Gli ultimi “olim” Bnei Menashe si sono trasferiti dal centro di accoglienza alle loro nuove case

La scorsa settimana le famiglie Bnei Menashe, tutte immigrate in Israele dall’India diversi mesi fa, hanno lasciato il centro di assorbimento di Shavei Israel a Kfar Hasidim per i loro nuovi appartamenti di Beit Shean. Di solito, i nuovi immigrati si fermano a Kfar Hasidim per tre mesi circa, tempo in cui studiano ebraico, imparano più cose sulle tradizioni ebraiche e la vita in Israele, e si preparano alla loro conversione formale all’ebraismo.

Questi nuovi immigrati fanno parte di un gruppo di 225 Bnei Menashe portati in Aaliyah da Shavei Israel a giugno. Tutti loro prima vivevano nel Manipur, stato nel nord-est dell’India al confine con il Myanmar, dove vive la più numerosa comunità Bnei Menashe indiana.  Continue reading “Gli ultimi “olim” Bnei Menashe si sono trasferiti dal centro di accoglienza alle loro nuove case”

Dopo 49 anni, un matrimonio ebraico è stato celebrato nella Sinagoga del Piazzo a Biella

E’ stato da poco pubblicato un articolo su di un matrimonio che si è svolto nell’antico quartiere ebraico di Biella, il Piazzo. In realtà Angela Ferrari (64 anni) e Alberto Calò (72 anni), sono già sposati da 44 anni. Dopo avere studiato e fatto una conversione ufficiale con Shavei Israel, hanno potuto celebrare il loro matrimonio secondo la legge ebraica.

«E Isacco introdusse Rebecca nella tenda di Sara sua madre, si unì a lei, sì che ella gli divenne moglie e la amò». Da questo passo della Genesi (24:67) prende origine la consuetudine ebraica di celebrare i matrimoni sotto alla chuppah, un baldacchino sotto il quale si riuniscono gli sposi e che simboleggia l’unione e la coabitazione di uomo e donna nel vincolo nuziale. Dopo 49 anni, lo scorso 29 luglio, la Sinagoga del Piazzo, il quartiere medievale di Biella, ha festeggiato nuovamente l’unione di due sposi, Alberto Calò e Angela Ferrari Calò. L’ultimo matrimonio, quello della biellese Eva Coen Sacerdotti Scialtiel, era stato celebrato nel 1969, dal Rabbino Sergio Sierra della Comunità di Torino.

Gli attuali sposi, Alberto e Angela, seppur residenti per lo più in Israele, hanno scelto di sposarsi nella Sinagoga del Piazzo con una scelta dettata dall’affetto, la propria Comunità – di cui lo sposo è consigliere – e dal legame che i Calò mantengono con Biella. Alberto Calò, adolescente, fece il suo bar mitzvah (maggiorità religiosa) nella Sinagoga del Piazzo, celebrato da suo nonno, Rav Gustavo Calò, ultimo rabbino capo della Comunità ebraica di Vercelli con Biella nell’immediato dopoguerra, dopo la Shoah e la relativa dispersione degli ebrei dalle nostre province. Rav Calò, uomo colto, già Rabbino di Verona nel 1907, di Corfù fino al 1918, di Bengasi, di Pitigliano fino al 1924, di Mantova dal 1927, fu nominato rabbino di Vercelli nel 1946.

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Sempre più partecipanti ai seminari di Shavei Israel nel Maani Center di Gerusalemme

Il Maani Center di Shavei Israel continua a lavorare per preservare il patrimonio dei discendenti di comunità ebraiche in tutto il mondo. Un nuovo seminario si è svolto nei nostri uffici di Gerusalemme la settimana scorsa, richiamando più di 30 partecipanti entusiasti di sapere di più sui Bnei Anusim in Europa e America Latina. La lezione è stata tenuta da Edith Blaustein, vice presidente di Shavei Israel; e per la prima volta la lingua dell’evento è stato lo spagnolo.

Una delle ospiti speciali dell’incontro è stata Sara Israel, autrice di “Vasijas Reparadas” (Vasi Riparati) che ha presentato il libro e condiviso la sua storia con i presenti.

Siamo felici di condividere una registrazione dell’incontro, per quelli che non hanno potuto essere presenti.

E alcune foto dell’incontro:

I discendenti dei Chuetas celebrano il loro matrimonio ebraico, in Israele – per la prima volta in 500 anni!

La scorsa settimana, Shavei Israel ha partecipato con commozione al matrimonio di Antonio (Pinchas) Piña Florit e Xisca (Iscah) Oliver Valls, ambedue discendenti dei Chuetas di Palma di Maiorca. L’evento è stato unico nel suo genere, visto che in 500 anni non si è mai svolta una cerimonia simile! Per più di 500 anni i Chuetas (discendenti dai primi abitanti ebrei dell’isola spagnola di Maiorca, convertiti forzatamente al cattolicesimo secoli fa) non avevano il diritto di sposarsi secondo le leggi ebraiche.

Pinchas ha seguito un viaggio spirituale verso l’ebraismo, attraverso una conversione ufficiale. Oggi è uno chef di successo, famoso autore di diversi libri di cucina e maggiore esperto della speciale cucina di Maiorca. Assieme alla moglie, è arrivato in Israele appositamente per stare sotto la chuppà, nel matrimonio celebrato dal nostro Rav Eliyahu Birnbaum, che ha anche organizzato un ricevimento per la coppia ad Efrat. Anche Rav Nissan Ben Abraham,   già emissario di Shavei Israel a Palma, ha partecipato al grande evento e ha dato una benedizione alla coppia in catalano.

Auguriamo agli sposi un grande MAZAL TOV e, con grande piacere, condividiamo alcune foto e dei video del matrimonio.

Uno dei video mostra il momento più commovente di tutta la cerimonia, Pinchas che dedica una poesia in catalano a sua moglie.

Foto di Laura Ben-David

Il matrimonio si è svolto in una yeshivà vicino a Gerusalemme:

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Interessanti nuovi seminari presso il nostro Maani Center a Gerusalemme

Il “Maani Center” di Shavei Israel sta producendo ininterrottamente dei seminari coinvolgenti dedicati alle varie comunità ebraiche “perdute e nascoste” in tutto il mondo. Gli ultimi due sono stati dedicati ai Bnei Anusim (i cosiddetti marrani) che stanno riscoprendo le loro radici ebraiche, e agli ebrei nascosti della Polonia.

Il primo seminario è stato tenuto da Esther Astruc, una nuova immigrata dagli Stati Uniti e discendente di Bnei Anusim, i cui antenati hanno nascosto la propria identità per 500 anni. Ha condiviso la sua incredibile storia personale e uno degli ospiti ha scritto quanto segue:

Esther ha condiviso la sua incredibile storia, da ragazza cristiana del midwest a donna dalle radici ebraiche francesi e spagnole. La storia della sua famiglia attraverso i secoli è stata affascinante. Come un detective ha scoperto segreti di famiglia durati centinaia di anni.”

Ecco alcune foto dei nostri incontri:

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Viaggio nella Napoli Ebraica – parte I

Il viaggio di Ariel Borstein nella Napoli ebraica è stato pubblicato su Israel HaYom a questo link.

I discendenti in Italia Meridionale dei cosiddetti “marrani” tornano alle loro origini, sia in maniera simbolica che pratica.

Camminare con Ciro D’Avino per il centro di Napoli è molto più che una passeggiata turistica. Ciro, orgoglioso napoletano, conosce bene la rete di labirinti fatta di strade e vicoli, conosce ogni casa e ogni pietra, e conosce anche qualcosa della sua città che sfugge a molti altri suoi abitanti. A differenza loro, Ciro può navigare nel passato e trovare gli strati della Napoli ebraica. La sua diligenza rimuove dalle chiese o dalle rovine la contemporanea apparenza portandoci indietro, almeno nell’immaginazione, alle sinagoghe che operavano in questi edifici più di 500 anni fa.

“Qui era la via degli Ebrei”, indica un alto muro che blocca il passaggio. “E qui ci sono i Marrani, quegli ebrei che furono forzati alla conversione al cattolicesimo, ma che in segreto continuarono a vivere una vita ebraica.”

Il signor d’Avino, con la sua grande Stella di Davide appesa al collo, è un discendente dei “marrani”. In effetti il suo cognome fa subito sospettare che vi siano delle radici ebraiche, vista la parola ebraica “Avinu”, uno dei nomi di Abramo. Ci dice con orgoglio che la sua famiglia di Ebrei Sefarditi viveva nel Regno di Aragona e aveva vissuto in Francia nel XIII secolo. Secondo le sue ricerche, il cognome era popolare nelle zone di Soma e Zubiana, dove risiedeva una comunità ebraica, i cui membri furono costretti alla conversione nel 1515. Secondo i registri dell’Inquisizione spagnola, chiunque portasse un cognome come questo o simile a questo era considerato “di sangue ebraico”. Ancora oggi a Napoli, sulle cassette postali si notano molti cognomi di “marrani”: Simauna, Escallone, Cavaliera e altri – tutti hanno radice ebraica.  Continue reading “Viaggio nella Napoli Ebraica – parte I”

Shavuot – Sotto le ali di Dio

Accanto alla luminosa lettura della rivelazione della Torah (Esodo 19-20) che si legge la mattina del primo giorno di Shavuot pochi sanno che per la stessa festività esiste una abbinamento con un altro libro biblico, il libro di Ruth, una delle cinque meghillot  che come le altre quattro è stata legata ad un giorno di festività dai Maestri secondo questo schema: Cantico dei Cantici / Pesach, Qohelet (Ecclesiaste) / Sukkot, Esther / Purim, e Echà (Lamentazioni) / Tisha B’Av.
Chi era Rut? Ruth è la nuora moabita di una donna israelita di nome Naomi che si era trasferita con il marito ed i figli da Israele al paese vicino di Moav. Naomi, Ruth, e la cognata moabita Orpah restano vedove in un lasso di tempo molto breve ed allora Naomi, rimasta ormai sola senza marito né figli, decide di tornare in Israele ed invita le nuore a lasciarla,  a tornare alle proprie case ed a cercare nuovi mariti. Orpah, non sappiamo se per mera educazione, inizialmente afferma di voler seguire la propria suocera ma poi di fatto torna al suo popolo, mentre Ruth è decisa a restare con Naomi e zittisce ogni replica della suocera con queste parole: ” Ovunque andrai, andrò… il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo D.o è il mio D.o”. (Ruth 1:16)

Sulla base di questo impegno, che è in sé una dichiarazione di amore filiale ma anche una condivisione di cittadinanza, di fede, di identità e di storia, Rut segue Naomi e l’evolversi di questa storia meravigliosa che consiglio di leggere e studiare porta come risultato il matrimonio di Rut stessa con un uomo di nome Boaz, ebreo e parente del defunto marito di Rut: da questa unione nascerà la famiglia che sarà la linea di ascendenza del re David, il quale aveva Rut come antenata, una moabita che aveva abbracciato fede ed identità nazionale ebraica. Continue reading “Shavuot – Sotto le ali di Dio”

Parashà Emor – Il ruolo del sacro

Esiste un ruolo storico ed un ruolo contemporaneo ed invisibile del Cohen. Il ruolo storico è quello che conosciamo attraverso la Torá, rispetto alla sua presenza nel Bet HaMikdash, rispetto al suo essere persona fisica di incontro tra Dio e uomo, tra rito e Shechina otre la stessa ritualità.
In nome di questo ruolo i primi versetti della nostra parasha di Emor delimitano e definiscono lo spazio ben definito e ben delimitato che il Cohen ha per la propria vita privata sia in positivo che in negativo. Allo spazio del dolore il Cohen può concedere solo lo stretto ambito familiare ed allo spazio positivo come quello matrimoniale il Cohen può concedere solo gli spazi che la Torà delimita: il Cohen non può sposare una divorziata o  una ghioret.
È davvero difficile comprendere le richieste della Torá in questo senso perché è chiaro che a livello emotivo ci è difficile seguire la logica di una imposizione matrimoniale che impone al Cohen di non poter sposare una donna ebrea che sia divorziata o ghioret.

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Cinque discendenti di ebrei cinesi si sono ufficialmente convertite all’ebraismo

Cinque giovani cinesi, discendenti dell’antica comunità ebraica di Kaifeng, in Cina, hanno completato il processo di conversione a Gerusalemme. Tutte nate e cresciute a Kaifeng, una città al centro della provincia di Hanan a sud-ovest di Pechino, discendenti di una comunità ebraica che ha prosperato nella regione per più di mille anni.

Li Changjin, Li Jing, Gao Yichen, Yue Ting e Li Yuan hanno completato il loro processo di conversione con il supporto di Shavei Israel, organizzazione senza scopo di lucro che li ha accompagnati per i due anni del processo.

“I discendenti degli ebrei di Kaifeng sono il filo che collega la Cina e il popolo ebraico”, ha detto Michael Freund, presidente e fondatore di Shavei Israel. “Dopo secoli di assimilazione, un numero crescente di discendenti degli ebrei di Kaifeng ha iniziato a tornare alle proprie radici negli ultimi anni e a riappropriarsi della propria identità ebraica”.

“Queste cinque giovani donne hanno deciso di unirsi al popolo ebraico, e siamo lieti e orgogliosi di contribuire alla realizzazione del loro sogno”, ha detto Freund, raccontando come negli ultimi anni l’organizzazione Shavei Israel abbia aiutato circa una dozzina di persone della comunità ebraica cinese ad immigrare in Israele. Continue reading “Cinque discendenti di ebrei cinesi si sono ufficialmente convertite all’ebraismo”

Gli Ebrei per scelta di San Nicandro in Puglia

Questo articolo di Itamar Eichner è apparso nel giornale israeliano, molto letto, Ynet.

“Un remoto villaggio dell’Italia Meridionale contiene tra le sue mura una sinagoga piccola e unica nel suo genere, virtualmente sotto controllo femminile. Tutto è iniziato circa un secolo fa, quando il “profeta” Donato Manduzio si è innamorato dell’ebraismo e ha riunito una comunità di fedeli. Dopo che dozzine di residenti si sono convertite e hanno fatto Aaliyah, sono rimaste solo le donne che hanno sposato gentili del luogo. Adesso, tutti insieme, celebrano lo Shabbat e le feste ebraiche, mangiano solo cibo kosher e studiano Torah. “Ogni giorno, quando prego”, ci dice Grazia Sochi, “sogno di essere al Muro del Pianto a Gerusalemme”. 

La sezione femminile di questa sinagoga così originale, è tre volte più ampia di quella maschile. Le donne della comunità mantengono una florida vita ebraica nel cuore di un’area fortemente cattolica. Molti dei loro mariti sono cattolici e molti abitanti di San Nicandro non sono nemmeno considerati ebrei secondo la legge ebraica – ma questo non li scoraggia dal sentirsi degli orgogliosi ebrei.

La sinagoga si trova in un piccolo edificio acquistato nel 1994 dalle donne, molte delle quali si occupano di agricoltura, con i soldi che hanno raccolto tra loro, senza nessun aiuto esterno. “Dicevamo ai nostri mariti che un abito costava di più e così mettevamo insieme la differenza per comprare la sinagoga”, ci dice una con un sorriso furbesco.

Abbiamo visitato il villaggio assieme a Michael Freund, fondatore e presidente di Shavei Israel, e a Rav Pinhas Punturello, emissario dell’organizzazione per l’Italia. Le donne della comunità erano molto emozionate e ci hanno accolto con canti italiani e ebraici. Siamo stati ospitati da Lucia Guellano Leone, 50 anni, una delle leader della comunità. Suo marito Matteo, già cattolico, si è convertito assieme a lei e ora lavora come supervisore casher in un pastificio di Bari. Continue reading “Gli Ebrei per scelta di San Nicandro in Puglia”