Foto: i Bnei Menashe condividono la loro festa di Sukkot in India

La scorsa settimana vi abbiamo mostrato le foto delle capanne di Sukkot in costruzione e ora ecco le costruzioni completate, in India.

L’anno prossimo a Gerusalemme!

e ancora qualcuna…

 

 

Una famiglia di immigrati colombiani ha festeggiato con i buoni spesa

La famiglia Behar è immigrata dalla Colombia in Israele due anni fa. Già questo sarebbe un buon motivo per celebrare. Ma Shavei Israel e la catena di supermercati Shufersol hanno voluto rendere le loro feste ancora più dolci quest’anno.

Shufersol ha donato buoni per 50mila shekel (circa 12mila euro) ai nuovi olim per alleggerire le loro feste. La famiglia Behar, qui in foto, è tra questi.

I Behar – genitori di una maschio e una femmina – sono originari della città di Cucuta, vicino alla frontiera con il Venezuela. Adesso in Israele vivono a Ramle. Il padre è un artigiano che lavora la pelle. Il suo sogno è di aprire il proprio negozio in Israele un giorno.

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Sukkot sta arrivando!

Cari Amici, vogliamo augurarvi CHAG SUKKOT SAMEACH e ringraziarvi di cuore per il sostegno che avete dimostrato a Shavei Israel fino ad ora.

Vi saremo molto grati per l’aiuto che vorrete ancora offrirci e – con l’arrivo delle feste di Sukkot – vi segnaliamo questo link al quale si possono fare donazioni e aiutare le comunità ebraiche di tutto il mondo.

Un caro Shalom

Il Team di Shavei Israel

 

Una catena israeliana di supermercati ha donato buoni per 50mila shekel ai nuovi immigrati

Sta diventando una dolce tradizione per i nuovi immigrati che arrivano in Terra Santa con l’aiuto di Shavei Israel: i buoni omaggio dalla catena di supermercati Shufersol.

Per la seconda volta in occasione di Rosha HaShana ( e per la terza in generale vista la donazione per Pesach 2016), Shufersol sta donando buoni per 50mila shekel (circa 14mila dollari) ai nuovi olim, per aiutarli nella preparazione delle feste.

Anche se questi coupons sono pensati per alleggerire il costo delle feste, possono essere usati in qualsiasi momento dell’anno.

Shavei Israel distribuirà i coupons agli immigrati Bnei Menashe, Bene Anusim, Kaifeng dalla Cina e alle comunità russe Subbotnik. Molti di questi sono appena arrivati con l’aliyah!

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Immigranti dalla Colombia celebrano due anni di aliyà

Mentre Rosh HaShana si avvicina, è tradizione fare il conto delle proprie benedizioni. Per le famiglie Antolinez, Camargo e Maloof c’è una benedizione particolarmente importante: il privilegio (zechut) di iniziare una nuova vita in Israele.

Queste tre famiglie Bene Anusim, assieme a Rivka Sisa, arrivata in Israele per conto suo, sono tra gli orgogliosi nuovi immigrati che Shavei Israel ha aiutato nel fare aliyà dalla Colombia. Celebrano due anni nella Terra Santa proprio questo Rosh HaShana.

Gli uomini della famiglia Camargo e Maloof studiano attualmente in una yeshiva. I bambini vanno a scuola. E la signora Camargo ha aperto un mischpachton – un asilo nido a casa sua.

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Una ebrea Subbotnik riceve finalmente la cittadinanza israeliana dopo dieci anni di attesa

Martedì 22 agosto 2017 è una data che Tamara Sobyleva non dimenticherà mai. E’ il giorno in cui ha ricevuto la sua teudat zehut – la sua carta d’identità israeliana – dopo un processo durato dieci anni, giorno gioioso e dolce-amaro al tempo stesso per la 57enne originaria di Vysoki in Russia.

Gioioso poiché Tamara è finalmente cittadina israeliana, dopo anni di fermo in un limbo burocratico, quando Israele ha chiuso le porte dell’aliyà alla comunità di Ebrei Subbotnik di cui Tamara è membro.

Dolce-amaro perché la madre di Tamara – che aveva ricevuto la cittadinanza prima della figlia e poteva vivere in Israele – è mancata qualche anno prima che Tamara finalmente si trasferisse nello Stato Ebraico.

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Parashà Shoftim – Una società giusta

La parasha di questa settimana affronta il tema del sistema giudiziario all’interno del popolo ebraico alla vigilia del suo ingresso in terra di Israele quando si sta trasformando da popolo nomade in popolo stanziale con tutto il peso ed i diritti che implicano la costruzione di una società giusta ed equa. Quando si affronta il tema della amministrazione della giustizia e della gestione delle controversie all’interno dei futuri cittadini di Israele viene indicata la necessità di recarsi “nel luogo scelto da Dio” per interrogare i sacerdoti, i leviti ed il giudice “che ci saranno in quei giorni” per sapere come applicare il giudizio dei maestri. Fondamentale è capire il senso della espressione ” in quei giorni”, una indicazione di tempi e di applicazione del giudizio costantemente in armonia, quasi a dire che le parole dei maestri non possono essere avulse dal contesto in cui vivono.

Ma anche colui che cerca la giustizia deve esprimere il proprio impegno nell’alzarsi per cercare giustizia, nel salire verso il luogo scelto da Dio, nel non restare immobile, perché una società giusta è una società nella quale si accetta il movimento e non la staticità del giudizio: il movimento di chi è chiamato a giudicare ed il movimento di chi cerca giudizio e giustizia.

 

Il ruolo di Shavei Israel per salvare Neda Amin

Neda Amin era una blogger iraniana che scriveva per il sito in lingua persiana del Times of Israel. Una giornalista che criticava il regime iraniano, lasciando l’Iran e trasferendosi in Turchia nel 2014.

Pochi mesi fa, la Amin ha contattato il Times of Israel con un messaggio disperato: la sua vita era in pericolo. Le autorità turche non apprezzavano la sua collaborazione con un giornale israeliano e volevano espellerla dal paese.

Se nessun paese l’avesse accettata, le fu detto, sarebbe dovuta rientrare in Iran, “dove avrebbe subito torture, stupri e l’esecuzione per avere lavorato con un sito israeliano e per la sua opposizione al regime iraniano”, ha scritto Rachel Avraham del Center for Near East Policy Research sul sito di Israel HaYom.

La Avraham ha quindi deciso di aiutarla e si è messa in moto per trovarle una nuova casa “dove lavorare liberamente come giornalista senza temere per la propria vita”.

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Parashà Ekev – Il lavoro dell’uomo

Al capitolo 8 del Deuteronomio, dal versetto 3 in poi, nella parashà settimanale di Ekev troviamo scritto:”[…] Egli (Dio) poi t’ha nutrito di manna che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuta, per insegnarti che l’uomo non vive soltanto di pane, ma vive di tutto quello che la bocca dell’Eterno avrà ordinato.”

Forte è, quindi, il richiamo ad una consapevolezza spirituale anche nella materialità: la manna, il nutrimento che viene dal cielo, è sì un elemento che nutre il corpo e sazia la fame, ma è indiscutibilmente un dono di Dio, qualcosa che scende dalla “bocca di Dio”.

La manna rappresentava l’incontro tra il naturale senso di sazietà che però ha una origine soprannaturale, una costante presenza dell’aiuto e della attenzione divina nei confronti del popolo che stava attraversando il deserto, cammino che sarebbe durato quaranta anni.

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I ragazzi del kibbutz organizzano una estate divertente per i Bnei Menashe

Il Kibbutz Shomria nel Negev settentrionale ha deciso di organizzare una colonia estiva mirata ai bambini Bnei Menashe di Nazaret Superiore, ospitandoli nel proprio kibbutz. Il campo si è svolto la settimana scorsa ed è durato 7 giorni, hanno partecipato 19 bambini tra i 6 e 14 anni, accompagnati da due ragazze Bnei Menashe che hanno aiutato i padroni di casa.

La colonia, finanziata integralmente e gestita in cooperazione con Shavei Israel, ha incluso: attività ricreative, laboratori di pasticceria, uno speciale shabbat durante il quale il Kibbutz ha ospitato 90 abitanti di Nazaret Superiore, inclusi i genitori e familiari dei bambini ospitati.

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