Portare il bene nel mondo – Il mese di Elul

E’ cominciato il mese di Elul e, quest’anno, la parashà che ha aperto il Rosh Chodes è stata quella di Ree.

Il versetto di apertura della parashà è il famoso monito che recita: “Guardate, io metto oggi davanti a voi la benedizione e la maledizione.” (Deuteronomio 11,26)

Davanti a noi, nel percorso che il mese di Elul segna per i prossimi trenta giorni, ma che in realtà è il simbolo della vita di ogni persona, c’è la possibilità di scegliere tra bene e male, tra benedizione e maledizione o come recita il versetto in ebraico tra ברכה e קללה.

La sola possibilità di scelta, il solo fatto che Dio ci abbia donato la possibilità di scelta, deve avere un presupposto di base.

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Contare l’Omer – Parashà Emor

La mitzvà di contare l’Omer occupa un posto non secondario nella parashà di Emor ed al di là della mitzvà tecnica dell’agitazione dell’Omer, il senso del conteggio e dei giorni da contare porta con sé moltissimi significati.

Rambam, Maimonide, scrive nelle Guida dei Perplessi, 3, 43: “E Shavuot è il giorno del Dono della Torà. E per rendere più grande questo giorno, si contano i giorni dal primo Moed che lo procede, come colui che aspetta il fedele amato e conta i giorni ed anche le ore: questa è la motivazione del conteggio dell’Omer dal giorno della nostra uscita dall’Egitto fino al Dono della Torà, che era di fatto l’intenzione primigenia e lo scopo dell’uscita dall’Egitto come è detto “ E vi porterò a me” ( Esodo, 19, 4).

Per Rambam il conteggio è legato al giorno finale tra tutti i giorni dell’Omer, cioè Shavuot, e la mitzvà del conteggio prende il suo senso dall’attesa per il giorno in cui celebriamo il dono della Torà.

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Tzedaka a Purim

Due delle quattro mitzvot legate a Purim (cioè fare doni di cibo/mishloach manot; fare doni ai poveri/matanot levonim) hanno molto a che fare con la tzedaka. Vi è inoltre la tradizione di dare tre mezzi shekel prima di Purim. Abbiamo quindi tre mitzvot legate alla tzedaka per Purim, oltre alla vera e propria tzedaka – beneficenza per i poveri.

A chi si fanno questi doni?

Una breve lista dei destinatari preferibili è questa:

  1. questioni di vita o di morte, persone rapite e prigionieri
  2. la famiglia più vicina
  3. persone povere e persone colte
  4. necessità della comunità
  5. costi di adempimento alle mitzvot (acquisto di tefillin, libri ebraici liturgici e così via)

Per quanto riguarda il modo nel quale fare tzedaka, dobbiamo ricordarci che tzedaka significa giustizia. Non significa dare perché ne abbiamo voglia, o perché voglio diventare più popolare e cose simili. La giustizia chiede di dare parte dei nostri soldi, e non abbiamo in questo ambito scelta – la tzedaka è un nostro obbligo.

Maimonide ci da una classifica degli otto modi per fare tzedaka nel suo testo Mishne Torah (Hilchot Matanot Levionim 10:7-12). Eccole qui, in ordine dal meno al più importante:

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Comportamenti sbagliati o peccati

di Rav Yitzhak Rapoport

Come ho detto nell’ultimo articolo, la mancanza dei Chaghim nel periodo invernale, unita alle giornate più corte e al tempo freddo, fanno in modo che le persone abbiano più tempo per l’introspezione.

Vorrei quindi dedicare quest’articolo al ragionamento sulla spiritualità dell’uomo in relazione ad un racconto del Talmud.

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“Una volta un angelo incontrò Rav Katina. E gli disse:”Katina, Katina, ma che fai, porti un cappotto con gli angoli tondi? Che ne sarà della mitzvà degli tzitzit?” Al che Rav Katina chiese:”Ma perchè? Voi punite chi evita i precetti?” L’angelo rispose:” Sì, nei periodi di ira”. (Trattato Menachot, foglio 4a).

Si deve innanzitutto spiegare che esiste una mitzvà nella Torah, che impone agli uomini di indossare i tzitzit (frange) ai quattro angoli dei loro vestiti. Per eseguire questa mitzvà, si deve indossare un abito con quattro angoli. L’angelo della storia vede che Rav Katina porta abiti con gli angoli stondati, e così non può eseguire la mitzvà. Questo non è in senso stretto un peccato, poichè la mitzvà è di avere i tzitzit sull’abito, se l’abito ha quattro angoli. Però l’angelo spiega che nei periodi di ira, come per esempio durante le guerre, il periodo prima di Tisha beAv ecc., l’uomo viene punito anche perché evita delle occasioni per aderire alle mitzvot.

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