“Separare la challà”

La mitzvà dello “separare la challà” è una delle tre mitzvot donate unicamente alle donne. In origine, un pezzo di impasto veniva “separato” e donato al Kohen che faceva da sacerdote al Tempio. Questa pratica viene istituita nuovamente nell’epoca del Messia – adesso si brucia il pezzo di impasto prima che il pane venga mangiato.

La comunità in El Salvador si è preparata allo scorso Shabbat organizzando una grande hafrashat challah – la cerimonia della separazione della challà. Questo è un evento annuale durante il quale si riunisce la comunità assieme ai propri ospiti.

L’evento si è svolto nel ristorante “Volcano” nella capitale San Salvador.  Potete rivedere il nostro racconto dello scorso anno a questo link.

Una cerimonia simile di hafrashat challah è stata organizzata in Cile, da una piccola comunità guidata da Rav Avraham Latapiat.

Ecco alcune foto dei due eventi divenuti oramai una bella tradizione locale.

El Salvador

Cile

VIDEO: #OperazioneMenashe riunisce le famiglie in Israele

Preparate i fazzolettini, perché sarà dura trattenere le emozioni dopo avere guardato questi filmati. Famiglie che non si sono incontrate da anni scoppiano in lacrime mentre grida di gioia arrivano in sottofondo, da parte dei nuovi immigrati. Madri, figlie, sorelle e fratelli si riuniscono: questi sono tre video che non potete perdervi.

La festa di Rosh HaShana per i bambini di Cracovia, al suono dello shofar

L’emissario di Shavei Israel a Cracovia – Rav Avi Baumol – ha invitato i membri della comunità ebraica per una cena pre-Rosh HaShana per i bambini e le loro famiglie.

Gli ospiti sono stati più del previsto: 47 persone che “hanno condiviso la gioia di Rosh HaShana”, ci ha raccontato Rav Baumol.

E qui alcune foto della serata:

L’aliya dei Bnei Menashe – Itzhak Fanai, il falegname cantante

Avete mai sentito parlare di un falegname cantante? Il suo nome è Itzhak Fanai e, assieme a sua moglie e il piccolo figlio, farà aliya all’inizio del 2017.

Itzhak è uno dei  20 Bnei Menashe che immigreranno dallo stato Indiano del Mizoram l’anno prossimo con l’aiuto di Shavei Israel. Abbiamo parlato con Itzhak per conoscere meglio la sua vita in India e sapere quali siano le sue aspettative riguardo al suo futuro in Israele.

Itzkhak, 30 anni, di giorno costruisce armadi e mensole, nei fine settimana è cantore alla sinagoga Bnei Menashe di Aizawl, la capitale nota anche come la “Honk Kong” del Mizora (grazie ai suoi impressionanti grattacieli nel mezzo dell’India rurale, nella foto).

aizawl-skyscraper-city

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Parashat Toledot – Il confronto tra forza e ragione

I personaggi principali di questa parashà sono i gemelli Esav e Yaakov. La relazione tra di loro è caratterizzata da un conflitto durato per tutto il corso della loro vita: una disputa cominciata nell’utero materno e proseguita in ogni incontro, come vedremo fino alla fine della nostra parashà, quando Yaakov fuggirà da casa temendo la vendetta del fratello.

Yaakov e Esav simboleggiano due modi, talvolta concomitanti e talvolta alternati, della maniera di essere del popolo di Israele. Si comprende così la preferenza del padre per l’uno e della madre per l’altro, in funzione di aspettative differenti rispetto al popolo che sarebbe nato dalla loro progenie.

Itzhak è un uomo sedentario essenzialmente passivo. La forza ed il potere di decisione di Esav lo incantano e vede in lui una sicurezza proiettata verso il futuro. A differenza del suo sposo, Rivka comprende che saranno le doti intellettuali di Yaakov che daranno trascendenza alla vita del popolo in futuro.

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Da San Paolo a Beersheva: Rachel riscopre le sue radici ebraiche

La più grande speranza di Rachel Souza Lima è il ritorno di tutti i Bnei Anousim. Rachel (Elizabeth), 39 anni, lo dichiara mentre ci racconta di come è ritornata all’ebraismo dei suoi antenati, e del suo grande viaggio dal suo Brasile in Terra di Israele, dove vive oggi con suo marito e i figli.

Nata a Lucèlia (San Paolo), Rachel madre vedova di 4 figli, ricorda bene il  primo incontro con il suo rabbino. Questo evento esplosivo le è bastato per capire come le sue regole di casa, la kasherut e la purità familiare, significassero che aveva delle radici ebraiche.

In quei primi tempi, rispettare le mitzvot era abbastanza difficile, ma dava soddisfazione, Rachel spiega con una nota di nostalgia. “Non ero ancora ufficialmente ebrea, ma smisi di lavorare il Sabato, dicevo preghiere speciali, imparavo a cantare le canzoni religiose, ed ero molto felice”.

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