Una ebrea Subbotnik a 71 anni si reca per la prima volta al Kotel

La scorsa settimana è stata davvero speciale per Anna Lazarevna Bocharnikova, originaria di Vysoki in Russia, che si trova al momento con la sua famiglia a Beit Shemesh. Martedì scorso ha visitato il Kotel (o Muro del Pianto) per la prima volta in vita sua e si è goduta la bellissima passeggiata nelle vie della Città Vecchia di Gerusalemme. Durante la sua visita in Israele, Anna Lazarevna ha anche festeggiato il suo 71esimo compleanno.

Anna Lazarevna è stata accompagnata da un’amica e concittadina di Vysoki, che ha già fatto aliyà cinque anni fa grazie al supporto di Shavei Israel. Tova ha già fatto da insegnate di tradizioni e lingua ebraica ai suoi compaesani molti anni prima di immigrare in Israele. Tova aveva anche lavorato alla scuola domenicale di Vysoki ed era stata tra i leader della comunità.

Le signore hanno condiviso un paio di loro foto con noi.

Il nostro emissario in Polonia parla del rischio di un incremento dell’antisemitismo

Il nostro emissario in Polonia, rav Yehoshua Ellis, rabbino di Katowice in Polonia, ha parlato con uno dei più importanti quotidiani israeliani, il Jerusalem Post sui rischi dell’incremento dell’antisemitismo ai giorni nostri. L’articolo si può leggere qui.

(La foto di Rav Ellis è di Bozena Nitka)

E qui a seguire una tradizione dell’intervista di Mayaan Jaffe-Hoffman

“Vi è un palpabile senso di antisemitismo in Polonia oggi, secondo uno dei suoi rabbini capo. Yehoshua Ellis, rabbino capo di Katowice, vive in Polonia dal 2010 come emissario di Shavei Israel. Si è trasferito a Varsavia tre anni fa, dove è anche capo della missione rabbinica per i cimiteri ebraici in Polonia e assistente rabbinico del rabbino capo della Polonia e di Varsavia, Michael Schudrich.

Da quando le tensioni sono aumentate tra Israele e Polonia una decina di giorni fa, la comunità ebraica polacca si sente alienata.

<C’è un famoso detto che dice quando due elefanti lottano è l’erba che ne soffre.> dice Ellis al Jerusalem Post. <Gli ebrei polacchi sono proprio l’erba in questo conflitto>.

Ellis ci spiega che molti polacchi confondono tra Israele ed ebrei. < C’è molta confusione nell’identificare un paese e un popolo. Abbiamo quindi notato un incremento di messaggi razzisti negli ultimi giorni. Questo potrebbe portare a gesti e azioni >.

Il 15 febbraio il primo ministro Benjamin Netanyahu aveva detto ai media israeliani: “I polacchi hanno cooperato con i tedeschi durante la Shoah”. Anche se hai poi spiegato che non si riferisse a tutta la Polonia e tutti i cittadini polacchi, il premier polacco Mateusz Morawiecki ha deciso di non partecipare al summit del gruppo Vysehrad dei capi di stato di Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia. L’incontro si sarebbe dovuto tenere in Israele, ma dopo la rinuncia di tutto lo staff polacco l’incontro è stato annullato.

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Shalva Band e la nostra cantante Bnei Menashe si esibiranno all’Eurovision 2019 a Tel Aviv

Shalva Band e Dina Samte, la cantante Bnei Menashe, si esibiranno alle semifinali dell’Eurovision. La band composta da ragazzi disabili ha conquistato il cuore del pubblico israeliano durante la gara in tv Kochav Haba (Stella in Ascesa), dove si scelgono i partecipanti all’Eurovision.

L’Eurovision è una gara canora conosciuta in tutto il mondo, grazie anche alla partecipazione di paesi come Australia e Israele. La band non parteciperà alla gara finale, poiché non voleva esibirsi di Shabbat, ma hanno ottenuto la possibilità di fare un’esibizione fuori gara durante le semifinali.

Dina, che è la voce della band assieme ad Annael, ha fatto aliyà con un gruppo di 230 Bnei Menashe dall’India nord-orientale, il Manipur, nel 2007 con l’aiuto di Shavei Israel.

Il presidente di Shavei Israel, Michael Freund, ha detto: “Mi ricordo di come ho accompagnato Dina sul suo volo di partenza verso Israele quando l’abbiamo portata in aliyà dall’India nel 2007, e sono molto felice per lei e per la sua famiglia. Questo dimostra come i Bnei Menashe siano veramente divenuti parte integrante della società israeliana e del popolo ebraico.

Dieci ragazze Bnei Menashe celebrano il loro bat mitzva a Gerusalemme

Dieci ragazze dodicenni, tutte arrivate in Israele con l’aliyà organizzata da Shavei Israel per i Bnei Menashe, hanno celebrato il loro Bat Mitzvah recentemente durante un gioioso festeggiamento con famiglia e amici, tenuto da Girls Town Jerusalem dove sono studentesse.

“Siamo commossi di avere partecipato a questo speciale e toccante Bat Mitzvah che simboleggia il passaggio che le ragazze e le loro famiglie hanno con tutto il diritto fatto per tornare al Popolo Ebraico”, ha detto il fondatore e presidente di Shavei Israel, Michael Freund. “Siamo grati a Girls Town Jerusalem per il calore, l’amore e l’accoglienza che hanno dimostrato a questi recenti immigrati, alcuni dei quali sono arrivati qui appena sei mesi fa. Auguro loro che diventino orgogliose donne ebree qui nella terra dei loro antenati, la Terra d’Israele”.

“Siamo determinati a continuare nei nostri sforzi, affinché i restanti 7mila Bnei Menashe ancora in India possano ritornare a Zion”, ha aggiunto.

I Bnei Menashe sono discendenti della tribù di Menasse, una delle Dieci Tribù esiliate dalla Terra d’Israele più di 2700 anni fa dagli Assiri. Finora circa 4mila Bnei Menashe hanno fatto aliyà grazie a Shavei Israel negli ultimi 15 anni, di cui più di 450 l’anno scorso. Altri 7mila Bnei Menashe sono ancora in India, e tutti loro sognano di fare aliyà.

Ecco qui alcune foto dei festeggiamenti del Bat Mitzvah, organizzato da Shavei Israel e ospitato da Girls Town Jerusalem. (Foto di Laura Ben-David)

Fondamentalmente Freund: Costruite un museo dell’aliyà

Negli annali della storia ebraica contemporanea, poche vicende sono così toccanti come il richiamo del nostro popolo alla propria Terra dai quattro angoli del globo.

Dalla rinascita dello Stato di Israele nel 1948, più di 3 milioni di immigrati sono giunti sulle sponde della Terra Promessa da più di 100 paesi del mondo. Alcuni sono giunti qui scappando dalle persecuzioni. Altri erano motivati dal sogno sionista o dalla religione, nella speranza di creare una vita migliore per sè stessi e per le proprie famiglie.

E ora, anche se Israele è stato costruito sull’aliyà, e continueremo a costruire, abbiamo tuttavia fallito nel preservare adeguatamente e narrare significativamente la storia del ritorno alla terra dei padri.

Ecco perchè credo sia tempo per lo stato ebraico di erigere un museo dell’Aliyà, dove si parlerà dell’erosimo e della lotta, dell’orgoglio che ha accompagnato lo storico ritorno in Zion.

Infatti, se ci guardiamo indietro, capiremo come i momenti più toccanti della storia della nostra nazione siano quelli in cui si è tentato di salvare le comunità in Diaspora. Ma, quanto apprezza e quanto conosce questi avvenimenti straordinari la nuova generazione? Continue reading “Fondamentalmente Freund: Costruite un museo dell’aliyà”

Ospiti speciali in El Salvador

Questo mese le nostre comunità in El Salvador hanno ricevuto dei visitatori speciali, inviati da OTS Amiel Bakehila, sponsorizzato da Israel’s Ministry of Diaspora Affairs. L’organizzazione che vuole rafforzare le comunità ebraiche in tutto il mondo e solidificare la loro connessione con lo Stato Ebraico, aveva già inviato la nostra Laura Ben-David per un tour di incontri come le comunità della Polonia. Questa volta è stata inviata una missione in El Salvador per rendere speciale e memorabile Chanukkà per i Bnei Anusim del luogo.

La significativa visita è durata tre giorni, che hanno incluso convegni e lezioni, cene comunitarie e celebrazioni, tra queste l’accensione delle candele di Chanukkà ogni sera.

Abbiamo alcune favolose foto da condividere, per gentile concessione di OTS Amiel Bakehila:

A 11 anni sogna di diventare il primo calciatore Bnei Menashe in serie A

Hanoch Haokip non è il classico undicenne. Nato in una famiglia Bnei Menashe, il difensore/centrocampista nella sezione giovani del HaPoel Migdal Haemek è già stato segnalato come una promessa del calcio.

Haokip viene allenato da Shimon Bouskila, nella sezione giovani anche se la sua età prevede che sia nella squadra dei bambini Giovani G.

La famiglia di Haokip è ortodossa e lui frequenta la scuola locale “HaAri”. E’ immigrato in Israele con i suoi genitori e il fratello di tre anni nel 2007 quando aveva solo due mesi. La famiglia si è stabilita a Migdal HaEmek, sopra la bellissima valle di Jezreel nella bassa Galilea.

Hanoch Haokip ha iniziato la sua carriera calcistica grazie al programma “Equal Rate”, che ha facilitato la sue entrata nel HaPoel Migdal Haemek. Era stato notato dal direttore del progetto, Dror Cohen, che lo ha subito spronato e sostenuto.

Dror ci dice: “E’ un ragazzo favoloso, pieno di valori, autodisciplina e rispetto per il prossimo. Credo che arriverà come minimo alla Lega Nazionale, se non ancora più in avanti.” Continue reading “A 11 anni sogna di diventare il primo calciatore Bnei Menashe in serie A”

Parashà Vaiechi – Quale eredità devono lasciare i padri ai figli?

Questa parashà ci insegna la fusione tra passato e presente, in una unità la cui forza rappresenta l’impegno di una vita proiettata verso l’eternità.

Il termine “Vaiechi” significa letteralmente “e vivrà” ma viene utilizzato dalla Torà per indicare gli anni che Yaakov aveva vissuto sopra la Terra. Ciò che Yaakov fece durante il suo “passaggio” nella vita fisica è ciò che lascerà ai suoi discendenti quando morirà, è ciò attraverso cui egli vivrà quando non sarà più in questo mondo. Yaakov fu, durante tutta la sua vita, una persona solitaria e sofferente. Tutti gli ostacoli, i dilemmi ed i conflitti che egli incontrò li dovette affrontare in solitudine. Nel momento in cui si sta separando dai suoi figli, Yaakov non fa alcun riferimento al passato, ma predice personalmente ad ognuno di loro ciò che accadrà. In questo momento culminante, prova a trasmettere la sua esperienza alle generazioni successive, per evitare che la sua propria sofferenza possa ripetersi.

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I Maccabei, il Monte, e Israele di oggi

La traduzione dell’articolo del nostro presidente Michael Freund pubblicato sul Jerusalem Post:

“Pochi giorni prima di Chanukkà, il Ministro degli Interni Gilad Erdan ha pronunciato un discorso che avrebbe reso orgogliosi i Maccabei.

Parlando alla Conferenza degli Affari Nazionali organizzata da My Israel nel Centro Menachem Begin di Gerusalemme, Erdan ha parlato della questione del Monte del Tempio e del diritto degli ebrei al culto in quel luogo, un tema chiaramente centrale per le feste che stiamo celebrando.

Anche se i media possono non averlo notato, i commenti di Erdan potrebbero segnalare l’inizio di una nuova politica, necessaria e molto attesa, che proclami una piena restaurazione dei diritti ebraici al sito più importante per la nostra nazione.

“Ho istruito la polizia affinché agisca in tutti i modi possibili per restaurare il nostro potere sull’area del Monte del Tempio, finora danneggiato” ha detto Erdan, “per permettere al maggior numero di ebrei di visitare il luogo più sacro per l’ebraismo”.
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Il Centro MaAni affronta le questioni legate alla discriminazione

Il Centro MaAni di Shavei Israel, a Gerusalemme, continua con la serie di conferenze dedicate alle varie comunità ebraiche nel mondo e alle relative sfide che stanno vivendo.

La scorsa settimana il dottor Velvl Chernin ha parlato dei vari fenomeni di discriminazione ai quali è sottoposta la comunità Subbotnik sia in Russia che in Israele. L’evento, che doveva svolgersi in inglese, è diventato occasione per una vivace discussione sia in russo che in spagnolo, alla quale hanno partecipato tutti i presenti.

Due membri della comunità Subbotnik, uno residente a Beit Shemesh e l’altro già abitante di Vysoki in Russia e attualmente in processo di fare aliyà, erano presenti alla conferenza. Hanno mostrato vecchie foto della loro vita in Russia meridionale e hanno condiviso le proprie storie personali. Continue reading “Il Centro MaAni affronta le questioni legate alla discriminazione”