Antichi arnesi per la cucina: una testimonianza dal passato

Fino alla fine degli anni ’80 nei villaggi della Russia, come Vysoky, si usavano le stufe in muratura per la preparazione del cibo e il riscaldamento della casa. La stufa russa trattiene il calore per molto tempo, cosa che si abbina perfettamente alle leggi ebraiche e alla necessità di rispettare lo Shabbat. Questo ha aiutato molto gli ebrei Subbotnik della Russia.

Nella preparazione dei pasti di shabbat, delle feste ebraiche, della matzà di Pesach e per ogni necessità quotidiana, gli abitanti di Vysoki usavano degli arnesi fatti a mano da loro stessi, simili a quelli usati dai contadini russi per un migliaio di anni. Come parte della ricerca svolta dal Centro Maani di Shavei Israel siamo felici di presentarvi alcuni di questi arnesi. Oggi sono conservati presso il Museo di Storia degli Ebrei Subbotnik a Vysoki, così come in case private.

Vediamo matterelli vari, coltelli e altri arnesi per tagliare, pale per infornare e così via. Speciale attenzione va rivolta alla pestrilka, uno strumento usato per fare i buchi nella matzà, preparata per tutto il villaggio.

La benedizione sul pane “Hamotzì”

Seconda parte

Ogni qualvolta una persona desideri mangiare un pezzo di pane (anche molto piccolo) dovrà prima recitare la seguente benedizione:

“Baruch Attà H. Elokenu Melech haolam hamotzy lechem min haaretz”

Benedetto sii Tu o Signore, Dio nostro, Re del mondo che fai uscire il pane dalla terra. 

Nel momento in cui la si recita, si dovrebbe tenere il pane in mano in modo che tutte e dieci le dita lo tocchino. Esse, sono in corrispondenza delle dieci parole contenute nella benedizione[1].

Dopo aver recitato la benedizione si intinge il pane nel sale e il primo a mangiare sarà colui che ha benedetto, successivamente la moglie ed infine tutti i commensali. È una mitzvà avere del sale sulla tavola, poiché essa è paragonata all’altare sul quale venivano fatti i sacrifici nel tempo in cui c’era il Tempio. E poiché sull’altare mai doveva mancare il sale, così anche oggi, quando recitiamo la benedizione sul pane, facciamo in modo che il sale sia sempre presente. 

È preferibile recitare la benedizione su un pane intero o su una porzione abbondante. Pertanto non si taglia il pane prima di aver recitato la benedizione. 

L’Hamotzì e le misure

Altre due benedizioni, sono strettamente connesse alla benedizione del pane, ovvero:

  • Netillat Yadaim (prima di mangiare il pane)
  • Birchat haMazon (dopo aver terminato il pasto)

Per quanto riguarda queste due benedizioni si fa riferimento al quantitativo di pane che si desidera mangiare. Ovvero, se una persona desidera mangiare un quantitativo di pane inferiore a 56 gr[2].Kabeitzà (volume di un uovo), dovrà compiere l’azione del lavaggio delle mani, ma non dovrà recitare la benedizione. Se invece, mangerà un quantitativo inferiore di 28 gr. Kezayt (volume di una oliva), non dovrà recitare la birkat haMazon.

Netillat Yadaimmeno di 56 gr.Azione, senza berachàpiù di 56 gr.Azione con berachà
Birchat haMazonmeno di 28grNon recito la birchat hamazonpiù di 28gr.Recito la birchat hamazon

[1] Shulchan ‘Aruch 167

[2] Non si fa riferimento al peso del pezzo di pane, ma al volume.

Le benedizioni della tavola ebraica

Netilat Yadaim e Hamotzy (abluzione delle mani e la benedizione su pane)

Parte 1

Apriamo ora l’argomento inerente al lavaggio delle mani prima di mangiare il pane e alla benedizione sul pane. Ogni qualvolta una persona desideri mangiare il pane, deve necessariamente seguire questo iter:

Netilat Yadaim2 – Hamotzy3 – Birkat hamazon
Lavaggio delle maniBenedizione sul paneBenedizione finale. Al termine del pasto si ringrazia il Signore mediante questa benedizione. 

Andiamo ora ad analizzare ogni singolo passaggio.

  1. Netillat Yadaim

La netillat yadaim deve essere eseguita con un recipiente integro, senza fori e col margine superiore privo di intaccature. È necessario che il Kelì (recipiente) possa contenere almeno la quantità di 86 cc. di acqua. Prima di eseguire la netilat Yadaim, è fondamentale che le mani siano già pulite e che non vi sia nessun oggetto che possa fare separazione tra l’acqua e le mani, ad esempio anelli.

 In seguito, riempio il kelì e inizio a versare l’acqua su tutta la mano, partendo dal polso. È bene iniziare versando l’acqua sulla mano destra prima di versarla sulla sinistra.

Su ogni mano dovrò versare almeno 86 cc. (1 reviit) di acqua in una sola volta. Pertanto dovrò versare per due volte su ciascuna mano un reviit d’acqua.

Dopo aver completato l’abluzione,prima di asciugarsi le mani, si recita la seguente benedizione:

“ Baruch Attò Hashem Elokenu Melech ha’Olam Asher kiddeshanu Bemizvotav vetzivanu al Netillat Yadaim”

  • Benedetto sii Tu o Signore, Dio nostro, Re del mondo, che ci ha santificato con i suoi precetti e ci hai comandato di lavare le mani.

Dopo aver recitato la benedizione si asciughino le mani, e ci si affretti a recitare la benedizione sul pane. Da quando si inizia la netillat Yadaim fino a quando non si è mangiato il pane non si deve parlare o occuparsi di altro.

Morà Chana Grazia Gualano

Fonte: Kizzur Shulchan ‘Aruch, benedizioni

Parashà Tazria Metzorà – La purità

Levitico 12, 1-8 L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo: 2 “Parla così ai figli d’Israele: Se una donna è rimasta incinta e partorisce un maschio, sarà impura per sette giorni, sarà impura come nei giorni delle sue mestruazioni. 3 L’ottavo giorno si circonciderà la carne del prepuzio del bambino. 4 Poi ella resterà ancora trentatrè giorni a purificarsi del sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione.”

E’ sempre complicato relazionarsi con il testo biblico e con il senso del suo insegnamento rispetto alla purità ed all’impurità. D’istinto noi moderni saremmo portati ad allontanarci dal testo o ad abbandonarlo liquidando il senso della purità rituale come un retaggio del passato, come una sorta di strana cerimonia sacra che altro non era se non una forma di ritualizzazione di un dettame igienico.

Sarebbe facile e sarebbe semplicistico liberarsi di questo dettame biblico e relegarlo tra gli scaffali di ciò che non ci appartiene più in quanto figli della contemporaneità. Continue reading “Parashà Tazria Metzorà – La purità”

Parashà Vayikra – Il significato dei sacrifici

Dobbiamo ammettere che è davvero complicato per noi moderni comprendere il significato profondo dei sacrifici, elemento centrale del libro del Levitico. Levitico 1, 5-6: “Poi immolerà il capo di grosso bestiame davanti al Signore, e i sacerdoti, figli di Aronne, offriranno il sangue e lo spargeranno intorno all’altare, che è all’ingresso della tenda del convegno. Scorticherà la vittima e la taglierà a pezzi…” Animali tagliati, scorticati, fatti a pezzi…un mondo come il nostro dove la sensibilità verso il mondo animale è davvero profonda il sacrificio rituale resta qualcosa di incomprensibile. Forse la domanda che dovremmo porci è se il nostro mondo è davvero profondamente sensibile nei confronti del mondo animale.

Commentando questo passaggio della Torà Rav Kook scrive in in Igrot haReiyà IV, 24 che per poter comprendere il ritorno dei sacrifici nel nostro mondo dobbiamo, in un certo senso, liberarci da un certo peso della cultura europea. I sacrifici, agli occhi di Rav Kook, non sono un rito primitivo, bensì contengono un messaggio di santità che non può essere compreso se non attraverso la rivelazione divina rispetto allo stesso messaggio messianico che si rivelerà nella sua completezza con la Redenzione finale del popolo ebraico e del mondo intero. In altre parole l’intera cornice degli aspetti pratici dei sacrifici si rivelerà solo con la volontà divina che ci svelerà il senso profondo del rituale. Continue reading “Parashà Vayikra – Il significato dei sacrifici”

L’emissario di Shavei Israel porta ancora più cibo casher in Portogallo

L’emissario di Shavei Israel, Elisha Salas, è sempre stato in prima linea per quanto riguarda la produzione di cibo casher in Portogallo. E i giornalisti sono interessati al suo lavoro. Cnaan Lipshitz di JTA si è ultimamente recato presso la comunità di Belmonte, dove vive Rav Salas, nella zona di Serra da Estrela (le montagne più alte del Portogallo). I turisti da tutto il mondo si recano nella Serra per assaggiare i famosi formaggi di pecora lì prodotti. E adesso arrivano anche i consumatori di cibo casher.

Lipshitz scrive:

“La criniera montuosa più alta del Portogallo, la Serra da Estrela, è famosa per le sue cascate spettacolari, i laghi turchesi, le colline terrazzate e gli avventurosi percorsi ciclistici tra i boschi.
In particolare in inverno, molti turisti dall’Europa settentrionale scendono verso la Serra soleggiata , un piccolo pezzo di terra, per assaggiarne i vini squisiti, i famosi formaggi di pecora e i gustosi piatti regionali (come sardine in salsa dolce e stufato di manzo al ginepro).

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“Separare la challà”

La mitzvà dello “separare la challà” è una delle tre mitzvot donate unicamente alle donne. In origine, un pezzo di impasto veniva “separato” e donato al Kohen che faceva da sacerdote al Tempio. Questa pratica viene istituita nuovamente nell’epoca del Messia – adesso si brucia il pezzo di impasto prima che il pane venga mangiato.

La comunità in El Salvador si è preparata allo scorso Shabbat organizzando una grande hafrashat challah – la cerimonia della separazione della challà. Questo è un evento annuale durante il quale si riunisce la comunità assieme ai propri ospiti.

L’evento si è svolto nel ristorante “Volcano” nella capitale San Salvador.  Potete rivedere il nostro racconto dello scorso anno a questo link.

Una cerimonia simile di hafrashat challah è stata organizzata in Cile, da una piccola comunità guidata da Rav Avraham Latapiat.

Ecco alcune foto dei due eventi divenuti oramai una bella tradizione locale.

El Salvador

Cile

Una catena israeliana di supermercati ha donato buoni per 50mila shekel ai nuovi immigrati

Sta diventando una dolce tradizione per i nuovi immigrati che arrivano in Terra Santa con l’aiuto di Shavei Israel: i buoni omaggio dalla catena di supermercati Shufersol.

Per la seconda volta in occasione di Rosha HaShana ( e per la terza in generale vista la donazione per Pesach 2016), Shufersol sta donando buoni per 50mila shekel (circa 14mila dollari) ai nuovi olim, per aiutarli nella preparazione delle feste.

Anche se questi coupons sono pensati per alleggerire il costo delle feste, possono essere usati in qualsiasi momento dell’anno.

Shavei Israel distribuirà i coupons agli immigrati Bnei Menashe, Bene Anusim, Kaifeng dalla Cina e alle comunità russe Subbotnik. Molti di questi sono appena arrivati con l’aliyah!

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Parashà Shemini – Cielo e Terra

La parashà di Shemini ha al centro del proprio messaggio le regole della kasherut ed il senso di una costante distinzione tra ciò che è adatto alla tavola ebraica e ciò che non lo è.

La kasherut è sempre stata un luogo di dibattito e di discussione sia internamente al popolo ebraico che nella sua relazione con il resto del mondo, creando spazi di opinioni molto diversi tra di loro e scatenando reazioni non ebraiche differenti. Pensiamo per esempio al mondo greco-ellenistico ed al suo sguardo sul mondo ebraico. Noi siamo soliti guardare alla battaglia dei greci, nel periodo di Channukka per esempio, dal punto di vista di Israele. Una battaglia del non sacro e del sacro, della luce e del buio, della materia e dello spirito. Ma questa è una visione molto parziale. La Grecia era intrisa di due discipline diverse, una, l’occupazione in una cultura del bello e dello sviluppo del corpo, la seconda la filosofia che promuoveva una completa astensione da ogni vita naturale. Si trattava di due mondi e due realtà lontane e separate l’uno dall’altro. Colui che si occupava del corpo non poteva certo occuparsi dello spirito. Colui che si occupava nello spirito non poteva certo occuparsi del corpo. I decreti greco ellenistici contro gli ebrei erano contro l’unione del mondo spirituale con quello fisico, contro l’incontro tra Cielo e terra. Prendiamo per esempio il divieto dell’osservanza dello Shabbat: lo Shabbat simboleggia la materia nei pasti, nel vino, nel cibo e nel bere ma anche lo spirito nello studio della Torà, nelle mitzvot, con la vicinanza a Dio.

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