Figure eroiche e tragiche della nostra storia – Rabbi Yohanan ben Zakai e Rabbi Akiva

La registrazione della prima lezione di Rav Pinhas Punturello sulle figure eroiche e tragiche della nostra storia.

Le lezioni si tengono online ogni martedì alle ore 20.00.

 

Figure eroiche e tragiche della nostra storia – un nuovo corso online di Rav Pinhas Punturello

I prossimi martedì alle 20.00 (ora italiana) Rav Pinhas Punturello – emissario di Shavei Israel per l’Italia – terrà una lezione online da Gerusalemme sul tema:

“Figure eroiche e tragiche della nostra storia”

Vi invitiamo a collegarvi al suddetto orario a questo link e la lezione potrà essere seguita da computer, tablet o cellulare.

https://www.gotomeet.me/shavei-israel/figure-eroiche-e-tragiche-della-nostra-storia

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Si tratta di un corso intero che si terrà ogni martedì di questa prima metà dell’anno. Segnate nel calendario!

P.S. Sul nostro profilo Facebook – Shavei Israel Italia – ricorderemo ogni settimana dell’appuntamento.

 

Hanukkà con Rav Pinhas Punturello – Lezione 2

La seconda della serie di lezioni dedicate a Hanukkà, tenute dal nostro emissario per l’Italia.

Questa volta si tratta di una riflessione registrata, ma si potrà parlarne con il Rav alla  prossima lezione online da Gerusalemme, del 20 dicembre 2016.

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Rosh HaShanà – commento video di Rav Pinchas Punturello

Non può mancare un bellissimo commento del nostro emissario, Rav Pinchas Punturello.

שנה טובה ומתוקה

Shanà Tovà Umetukà a Tutti! Ci vediamo nell’anno nuovo 5777!

Riscoperta un’antica “kinà” per Tisha BeAv

Le Kinot sono poemi o versi tristi recitati tradizionalmente per Tisha BeAv, giorno di lutto in memoria della distruzione dei due Tempi di Gerusalemme e altre tragedie nella storia ebraica. Un’antica kinà della comunità medievale di Castilla in Spagna è stata da poco riscoperta. La kinà è scritta in un ebraico bellissimo e poetico.

La kinà di Castilla è unica per la sua regione e lamenta della particolari sfortune cadute sulla Spagna e il Portogallo a seguito dell’Inquisizione. Per esempio include questi versi:

“Dove sono le comunità di Castiglia, di Siviglia e Aragona?”

“Altri fratelli sono stati espulsi, giovani e anziani.”

“Hanno riso della nostra sfortuna. Hanno preso i nostri tesori, le nostre sinagoghe, i nostri libri.”

“Gli Ebrei sono perduti. Dov’è il nostro salvatore?”

Se dite le Kinot per Tisha BeAv, forse vorrete aggiungere questi antichi versi degli Ebrei di Castiglia.

In Allegato il testo in ebraico, che si può stampare e usare durante questi giorni.

 

Fondamentalmente Freund – Incontrare Papa Francesco

Una settimana fa, in una grande e elegante sala nel cuore di Cracovia in Polonia, mi sono ritrovato a fare qualcosa che non avrei mai previsto, incontrare il Papa.

Una dozzina circa di Ebrei, con a capo l’inimitabile rabbino capo, Michael Schudrich, ha avuto l’opportunità di parlare con il capo della Chiesa Cattolica, che solo due giorni prima aveva fatto visita, seguito dai media, al campo di concentramento di Auschwitz.

Dopo avere atteso fuori dalla residenza dell’arcivescovo, siamo stati accompagnati attraverso una grande corte nel palazzo dagli sfarzosi interni. Diversi ritratti di notabili della Chiesa adornavano le pareti, e sembravano avere le facce attonite nel vedere il gruppetto di uomini con kippà in testa che attraversavano il palazzo.

Mentre il pontefice era nella stanza accanto, e salutava dalla finestra la folla di polacchi adorante, i membri del nostro entourage si preparavano, mettendosi in fila come quando si saluta i festeggiati ad un matrimonio o bar mitzva.

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Bentornata a casa Abigail: una portoghese riscopre il suo ebraismo

Abigail (Marina) Erlich doveva presentarsi davanti alla corte rabbinica per la sua conversione formale, quando all’ultimo momento, ha rivelato a Rav Elisha Salas, emissario di Shavei Israel in Portogallo e sua guida durante i diversi anni di studio, che credeva di essere già ebrea.

“Ho sempre saputo nel mio cuore di essere ebrea, ma non ne avevo nessuna prova, e quindi non l’ho mai detto a nessuno”, ci racconta Abigail. Ma proprio prima della partenza ha condiviso la sua storia.

Quando era una bambina, sua nonna le disse di essere ebrea. Ma i genitori di Abigail erano dei comunisti convinti e non volevano avere niente a che fare con la religione. Abigail crebbe in una famiglia totalmente laica. “Ogni qualvolta il tema veniva fuori, i miei genitori facevano di tutto per sopprimere la loro identità”, ci dice.

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I Bnei Menashe celebrano la Giornata di Gerusalemme

Yom Yerushalayim – Giornata di Gerusalemme – segna la riunificazione della capitale di Israele dopo la guerra dei Sei Giorni nel 1967. E’ un giorno toccante per i veterani israeliani e ancora di più, se possibile, per i nuovi immigrati che da poco hanno visto Gerusalemme per la prima volta.

Un gruppo di giovani ragazze Bnei Menashe, recentemente immigrate dall’India e ora residenti a Tiberiade, hanno girato Gerusalemme di domenica per Yom Yerushalaim. Abbiamo alcune foto della loro visita al Muro del Pianto, in posa davanti alla gigantesca Menorah che sovrasta il piazzale del Muro, e della loro passeggiata sulle pietre antiche del Cardo romano.

Non si deve essere però per forza indiani, o aspettare Yom Yerushalaim, per venire a visitare Gerusalemme. La capitale di Israele vi aspetta. Unitevi a noi!

I Bnei Menashe partecipano alla Maratona di Gerusalemme

In pochi anni la Maratona di Gerusalemme è diventata uno degli eventi sportivi più imperdibili del mondo. Quest’anno vi hanno partecipato circa 30mila persone – da Israele e da tutto il pianeta. I partecipanti da 62 paesi si sono uniti ai fans del fitness, tra cui il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat.

Questo è stato anche il primo anno in cui alla Maratona hanno partecipato membri della comunità Bnei Menashe. Rav Gurion Sela e la sua intera famiglia – tra cui sua moglie e i sei figli – hanno indossato le loro maglie viola, vi hanno attaccato i loro numeri officiali, e hanno raggiunto la meta.

La famiglia Sela non ha tentato l’intera corsa di 42,2 km – ma la passeggiata/corsa familiare di 1,7 km è stata proprio la giusta lunghezza. Tuttavia, niente è più mirato all’integrazione dei Bnei Menashe nella vita israeliana di questa essenziale – anche se relativamente fresca – tradizione gerosolimitana.

Congratulazioni alla famiglia Sela!

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I paesi che hanno partecipato quest’anno includono: Uzbekistan, Argentina, Hong Kong, Austria, Singapore, Turchia, Stati Uniti e Svizzera. Sessanta corridori dalla sola Cina si sono registrati.

Parashat Tzav – Riconoscenza e gratitudine

La seconda parashà del libro Vaikrà abbonda di regole circa le offerte e i sacrifici che avrebbe dovuto compiere il popolo di Israele all’interno del tempio costruito a Gerusalemme, il Bet HaMikdash. Nel frattempo le offerte sarebbero state compiute nel Mishkan, il Santuario che viaggiava insieme con il popolo lungo tutto il percorso che lo avrebbe condotto alla terra promessa.

“Un uomo che porterà una offerta”: in questo modo comincia uno dei comandamenti di questa parashà. E’ l’uomo, in maniera esplicita, colui che porta una offerta. Non è possibile portare una offerta a Dio se prima non si è “un uomo” completo. I sacrifici non sono di per sé sufficienti per avvicinarsi a Dio, se l’uomo, il tipo di uomo che in yiddish si chiama “mentsch”, non è degno di offrire un sacrificio al Creatore. A sua volta il versetto sembrerebbe insegnarci che la persona riesce a raggiungere la sua condizione di “uomo”, “menstch”, solo quando apprende e fa propria l’attitudine al sacrificio. La Torà ci insegna in questo modo che il ricevere, il sacrificare, il dare, il donare, il rinunciare sono le vie per rendere completa la nostra condizione umana.

La nostra parashà ci parla in particolar modo di una specie singolare di sacrificio: il korban todà o offerta di gratitudine. Questa offerta veniva presentata a Dio in una vasta gamma di occasioni, sia in contesti di salvezza fisica, quando ci si trova in un rischio mortale, sia a titolo personale, dopo un parto e dopo una nascita, che comunitario.

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