Parashà Devarim – Lo Shabbat della Visione

Moshe si trova davanti al popolo, che ha guidato durante gli ultimi 40 anni e del quale si è preso sempre cura. Adesso, prima di attraversare il Giordano, l’unica cosa che ci tramanda è un rimprovero. Per 40 anni Moshe ha curato tutte le necessità del suo popolo, così tante volte ci ha difeso dalla collera di Dio! E ora, alla fine della sua vita, non ci può nemmeno incoraggiare un po’? Anche l’Haftarà di questa settimana continua con questo tono e leggiamo i rimproveri di Isaia. Cosa abbiamo fatto per meritare tutto ciò?

Siamo adesso in un periodo di lutto, che precede il giorno di Tisha beAv, che ricorda la distruzione dei due Tempi. Questo è lo Shabbat Hazon, lo Shabbat della Visione. Rav Itzhak di Berdyczow ci insegna, che se qualcuno lo merita, riceverà proprio in questo giorno la visione del Terzo Tempio.

La distruzione del Tempio è una perdita che ci tocca ancora. La piangiamo tutti i giorni e chiediamo la ricostruzione in tutte le nostre preghiere. Ma per quanto sia tragica questa distruzione, il nostro popolo non si è mai arreso, e non ha mai smesso di adempiere al suo compito di mostrare la luce Divina al mondo.

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Il significato delle preghiere

di Rav Nissan Ben Avraham

La Preghiera: l’ultimo rifugio

Gli Anusim, quegli ebrei che hanno dovuto nascondere la propria identità nel corso della storia, avendo sofferto persecuzioni e minacce da parte dei governi e degli abitanti dei paesi in cui hanno vissuto, spesso non avevano altro modo per praticare l’Ebraismo che attraverso la preghiera.

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Non potevano eseguire il precetto della circoncisione, in quanto avrebbero potuto essere scoperti, né potevano tenere correttamente il sabato e sono stati costretti a dissacrarlo, per evitare sospetti che li avrebbero messi a rischio di morte. Lo stesso per quanto riguarda il resto delle feste. Né potevano mantenere gli standard di kashrut, la dieta ebraica, come se il non mangiare carne di maiale potesse essere un segno che distingueva le leggi ‘antiquate’ degli ebrei.

Per tanti di loro tutto ciò che rimaneva erano le preghiere.

Ringraziando Dio, non abbiamo questo tipo di problemi e siamo in grado di soddisfare tutti i comandamenti senza paura, ma ancora, non siamo sempre pienamente consapevoli del significato delle preghiere che recitiamo, anche quando leggiamo nella nostra lingua.

In ebraico o in un’altra lingua?

È vero, nell’ebraismo vi è una chiara preferenza per le preghiere recitate in ebraico. L’ebraico è la lingua della profezia. La profezia non è solo quando il profeta ha un messaggio per chiunque o qualsiasi nazione, ma qualsiasi contatto diretto e consapevole tra il Creatore e l’uomo. Si presume che quando preghiamo dovremmo avere una conversazione con il Creatore, cioè, dobbiamo raggiungere un livello vicino alla profezia. E dal momento che l’ebraico è la lingua con cui questo collegamento viene compiuto con il Creatore, è importante abituarsi a pregare in questa lingua.

Naturalmente, in un primo momento, non resta che imparare il significato di ciò che diciamo, poiché una preghiera recitata come un pappagallo è inutile. Pertanto, è importante avere familiarità con le preghiere in una lingua comprensibile. Ma più tardi, avendo già una conoscenza di ciò che diciamo, è importante proseguire in ebraico.

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