I Bnei Menashe – nelle loro parole: Eliezer Haokip, Mateyang, Manipur

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Eliezer Haokip e la sua famiglia stanno aspettando di potere fare aliyah.

Nel nuovo profilo della nostra serie, “I Bnei Menashe – nelle loro parole”, incontriamo Eliezer Haokip che sta pregando per potere fare aliyah quest’estate. Ma per fare questo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Si può sponsorizzare lui e la sua famiglia Bnei Menashe con solo 4000 dollari per immigrato. Questo copre il costo del viaggio dall’India più il mantenimento di un immigrato nel centro di accoglienza, incluso vitto alloggio, Ulpan di ebraico e altro ancora. Leggi e ti spiegheremo come fare.

Di professione sono un insegnante in un ginnasio del nostro villaggio. Sono sposato con Yafa Haokip e abbiamo due figli.

Da quando abbiamo cominciato a rispettare le mitzvot, nel 1993, il mio più grande sogno è quello di posare il piede in Terra Santa. Come i nostri saggi ci hanno insegnato, la terra di Israele e la Torah sono una cosa sola; una senza l’altra non possono sopravvivere.

Quando ero bambino, ho imparato che ritornare nella nostra Terra è equivalente ai 613 comandamenti della Torah. Tenendo a cuore queste mitzvot, il mio amore per Eretz Israel resta per sempre nella mia mente.

Nel 2003, il mio care padre Eliahu Haokip è mancato. Questo ci ha ancora di più incoraggiati ad essere dei buoni ebrei a tutti i costi, e ad esaudire il suo ritorno in Terra Santa. Da allora, assieme a mia madre diventata vedova, ho cominciato a confortare la mia famiglia sia materialmente che spiritualmente. Con la benedizione di Dio, attraverso Shavei Israel, la mia famiglia e io ritorneremo quest’estate in Terra Santa!

Possa Dio benedire e guidare Shavei Israel nei giorni a venire.

Per favore aiutaci ad esaudire il sogno di mio padre e della mia intera famiglia, aiutando Shavei Israel a riportarci a casa a Gerusalemme. Puoi fare una donazione visitando questo link.

I Bnei Menashe – nelle loro parole: Miriam Nenghoichong Haokip

Miriam-Nenghoichong-Haokip-300x207Continuiamo con la nostra serie, “I Bnei Menashe – nelle loro parole”. Ecco un nuovo profilo della famiglia Bnei Menashe, che sta pregando per potere fare aliyah quest’estate. Ma per fare questo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Si può sponsorizzare una famiglia Bnei Menashe con solo 4000 dollari per immigrato. Questo copre il costo del viaggio dall’India più il mantenimento di un immigrato nel centro di accoglienza, incluso vitto alloggio, Ulpan di ebraico e altro ancora.

Vi presentiamo Miriam Nenghoichong Haokip e la sua famiglia.

Si dice che chi vive in Israele ha una relazione più stretta con Dio. Per questo vorrei fare aliyah il più presto possibile, per potere essere vicina a Dio. Questa speranza e sogno non sono solo di mettere piede sul suolo di Israele, ma di diventare anche una vera ebrea, rispettando tutte le mitzvot in Terra di Israele. Così come il nostro corpo e la nostra anima sono inseparabili, noi Bnei Menashe preghiamo con tutto il cuore che “noi e Eretz Israel” siamo inseparabili. Non vogliamo essere separati per troppo tempo!

Ho 22 anni e mi sono diplomata al liceo di Jawahar Novadaya Vidyalaya, uno degli istituti più prestigiosi dell’India, sponsorizzato dal governo Indiano. Adesso sto seguendo un corso di laurea al Bethany College in Churachandpur. Continue reading “I Bnei Menashe – nelle loro parole: Miriam Nenghoichong Haokip”

Pareri soggettivi per un valore oggettivo – Shelach Lecha

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Rav Eliahu Birnbaum

In questa parashà vengono definiti i successivi quaranta anni del popolo di Israele nel deserto. Durante gli eventi nel deserto viene alla luce molto chiaramente il criterio che definisce chi sarà capace di arrivare a vivere in libertà e chi non lo sarà. Di conseguenza è proprio in questa parashà che si determina il futuro di tutta una generazione: chi morirà nel deserto e chi invece giungerà a vivere nella terra di Israele.

Moshè mettendo in pratica le istruzioni di Dio, invia una delegazione di dodici uomini a scoprire le caratteristiche della Terra di Israele prima che vi giunga tutto il popolo. Si tratta dei capi delle dodici tribù che non partono per proprio volontà, ma che sono inviati. Non si tratta di spie come quelle che verranno inviate in seguito da Yeoshua (Giosuè). Questa è una delegazione diplomatica che non si nasconde e che dovrà riportare più tardi informazioni di carattere militare.

Gli inviati devono giungere alla terra e osservarne le caratteristiche, devono vedere le sue città, gli uomini che le abitano, di quali armi dispongono, per poter poi informare Moshé e tutto il popolo di quello che hanno visto. I delegati portano a termine la loro missione: al loro ritorno consegnano le loro informazioni, chiare ed obbiettive, senza alcuna distorsione. L’informazione è positiva. Continue reading “Pareri soggettivi per un valore oggettivo – Shelach Lecha”

I Bnei Menashe – nelle loro parole: Aezron Thouthang; Imphal, Manipur

Di Aezron Thouthang

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Aezron Thouthang e la sua famiglia

Oggi cominciamo una nuova serie, “I Bnei Menashe – nelle loro parole”. Nelle prossime settimane, presenteremo le storie di alcune famiglie Bnei Menashe, che stanno pregando per potere fare aliyah quest’estate. Ma per fare questo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Si può sponsorizzare una famiglia Bnei Menashe con solo 4000 dollari per immigrato. Questo copre il costo del viaggio dall’India più il mantenimento di un immigrato nel centro di accoglienza, incluso vitto alloggio, Ulpan di ebraico e altro ancora.

Vi presentiamo Aezron Thouthang e la sua famiglia.

Sin dall’infanzia, sono stato cresciuto in una famiglia ebraica con tanto amore e cura da parte dei miei genitori, che mi hanno insegnato le mitzvot, la kasherut e come vivere una vera vita ebraica.

Mio padre mi disse una volta che noi non apparteniamo a questo luogo e che un giorno faremo ritorno nella nostra terra, in Israele. Infatti, sin da quando ero un giovane ragazzo, ho sognato Eretz Israel, ma è stata una lunga attesa!

Oggi sono sposato con Ruth Touthang e abbiamo due figli Tzvi e Reuben. Sento che se non faccio aliyah e vivo in Israele, vi è qualcosa di incompleto nell’essere ebrei. Vorrei anche vivere nella terra che è stata promessa da Dio ai nostri antenati.

I miei nonni Joshi Helkam Touthang e Esther Thenneng Touthang hanno già fatto aliyah nel 2012. Infine anche le nostre preghiere sono state ascoltate e ora siamo pronti a fare aliyah in Terra Santa.

La nostra grande riconoscenza e i ringraziamenti vanno a Shavei Israel. Possa Dio continuare a guidare e benedire Shavei Israel e Am Israel (il popolo di Israele).

Vi preghiamo di aiutarci a rendere possibile il nostro sogno, aiutando Shavei Israel a portarci a casa a Gerusalemme. Puoi fare una donazione visitando questo link.

Un’importante lezione sull’unità ebraica da parte del “Shulchan Aruch”

Di Michael Freund

Ebrei della Moldavia celebrano lo Shabbat alla conferenza Limmud FSU dell’anno scorso.
Ebrei della Moldavia celebrano lo Shabbat alla conferenza Limmud FSU dell’anno scorso.

Nonostante il suo impatto, il “Shulchan Aruch” è tuttora sconosciuto alla gran parte del mondo ebraico.

Quest’anno ricorre il 450° anniversario dalla pubblicazione di una delle più importanti opere ebraiche dell’era moderna, un codice scientifico così importante, da continuare ad essere un pilastro della fede, delle norme e dei valori del nostro popolo.

Tuttavia, nonostante il suo forte impatto sulla vita e sulle leggi ebraiche, il Shulchan Aruch (in ebraico “tavola apparecchiata”) rimane sconosciuto alla maggior parte degli ebrei contemporanei.

In effetti, un’intera generazione di israeliani laici è stata cresciuta senza nemmeno un accenno al suo testo, lasciata sola a immaginare il suo significato, e questo è qualcosa che richiede disperatamente un cambiamento. Continue reading “Un’importante lezione sull’unità ebraica da parte del “Shulchan Aruch””

A volte dal lamento nasce il problema – Parashat Beaalotecha

Rav Eliahu Birnbaum

929478-5Questa parashà ci mostra il popolo di Israele che esperimenta diverse frustrazioni, a causa delle quali protesta e si lamenta davanti a Dio. In un uno di questi casi il popolo vive un senso di “vuoto” senza che vi sia alcun motivo particolare. E’ la percezione di tale vuoto che provoca un lamento che è fine a se stesso. La Torà ci racconta, in questo caso, che Dio reagisce incendiando parte dell’accampamento. L’altro caso è ben differente. Il popolo vive una necessità concreta e reclama: “Chi ci darà carne per mangiare?…Ci manca il pesce…”. Non è che Il popolo abbia fame, perché con la manna riesce a gustare tutti i sapori che desidera, ma si sente stufo di mangiare sempre la stessa cosa. Di fronte alla lamentela per una mancanza concreta, indipendentemente dalla sua validità, Dio soddisfa la richiesta del popolo e gli invia carne da mangiare.

Questi due casi sono una porta che si apre, attraverso cui comprendiamo le circostanze nelle quali è valido reclamare. La Torà non si oppone all’uomo che si lamenta, che critica e reclama, purché abbia una ragione specifica e concreta per farlo. In varie occasioni il popolo di Israele si è lamentato davanti a Dio ed Egli ha accettato le sue lamentale. La Torà ci fa notare che anche Abramo si lamentò di fronte al Creatore, così come, più volte, si lamentò lo stesso Moshé.

La situazione acquisisce una diversa valenza e diviene problematica quando ci si lamenta a vuoto, senza un motivo apparente, quando ci si lamenta e si piange senza un perché. A volte ci si lamenta idealizzando le situazioni, alienandosi dalla realtà. Non si è coscienti di ciò che accade effettivamente intorno a sé, si chiudono gli occhi e, con essi, si chiude anche la possibilità di comprendere le ragioni della propria lamentela. In questo modo, l’ambiente negativo, lontano da essere causa di tristezza e di lamentela, risulta essere la sua conseguenza. Continue reading “A volte dal lamento nasce il problema – Parashat Beaalotecha”

Una confessione polacca sul letto di morte e una ricetta di challah perduta

Rav Avi Baumol

Agnieszka mentre si reca in aeroporto
Agnieszka mentre si reca in aeroporto

Rav Avi Baumol è l’emissario di Shavei Israel a Cracovia, in Polonia. Ha raccolto la testimonianza di questa giovane ragazza polacca, che ha appena scoperto le sue radici ebraiche.

Ogni settimana a Cracovia sono testimone di una nuova parte del miracolo, il miracolo della rinascita della vita ebraica in Polonia. Si manifesta in storie differenti, a volte attraverso lacune giovani donne che avendo scoperto negli ultimi dieci anni delle loro radici ebraiche, ritornano lentamente all’ebraismo osservante. Altri fanno i loro primi passi nel mondo ebraico, avendo appreso solo recentemente dei loro antenati. A volte i giovani entrano al Jewish Community Center di Cracovia e chiedono di potere parlare con il rabbino; altre volte sono molto più timidi, e solo per caso ci incontriamo. La settimana scorsa ho avuto uno di questi incontri.

Agnieszka Z era seduta sul sedile posteriore mentre andavamo all’aeroporto di Cracovia. Mi era stato offerto un passaggio da uno dei miei studenti del JCC. La sua coinquilina si è presentata, ricordandomi di un nostro incontro un anno prima ad una festa di Hanukkah presso il JCC. Da allora non era più tornata, sentendosi in imbarazzo ad indentificarsi come ebrea. Ora, per caso, ambedue ci stavamo recando in Israele per una settimana. Continue reading “Una confessione polacca sul letto di morte e una ricetta di challah perduta”

Shavei Israel ha nominato il suo nuovo emissario per gli ebrei Subbotnik in Russia

Di Brian Blum

Il nuovo emissario Aryeh Khodorkovsky (a sinistra) con il presidente di Shavei Israel, Michael Freund.
Il nuovo emissario Aryeh Khodorkovsky (a sinistra) con il presidente di Shavei Israel, Michael Freund.

Shavei Israel ha nominato Aryeh Khodorkovsky come suo nuovo emissario, per lavorare con la comunità di ebrei Subbotnik di Visoky, in Russia. Khodorkovsky inizialmente si recherà in Russia per due mesi e mezzo, a partire da metà di giugno. Lo raggiungeranno a Visoky la moglie e la figlia.

L’obiettivo principale di Khodorkovsky è quello di continuare il lavoro di Rav Zelig Avrasin, che ha ricoperto il ruolo di emissario di Shavei, fino a quando l’anno scorso non si è dovuto fermare per motivi di salute. Rav Avrasin continua a lavorare con gli ebrei Subbotnik di Beit Shemesh, in Israele, e tiene un corso online via Skype per la comunità in Russia.

Durante il periodo in cui Rav Avrasin non ha potuto viaggiare, Shavei Israel ha pensato di inviare diversi relatori in visita a Visoky per Shabbat, tra cui rabbini da Mosca e dalla comunità ebraica di Voronezh, che si trova a circa due ore di viaggio. Tuttavia c’è ancora molto da fare – aiutare a organizzare la vita di comunità, le preghiere, i corsi e – forse la cosa più importante – creare un database per gli ebrei Subbotnik interessati a fare aliyah.

Khodorkovsky non è un ebreo Subbotnik. Originario di San Pietroburgo, venne in Israele nel 2001, grazie al programma dell’Agenzia Ebraica “Selah”(pdf), un corso preparatorio della durata di un anno accademico, per i diplomati da poco dell’ex Unione Sovietica, per continuare la loro educazione superiore in Israele. Selah è un acronimo ebraico per “studenti prima dei loro genitori” e molti dei partecipanti al programma sono seguiti da altri membri della famiglia.

Khodorkovsy ha studiato alle yeshivot Machon Lev e Ateret Cohanim, prima di arruolarsi nell’Esercito di Difesa Israeliano nel 2004. Ha successivamente studiato con Rav Eliahu Mali e Rav Shlomo Aviner, ed ha fatto un corso pre-bar mitzvah per Machanaim, il Centro del Patrimonio Ebraico per gli ebrei russofoni, che aveva iniziato come rete clandestina per lo studio della Torah e della filosofia ebraica, poco prima della caduta della Cortina di Ferro. Adesso opera in tutto il ondo, incluso Israele.

Nel 2012, Khodorkovsky si è trasferito con la sua famiglia a Kfar Eldad, una piccola comunità poco lontano da Gerusalemme, costruita sia dai nativi Israeliani che dagli immigrati Russi. Khodorkovsky ricopre il ruolo di gabbai della sinagoga della comunità.

Mentre Khodorkovsky è stato in contatto con gli ebrei Subbotnik in Israele, questa sarà la sua prima visita a Visoky. Se vorresti aiutare a supportare Shavei Israel nel lavoro con gli ebrei Subbotnik in Russia, per favore considera l’opportunità di fare una donazione, visitando la nostra Pagina di Supporto.

Aaron Wood: da Beijing a Safed, e ora a Kaifeng

Di Brian Blum

Aaron-Wood-at-blackboard-198x300Cosa pensano i cinesi della piccola comunità ebraica cinese di Kaifeng? Non molto, ci dice Aaron Wood, nato a Beijing (Pechino), cresciuto senza sapere niente dell’ebraismo, che oggi vive come ebreo osservante nella Città Vecchia di Safed, in Israele, con la moglie e i figli.

Wood adesso sa molto di più sugli ebrei di Kaifeng: ha appena passato tre settimane con questa comunità come rappresentate di Shavei Israel, insegnando ebraico ed ebraismo. Wood si sta adesso preparando per un secondo viaggio nei prossimi mesi.

“I media cinesi riportano che ci siano degli ebrei in Cina, ma il messaggio è che siano completamente assimilati”, Wood spiega.

Ma non è questo il caso, ha imparato Wood arrivando a Kaifeng. “Sì, hanno l’aspetto da cinesi, non si vede la differenza. Ma non appena parli con loro, capisci subito che non sono dei cinesi tradizionali”.

Wood ci dice che i cinesi moderni sono “molto pragmatici, interessati solo all’oggi”. Qualcuno che parli di Dio e della tradizione “sarebbe percepito come pazzo, stupido, retrogrado. Un cinese non perderebbe neanche tempo a chiederti delle prove di tutto ciò. Semplicemente rigettano l’idea dell’esistenza di Dio. Ma gli ebrei di Kaifeng sono diversi. Loro veramente vogliono connettersi. Ti dicono – noi non siamo come gli altri cinesi. Noi abbiamo i nostri antenati. Noi veniamo da Israele”. Continue reading “Aaron Wood: da Beijing a Safed, e ora a Kaifeng”

La differenza tra “Pace” e “Shalom” – Parashat Nasò

Rav Eliahu Birnbaum

הורד“Che Dio volga su di te lo sguardo e ti conceda shalom.” Questa è la benedizione che la nostra parashà mette sulla bocca dei cohanim, i sacerdoti, per tutto Israele.

“Shalom” non ha lo stesso significato di pace. Pace è la negazione della guerra, è uno stato di non violenza. Shalom, invece, proviene da “shalem”, da “shelemut”, che significano completezza ed integrità. Shalom, per essere tale, presuppone uno stato di tranquillità, sostegno, quiete, calma, concordia, armonia, amicizia. Il concetto di shalom lascia la sua manifestazione visibile nella realtà congiunturale, mentre pone le proprie radici più nel profondo, nel mondo dei sentimenti e delle attitudini vitali dell’uomo.

Il Talmud ci insegna che “il mondo si base su tre pilastri: la giustizia, la verità e lo shalom” e che Dio “creò il mondo affinché esistesse shalom tra gli uomini.” Colonna e fine dell’universo, lo shalom, è un referente cruciale nella vita ebraica. Continue reading “La differenza tra “Pace” e “Shalom” – Parashat Nasò”