Pinhas e Linor – Una storia d’amore Bnei Menashe

Che piacere avere celebrato con Pinhas e Linor, un matrimonio che hanno atteso per cinque lunghi anni, fino a quando non hanno fatto ambedue aliyà in Israele. La nostra Laura Ben-David, ospite al matrimonio, ha fatto le foto di questo evento da favola.

Unitevi a noi nell’augurare MAZAL TOV alla coppia!

 

Parashà Emor – Il ruolo del sacro

Esiste un ruolo storico ed un ruolo contemporaneo ed invisibile del Cohen. Il ruolo storico è quello che conosciamo attraverso la Torá, rispetto alla sua presenza nel Bet HaMikdash, rispetto al suo essere persona fisica di incontro tra Dio e uomo, tra rito e Shechina otre la stessa ritualità.
In nome di questo ruolo i primi versetti della nostra parasha di Emor delimitano e definiscono lo spazio ben definito e ben delimitato che il Cohen ha per la propria vita privata sia in positivo che in negativo. Allo spazio del dolore il Cohen può concedere solo lo stretto ambito familiare ed allo spazio positivo come quello matrimoniale il Cohen può concedere solo gli spazi che la Torà delimita: il Cohen non può sposare una divorziata o  una ghioret.
È davvero difficile comprendere le richieste della Torá in questo senso perché è chiaro che a livello emotivo ci è difficile seguire la logica di una imposizione matrimoniale che impone al Cohen di non poter sposare una donna ebrea che sia divorziata o ghioret.

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Matrimonio di gruppo Bnei Menashe – Secondo Round

A seguito della loro aliyà in Israele e la conversione formale all’ebraismo, le coppie Bnei Menashe già sposate in India hanno la possibilità di entrare sotto la chuppà, grazie a Shavei Israel che organizza per loro una “seconda” cerimonia di nozze, secondo la legge ebraica.

Nove coppie Bnei Menashe si sono già sposate a dicembre. La scorsa settimana, un secondo gruppo, di otto coppie, si è sposato a Kfar Hasidim, centro di assorbimento dove vivono i nuovi immigrati.

Ecco alcune foto…

 

E qualcuna ancora…

Nove coppie di immigrati Bnei Menashe si sposano in una cerimonia di gruppo in Israele

Nove coppie Bnei Menashe, tutte immigrate dal Manipur in India lo scorso mese, si sono sposate questa settimana in una cerimonia di gruppo nel centro di assorbimento di Shavei Israel a Kfar Hasidim, secondo la legge ebraica subito dopo la formale conversione.

Le nove coppie fanno parte di un gruppo di 162 immigrati appena arrivati in Israele grazie a Shavei Israel. Arrivano tutti dall’India nord-orientale, centro maggiore per le comunità Bnei Menashe. I nuovi immigrati si vogliono stabilire a Tiberiade in Israele, non appena lasciato il centro di Kfar Hasidim.

“Dopo avere realizzato il sogno di fare aliyà e tornare al popolo ebraico, le nove copie Bnei Menashe adesso hanno un’ulteriore motivo per celebrare”, ha detto il presidente di Shavei Israel, Michael Freund.”Si sono risposati seguendo una tradizionale cerimonia ebraica che simboleggia anche la nuova vita che stanno costruendo nello Stato Ebraico. Auguriamo loro di cuore mazal tov e tanta gioia, salute e successo qui in Israele”. Continue reading “Nove coppie di immigrati Bnei Menashe si sposano in una cerimonia di gruppo in Israele”

Il gusto piccante della vita: una storia d’amore che poteva accadere solo in Israele

Vivendo in Florida Yitzhak Eicoff mangiava molta cucina messicana -decisamente piccante – ma mai avrebbe immaginato di assaggiare un giorno il peperoncino “king pepper”, il più potente del mondo. Cresce in India, nello stato del Manipur e Yitzhak l’avrebbe assaggiato quasi ogni giorno, visto che ha sposato nel 2016 Hadassa Tungdim, una Bnei Menashe immigrata in Israele grazie all’aiuto di Shavei Israel.

“La prima volta che ho assaggiato la cucina di Hadassa, per poco non perdevo tutti i capelli, ma adesso, volendomi bene, Hadassa cucina meno piccante per me”, ci racconta Yitzhak.

Yitzhak non sapeva niente della comunità Bnei Menashe fino a quando non è immigrato in Israele nel 2011.

“Non avrei mai immaginato di trovare la mia anima gemella in Manipur, e Hadassa mai avrebbe immaginato di incontrare uno di New York in Israele”, ci racconta. “Ci siamo conosciuti a metà strada, nella Terra di Dio.”

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Da San Paolo a Beersheva: Rachel riscopre le sue radici ebraiche

La più grande speranza di Rachel Souza Lima è il ritorno di tutti i Bnei Anousim. Rachel (Elizabeth), 39 anni, lo dichiara mentre ci racconta di come è ritornata all’ebraismo dei suoi antenati, e del suo grande viaggio dal suo Brasile in Terra di Israele, dove vive oggi con suo marito e i figli.

Nata a Lucèlia (San Paolo), Rachel madre vedova di 4 figli, ricorda bene il  primo incontro con il suo rabbino. Questo evento esplosivo le è bastato per capire come le sue regole di casa, la kasherut e la purità familiare, significassero che aveva delle radici ebraiche.

In quei primi tempi, rispettare le mitzvot era abbastanza difficile, ma dava soddisfazione, Rachel spiega con una nota di nostalgia. “Non ero ancora ufficialmente ebrea, ma smisi di lavorare il Sabato, dicevo preghiere speciali, imparavo a cantare le canzoni religiose, ed ero molto felice”.

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Parashà Ki Tezè – Il rispetto della dignità femminile

“ Se vedi tra i prigionieri una donna di bell’aspetto e ti piace tanto da volerla prendere per tua moglie, la condurrai a casa tua, ed ella si raderà il capo e si taglierà le unghie, si leverà la veste di prigioniera, abiterà in casa tua e farà cordoglio per suo padre e sua madre un mese intero; poi entrerai da lei, e sarai suo marito e lei tua moglie.” (Deuteronomio 21, 11-13)

La Torà, nella parashà di Ki Tezè, apre alla terribile ipotesi che un soldato possa invaghirsi di una prigioniera di guerra.

Conoscendo profondamente l’animo e gli istinti umani la Torà non nega la natura dell’uomo, non fugge nemmeno di fronte ai suoi più bassi istinti, ma proprio perché non li nega entra prepotentemente nell’orizzonte umano per portare quegli istinti ad un livello diverso, verso una reale sacralità.

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Una bellissima e originale storia d’amore nata a Belmonte

Un’aristocratica romana pose una volta a Rav Yosi Ben Halafta, uno dei principali saggi della Mishna, una domanda provocatoria.

“In quanti giorni ha creato Dio il mondo?”, chiese.

“In sei”, rispose il Rav.

 

“E di cosa si è occupato Dio da allora?”, incalzò.

“Di formare le coppie per farle sposare”, fu la risposta.

 

“Giusto questo?”, disse con ironia. “Persino io riesco a farlo. Creerò centinaia di coppie in brevissimo tempo”.

E la storia continua nel Bereshit Rabba (68:4), quella notte la matrona romana fece unire un migliaio dei suoi schiavi con migliaia di schiave. Ma al mattino, uno schiavo aveva la testa mozzata, un altro aveva perso un occhio, mentre un terzo zoppicava a causa di una gamba rotta”.

Rav Yosi aveva predetto esattamente questa cosa. “Può sembrare facile ai tuoi occhi” disse all’aristocratica romana, “ma per il Signore è difficile come far aprire il Mar Rosso”.

Dio deve avere osservato l’ultimo Shabbaton che si è tenuto a Belmonte, in Portogallo, visto che alla fine una coppia inusuale si era formata.

A metà maggio, l’emissario di Shavei Israel in Portogallo, Rav Elisha Salas, aveva ospitato 120 Ebrei Hassidici da New York, nell’albergo della cittadina appena inaugurato casher (ne avevamo scritto qui). Rav Isroel Nachum di Safed aveva organizzato questa gita, che Rav Salas aveva definito come “una straordinaria e unica esperienza in Portogallo”.

Ed è proprio così che si devono sentire Chunie Reinhold e Ruth Rodrigo.

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