Sono arrivati! Il primo gruppo di 82 immigrati #OperazioneMenashe è atterrato

Sono atterrati!

Il primo dei due voli di immigrati Bnei Menashe è attivato all’aeroporto di Ben-Gurion martedì notte. 82 Membri della comunità Bnei Menashe sono arrivati dopo un viaggio rocambolesco durato diversi giorni, con diversi voli, treni e automobili, dalle loro precedenti case nello stato indiano del Manipur alle loro nuove case in Israele.

Il gruppo è stato accolto all’aeroporto dallo staff di Shavei Israel, che ha reso la loro Aliya possibile, da diversi giornalisti, da studenti della yeshivà Ma’alot (dove diversi giovani Bnei Menashe studiano e servono nell’IDF) e dal gruppo israeliano Keep Olim.

Ma questo non è tutto. Un altro gruppo di 80 Bnei Menashe arriverà giovedì. Avremo ancora più foto e video nei prossimi post.

Intanto una favolosa galleria di arrivi del primo gruppo:

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Una famiglia di immigrati colombiani ha festeggiato con i buoni spesa

La famiglia Behar è immigrata dalla Colombia in Israele due anni fa. Già questo sarebbe un buon motivo per celebrare. Ma Shavei Israel e la catena di supermercati Shufersol hanno voluto rendere le loro feste ancora più dolci quest’anno.

Shufersol ha donato buoni per 50mila shekel (circa 12mila euro) ai nuovi olim per alleggerire le loro feste. La famiglia Behar, qui in foto, è tra questi.

I Behar – genitori di una maschio e una femmina – sono originari della città di Cucuta, vicino alla frontiera con il Venezuela. Adesso in Israele vivono a Ramle. Il padre è un artigiano che lavora la pelle. Il suo sogno è di aprire il proprio negozio in Israele un giorno.

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Una catena israeliana di supermercati ha donato buoni per 50mila shekel ai nuovi immigrati

Sta diventando una dolce tradizione per i nuovi immigrati che arrivano in Terra Santa con l’aiuto di Shavei Israel: i buoni omaggio dalla catena di supermercati Shufersol.

Per la seconda volta in occasione di Rosha HaShana ( e per la terza in generale vista la donazione per Pesach 2016), Shufersol sta donando buoni per 50mila shekel (circa 14mila dollari) ai nuovi olim, per aiutarli nella preparazione delle feste.

Anche se questi coupons sono pensati per alleggerire il costo delle feste, possono essere usati in qualsiasi momento dell’anno.

Shavei Israel distribuirà i coupons agli immigrati Bnei Menashe, Bene Anusim, Kaifeng dalla Cina e alle comunità russe Subbotnik. Molti di questi sono appena arrivati con l’aliyah!

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Un messaggio per Rosh HaShana di Michael Freund

Mentre gli ebrei di tutto il mondo si preparano per Rosh Ha Shana per l’inizio del nuovo anno ebraico, un gruppo di 150 persone nel nord-est dell’India, nel Manipur della comunità Bnei Menashe sta realizzando i propri preparativi, per ritornare in Israele, per fare aliyà più di 2700 anni dopo che i loro antenati sono stati esiliati da questa terra.
Shavei Israel ha il permesso di portare 150 Bnei Menashe con l’aliyà alla metà di novembre.
In questo momento abbiamo i fondi sufficienti per portarne 100 dei 150 previsti. Dobbiamo raccogliere altri 50mila dollari nelle prossime settimane per potere portare queste persone a casa.
Per ogni 1000 dollari che raccogliamo un altro Bnei menashe potrà intraprendere il lungo cammino di ritorno a casa a Zion.
Mentre Rosh HaShana si avvicina per favore considerate di fare una donazione che cambierà la vita di un ebreo nel nord-est dell’India per riunire lui o lei al nostro popolo e alla nostra terra.
Shana Tova! Che sia un anno nuovo felice e benedetto.
(Se non dovessero apparire in automatico i sottotitoli in italiano, una volta aperto il video clicca sulla chiave inglese che appare in basso e scegli la lingua)

 

Parashà Ree – Povertà, carità e rivoluzione sociale

Lungo tutto il libro di Devarim ci viene insegnato come creare una società modello nella Terra di Israele. In questa parashà si parla della povertà in quanto realtà da conoscere e da affrontare. “Non mancheranno mai poveri sulla terra”: la Torà afferma ideali e codici di valore ed allo stesso tempo non perde di vista la realtà: considerando che la povertà ben difficilmente sparirà in maniera totale nella nostra realtà sociale, ci viene insegnato come convivere con essa ed aiutare coloro che hanno bisogno di noi.

“Se dovesse esserci un bisognoso tra i tuoi fratelli all’interno della tua città, nella terra che Dio l’Eterno ti ha donata, non indurirai il tuo cuore con lui né chiuderai la tua mano, ma gli presterai qualsiasi cosa necessiti.” L’insegnamento è chiaro: si deve positivamente aprire la mano e viene imposto di non chiudere il cuore. Azione ed emozione si integrano completamente per far fronte alle necessità dell’altro: il cuore commosso che stimola la mano perché questa agisca rimediando per quanto sia possibile alla situazione. Attraverso questa integrazione l’uomo riesce a superare la propria natura egoista e quindi riesce ad essere migliore.

D’altra parte il concetto ebraico di aiuto per il bisognoso non è paragonabile alla “carità” ma alla “giustizia”, concetto attivo chiamato “tzedakà”. E’ un concetto che parte dal riconoscimento della uguale potenzialità tra gli uomini. E’ pertanto un obbligo che equivale al pagamento delle imposte, che non sentiamo certo come una “carità”.

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Parashà Vaera – L’agenda della redenzione

Gli anni della schiavitù e della sofferenza sembrano essere giunti alla fine, Moshe lo apprende allorché, a partire da questo parashà, Dio si rivolge al popolo di Israele per spiegargli come sarà liberato dall’Egitto e sarà fisicamente e spiritualmente redento da tutte le sue sofferenze.

Questa è la parashà nella quale Dio presenta a Moshe il “programma della redenzione” con tutti i suoi dettagli: quali passi saranno necessari, con quale ritmo, come si determineranno la varie tappe del processo, alla fine del quale il popolo di Israele si ritroverà realmente libero da tutte le limitazioni che lo affliggono.

Dio espone quindi una “agenda” che rivela un aspetto importante della sua intenzione: la liberazione del popolo e dei singoli componenti deve avvenire attraverso un processo che tenga conto della natura umana; gli elementi magici o miracolosi non sono che accessori. La redenzione come stato finale, deve includere una memoria del processo, una memoria analizzabile, dalla quale la presente e le future generazioni del popolo ebraico potranno trarre insegnamento e prendere esempio.

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Michael Freund vince il “Premio Aliyah”

Il presidente di Shavei Israel Michael Freund ha vinto il secondo annuale “Premio Aliyah”, come riconoscimento per le migliaia di ebrei che Shavei Israel ha portato in Israele dall’India, dalla Cina, dalla Penisola Iberica, dal Sud America, dalla Polonia e da altri angoli del mondo.

La cerimonia si è svolta la scorsa settimana presso il Kibbutz Ramat Rachel a Gerusalemme, alla presenza di circa 2mila pellegrini da circa 150 paesi. Il premio è stato presentato dal pastore Tom Hess della All Nations Prayer Convocation e dal presidente dell’Agenzia Ebraica – Natan Sharansky.

Che modo meraviglioso per iniziare l’Anno Nuovo. E un ottimo modo per ricordare del difficile lavoro che Shavei Israel svolge nel costruire un futuro ebraico in Terra Santa. A tutti gli ebrei che aspettano il loro turno per fare aliyah, vogliamo augurare “Prossimo anno a Gerusalemme!”.

Anche il Jerusalem Post ha dedicato all’evento spazio nella versione a stampa:

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