Parashà Tetzaveh – I luoghi del nostro incontro con Dio

La parashà di Terumà si apre con l’indicazione divina della costruzione del mikdash, un santuario, dove Dio avrebbe avuto, per così dire, il suo spazio di residenza in mezzo al popolo di Israele ( Esodo 25,8). Al verso successivo lo stesso comandamento torna a riferirsi alla costruzione di un mishkan (Esodo 25,9) che era il vero e proprio tabernacolo trasportabile nel deserto. Mikdash e mishkan sono quindi il luogo di incontro tra popolo e Dio e sono due elementi ben distinti e con significati diversi.

Il mishkan è il luogo del movimento, il luogo che il popolo può smontare e condurre con sé, è il luogo che segue l’uomo nel suo camminare, nel suo salire e scendere, sia fisicamente che spiritualmente. Il mishkan è la “tenda della radunanza”, la tenda dell’incontro, l’incontro tra l’uomo e Dio attraverso lo studio e la trasmissione della Torà. Per questo motivo nella parashà di Tetzaveh troviamo un versetto di fondamentale importanza. “…all’ingresso della tenda di convegno, davanti all’Eterno, dove io v’incontrerò per parlare con te.” (Esodo 29,42) Nel mishkan Dio si incontra con tutto il popolo di Israele, ma parla con Moshè, quel “te” che è specificato nel versetto. E cosa significa parlare con te? Rav Dessler z”l ci insegna che in quel contesto “parlare” significa trasmettere Torà, perché lo studio della Torà significa avvicinarsi a Dio con gioia e con pienezza di significato. Continue reading “Parashà Tetzaveh – I luoghi del nostro incontro con Dio”

Parashà Terumah – Uno sguardo sulla collettività

שמות פרק כה

(ב) דַּבֵּר֙ אֶל־בְּנֵ֣י יִשְׂרָאֵ֔ל וְיִקְחוּ־לִ֖י תְּרוּמָ֑ה מֵאֵ֤ת כָּל־אִישׁ֙ אֲשֶׁ֣ר יִדְּבֶ֣נּוּ לִבּ֔וֹ תִּקְח֖וּ אֶת־תְּרוּמָתִֽי:

“Parla ai figli di Israele che prendano per me un’offerta, da chiunque sia generoso di cuore prenderete la mia offerta.” Esodo 25, 2.

Il popolo ebraico è messo di fronte il proprio dovere di partecipare alla costruzione della nuova realtà fisica e spirituale all’interno del Mishkan, il tabernacolo portatile nel deserto. La costruzione del Mishkan richiede una partecipazione per così dire materiale, oltre che una tensione spirituale verso quel luogo di incontro tra rito, ritualità e spiritualità. Tutti coloro che possono e vogliono donare materiali sono chiamati a farlo, tutti coloro che sono capaci di costruire, di modellare, di creare sono invitati a farlo.

Rav Hirsch, Rav Samson Raphael Hirsch, il grande maestro dell’800 della Germania, padre della moderna ortodossia, fa notare alcune particolarità nel testo in ebraico.

Il testo infatti dice: “Prendano per me”, espressione strana lì dove ci saremmo aspettati una espressione al singolare: “Ognuno offra per me…”

Per Rav Hirsch la questione si risolve in uno sguardo sul pubblico, sulla collettività, piuttosto che sull’offerta del singolo.

La mitzvà di offrire e di partecipare alla costruzione del Mishkan non cade solo sul singolo, bensì sull’intera collettività del popolo ebraico e non solo attraverso i singoli donatori. Continue reading “Parashà Terumah – Uno sguardo sulla collettività”

Parashà Itrò – I Dieci Comandamenti

“ Con dieci comandi fu creato il mondo” Pirkè Avot 5, 1.

Dieci espressioni sono alla base della Creazione e questo ebraicamente non è un caso, sebbene il calcolo compiuto dal Pirkè Avot parta dalle nove volte nelle quali compare l’espressione “Vayomer” nel testo che racconto la creazione nella Genesi, compreso il primo versetto della Genesi stessa.

Eppure Dieci espressioni sono anche i comandamenti che incontriamo per la prima volta sul Sinai e che sono parte centrale della parashà di questa settimana.

Insegna rav J. B. Soloveitchik che la parola gioca un ruolo unico all’interno della Torà e della nostra tradizione.

Dio ha creato ogni cosa, dagli abissi ai cieli, dalle montagne ai deserti solo attraverso la parola. Dio si è rivelato al mondo attraverso la parola e Dio si è diretto all’uomo attraverso la parola ed è sempre attraverso la parola che ha impegnato il popolo ebraico con la missione di essere “un regno di sacerdoti, una nazione santa” (Esodo 19,6). Continue reading “Parashà Itrò – I Dieci Comandamenti”

Parashà Beshallach – La Torà del ritmo quotidiano

Questo Shabbat è lo Shabbat nel quale si legge la parashà Beshallach, la parashà nella quale leggiamo i brani biblici del passaggio del Mar Rosso.

Ovvio è che questo evento storico di portata straordinaria, che vede gli ebrei inseguiti dal Faraone ed apparentemente bloccati dal mare che poi si apre di fronte ai loro passi nella stessa acqua che diventerà “all’asciutto”, abbia avuto un impatto fondamentale non solo a livello puramente rituale, ma anche a livello mistico, popolare e tradizionale.

Esiste per esempio un uso a nome del Maestro Rabbino Menachem Mendel di Rimanow zzl (1745-1815) di leggere il martedì prima della lettura completa di Shabbat del brano biblico di Beshellach ( Esodo 14) di leggere una invocazione detta appunto Parashat HaMan, dove compare il racconto del dono della manna nel deserto. L’uso popolare vede in questo una “segullà”, un momento propiziatorio per ricevere prosperità e sicurezza economica, mentre il richiamo mistico a questa parashà ed al suo significato insiste sull’idea che questa invocazione sia fondamentalmente un atto di fede, una dichiarazione di totale dipendenza da Dio, il Solo che possa benedirci e donarci tutto ciò che abbiamo, così come ha sostenuto e sostentato i nostri padri durante i quaranta anni passati nel deserto. Continue reading “Parashà Beshallach – La Torà del ritmo quotidiano”

Parashà Bo – Prendere coscienza della propria libertà

In Esodo 12, ai versetti 12 e 13, leggiamo la descrizione della strana cerimonia che impone agli ebrei di porre il sangue del primo sacrificio di Pesach sugli stipiti delle loro porte e sugli architravi.

Che strano segno e soprattutto perché Dio ha bisogno di un segno per riconoscere le case ebraiche da quelle egiziane?

In molti si sono posti questa domanda e tra questi Don Isaac Abravanel, l’uomo di stato, filosofo e commentatore della Bibbia nato a Lisbona nel 1437 e morto a Venezia nel 1508, dopo aver vissuto la immane tragedia dell’espulsione degli ebrei dalla Spagna e dall’Italia meridionale.

La risposta di Abravanel è molto semplice: Dio non aveva bisogno di nessun segno esterno per riconoscere una casa ebraica da una casa egiziana, ovviamente. Continue reading “Parashà Bo – Prendere coscienza della propria libertà”