Dall’Ucraina a Eretz Israel: la storia di Reuven Yaari

Abbiamo incontrato per la prima volta Reuven Yaari negli uffici di Shavei Israel poco dopo il suo arrivo in Israele dalla piccola cittadina di Reni, in provincia di Odessa nell’Ucraina meridionale. Si era stabilito qui con la famiglia di suo zio, da allora sono passati diversi anni.

Oggi Reuven ha 21 anni, studia nella yeshivà “Machon Meir” a Gerusalemme, è divenuto ufficialmente ebreo ottenendo finalmente i suoi documenti. Reuven ci racconta del suo percorso spirituale, della vita della comunità ebraica di Odessa e dei suoi progetti in Israele. Ci fa vedere la sua teudat zeut, la carta d’identità israeliana che ha appena ricevuto.

Reuven è nato a Reni, cittadina dalla storia interessante, ma la sua famiglia proviene dal villaggio di Burlaceni in Moldavia. Suo nonno, Fedor Yalanzhi (oggi chiamato Avraham), era nato nella comunità dei Gaugazi e si era interessato all’ebraismo durante il suo servizio nell’esercito sovietico. Lì aveva incontrato Israel, un ebreo religioso, con il quale aveva discusso di spiritualità, storia del popolo ebraico, costumi e tradizioni. Queste discussioni spinsero Fedor a divenire ebreo, tramite il processo della circoncisione. Diverse famiglie della zona seguirono il suo esempio.

Nonostante le difficoltà presentate dal regime sovietico, la comunità voleva espandersi e approfondire la propria conoscenza. All’inizio si raccoglievano in casa di Fedor, dove leggevano i passi dell’Antico Testamento in russo, prima di portare una vera e propria Torah da Israele.

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Parashà Ekev – Il lavoro dell’uomo

Al capitolo 8 del Deuteronomio, dal versetto 3 in poi, nella parashà settimanale di Ekev troviamo scritto:”[…] Egli (Dio) poi t’ha nutrito di manna che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuta, per insegnarti che l’uomo non vive soltanto di pane, ma vive di tutto quello che la bocca dell’Eterno avrà ordinato.”

Forte è, quindi, il richiamo ad una consapevolezza spirituale anche nella materialità: la manna, il nutrimento che viene dal cielo, è sì un elemento che nutre il corpo e sazia la fame, ma è indiscutibilmente un dono di Dio, qualcosa che scende dalla “bocca di Dio”.

La manna rappresentava l’incontro tra il naturale senso di sazietà che però ha una origine soprannaturale, una costante presenza dell’aiuto e della attenzione divina nei confronti del popolo che stava attraversando il deserto, cammino che sarebbe durato quaranta anni.

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