno sionista o dalla religione, nella speranza di creare una vita migliore per sè stessi e per le proprie famiglie.

E ora, anche se Israele è stato costruito sull’aliyà, e continueremo a costruire, abbiamo tuttavia fallito nel preservare adeguatamente e narrare significativamente la storia del ritorno alla terra dei padri.

Ecco perchè credo sia tempo per lo stato ebraico di erigere un museo dell’Aliyà, dove si parlerà dell’erosimo e della lotta, dell’orgoglio che ha accompagnato lo storico ritorno in Zion.

Infatti, se ci guardiamo indietro, capiremo come i momenti più toccanti della storia della nostra nazione siano quelli in cui si è tentato di salvare le comunità in Diaspora. Ma, quanto apprezza e quanto conosce questi avvenimenti straordinari la nuova generazione? Continue reading “Fondamentalmente Freund: Costruite un museo dell’aliyà”

Primo convegno su “Identità e Memoria Sefardita” in Portogallo

Lo scorso mese si è svolto un congresso senza precedenti in Portogallo: una tre giorni di conferenze accademiche, tenute da importanti storici, sul passato ebraico del Portogallo.

L’evento si è svolto a Braganza, una città portoghese con un importante passato ebraico. Il capitano Arturo Barros Bastos, noto come il “Dreyfus portoghese”, fu molto attivo e impegnato a Braganza al fine di salvarne i Marrani (come annotato nel suo libro di memorie).

Il congresso si è rivolto innanzitutto agli eredi dei Bnei Anusim (ebrei forzatamente convertiti al cattolicesimo), che hanno sempre saputo delle loro origini, ma finora avevano preferito tenerle nascoste. Questa è stata l’occasione per riconnettersi.

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Le comunità di Shavei Israel celebrano Yom Hatzmaut in tutto il mondo

Yom Ha’atzmaut – La Giornata dell’Indipendenza di Israele – è stata appena celebrata, e le comunità di Shavei Israel hanno celebrato con stile. Abbiamo una selezione di belle foto da tutto il mondo – Israele, India, El Salvador e Colombia.

Israele

La comunità Bnei Menashe a Nazareth Settentrionale è passata in parata per le vie della loro cittadina in Galilea con bandiere in mano.

Intanto, a Kfar Hasidim, i nuovi immigrati Bnei Menashe hanno marcato il loro primo Yom Hazikaron – il Giorno della Memoria di Israele – ricordando i soldati caduti e le vittime del terrorismo. Yom Hazikaron si svolge esattamente 24 ore prima della Giornata dell’Indipendenza. Lo spostamento tra giornata di lutto e notte di grande gioia è una delle transizioni più forti nella vita israeliana.

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Le celebrazioni di Yom Hatzmaut in tutto il mondo

di Brian Blum

Abbiamo chiesto a tutti gli emissari di Shavei Israel nel mondo di inviarci le immagini del 68esimo compleanno di Israele. Ecco qui le foto!

India

Più di 200 Bnei Menashe sono scesi verso il Beit Shalom Center di Shavei Israel a Churachandpur, in Manipur per le celebrazioni di Yom Hatzmaut. E’ stata innalzata la bandiera israeliana, è stata cantata l’Hatikva, e infine i ragazzi del gruppo Shining Star hanno eseguito un balletto speciale basato sulle melodie dell’inno nazionale. Dopo una preghiera per lo Stato di Israele e per i suoi soldati, un discorso del nostro collega Aharon Vaiphei su “Sionismo, Dichiarazione di Indipendenza e la Terra di Israele”, tutti hanno cantato Kathang’e Kathang’e – il tradizionale canto Bnei Menashe sulla nostalgia per Israele – prima di augurarsi L’shana Haba BeYerushalaim – Il prossimo anno a Gerusalemme.

Ecco qui una selezione di foto dal Manipur

E qui qualcun’altra dallo stato vicino del Mizoram

Intanto, ad Erode, membri del Zion Torah Center hanno ricevuto uno speciale regalo per Yom Hatzmaut: 200 nuovi siddurim (libri di preghiere) da parte di Shavei Israel. I siddurim furono originariamente stampati per i Bnei Menashe residenti a Mizoram, e sono in ebraico con traslitterazione in inglese, perfettamente quindi adatti anche alla comunità di Erode. Una cerimonia si è tenuta nella stessa sede. Ecco qui alcune foto dove vediamo anche il leader della comunità, Samuel Devashayam.

Colombia

Lo spazio si è riempito di bandiere quando a Bogotà si sono riuniti i Bnei Anousim colombiani. Un banchetto, preghiere, lezioni e canzoni hanno circondato la comunità per le celebrazioni.

Portogallo

La bimà della sinagoga di Belmonte è stata drappeggiata con una bandiera israeliana – finalmente gioiosa e vittoriosa dopo la brutale Inquisizione mezzo millennio fa. Ecco alcune foto inviateci dal nostro emissario, Rav Elisha Salas.

Polonia

A Cracovia, Rav Avi Baumol ci ha raccontato di avere tenuto “una commovente e toccante” cerimonia per Yom HaZikaron – Giorno della Commemorazione (che si tiene 24 ore prima di Yom Hatzmaut) – per quasi 70 persone, non ebrei ma anche ebrei “nascosti” polacchi. “Abbiamo acceso le candele e parlato del sacrificio compiuto per la patria ebraica. Abbiamo letto la storia eroica di Dafna Meier come esempio del terrorismo. Abbiamo chiesto a Roy, un ex soldato israeliano, di accendere le candele in sua memoria e abbiamo cantato l’Hatikva insieme”.

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El Salvador

Cosa c’è di più israeliano di una pita farcita di falafel e humus? Cosa ne direste di una pita cotta sulla griglia al centro della comunità Beit Israel dei Bnei Anousim di San Salvador? O posare con la bandiera israeliana. Abbiamo le foto di tutto ciò, e anche dell’accensione delle candele. (Hmmm…a noi non sembrano 68 candeline).

BONUS: un video della gioia dei festeggiamenti a San Salvador.

 

 

Allo scoperto

di Laura Ben-David

Durante un lungo viaggio di conferenze alle quali ho partecipato negli Stati Uniti, ogni minuto era contato e ogni azione programmata. Quindi quando sono stata avvicinata, dopo un discorso che ho tenuto a Southfield in Michigan, da una donna che voleva sapere se potevo fare un discorso ad un altro gruppo quel pomeriggio stesso, la mia iniziale reazione era di crederlo impossibile.

Quando però mi ha detto che gruppo rappresentava, non ho avuto dubbi, avrei partecipato. Così un’aggiunta dell’ultimo minuto è diventata il momento più commovente di tutta la mia attività di relatore.

Mi ha detto di essere Esther Posner, una bambina che era stata nascosta durante la Shoah. Il suo “gruppo” si sarebbe riunito quel pomeriggio e avrebbero apprezzato forse il mio intervento.

Ma che gruppo è esattamente? Ho chiesto aspettandomi un club di lettura o di tè per signore. Mi ha detto che era la World Federation of Jewish Child Survivors of the Holocaust and Descendants. Questo sarebbe stato l’incontro annuale di Hanukkà del Michigan. Ci sarebbero state circa 70 persone, la maggior parte di loro bambini nascosti durante la Shoah.

Mi sono venuti i brividi solo a sentire dell’esistenza di un tale gruppo. E ad essere la relatrice principale…ero onorata come non mai. Ovviamente l’avrei fatto, anche se significava creare una nuova presentazione, adattarla al pubblico, avere solo poche ore per prepararmi e infilare il tutto in un programma già molto intenso.

Il programma esistente che avevo organizzato per il viaggio tratta degli Ebrei “perduti” e “nascosti” in tutto il mondo, ai quali Shavei Israel, dove lavoro come direttrice del marketing e dei nuovi media, aiutava a riconnettersi con il proprio patrimonio ebraico e con lo Stato di Israele. Una di queste comunità che seguiamo sono gli Ebrei nascosti della Polonia durante la Shoah – quasi l’inverso del gruppo al quale avrei parlato.

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