La festa di Rosh HaShana per i bambini di Cracovia, al suono dello shofar

L’emissario di Shavei Israel a Cracovia – Rav Avi Baumol – ha invitato i membri della comunità ebraica per una cena pre-Rosh HaShana per i bambini e le loro famiglie.

Gli ospiti sono stati più del previsto: 47 persone che “hanno condiviso la gioia di Rosh HaShana”, ci ha raccontato Rav Baumol.

E qui alcune foto della serata:

Presente: Una scuola in Polonia fa teshuvà

Apfel Fredryka? Presente.

Bauman Jadwiga? Presente.

Bauman Irena? Presente.

Becker Sonia? (7 anni) Presente.

Binzer, Krystyna? (12 anni) Presente.

Blumenfeld Bronisława? (8 anni) Presente.

Presente…

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Sono seduto in una scuola e sto osservando l’appello di 87 alunni. Quando l’insegnante chiama un nome, un’altra giovane ragazza risponde – “presente” – Sono presente qui e pronta per la scuola. Ma le giovani ragazze non sono quelle che portavano questi nomi, e la differenza di tempo tra un appello e l’altro è di 78 anni.

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L’evento si è svolto nella scuola elementare “Adam Mickiewicz”, dal nome di uno dei più grandi poeti del romanticismo polacco. La direttrice, la signora Gabriela Olszowska ha rinvenuto gli archivi della fine degli anni ’30. Vi erano tutti i nomi, le date di nascita, gli indirizzi e nomi dei genitori. Ma vi era anche un gruppo di 87 ragazze di cui non si avevano più notizie. Solo una lunga linea rossa diagonale faceva intendere che fossero scomparse. La direttrice si è quindi messa in contatto con Zvia Fried dello Yad Vashem e ha scoperto che nel 1939, subito dopo l’invasione nazista della Polonia, 87 ebree erano state cacciate dalla scuola.

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Fondamentalmente Freund – Incontrare Papa Francesco

Una settimana fa, in una grande e elegante sala nel cuore di Cracovia in Polonia, mi sono ritrovato a fare qualcosa che non avrei mai previsto, incontrare il Papa.

Una dozzina circa di Ebrei, con a capo l’inimitabile rabbino capo, Michael Schudrich, ha avuto l’opportunità di parlare con il capo della Chiesa Cattolica, che solo due giorni prima aveva fatto visita, seguito dai media, al campo di concentramento di Auschwitz.

Dopo avere atteso fuori dalla residenza dell’arcivescovo, siamo stati accompagnati attraverso una grande corte nel palazzo dagli sfarzosi interni. Diversi ritratti di notabili della Chiesa adornavano le pareti, e sembravano avere le facce attonite nel vedere il gruppetto di uomini con kippà in testa che attraversavano il palazzo.

Mentre il pontefice era nella stanza accanto, e salutava dalla finestra la folla di polacchi adorante, i membri del nostro entourage si preparavano, mettendosi in fila come quando si saluta i festeggiati ad un matrimonio o bar mitzva.

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Mesi pieni di eventi ebraici a Cracovia

La Corsa per i Vivi, della quale abbiamo parlato nell’articolo precedente, si è svolta a giugno, e ha inaugurato due mesi importanti per la Comunità Ebraica di Cracovia, culminata con l’annuale Jewish Culture Festival (Festival della Cultura Ebraica). L’evento durato due settimane – ora al suo 26esimo anno – raccoglie ogni anno circa 20mila persone – in gran parte polacchi non-ebrei, che vogliono sapere di più sulla storia ebraica in Polonia.

Il festival include musica (kletzmer e cantori), film e lezioni. Il JCC da solo ha organizzato 85 eventi in questo periodo. Rav Baumol ha tenuto una serie di lezioni sulla storia ebraica e le tradizioni, nell’ambito del Festival, chiamate “Hanno cercato di ucciderci, hanno fallito, mangiamo”. Rav Baumol ha tenuto anche alcune lezioni in polacco (“Va meglio”, ci dice).

La maggior parte delle persone che hanno partecipato non erano ebrei, aggiunge Rav Baumol. “Il fatto che così tante persone siano venute a studiare Torah da una rabbino, è segno di una grande curiosità e rispetto della generazione più giovane dei Cracoviensi verso l’ebraismo e il patrimonio ebraico”.

Il venerdì sera del Festival, 520 persone hanno celebrato lo Shabbat insieme – la più grande cena di Shabbat a Cracovia dalla II guerra mondiale. Ecco alcune foto.

Un altro evento ebraico popolare a Cracovia durante la primavera, è “La notte delle Sinagoghe”. Tutti i sette shul di Cracovia sono aperti al pubblico a partire dalle 22.00. Migliaia di Cracoviensi si affollano nelle strade di Kazimierz – il vecchio quartiere ebraico – per imparare di più dall’antica storia ebraica della città.

“Cracovia ha infrastrutture pronte per circa 70mila ebrei”, dice Rav Baumol. “Vi sono shul e mikve e asili a cibo casher. Stiamo solo aspettando le persone”.

La Notte delle Sinagoghe inizia con una celebrazione dell’havdalà. E qui abbiamo una foto di Rav Baumol che inaugura la cerimonia.

L’Havdalà è divenuta una dei segni distintivi di Rav Baumol a Cracovia. Viene spesso chiamato per parlare a gruppi di non-ebrei in visita a Cracovia. “La mia posizione non è solo per ravvivare e sostenere la vita ebraica a Cracovia, ma fare anche da ambasciatore della storia e tradizione ebraica nel mondo”, ci spiega. Se dei gruppi arrivano nel fine settimana, Rav Baumol farà l’Havdalà per loro –  a volte nel cortile del JCC e a volte sul tetto. Ecco alcune foto:

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Abbiamo anche altre foto – tutte eseguite da Paul Schneller – della vita ebraica di Cracovia. Le foto della preghiera sono state fatte alla sinagoga di Itzhak. Le foto di Rav Baumol con un paio di forbici sono di un upsherin, il tradizionale primo taglio di capelli di un bambino ebreo di tre anni.

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L’anno prossimo la Corsa per i Vivi si terrà il 30 giugno 2017, e si terrà nello stesso periodo del Festival della Cultura Ebraica di Cracovia. Prenotate i biglietti ora!

Cracovia corre per i Vivi e celebra la vita ebraica in Polonia

Nel 1945, quando i Nazisti furono sconfitti e la II guerra mondiale si concluse nella sua tragicità, Marcel Zielinski (nella foto qui sotto ad Auschwitz), uscì dal campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau e camminò fino alla sua città natale di Cracovia.

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Settantuno anni dopo, Zielinski è ritornato ad Auschwitz, ma questa volta come uno dei 150 partecipanti della terza annuale Corsa per i Vivi.

L’evento di beneficenza, fondato nel 2014 dal JCC di Cracovia (Centro Comunitario Ebraico di Cracovia) come versione ciclistica della nota Marcia dei Vivi  ad Auschwitz, consiste in una pedalata di 8 ore, 55 miglia, attraverso la campagna polacca – dagli orrori dei nefasti campi fino alla vivace rinascita della vita ebraica della Cracovia di oggi.

L’emissario di Shavei Israel in Polonia, Rav Avi Baumol, ha accompagnato Zielinski nella corsa quest’anno. Essere lì insieme è stato molto toccante, Rav Baumol racconta: “per me e per le 150 persone è stato forte vedere la tenacità e resistenza del popolo ebraico”.

La Corsa per i Vivi, è stata ispirata da Robert Desmond, un ciclista di Londra che nel 2013 ha voluto segnare il “percorso di liberazione” della sua famiglia al contrario: da Londra fino alle spiagge del D-Day in Normandia, attraverso Parigi, fino in Germania e in Repubblica Ceca, terminando al campo di Auschwitz-Birkenau.

Dopo il viaggio di 1350 miglia in un mese (del quale ha scritto nel suo blog), Desmond è arrivato a Cracovia dove ha fatto amicizia subito con Rav Baumol. Desmond si è innamorato di Cracovia e ha voluto dimostrare al mondo cosa stava succedendo in Polonia.

La Corsa per i Vivi è stata un grande successo, quest’anno sono stati raccolti 200mila dollari per le attività del JCC. Rav Baumol è il rabbino del JCC.

“Puoi spezzare le nostra ossa, distruggere le nostre comunità e cercare di sradicare la nostra memoria, ma noi sopravviveremo a tutto questo, noi continueremo a costruire” ha detto Rav Baumol dopo l’ultima Corsa.

Paul Schneller è un fotografo ebreo dei Paesi Bassi che sta scrivendo un libro sulla rinascita della vita ebraica a Cracovia. Ha fatto delle foto stupende della Corsa per i Vivi. Ecco qui una selezione:

I partecipanti alla Corsa hanno celebrato con una cena alla Sinagoga Itzhak di Cracovia. Ecco qui alcune foto:

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Le comunità di Shavei Israel hanno celebrato Pesach

Ecco qui come alcune delle comunità di Shavei Israel nel mondo hanno celebrato Pesach!

Varsavia

L’emissario di Shavei Israel Rav Yehoshua Ellis ha tenuto un Seder Modello per i membri della comunità ebraica polacca prima della festa. Per coinvolgere la generazione più giovane, Rav Ellis si è spostato in strada per organizzare una Gara Staffetta delle Dieci Piaghe con le rane (nei sacchetti neri) e una gara bendati per simboleggiare le tenebre.

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Cracovia

Intanto, in un’altra parte della Polonia, Rav Avi Baumol ha intrattenuto la comunità con un corso di ceramiche e piatti da Seder, una sessione sulla preghiera Hallel come parte dell’Haggadà, una chiacchierata con i membri del JCC Senior Club, e infine un chametz party dove si doveva finire tutto il cibo non adatto a Pesach. Rav Baumol si è dovuto bere tanta birra prima dell’inizio di Pesach.

 

Ebrei Kaifeng

Le cinque donne cinesi che Shavei Israel ha aiutato a fare aliyah quest’anno  si sono recate sulle colline della Giudea per una passeggiata di Pesach. Ecco qui Gao Yichen, Yue Ting, Li Jing, Li Yuan e Li Chengjin sotto le famose palme del Moshav Matta, a sud-est di Jerusalem. (Photo credit: Tzipi Agrenat.)

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Nigeria

Infine, la comunità ebraica Igbo in Nigeria è entrata nello spirito del bidikat chametz –cercare ogni resto di chametz prima di dichiarare che non c’è più nulla la notte prima del Seder. La Bidikat Chametz viene solitamente eseguita al lume di candela. Ufficialmente senza chametz, la comunità si è vestita a festa, ha riempito la tavola di vino e ceste di matzà e ha accolto la festa.

Elisa Schwartzman si racconta

Da quando ero bambina sapevo di essere ebrea; sapevo anche di non potere mai rivelare la mia identità.

E’ difficile credere che nel XXI secolo un ebreo debba ancora nascondere la propria ebraicità, ma è proprio quello che mi è successo crescendo a Dnepopetrovsk, in Ucraina negli ultimi 20 anni. Sì, ufficialmente vi è una vita ebraica in Ucraina, migliaia di ebrei frequentano la sinagoga e la comunità nella mia città natale. Ma decine di migliaia ancora temono ripercussioni rivelando la mondo intero la loro identità. Io sono una di queste persone, e solo dopo il mio trasferimento a Cracovia ho potuto rivelare il mio segreto. Questo sarà il felice finale che racconterò tra un po’.

I miei primi ricordi ebraici sono molto positivi. Mi sentivo speciale, ero orgogliosa. Avevo 6 anni e sentivo di fare parte di questo club esclusivo e volevo parlarne a tutti. E quindi il primo giorno di scuola, quando la maestra ci ha detto di dire qualcosa su di noi (ho un pony, mi piacciono i gelati, sono mancino…) io con un grande sorriso ho esclamato: SONO EBREA! La maestra impallidì, l’esercizio finì lì e ci disse di rimetterci sui nostri quaderni.

Quella sera i genitori mi dissero di quanto fossero delusi dal ricevere una telefonata del direttore che si lamentava del mio cattivo comportamento. Non capii all’epoca, non capisco nemmeno adesso a 22 anni, ma seguii gli ordini di mio padre e non ne parlai mai più con gli amici.

Eliza con amici del JCC
Eliza con amici del JCC

Fino a quando non compii 14 anni e incontrai il mio primo amore. Si chiamava Dimitri ed eravamo innamorati. Ci divertivamo molto insieme. Ero convinta che Dimitri fosse l’amore della mia vita e quindi gli rivelai il mio segreto – sono ebrea. Sul momento Dimitri non ne fu colpito, fino a quando non parlò con i suoi genitori. Lo chiamai il giorno dopo, ma nessuno rispose. Infine andai a casa sua per parlargli – dove ero stata così tante volte –  e gridai “cosa è successo?”. La sua risposta mi da i brividi ancora oggi.

“Non parlarmi mai più Eliza, sei disgustosa, voi siete cattiva gente, vorrei che fossi morta”.

 

Ero totalmente confusa, non capivo più niente.

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“Ma su tutte eccelle la corona del buon nome”

di Rav Avi Baumol

Olga è cresciuta in Polonia come cristiana senza nessuna connessione all’ebraismo, finché non è venuta a sapere delle sue radici ebraiche all’età di 12 anni. Da quel momento Olga ha seguito la strada delle sue origini, trovando sostegno sociale, spirituale e fisico presso il Centro della Comunità Ebraica di Cracovia. Da quando ci conosciamo, cioè da qualche anno, studia con me diverse volte alla settimana. La sua storia non è niente di particolare in Polonia; nell’arco degli ultimi 25 anni, migliaia di giovani uomini e donne hanno trovato la loro strada e sono entrati nella comunità ebraica di nuovo, aiutando a far rivivere la vita ebraica in Polonia.

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Le storie di queste persone non sono così facili: durante il comunismo in Polonia, l’antisemitismo è entrato a fondo nella coscienza dei Polacchi e molti ebrei polacchi si sono promessi di non rivelare mai le loro radici tenendole nascoste anche davanti ai figli. Quando dopo molti anni la mamma di Olga ha deciso di raccontarle la verità, ha detto così: “tua nonna era ebrea”. Non riusciva a dire: “Io sono ebrea, tu sei ebrea e tua nonna era ebrea”.

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La terza generazione dei sopravvissuti alla II guerra mondiale è molto più aperta per parlare apertamente di quello che i loro genitori e nonni hanno nascosto. La zia di Olga per tutta la vita ha nascosto le sue origini ebraiche. E’ morta l’anno scorso. Non sono stato in grado di convincere la famiglia a seppellirla in un cimitero ebraico. Nessuno ancora non voleva identificarsi pubblicamente con gli Ebrei. Un’altra anima è andata perduta.

Olga cambia il corso della storia, intraprendendo il suo viaggio qualche anno fa. Studia, osserva, fa volontariato, mette in cantiere diversi progetti, intraprende un dialogo tra ebrei e non-ebrei, educa gli studenti polacchi parlando loro dell’ebraismo (sono molto interessati a questa parte perduta di storia polacca). Olga cerca di “riavere” gli anni perduti vissuti nella mancanza di coscienza e nell’identità nascosta.

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Abbracciare con orgoglio le proprie radici ebraiche in Polonia

di Brian Blum

Krzysztof Sadowski non era scioccato quando sua nonna, tre mesi prima di mancare, ha rivelato alla sua famiglia di essere ebrea. Piuttosto “ero molto orgoglioso” ci dice, “perché sapevo di appartenere ad una nazione con più di 4000 anni di storia e una cultura molto profonda”.

La storia di Sadowski è emblematica della rinascita ebraica in Polonia. Nel momento in cui la generazione sopravvissuta alla Seconda guerra mondiale sta iniziando a mancare, sempre più persone rivelano alle nuove generazioni le loro origini nascoste ebraiche.

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Nel caso di Sadowski, fu sua bisnonna ad essere convertita al cattolicesimo, ma “non ha mai dimenticato chi fosse” ci dice. Anche se con dedizione trasmise l’eredità ebraica familiare a sua nonna, quest’ultima lo tenne nascosto. (“Erano gli anni del comunismo in Polonia e la gente aveva paura di parlare del periodo prima della guerra” racconta Sadowski). Per ironia, la nonna ha raccontato la verità alla sua famiglia durante una cena di Natale.

Sadowski è giovane, ha appena finito il liceo. Vive con i genitori nella cittadina di Opole, non lontano da quello che era una importante metropoli ebraica – Breslavia, e a tre ore di treno da Cracovia. Grazie al padre ferroviere, che gli procura “biglietti meno costosi” racconta sorridendo, si può recare spesso alla Comunità Ebraica di Cracovia, dove lavora il nostro emissario Rav Avi Baumol. Grazie a Shavei Israel, Sadowski vorrebbe anche visitare Israele, viaggio che lo emoziona molto.

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Shavei Israel ha celebrato Chanukkà in tutto il mondo!

Tutte le comunità che Shavei Israel segue, sparse per il globo, hanno acceso quest’anno le candele di Chanukkà (alcuni privatamente, altri nelle strade delle loro città), cantato le canzoni tradizionali, mangiato i sufganiot (krapfen della Festa), e in generale illuminato il buio cielo di dicembre con tanta gioia!

Ecco qui le foto delle nostre splendide comunità in momenti di grande gioia!

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Articolo di giornale in cui si parla delle celebrazioni di Chanukkà dei Bnei Menashe

Cracovia, Polonia

Rav Avi Baumol ha acceso le candele con i bimbi dell’asilo.

Manipur, India

I Bnei Menashe di Manipur sanno sempre come celebrare con sfarzo di candele. E quest’anno non è stato diverso! Centinaia di persone hanno partecipato a Churachandpur e Mizoram.

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