Yom Hatzmaut – I primi 70 anni di Israele

In quanto appartenente alla comunità degli italkim, italiani di Israele, ho scoperto un nuovo senso di identità nazionale italiana in “Diaspora”  con la partecipazione ai festeggiamenti per il 2 giugno, la Festa della Repubblica. Se in Italia il 2 giugno  era oggettivamente un giorno di festa o un week end da organizzare in funzione dell’eventuale “ponte” che il 2 giugno poteva portare con sé, in Israle  il 2 giugno è diventato un appuntamento con una parte di me, un momento di condivisione sociale ed un giorno  di orgoglio per l’incontro tra la Storia italiana, l’identità degli ebrei italiani e le relazioni tra Italia ed Israele.

Con questi sentimenti e queste sensazioni  mi pongo la domanda sul senso dei festeggiamenti di Yom HaAtzmaut in Diaspora.  Non che mi stia chiedendo se abbia o non abbia un senso per l’ebreo della Diaspora il gioire per l’esistenza dello Stato di Israele, ma mi chiedo a livello più profondo, quale possa essere il suo senso. Che senso ha, quindi,  la partecipazione degli ebrei della Diaspora alla ricorrenza di Yom Ha Hatzmaut, giorno della fondazione dello Stato di Israele? Non si rischia che il canto dell’Ha Tikvà nelle sinagoghe di Roma, Londra o New York qualcuno possa ascoltarlo come espressione di uno spirito nazionalista che lega la Diaspora ad Israele in maniera “preoccupante” per molti ebrei Diasporici? Continue reading “Yom Hatzmaut – I primi 70 anni di Israele”

Insegnare Ebraico in Centro America

di Gabriel Cavaglion

Negli ultimi anni Israele registra flussi migratori provenienti anche da regioni remote, come quello degli appartenenti a Bnè Menashè (Manasse), dal Nord India, i quali, dopo un rigoroso percorso di conversione, sono in parte riusciti a trasferirsi in Israele (ad oggi se ne contano circa 3000). Nella loro tradizione era radicata la convinzione di essere discendenti dall’omonima tribù, fra le dieci disperse dagli Assiri nel 722 a.e.v.

In Centro e Sud America esistono diverse comunità che cercano di unirsi al Popolo Ebraico, sostenendo  di essere discendenti da Anusim (lett. forzati, costretti), ovvero Cripto – Giudei, noti anche come Marrani o Conversos, costretti alla conversione cristiana in Spagna, nel 1492, e poi in Portogallo. Affermano che i loro avi, dopo essersi rifugiati in Centro e Sud America, si sono allontanati dalle zone costiere celando così più facilmente il loro modo di vivere secondo la tradizione Ebraica. Questi raggruppamenti, che non sempre possono essere definiti vere e proprie comunità, attirano l’attenzione di varie organizzazioni mondiali Ebraiche con differenti attitudini verso le tradizioni e il Sionismo. Il movimento Hassidico di Satmar, per esempio, è coinvolto in varie attività  in zone dell’America Latina con un’azione di conversione antisionista nominata Toiras Jesed. L’organizzazione Kulanu, invece, affianca a questi raggruppamenti rabbini di stampo liberale (progressisti, riformati ecc.).

Ho avuto l’onore di essere ospite di una comunità seguita da Shavei Israel, un’organizzazione ortodossa e sionista che segue vari gruppi nel lungo percorso verso l’Ebraismo, dalla Cina alla Polonia, dalla Russia al Portogallo, per non dimenticare poi l’operato nel Sud Italia, seguito da anni dal Rav Pinhas Punturello. Continue reading “Insegnare Ebraico in Centro America”

I Subbotnik in Israele organizzano un mock-Seder

I Subbotnik, come da tradizione, anche quest’anno hanno organizzato un pre-Seder nella loro cittadina di Beit Shemesh. Si sono riuniti tutti insieme, guidati dal rabbino Shlomo Zelig Avrasin. Come per le celebrazioni passate, la festa si è svolta nella sinagoga Netzach Menashe, vi è stato anche un breve sermone dedicato alle leggi e agli usi di Pesach, poi musica e buffet.

Siamo felici di condividere un qualche foto:

 

Pesach – La festa dell’impegno per la libertà

“ Commuove il cuore come se si ascoltasse la dolcezza di una delicata ninna nanna. Persino quegli ebrei che si sono allontanati dalla fede dei loro padri nella folle ricerca di altre gioie ed altre glorie sono portati verso il profondo del loro essere quando, per caso, sentono di nuovo le vecchie melodie di Pesach che una volta a loro erano tanto care.”

Chi dice queste parole è Heinrich Heine poeta, scrittore, letterato ebreo tedesco che per seguire lui stesso la sua carriera nel 1825 si battezzò definendo questo gesto: “Il proprio biglietto di ingresso in società”. In definitiva un ebreo di quelli che egli stesso descrive: Persino quegli ebrei che si sono allontanati dalla fede dei loro padri nella folle ricerca di altre gioie ed altre glorie sono portati verso il profondo del loro essere quando, per caso, sentono di nuovo le vecchie melodie di Pesach che una volta a loro erano tanto care.”

Di fronte alle parole di Heine possiamo scegliere di intraprendere due strade che conducono a due tipi di reazioni diverse. Una è la strada della commozione, della lacrima identitaria che vede alla nostalgia dei nostri fratelli lontani con speranza di redenzione e di ritorno….verso quel “profondo del loro essere” che viene mosso e commosso dall’ascolto del mah nishtana.

L’altra strada è quella della consapevolezza che sul romanticismo, sulla nostalgia, sul sospiro identitario non si basa Pesach, né la preparazione necessaria ad essa né alcuna delle mitzvot legate al seder ed ai sette giorni di festa che ci aspettano. Continue reading “Pesach – La festa dell’impegno per la libertà”

I Beni Menashe si preparano per l’aliyà

Dopo 2700 anni in esilio, poco più di 200 Bnei Menashe si preparano al loro Ritorno a Casa, in Israele. Gli aerei dovrebbero arrivare il 20 e 22 marzo, giusto in tempo per celebrare Pesach in Israele per la prima volta, provando così sulla propria pelle “l’Esodo” personale.

Nel frattempo sono tutti molto occupati con i preparativi, come infilare in valigia tutto quello che può servire ad iniziare una nuova vita in Terra Santa!

Alcune foto di persone felici e eccitate, con i loro bagagli sono quasi pronti a partire:

 

Un viaggio alle radici per i Bnei Menashe

E’ stata una lunga notte per i Bnei Menashe…A due mesi e mezzo dal loro così desiderato arrivo in Israele, hanno fatto un tour molto particolare legato alla loro discendenza.

E’ iniziato a mezzanotte alla Tomba di Giuseppe, padre del loro antenato biblico Menasse, nel cuore della Samaria; è proseguito a Betlemme alla Tomba di Rachele, madre di Giuseppe. Infine sono giunti al Muro del Pianto per una commovente preghiera dell’alba, nel cuore di Gerusalemme, il luogo più santo per un ebreo.

Abbiamo alcune foto…

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Matrimonio di gruppo Bnei Menashe – Secondo Round

A seguito della loro aliyà in Israele e la conversione formale all’ebraismo, le coppie Bnei Menashe già sposate in India hanno la possibilità di entrare sotto la chuppà, grazie a Shavei Israel che organizza per loro una “seconda” cerimonia di nozze, secondo la legge ebraica.

Nove coppie Bnei Menashe si sono già sposate a dicembre. La scorsa settimana, un secondo gruppo, di otto coppie, si è sposato a Kfar Hasidim, centro di assorbimento dove vivono i nuovi immigrati.

Ecco alcune foto…

 

E qualcuna ancora…

Un Bnei Menashe rimasto gravemente ferito durante un attacco terroristico torna per la prima volta a casa

Even Ezer Holaring, un membro della comunità Bnei Menashe rimasto gravemente ferito durante un attacco terroristico lo scorso novembre, è tornato a casa.

Per la prima volta in due mesi, da quando un terrorista palestinese si è lanciato con la sua macchina su Holaring all’incrocio del Gush Etzion, il 35enne Bnei Menashe padre di sei bambini, è stato accompagnato a casa dall’ospedale Hadassah per una visita del fine settimana. E’ tornato nella struttura sul Monte Scopus il sabato sera per continuare la sua riabilitazione.

Holaring è stato accolto gioiosamente con una piccola festa organizzata da famiglia e amici a Kiryat Arba, dove vive. Il capo del consiglio comunale Malachi Levinger ha visitato la casa dei Holaring: “Even Ezer, sei un simbolo di coraggio, e tutti noi preghiamo affinché ritorni a casa definitivamente il più presto possibile, con l’aiuto della tua comunità”. Continue reading “Un Bnei Menashe rimasto gravemente ferito durante un attacco terroristico torna per la prima volta a casa”