I Bnei Anusim portoghesi celebrano Tu B’Shvat

La festa ebraica di Tu B’shvat è conosciuta anche come “Rosh HaShanà degli alberi”. E cosa c’è di meglio per iniziare qualcosa di nuovo se non piantare degli alberi?

Molti ebrei sfruttano l’occasione di festa per passeggiare nei campi, seminare e fare scampagnate. E’ un segno di solidarietà per le generazioni future (che apprezzeranno gli alberi piantati adesso) e sottolinea il lato più naturistico dell’ebraismo che accompagna lo studio della Torà e la preghiera.

Quest’anno, gli studenti di Rav Elisha Salas – nostro emissario in Portogallo e Spagna – hanno adottato la tradizione di Tu B’Shvat piantando alcuni alberi, sconfiggendo così la pioggia e la neve delle fredde giornate di febbraio.

Gruppi di Bnei Anousim si sono riuniti nelle cittadine di Alicante e Belmonte, così come a Lisbona.

 

Rabbi Salas si è unito al gruppo di Belmonte, dove le festività sono iniziate di Shabbat con un sedere cabalistico di Tu B’Shvat, con diverse varietà di frutti e vino. Tutto era preparato dagli studenti di Rav Salas nel Beit HaAnusim, il centro culturale di Shavei Israel a Belmonte.

Abbiamo foto dei diversi luoghi di festa.

Belmonte

Alicante

Lisbona

Uno Shabbaton speciale a Cosenza

La scorsa settimana, il nostro emissario in Italia – Rav Pinhas Punturello -ha raggiunto i fratelli calabresi per uno Shabbaton, a Cosenza.

Venerdì e sabato sono state giornate di preghiera, discussione, raccoglimento ma anche di gioia e festa.

Shavei Israel da tempo è impegnata nella ricostruzione delle Comunità in Italia Meridionale e la Calabria è uno dei punti focali per la rinascita ebraica.

Sono state delle giornate speciali e toccanti. Grazie!

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Parashà Mishpatim – Il sentimento trascendentale che dà la Legge alla nostra vita

“E queste sono le leggi che porrai dinanzi a loro. Se acquisterai uno schiavo ebreo, lavorerà per sei anni ed al settimo lo lascerai libero…” Esodo, 21 1-2.

L’essenza legislativa della Torà si ritrova in questa parashà: non perché contenga il maggior numero di comandamenti (ne abbiamo qui 53, poi ve ne saranno 63 nella parashà di Emor e 74 in Ki Teze) bensì perché il suo stesso nome, Mishpatim, definisce la sua caratteristica fondamentale. Mishpatim significa leggi. Dato che la maggior parte della gente considera l’ebraismo come un insieme sistematico di leggi, è ragionevole affermare che la sezione della Torà dedicata ai “mishpatim” ce ne fornisca la definizione ed i significati basilari.

Dopo la teofania del Sinai che abbiamo letto nella parashà precedente, la Torà ci insegna adesso che il Dio della Rivelazione è allo stesso tempo il Dio che comanda, che ordina e che l’unicità dell’Ebraismo poggia su questa legislazione totalizzante – olistica si direbbe oggi – che abbraccia tutti gli aspetti della vita, sia per quanto riguarda la persona che la comunità.

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Parashà Itro – Benedetti dalla Pace

“Il mondo sta per essere sommerso da un diluvio?”

E arrivarono tuoni e fulmini e nubi pesanti sopra la montagna.

“E allora i Popoli della Terra, testimoni di quanto stava succedendo, si recarono da Balaam chiedendogli: Sta per arrivare un’alluvione che minaccerà il mondo? E Baalam rispose citando la Torah: Il Signore ha dato la forza al suo popolo, benedirà e riempirà il suo popolo con la pace.”

Un midrash meraviglioso, ma alquanto problematico: Perché i Popoli della Terra quando videro tuoni e fulmini pensarono ad un diluvio? Forse stava piovendo? E perché i Popoli si rivolgono a Baalam per capire cosa stia succedendo? Che cosa ci vuole dire questo midrash? Mio nonno rispose a questa domanda 40 anni fa, e il suo messaggio è importante ancora oggi, in particolare in Israele.

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Le urla silenziose delle vittime dell’Inquisizione in Sicilia

Nella Piazza Marina a Palermo, vicino al mare, si trova la raffinata struttura medievale che contiene tra le sue mura la terrificante testimonianza di uno dei capitoli più bui della storia europea.

Con le sue mura imponenti, da fortezza, il Palazzo Chiaramonte – meglio conosciuto come Steri – è uno dei luoghi più importanti della città, un luogo tormentato che molti avrebbero preferito dimenticare.

Dal 1601 al 1782 il luogo ha fatto da quartier generale alla “Santa Inquisizione”, un’istituzione che diede la caccia in maniera poco santa ai sospettati di eresia, settarismo e ovviamente ai giudaizzanti in segreto, detti anche cripto-ebrei.

Ma era molto di più di un ufficio amministrativo.

L’edificio ha celle dove venivano torturati i prigionieri dai zelanti inquisitori, che evidentemente non videro l’ironia nel squartare le carni in nome della fede, o di insozzare il loro spirito per la salvezza dell’anima.

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I Benè Anusim siciliani suscitano sempre più interesse nei media israeliani

Il lavoro che Shavei Israel sta svolgendo in Italia meridionale, grazie all’impegno del nostro emissario Rav Pinhas Punturello, è sempre più rinomato in Israele.

Nelle scorse settimane, a seguito dell’annuncio dell’apertura a Palermo della prima sinagoga dopo 500 anni, i media israeliani hanno riportato la notizia e approfondito la questione.

Il popolare canale televisivo Nana10 ha trasmesso a questo link un bel documentario sulla Sicilia ebraica e sui Benè Anousim che seguiamo nell’Isola. Rav Punturello ha guidato la troupe televisiva per la Palermo dalle radici ebraiche, in un video che ha commosso il pubblico israeliano.

Rav Punturello ha anche rilasciato un’intervista alla seguita Radio Ifat, parlando dell’importanza del suo lavoro con i Benè Anousim a questo link.

Siamo molto orgogliosi dei nostri traguardi e riconoscenti per il Vostro supporto.

 

 

 

Figure eroiche e tragiche della nostra storia – Rabbi Yohanan ben Zakai e Rabbi Akiva

La registrazione della prima lezione di Rav Pinhas Punturello sulle figure eroiche e tragiche della nostra storia.

Le lezioni si tengono online ogni martedì alle ore 20.00.

 

Parashà Bo – In cammino verso l’Eterno

Nella trattativa tra Mosè ed il Faraone per la liberazione del popolo ebraico, abbiamo momenti di incontro e scontro tra i due, mentre Kadosh Baruch Hu dirige gli eventi inviando le dieci piaghe. In uno dei momenti nei quali sembra che il Faraone si stia per arrendere all’idea di concedere la libertà al popolo ebraico, chiede a Moshè chi debba partire e per quanto tempo. Le risposte di Moshè non soddisfano il Faraone che ha il cuore sempre più indurito e sopra ogni cosa esse non rispondono ai codici culturali egiziani.

Il Faraone, ha già espresso in maniera sarcastica la sua poca disponibilità a Moshè: “Allora Mosè ed Aaronne furono fatti tornare dal Faraone; ed egli disse loro: “Andate, servite l’Eterno, l’Iddio vostro; ma chi son quelli che andranno?” E Mosè disse: “Noi andremo con i nostri fanciulli e con i nostri vecchi, con i nostri figlioli e con le nostre figliole; andremo con i nostri greggi e con i nostri armenti, perché dobbiamo celebrare una festa all’Eterno”.

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