Parashat Ree

Rav Pinchas Punturello

images“Se vi sarà qualche tuo fratello bisognoso in mezzo a te, in alcuna delle tue città del paese che l’Eterno, il tuo DIO, ti dà, non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la tua mano davanti al tuo fratello bisognoso; ma gli aprirai generosamente la tua mano e gli presterai quanto gli occorre per venire incontro al bisogno in cui si trova.” (Deuteronomio 15, 7-8.)

Il popolo ebraico si prepara ad entrare in terra di Israele e le preoccupazioni di Moshè non sono né militari, né strategiche bensì morali: la società che sarà costruita in Eretz Israel non dovrà essere santa ma giusta, con standard morali alti ed una coesione sociale ineguagliabile e di grande forza. Continue reading “Parashat Ree”

Shavei Israel ha organizzato un seminario per gli adolescenti ebrei a Varsavia

Di Brian Blum

Ragazzi polacchi al Seminario per adolescenti di Shavei Israel a Varsavia
Ragazzi polacchi al Seminario per adolescenti di Shavei Israel a Varsavia

Quando Shavei Israel ha organizzato il suo ultimo “Shabbaton per Giovani” a Varsavia, la domanda che tutti i 18 partecipanti hanno fatto alla fine è stata: “Quando possiamo farne un altro?”. Questo a gennaio. Dopo sei mesi di gelido inverno polacco, l’estate è finalmente arrivata – e così anche il nuovo evento per ragazzi.

All’inizio di luglio, Rav Yehoshua Ellis, emissario di Shavei Israel a Katowice in Polonia e coordinatore del programma per adolescenti, aveva organizzato il nostro terzo seminario per i giovani polacchi in cerca delle loro radici ebraiche. Questa volta l’incontro si è tenuto durante la settimana, non a Shabbat, cosa che ha permesso al gruppo di provare nuove esperienze e opportunità educative.

In particolare, il gruppo composto da 17 adolescenti ha fatto volontariato pulendo alcune lapidi nel cimitero ebraico di Varsavia. L’attività è stata organizzata assieme ad un gruppo ebraico americano di ragazzi che stavano visitando Varsavia, proprio in quei giorni. “Abbiamo fatto un gran bel lavoro e abbiamo condiviso un momento ebraico”, dice Rav Ellis. Continue reading “Shavei Israel ha organizzato un seminario per gli adolescenti ebrei a Varsavia”

Shavei Israel pubblica un nuovo libro: “Hai radici ebraiche?”

Di Brian Blum

Do-you-have-Jewish-roots-eBook-cover-300x214Ti sei mai chiesto se hai radici ebraiche? C’è una tradizione familiare che sembra inusuale e non sai da dove venga? Forse il tuo cognome è simile a quello di altri antichi cognomi ebraici?

Shavei Israel è qui per aiutarti. Abbiamo appena pubblicato la nostra prima guida pratica alla riscoperta delle radici ebraiche. Il nuovo libro, che conta 109 pagine, disponibile sia stampato che in formato digitale, è intitolato semplicemente “Hai radici ebraiche?”

I nove capitoli rispondono alle più importanti domande che ci si pone all’inizio di un percorso di riscoperta delle proprie radici. Si parla di come condurre una ricerca genealogica (incluso come accedere agli archivi dell’Inquisizione spagnola, quando e se è il caso), quali cognomi sono più probabilmente ebraici nelle diverse parti del mondo (se sei di Palma di Mallorca e il tuo cognome è Segura, allora ci sono buone probabilità che tu abbia radici ebraiche), più informazioni sugli usi ebraici “nascosti” (come l’accensione delle candele, le tradizioni del lutto, la preparazione della challah), l’organizzazione geografica e storica.

Il testo è pieno di storie personali per ispirare e dare esempi reali – se loro ci sono riusciti, allora puoi farlo anche tu. Ci sono domande per guidare i lettori attraverso il loro processo e ogni capitolo si apre con un pasuk – una citazione appropriata dalla Torah. Continue reading “Shavei Israel pubblica un nuovo libro: “Hai radici ebraiche?””

La gioia di Gerusalemme

Nel Talmud, trattato Taanit foglio 30b, è scritto:
“Tutti quelli che piangono la distruzione di Gerusalemme meriteranno di rivederla in tutta la sua gioia”.

Questa frase del Talmud ci fa quindi venire alla mente questa domanda: Non dovrebbe essere scritto “vedere Gerusalemme nella sua ricostruzione” invece che “nella sua gioia”? La logica richiederebbe la regola “occhio per occhio”. Secondo questa regola dunque, chi piange Gerusalemme distrutta dovrebbe meritare di vederla ricostruita. Però il Talmud dice un’altra cosa. Come mai?

Rav Kook, il primo Rabbino Capo della Terra d’Israele nel XX secolo ha spiegato quest’espressione del Talmud, da una prospettiva psicologica. Molte persone saranno in vita quando Gerusalemme verrà del tutto ricostruita, ma tutti loro saranno felici nello stesso modo? Ovviamente no. Quanto più una persona ha sentito dolore per la distruzione di Gerusalemme, tanto più proverà gioia per la sua ricostruzione. Questa è la regola per le emozioni dell’uomo. Ecco perché il Talmud ci dice che ne ha pianto la distruzione, la vedrà in tutta la sua gioia. Poiché ha provato dolore, ora proverà tanta gioia. Continue reading “La gioia di Gerusalemme”

Insegnare ebraico ai Bnei Menashe in India

Di Brian Blum

Il sistema di apprendimento intensivo della lingua sperimentato dagli israeliani, noto come ulpan, viene riconosciuto in tutto il mondo come uno dei migliori metodi, per imparare una nuova lingua. Gli ulpan di ebraico hanno fornito a milioni di nuovi israeliani gli strumenti per iniziare una nuova vita nella loro nuova casa.

Tuttavia il sistema che così bene ha funzionato per gli immigrati dagli Stati Uniti, Europa e Medio Oriente, non sempre ha avuto un successo comprovato per i nuovi arrivati dall’Asia o dall’Africa. In questi sono inclusi i Bnei Menashe dell’India che, nonostante una forte motivazione, hanno trovato che l’apprendimento dell’ebraico è una delle loro più grandi sfide.
Merav Segal mentre insegna in India

Yehudith Eyal, insegnate di ulpan da più di 30 anni, ha capito insegnando agli ebrei Etiopi che vi erano delle difficoltà per loro. Ma ha pensato: e se non fossero gli studenti il problema? E se fosse il sistema stesso a non essere efficace?

Eyal pose questa questione ai suoi colleghi e agli alti funzionari del Ministero dell’Educazione, ma non trovò nessuno disposto ad ascoltarla. Frustrata, decise di andare in congedo e si trasferì in Etiopia, usando i suoi risparmi per studiare le condizioni culturali così specifiche degli immigrati africani, tentando di creare un sistema di ulpan più mirato a questa popolazione. Continue reading “Insegnare ebraico ai Bnei Menashe in India”

Il rispetto per le minoranze – Parashat Ekev

Rav Eliahu Birnbaum

cultura4884_imgIn questa parashà veniamo istruiti sul rispetto con il quale si devono trattare le minoranze che vivono all’interno della società ebraica. E ciò vale come esempio per insegnarci il rispetto per le minoranze in generale, cosa che significa parlare dell’inalienabile diritto alla differenza.

“Dio fa giustizia dell’orfano e della vedova e ama lo straniero che vive tra di voi, dandogli pane e abbigliamento. Voi dovrete amare lo straniero perché voi foste stranieri in Egitto.” E la Torà in seguito afferma: “ Amerai l’Eterno tuo Dio…”
La Torà si riferisce con questo precetto a tutti coloro che si trovano in una condizione di minoranza o in inferiorità: l’orfano, la vedova e lo straniero, coloro che appartengono ad un altro popolo o un’altra nazione, che sono fedeli di un’altra religione, che sostengono un’altra idea o appartengono ad un altro schieramento politico: tutti coloro che, in definitiva, sono “diversi” ma abitano nella stessa terra in cui noi siamo la maggioranza. Continue reading “Il rispetto per le minoranze – Parashat Ekev”

Che settimana piena di impegni e berachot per la comunità di Sannicandro Garganico

Alla vigilia del 15 di Av Il nostro Shaliach Rav Pinhas Punturello, il Rabbino capo di Napoli Rav Umberto Piperno ed il responsabile del progetto meridione per l’ucei Maschil Gady Piperno hanno celebrato il matrimonio di Ester Ruth Costantina ed Itzhak Domenico, con l’abbraccio ed il Mazal tov di tutta la comunità.

Il giorno dopo alla presenza del sindaco di Sannicandro Pierpaolo Gualano la piazza di fronte la sinagoga è stata intitolata alla memoria di Levi Donato Manduzio z”l fondatore della comunità di Sannicandro e guida spirituale per molte generazioni.

Il nostro Shaliach Rav Pinchas Punturello ha poi trascorso lo Shabbat con i sannicandresi tra antichi canti tipico della comunità, studio della Torah ed un’atmosfera di vera fraternità ebraica.

Che siano sempre più numerosi appuntamenti di gioia come questi.

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Ogni processo ha bisogno di un leader diverso – Parashat Vaetchannan

Rav Eliahu Birnbaum

הורדIl popolo di Israele si appresta ad attraversare il Giordano e ad entrare nella Terra promessa. In quel luogo la sua vita cambierà e si dovrà confrontare con sfide mai conosciute prima. Questo è il momento culminante di tutto il percorso che, lungo i quaranta anni del deserto, darà luogo ad una nazione, partita come popolo di schiavi.

Da quel momento in poi la vita sarà diversa, il confronto quotidiano si relazionerà con le normali necessità di un popolo e non più con il rischio dell’imprevedibile. Per questo anche le strutture della leadership e del potere dovranno cambiare.
Moshé era cosciente di tutto questo. Egli era stato il visionario, il sognatore che aveva insegnato ad un intero popolo una utopia che stava per divenire realtà. Aveva guidato la liberazione di un popolo che non aveva voglia di essere liberato e lo aveva guidato attraverso il deserto, per tappe dove tutte le necessità vitali della sua gente furono soddisfatte in modo miracoloso.

In tutti questi anni Moshé ha esercitato il potere appellandosi alla fede, al pensiero magico, alla aspettativa di una vera e collettiva redenzione. Continue reading “Ogni processo ha bisogno di un leader diverso – Parashat Vaetchannan”

Non sempre la via più breve è quella migliore

Di Rav Yitzhak Rapoport

Curves on Hightway 1 Northern California

La Torah ci dice che quando i nostri antenati hanno sconfitto i Midianiti è sorto il problema del bottino. In questo bottino vi erano molte stoviglie di ferro. Queste stoviglie erano ovviamente non-kasher. La Torah ci insegna che la kasherizzazione delle stoviglie , che possono passare nel fuoco senza essere danneggiate, si deve eseguire proprio con il fuoco. Quindi tutte le stoviglie non-kasher dei Midianiti passarono per il fuoco e divennero kasher. Ma questo ancora non bastava. Infatti, dopo avere kasherizzato le stoviglie, si dovevano bagnare con un’acqua ritualmente sacralizzata tramite le ceneri di una vacca rossa, per essere ritualmente pure (vedi libro Bemidbar, capitolo 19). Ma esiste un modo più rapido per far diventare le stoviglie ritualmente pure. Perché non hanno usato il metodo più veloce? Prima presenterò questo metodo più breve e poi risponderò alla domanda.

Il Talmud, nel trattato Shabbat foglio 15b, ci parla di un fatto avvenuto alla corte della regina Shlomtzion (circa I sec. p.e.V.) Shlomtzion offrì un banchetto in onore del figlio. Durante questo banchetto, tragicamente, un ospite morì. Per questo tutte le stoviglie usate quella sera divennero ritualmente impure. Invece di aspettare una settimana per poterle purificare ritualmente, Shlomtzion ordinò di fare un bel buco in ogni stoviglia. Il buco nella stoviglia fa sì che quell’oggetto non sia più una stoviglia. Una stoviglia con un buco è solo un pezzo di ferro e quindi non ha più nessun status rituale. Allora si può riparare il buco et voilà! – da un pezzo di ferro si ricava un oggetto nuovo e quindi una stoviglia ritualmente pura! Perché allora i nostri antenati durante il loro cammino nel deserto non hanno usato questo stesso metodo? Continue reading “Non sempre la via più breve è quella migliore”

Shavei Israel ritorna in Perù ampliando il raggio di azione verso i Bnei Moshe

Di Brian Blum

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Yehudit Jaksa, un membro della comunità Bnei Moshe del Perù, che vive ora in Israele.

Nel 2002 le bombe colpivano bus e caffetterie in tutta Israele. Migliaia di israeliani vennero uccisi o feriti. I rabbini capi di Israele fecero frequenti visite negli ospedali del paese per dare conforto e supporto spirituale.

Durante una di queste visite, l’allora Rabbino Capo Yisrael Meir Lau, conobbe un uomo molto speciale: i suoi lineamenti erano chiaramente peruviani, ma portava anche i peyot (i riccioli tipicamente ebraici). Non avvezzo a questa combinazione di tratti fisionomici e pettinatura, Rav Lau chiese discretamente all’uomo: “Chi è lei?”.

L’uomo rispose: “Sono un Bnei Moshe. Veniamo dal Perù”.

“Come la posso aiutare?” chiese Rav Lau.

“Per favore aiuti la mia famiglia, i miei cari e la mia comunità a venire in Israele”, disse l’uomo.

L’uomo quindi raccontò a Rav Lau l’incredibile storia della sua gente. I Bnei Moshe (chiamati anche “Ebrei Inca”) non sostengono di avere antenati ebrei. Nel 1958 i fratelli Alvaro e Segundo Villanueva Correa lessero la Torah e decisero di abbracciare l’ebraismo. Formarono una comunità di famiglie dagli stessi valori e individui che trovarono la verità spirituale nell’Ebraismo. Cominciarono ad osservare lo Shabbat, le festività ebraiche e le leggi della kasherut. Il loro desiderio più forte era di unirsi formalmente al Popolo Ebraico. Ma non sapevano come fare – e nemmeno se il Popolo Ebraico esistesse ancora. In effetti, in quel momento, non sapevano che vi fosse una connessione tra gli Israeliti della Bibbia e il moderno stato di Israele. Continue reading “Shavei Israel ritorna in Perù ampliando il raggio di azione verso i Bnei Moshe”