Parashà Vaishlach – Guardare in profondità

Genesi 33, 1: “Giacobbe alzò gli occhi, guardò e vide arrivare Esaú, che aveva con sé quattrocento uomini. Allora divise i figli fra Lea, Rachele e le due serve. In testa mise le serve e i loro figli, poi Lea e i suoi figli, e da ultimo Rachele e Giuseppe. Egli stesso passò davanti a loro e s’inchinò fino a terra sette volte, finché giunse vicino a suo fratello.”

E’ davvero difficile digerire il fatto che il nostro padre Yaakov si sia inchinato per sette volte di fronte a suo fratello Esaù.

E’ davvero difficile provare a comprendere come egli abbia potuto chiamarlo: “ Signor mio” e come egli stesso si sia definito: “ Suo servo.”

Lo Zohar (I 171B) offre una visione completamente diversa degli eventi, come è tipico per i testi mistici.

Si chiede lo Zohar: “ Come è possibile che Yaakov, il più completo dei nostri padri si sia così tanto prostrato di fronte Esaù che invece rappresenta l’idolatria ed il potere del male?”

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Parashà Ki Tavo – La gioia nel servire Dio

“…E perché non avrai servito all’Eterno, al tuo Dio, con gioia e di buon cuore in mezzo all’abbondanza d’ogni cosa, servirai ai tuoi nemici che l’Eterno manderà contro di te, in mezzo alla fame, alla sete, alla nudità e alla mancanza d’ogni cosa; ed essi ti metteranno un giogo di ferro sul collo, finché t’abbiano distrutto. “ ( Deuteronomio 28, 47-48)

Come è difficile la comprensione e l’accettazione di questo versetto.

Cosa significa che il popolo ebraico sarà punito per non aver servito Dio con gioia e con cuore buono? In cosa consiste la colpa di non avvertire la gioia e di non utilizzare un cuore buono?

Insegna Rav Dessler, il Michtav MeEliahu, che noi siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio ( Genesi 1,27) e questa straordinaria esperienza di creazione ha impresso in noi, creature umane, la potenzialità per vivere una vera e profonda gioia che richiama la gioia del Creatore, di Dio che avendoci creato ha espresso la più pura forma di amore, di chessed in ebraico.

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Parashà Devarim – L’insegnamento ebraico

Il libro del Deuteronomio, Devarim, è l’ultimo libro del Pentateuco, quello che più di ogni altro esprime la necessità della partecipazione e della responsabilità umana per attuare pienamente il progetto divino nel mondo.

Rav Shimshon Refael Hirsch spiega che Devarim è il libro che avrebbe accompagnato Israele nella sua nuova vita dal deserto alla costruzione di una società ebraica in Eretz Israel. È il libro degli insegnamenti morali, della legge, della presenza divina che smette di essere sovrannaturale come durante il cammino nel deserto e diventa quotidianità o per meglio dire diventa obbligo di costruzione di una quotidianità che si richiami costantemente al Divino.

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Parashà Pinhas – La sincerità della fede

Pinhas figlio di Eleazar nipote di Aaron HaCoen è colui che fermò l’ira di Dio dopo la corruzione sessuale e morale dei figli di Israele con le figlie di Midian.

“Perciò digli ch’io fermo con lui un patto di pace, che sarà per lui e per la sua progenie dopo di lui l’alleanza d’un sacerdozio perpetuo, perché egli ha avuto zelo per il suo Dio, e ha fatta l’espiazione per i figliuoli d’Israele”. (Numeri 25 12-14)

Con queste parole la Torà ci conferma la benedizione, il premio che Dio consegna a Pinhas per il suo zelo.

In termini strettamente moderni Pinhas può essere definito un fondamentalista. Ebraicamente lo definiremmo uno zelota. Un uomo animato e mosso da zelo per Dio. E sempre in termini strettamente moderni, specie negli ultimi tempi che viviamo nel nostro mondo, lo zelota o il fondamentalista sono persone pronte a tutto in nome di Dio, in special modo sono pronte a morire.

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